IL TRAMONTO DELL’EGO

12241694_913151028732800_7226048647744441761_nLa sete di denaro, potere e celebrità, caratteristica del Novecento, è al tramonto. Il capitalismo non distribuisce più il dividendo che lo teneva in piedi: il sogno di diventare come il Capo, di mettersi in proprio, di sfondare. È come se ci avessero detto: «Certo che puoi diventare ancora ricco, celebre e potente, ma non sulla Terra però, su Marte». Il guaio è che nessuno di noi possiede un’astronave.
È tramontata anche la più modesta alternativa delle società industrializzate, il suo dividendo minimo (oggi impossibile da distribuire neanche come semplice sogno): rendere il futuro dei figli migliore del nostro. Un decente lavoro di massa, quello che con le loro industrie potevano offrire i grandi ego di una volta ai piccoli ego operai, gli Henry Ford in America o Giovanni Agnelli con la Fiat, è stato soppiantato dalle tecnologie che, per un solo posto di lavoro creato, ne distruggono cento.
La grande rapina è conclusa.
Non fatevi trarre in inganno dagli scippatori di denaro pubblico, di potere e di celebrità che, come sciacalli dopo il terremoto, si spartiscono i resti del bottino. Sono come Gloria Swanson in “Viale del tramonto”, decrepite dive di Mani Pulite, imitatori patetici degli anni Ottanta. Ma l’ego dell’uomo del Novecento è definitivamente tramontato. Quell’ego oggi lo detengono solo le multinazionali, la finanza con le sue banche e le mafie. Non siamo più ciò che possediamo perché siamo destinati a possedere sempre di meno. Anche se mai come oggi ci sembra di avere il potere di dire la nostra, di contare qualcosa, di partecipare al grande gioco con un semplice clic. Ma queste righe, per esempio, non potranno mai sfondare un muro eretto da un algoritmo deciso nella Silicon Valley, quello che mi impedisce di essere letto da chi non la pensa come me e non ha i miei stessi interessi, a meno che io non paghi per sponsorizzare questo testo e farlo conoscere a chi è diverso da me e ha interessi diversi, che era stato poi il vero motivo per cui avevamo tutti aderito a Facebook: allargare le nostre “amicizie”.
Se l’“avere” non può più essere il traguardo di oggi e dell’avvenire, (tranne che per lo 0,1 per cento di super-ricchi, le multinazionali o le mafie), l’“essere” s’impone come rivolta dell’uomo e come unico approdo sicuro del futuro dei figli. L’alternativa che, nel 1976, Erich Fromm pose al mondo: “Avere o essere?” è stata, in soli 40 anni, annientata dalla realtà. Ma attenzione, la rivolta dell’essere ancora non è neanche iniziata. Tutto è rimasto immobile. La televisione, la politica (che non dà segni di spiritualità) la società, noi. Ci aggiriamo come zombie dell’avere e non ancora neonati dell’essere. Siamo sicuri che è questo ciò che vogliamo? Quando la televisione generalista, rivolgendosi a milioni di persone, trasmette ancora la pubblicità di una fuoriserie destinata allo 0,1 del pubblico, non sai più se ridere o piangere. Tutto è vecchio, tutto da cambiare. C’è un mondo inesplorato e ricco, sotto le ceneri del vecchio ego. Possedere l’essere, spiritualizzare la propria esistenza, apparire semplicemente ciò che siamo, accontentandosi dello stretto necessario e con amore incondizionato per la vita. È questa la nuova frontiera che potrebbe cambiare gli equilibri del mondo, evitandoci guerre, terrorismo, carestie, tutte le ombre e gli affilati coltelli di un Occidente ormai tramontato.