Dopo aver letto e riletto il Vecchio e il Nuovo Testamento, appurato che il Vangelo degli italiani, nella prima parte dei suoi valori fondamentali, è rimasto indenne dal diluvio di parole spesso sgrammaticate della riforma, ma che dall’arca di Noè scenderebbero un bel po’ di senatori, il Cnel e soprattutto il bicameralismo perfetto, rendendo l’arca un po’ più agile e moderna; non riscontrando aumento di poteri del presidente del consiglio; molto incazzato che resti un senaticchio arruffato e non direttamente rappresentativo degli italiani; consapevole che, pur di fare una riforma attesa da mezzo secolo, la si è portata avanti coi voti e le alleanze possibili, l’orribile Hulk Verdini compreso; valutando positivamente che il Parlamento sarebbe finalmente costretto a discutere le proposte di legge avanzate dai cittadini con referendum propositivo; preso atto che la legge elettorale sarà cambiata, perché una commissione, composta anche dai capigruppo, ha firmato un documento ufficiale in tal senso, pubblicamente approvato dal premier (in caso contrario gli brucio casa, previa telefonata di avviso alla moglie perché, al contrario di molte malelingue, a me la signora Agnese, che non ho il piacere di conoscere, sembra una professoressa per bene); avendo letto il famigerato art.70, scritto coi piedi ma, almeno a me, comprensibile, e non sono né un giurista né un genio; fiero di essere italiano e purtroppo certo che, qualora il No vincesse, tutto il mondo sentenzierebbe che gli italiani non sono capaci neanche di fare una riforma, e il giudizio negativo di un mondo globale ha inevitabili ricadute sulla nostra vita personale; preso atto che in America ora c’è Trump, e questo ha cambiato molto le cose, molto in peggio secondo me; che i populisti li detesto ma che la colpa del loro dilagare è anche dell’arroganza elitaria di ambigui democratici come la Clinton, o di governi guidati da personaggi di altezzosa intelligenza di “sinistra” che ancora rompono i coglioni, solo perché inebriati di se stessi, come D’Alema; e che nessuno ha testa e cuore per pensare ai più deboli, ai nostri giovani e al futuro; che a una vittoria del “No” seguirebbe l’impossibilità di fare un governo decente (poiché dubito che Renzi sia così farlocco da prestarsi a fare da anatra zoppa, semmai considererà i voti del “Sì” come un partito personale e fossero solo il 30% è un gran bel partito personale, quindi non ve lo leverete di torno) e si ricomincerà con i governi tecnici dei Monti o giù di lì, coi Verdini a far cassa; avendo le scatole piene dei sorrisini di scherno di Travaglio qualsiasi cosa un altro interlocutore dica in Tv, perfino se dice la sua stessa cosa, e di quel “Dibba” che non lo posso più sentire perché, invece di parlare da uomo, piange parlando, strepita e si lamenta come se avesse sulle spalle il peso di tutta la Storia d’Italia (senza granché conoscerla), e di Grillo, la comica furibonda che dà della scrofa ferita al premier, ma a me, pur non essendo renziano, mi ha fatto sorridere di più la sua risposta: “vorrà dire che chiameremo il veterinario”; considerato, infine, che ho detto No tutta la vita, che non devo render conto a nessuno, tantomeno al partito della bistecca; fatte queste e altre motivazioni, non ultima che preferisco sedere dalla parte del torto piuttosto che salire sul carro dei vincitori con Salvini e Brunetta, il 4 dicembre voterò Si. E ora cancellatemi pure dalle vostre amicizie, perché pur avendo tutti amici nel No, e pure i miei ragazzi, a me questo pare proprio un No che non ha niente di giovane e di ribelle, per cui, rischiando soltanto di rimetterci per questa mia dichiarazione, (nessuno mi costringeva), l’ho fatta esclusivamente per un sincero patto di lealtà che ho sempre mantenuto con i miei lettori, anche quelli che non mi leggeranno più. Sì è meglio che no, per me. Meglio una riforma non perfetta che il vecchio, osceno immobilismo all’italiana.