UNA BELLISSIMA GIORNATA

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Non conosco Emma Bonino e il suo pensiero, talvolta, mi era straniero. Ma anche la sua ombra mi è sempre stata familiare. Voglio dire che è una di quelle rare persone nelle quali questo paese può riconoscersi senza provare sgomento o disgustarsi. Un’italiana alla quale è impossibile non essere “riconoscenti”.
Quando si è accennato a lei come possibile presidente della repubblica ho sorriso come se adesso bussasse alla porta qualcuno che vuole regalarmi un milione. In quest’Italia in cui i corrotti e gli impuniti ci impartiscono lezioni di etica e le mezze calzette diventano re, è impossibile che a una donna con i suoi contenuti (non dico “con le palle” perché una donna ha molto di più e di meglio da offrire) sia concesso di salire al Quirinale. Sarebbe un miracolo. Equivarrebbe, per simpatia degli opposti, a far cadere da cavallo i vip del niente, quelli che, magari in aeroporto, per un contrattempo o un ritardo ingiustificato, sbraitano un “Lei non sa chi sono io” quando invece lo sappiamo tutti: un corrotto.
In quei giorni, con spiazzante franchezza, Emma rivelò pubblicamente di avere un cancro. Per una personalità pubblica è un atto di lealtà. Significa: per qualche tempo (se avrò ancora tempo) non potrò occuparmi di voi ma di me stessa. Nonostante il generoso avviso, si è contraddetta esponendosi alle telecamere con la fronte fasciata per la chemio, non celando il flagello interiore e senza autocommiserazione ma per dare il suo contributo al dibattito, in particolare sulla tragedia collettiva dell’emigrazione dalla guerra e dalla fame, e sottolineo collettiva ossia “nostra”, anche di noi privilegiati che su quei barconi in balia della morte dobbiamo starci se non con il corpo almeno con la mente. Altro che noi/loro, l’esodo è un problema “nostrum”, come si chiama il mare o come la nostra preghiera, il Pater Nostrum.
Un tempo, solo qualcuno su cento si salvava da una diagnosi di tumore al polmone. Oggi, grazie ai progressi della medicina, sono molti, molti di più. Ma la volata finale verso il traguardo della completa guarigione è sempre una conquista individuale, una traversata che si fa da soli. Stamattina è una giornata felice, perché Emma Bonino ha dichiarato, senza dirlo, che può tornare a occuparsi della cosa pubblica, di noi. Se immaginiamo il cancro anche come una tempesta interiore, la sua barca sta veleggiando verso le luci del porto (e sto sventolando anch’io sul molo il mio fazzolettino bianco). È uno di quei giorni in cui l’inconscio profondo e selvaggio, l’Ombra, viene alla luce, per un consapevole miracolo della ragione. A farla breve, oggi venerdì 22 maggio 2015 è una bellissima giornata per un italiano. Perché Emma c’è.