NON CI RASSEGNEREMO MAI

Da Donald Trump all’Isis ormai si urla come allo stadio e ci si scanna come al mattatoio. In Italia anche le cose, quando le sfiori, gridano. Se le stelle si comportassero come facciamo noi col prossimo, l’universo ci cadrebbe all’istante sulla testa. Il bene ci scoccia, le porcherie c’inebriano. La Boschi che non ha dato la mano alla Raggi ha fatto più clamore sui giornali e alla tv dell’arresto del boss della ‘ndrangheta, il secondo latitante più ricercato d’Europa. (Ma forse ci siamo distratti perché stavamo guardando Gomorra). Il virtuale ci sta scimunendo. Votiamo non più per il nostro bene ma per mandare gli altri all’inferno. Quando sono gli altri a farlo come gli inglesi (così inglesi da non aver capito neanche dove fosse l’Europa e il giorno dopo tutti a cercarla su Google) reagiamo da mariti cornuti: «Vattene via di casa, subito!» E il cancelliere Osborne, poco fa, come se l’Inghilterra fosse nostra moglie: «Non c’è fretta. Uscirò quando sarò pronta!» L’anima del mondo è in grave pericolo.
Immaginatevi se oggi, a Italia-Spagna, tutti i calciatori si mettessero a giocare a tennis. Perché non proviamo lo stesso stupore per come sta girando irresponsabilmente la nostra vita? Giriamo per strada come bambini sonnambuli col coltello da cucina in mano. Siamo feroci perché non possiamo più spendere come una volta. Ci hanno fregati, quest’è vero, ma ora? La mediocrazia degli irresponsabili ci governa, il nostro dio è un portafoglio senz’anima. Noi, anime senza portafoglio che si sbranano per riaverlo. Abbiamo raggiunto il pianterreno dell’inferno.
Pensavo così in un vecchio stazzo in Sardegna che un’amica mi ha prestato per qualche giorno, senza tv, senza internet, seduto da solo a un tavolo in cortile, mentre un passero rifiniva il suo nido con un’opera ingegneristica superiore alla passerella di Christo sul lago d’Iseo, ma che nessuno celebrerà mai. La sua compagna covava. Lo stazzo era abbandonato fino all’arrivo dell’intruso. Avevano fatto il nido accanto all’ingresso, in cima a un ombrellone chiuso. Come mi avvicinavo alla porta, fuggivano via lasciando le uova in pericolo. Poi mi spiavano, roteando gli occhi, preoccupati e attenti come telecamere nascoste tra gli alberi. Rimanendo seduto immobile, respirando piano, li ho rassicurati e abbiamo preso confidenza. Se mi sedevo due metri più in là (basta poco) la mamma ritornava al nido. E il papà si accomodava su un bracciolo della sedia di paglia vuota di fronte alla mia. Nei loro infiniti volteggi, ripensamenti e improvvisi slanci da eroi per accudire ai passerotti nascenti, per qualche giorno quel nido in Gallura è stato per me l’anima del mondo. Possiamo accudirla soltanto curando ciascuno la nostra, in meditazione, da soli e

per Fammi paura

solo per il bene di tutti, se vogliamo risalire da quest’inferno, se desideriamo ancora lottare per un futuro felice per noi e i nostri figli.

* “Ci chiamano i Senza Padre, dicono che siamo barbari, ma non ci siamo venduti. Siamo i nostri che stanno per arrivare in soccorso di uno sconosciuto. Gli daremo quello che a noi hanno tolto. Non ci rassegneremo mai”.
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