IL RIGETTO DI QUESTO MONDO NON SERVIRÀ A RIPRENDERCELO

Il voto sulla Brexit, l’elezione di Trump, i trionfi della Le Pen e di Farage, delle destre nazionaliste e di quelli che alzano muri e rivogliono la monetina di mammà, così come la protesta dei 5 Stelle con il No alla “schiforma”, sono fenomeni diversi ma con una matrice comune: il rifiuto delle leadership colpevoli di averci impoverito, l’odio per le élites e per chiunque in odore di potere si è arricchito a nostro danno. Paradossalmente, se la globalizzazione ci avesse migliorato il tenore di vita, quelle perfide élites ci sarebbero andate benone. Se siamo qui a protestare, quindi, non ci trovo alcuna dignità, nessuna vera ribellione, ma è solo per una schifosa questione di soldi. Non siamo Che Guevara ma servi. Avremmo voluto continuare a consumare come e meglio di prima ma i padroni vecchi e nuovi non ce lo permettono più. Mentre un terzo degli italiani non hanno più modo di guadagnarsi da vivere, il tempo di protestare, per quanto mi riguarda, è finito come tutti i giochi infantili, non faccio l’interesse del capoccione di turno che “divide et impera”, del colpa tua colpa mia, non ne posso più. Questo è il tempo della rivolta senza chiacchiere, di mantenersi freddi. E la rivolta è trovare soluzioni. La prima rivolta di tutte: ridurre la disuguaglianza finanziaria. E impedire che una intera generazione sia mandata al macero. A chi dice «Non ti riconosco più ti sei suicidato», rispondo «Sei tu a esserti suicidato, fratello, non oggi ma vent’anni fa quando alla radio ti dicevo svegliati, ribellati, evadi dalla tua Alcatraz, osa, prima che sia troppo tardi. Adesso che ti senti abbandonato dai tuoi padroni che vuoi da me? Prenditela con te stesso». Io non mi sono abbandonato, so stare da solo, vivo con poco o niente, cerco fantastiche soluzioni per campare e il mio cuore è con chi non ce la fa perché è disoccupato, malato, vecchio o discriminato, per cui trovo stucchevole sbavare di rabbia e mandare affanculo il sistema solo perché ti sei accorto in ritardo che il sistema può fare alla grande a meno di te. Questo lo sapevo già trent’anni fa. Così come oggi so che il rigetto di questo mondo non servirà a riprendercelo. Ma se non sai pensare, se non sai neanche che vita stai facendo, se non studi, non leggi, non t’impegni, se non t’inventi qualcosa, puoi pure gridare “Morirete tutti” sotto palazzo Chigi, ma è probabile che lascerai questa terra prima tu di Alfano.
La situazione attuale è questa (la sintetizza bene il fisico Stephen Hawking in un articolo per “The Guardian” oggi ripreso da “Repubblica”).
«L’automatizzazione delle fabbriche ha già decimato l’occupazione nell’industria tradizionale e l’ascesa dell’intelligenza artificiale probabilmente allargherà questa distruzione di posti di lavoro anche alle classi medie, lasciando in vita solo i lavori di assistenza personale, i ruoli più creativi o le mansioni di supervisione. Tutto questo a sua volta accelererà la disuguaglianza economica, che già si sta allargando in tutto il mondo. Internet, e le piattaforme che rende possibili, consentono a gruppi molto ristretti di persone di ricavare profitti enormi con un numero di dipendenti ridottissimo. È inevitabile, è il progresso: ma è anche socialmente distruttivo».
Il grande fisico teorico, che si considera parte di quella élite chiusa nella sua torre d’avorio (faccio notare che la torre d’avorio è la sua carrozzella) conclude che “è indispensabile che i leader mondiali riconoscano che hanno fallito e che stanno tradendo le aspettative della maggior parte delle persone”. Sarebbe bellissimo, dubito però che i leader mondiali, ma anche quelli regionali o locali, o il mio amministratore di condominio, lo faranno mai.
Hawking, infine, come Papa Bergoglio, invita le leadership “all’umiltà”. Umiltà? Certo, prova a chiedere a Donald e Melania Trump, ma anche a Sergio Marchionne o al direttore della tua banca se vengono a cena con te da Miss Pizza Centocelle, e vedi dove ti mandano. Ma puoi anche chiederlo a caso a uno dei rivoluzionari de’noantri che sputano giudizi e sentenze contro tutto e tutti qui su Facebook. All’umiltà ci si arriva dopo aver attraversato il deserto in silenzio e da soli. Prima di fare riforme bisogna aver saputo riformare se stessi. Ma costa fatica e non ti paga nessuno. Continua pure a dare le colpe agli altri, fratello, non credo otterrai molto. Gli altri -quei pochi e sempre più ricchi- continueranno a mangiarti sulla testa.