Ho visto, sere fa, Maria Elena Boschi ospite di Lilli Gruber. Non c’era critica, a lei o al suo partito, che la scalfisse. L’accoglieva in modo “chic” e, ostentando radiosa serenità, riproponeva, senza rispondere in merito, tutte le cose buone, vere o presunte, fatte dal Pd. Ammettere colpe, errori, omissioni (secondo i sapientoni del marketing) fa perdere voti. Ma ne siamo sicuri? Quasi tutti i politici italiani fanno come la ministra (i più puri dei puri compiono disastri invisibili anche peggiori) e pure noi, quando qualcuno ci sospetta di qualcosa, vera o non vera, restiamo apparentemente calmi (ma lo siamo?) mentre il nostro ego ferito invia squadre di pompieri a spegnere l’incendio. O un killer per incenerire il piromane. Però, ogni volta che si professa innocenza, guarda un po’, casca un’altra mela bacata dall’albero. È un caso? Così è venuto giù il presidente del Pd in Campania con altre nove mele: nove arresti per corruzione aggravata. Se i governanti ammettessero sinceramente (non come volpi con l’uva) di non essere stati all’altezza delle aspettative, e ne chiedessero pubblicamente scusa, manifestando la volontà di rimettere mano ai propri errori, tutti, anche i detrattori ad oltranza della Boschi e di questo governo, ne trarremmo un buon esempio, e chissà, forse li voteremmo, gli daremmo fiducia, quando ci sarà, finalmente, consentito di farlo. Essere umili e autocritici, non maschere di gesso, andrebbe insegnato in famiglia e nelle scuole, come l’inglese o la geografia. Se prima di annunciare le riforme in arrivo, si convocasse una conferenza stampa per denunciare i propri errori, respireremmo tutti un po’ di aria fresca in Italia. Naturalmente non basta dire “ho sbagliato”. Bisogna contemporaneamente mettere in pratica il contrario. Se si illude e poi si contro-illude, tanto vale fare come la Boschi: sentirsi belli fuori e belli dentro, come l’acqua Rocchetta, assolversi in tutto e per tutto, e poi correre a fare plin-plin.