La Rete ha un nuovo nemico: papa Francesco, ritenuto colpevole di aver attaccato gli animali. Il branco condivide a testa bassa e sul web volano le ingiurie contro il “pagliaccio bianco”, come se fosse vestito da matador e infilzasse cani e gatti in San Pietro, plaza de toros. Non sono cattolico, amo e rispetto gli animali, siedo fra gli ultimi, mi batto per le cause perse. Questa è una di quelle, lo so già, però mi alzo in piedi lo stesso, anche se il branco mi travolgerà, il Papa non ha certo bisogno di me, non sia furbo farlo e non sono un eroe. Ma lo farei anche se le stesse parole le avesse pronunciate Pinco Pallo o una formica volante. Che ha detto veramente Francesco? Ha parlato a braccio in una lingua non sua, questo argentino sul quale il branco fa ricadere, non da oggi, il sangue di migliaia di desaparecidos, perché sarebbe stato amico degli infami assassini militari. Eppure basta informarsi senza malizia per scoprire che è una sciocchezza. Francesco ha detto (l’ho trascritto fedelmente dal video): «Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti e ai cani e poi lasciano senza aiutare la fame del vicino, della vicina.» Intendeva dire: abbiate compassione delle donne e degli uomini che soffrono la fame, e vi vivono accanto, non solo dei vostri gatti e dei vostri cani. Non ha detto: meglio impiccare il gatto al balcone e dare una matriciana ai poveri. E non ha neppure detto che non bisogna amare tutte le creature allo stesso modo. Ma che è più facile amare un gattino e dargli il Kitekat che avere un profugo siriano seduto sul sofà e condividere con lui pranzo e cena. Adesso pensatela come vi pare, ma secondo me papa Francesco voleva dire solo e semplicemente questo. Amen