01/08/2008

Articolo21 1 agosto
JACK FOLLA E’ TORNATO. INTERVISTA ESCLUSIVA AL CONDANNATO DI ALCATRAZ


Dirigenti mediocri, spettacoli pessimi. La Tv ha partorito mostri. Siamo sotto schiaffo di mostri e caimani
di Stefano Corradino

“...Dobbiamo fare resistenza a questo nuovo fascismo strisciante. Dobbiamo e possiamo riuscire a comprendere che le cose, di questo passo, andranno sempre peggio. Addossarci anche responsabilità altrui. E' il nostro tempo, i nostri figli ci giudicheranno comunque. C'è bisogno di una consapevolezza forte che partorisca una nuova visione del mondo. Possiamo mica passare l'esistenza a parlare solo di soldi…” 
Jack Folla è tornato. Il condannato nel braccio della morte di Alcatraz è tornato e scrive da Gibilterra, e riflette sconcertato su quello che accade nel nostro Paese. Lo leggeremo dal 2 agosto sull’Unità, lo ascolteremo sul suo sito www.diegocugia.com . Ma oggi è ad Articolo21 che ci dice in che mondo viviamo…


Hai 50 anni e vivi su una piattaforma petrolifera all’imbocco dello stretto di Gibilterra. Da lì vedi il Marocco e l’Africa, la Spagna e l’Europa. E in Europa, un’Italia in cui stimano, come ricordi tu, centomila clochard contro i 20mila della Spagna. L’Italia vista dal tuo punto di osservazione si è più impoverita economicamente, culturalmente o eticamente? E di chi è la colpa?
La colpa è degli italiani e non del caimano. L'Italia è uno stagno melmoso pullulante di alligatori che si sbranano a vicenda, e il re caimano l'hanno eletto loro, cioè noi, anche astenendoci, e non votando le gazzelle. Non erano in lista? Colpa nostra che non le abbiamo messe, probabilmente ce l'eravamo pappate quando questi esseri liberi e leggeri avevano tentato di attraversare il guado. Siamo più poveri dentro. Ricordi quando i nostri genitori erano giovani? Li chiamavano "Poveri ma belli". Adesso siamo non solo poveri, ma pure mostri.

Scrivi che "ci hanno ridotti a scialacquare l’esistenza parlando solo e soltanto di soldi. E che la classe politica ha il cuore a soffietto". Ma il sognatore scampato al braccio della morte ci crede seriamente ancora all’ipotesi che il mondo nel futuro potrebbe non essere subordinato alla logica del profitto, al dio denaro? O è solo l’utopia (necessaria) di un sognatore romantico?
A parte che sognare ancora non è un reato, io credo che sia proprio la "furbizia" il danno. Una volta erano le guerre a darti una sana svegliata. Lutti, macerie, orrori. Poi però le ricchezze cambiavano di mano, c'era il dopoguerra, ci si rimboccava le maniche. Oggi per fortuna da noi non c'è la guerra. Ma per sfortuna non c'è neanche il dopoguerra. Ricordi i pescecani della borsa nera? Noi non eravamo nati, ma quelli hanno fatto carriera. Sono i caimani di cui sopra, diventati anfibi e strisciano ovunque. Noi dobbiamo fare resistenza a questo nuovo fascismo strisciante. Dobbiamo e possiamo riuscire a comprendere che le cose, di questo passo, andranno sempre peggio. Addossarci anche responsabilità altrui. E' il nostro tempo, i nostri figli ci giudicheranno comunque. C'è bisogno di una consapevolezza forte che partorisca una nuova visione del mondo. Possiamo mica passare l'esistenza a parlare solo di soldi.

In due frasi “tutto ci scivola addosso” e “più gli uomini si sono assuefatti al buio meno sopportano la luce degli altri” tracci un quadro della realtà che appare inesorabile. Indifferenza e intolleranza. Chi dovrebbe farsi carico di rovesciare questa cultura? La famiglia? La scuola? La televisione? Internet?...
Tutti. Bisognerebbe fare gli Stati Generali delle Emozioni. Ricominciare da zero, o dall'Universo che è uguale. Siamo un puntino sperduto di una miliardesima galassia. Ricominciamo a chiederci perché siamo qui, che cosa stiamo facendo, e cosa vogliamo diventare. C'è bisogno dell'Abbecedario dell'esistenza. Abbiamo perso la testa. Una volta almeno si moriva per qualcosa, oggi per niente. I nostri figli non hanno anima, sono gretti. Che altro possono fare? La specie si sta selezionando per tempi peggiori, senza umanità.

Cito a memoria dopo averti ascoltato sul sito: “ripartiamo dal sorriso di una Betancourt che non ha gettato la spugna... e non pensare che la libertà passi per internet”. Come dire la tecnologia va usata a piccole dosi, i valori veri sono altri, e l’apparente democrazia della rete non ci affranca dalla schiavitù… Essere nella rete ma senza finire nella rete…
Esatto. Se tu sei schiavo sei mille volte schiavo sulla "libera" rete. Schiavo globalizzato. Quando parlo della Betancourt dico che in sei anni di sequestro poteva lasciarsi andare, digiunare, drogarsi, suicidarsi. Invece ha retto, voce del verbo "reggere", l'unico verbo spirituale che abbiamo noi che non crediamo in Dio, ed è scesa dall'aereo con un sorriso, non con la schiuma di rabbia. Noi abbiamo dato in pasto ai nostri figli dei mostri, isole dei famosi, anime da caserma. Mostriamo loro anche questi sorrisi. Contagiamoli con esempi forti. Personalità luminose nel mondo esistono, rare, ma ci sono. La Rai è o non è un servizio pubblico? Trasmettici questa gente. Il mondo di Guardì e delle piazzette finte l'abbiamo assimilato, grazie. Avanti un altro. Si può?

Dici che non esistono ormai miti che durino più di un anno e mezzo. Perché non hanno più la forza e la positività dei miti di una volta? O forse potrebbe essere un bene? Piuttosto che mitizzare un uomo, un cosiddetto leader potremmo recuperare ognuno il senso e la responsabilità del proprio ruolo nel mondo? Senza idoli?
I miti, in genere, sono stronzi assoluti. Come i dittatori, dopo. Perché prima sono meglio. Mao era meglio prima, Fidel Castro non ne parliamo, persino Mussolini socialista non era malaccio. Uno è un mito quando ancora non lo sa. Sono gli altri che devono saperlo. Quando uno sa di essere un mito è finita. Diventa uno stronzo infame, perché ci crede pure lui. Quel che voglio dire con "ormai i miti non durano più di un anno, un anno e mezzo" è che anche nel campo delle celebrità siamo alle sciacquette. Una volta, almeno, ci si emozionava per Marylin Monroe. Quando leggo Dagospia o le riviste di gossip sento parlare di gente mai sentita nominare. Anche nel pettegolezzo c'è un indotto assurdo. Posso interessarmi di un "tronista"? Ma che robaccia è? Tu dirai:per la gente è un "qualcuno". Infatti. La colpa è nostra. Abbiamo perso il senso del limite, questo è il risultato. Senza essere "pedagogica" la televisione doveva fare uno spartiacque. Tu sei bravo, tu no, punto. Non le conveniva. Dirigenti mediocri, spettacoli pessimi. La Tv ha partorito mostri. Ora siamo sotto schiaffo di mostri e caimani. La moltiplicazione dei nani, un miracolo a rovescio.

Di Beppe Grillo hai detto che è un capocomico, il secondo dopo il premier… Forse si sono sovrapposti troppo i piani da politica e satira? Può la satira colmare il vuoto della politica? O magari come scrive Michele Serra "la satira è una cosa troppo seria per confondersi con la politica"?
Grillo fa il suo mestiere. Quando grida "Cittadini italiani!" mi pare una caricatura di Mussolini. Credo che lui lo sappia, mica è scemo. Se il pubblico non sa più distinguere fra comicità e politica non è colpa sua. Lui ci marcia. Ma lo spazio gliel'ha lasciato tutto libero la politica stessa, incapace di comunicare davvero con l'anima collettiva. Lui invece lo sa fare, si è preso quello spazio, e ci fa quel che vuole. In fondo di Grillo una sola cosa non mi piace proprio. Che può permetterselo. Voglio dire che può sparare ad alzo zero anche contro il presidente della Repubblica e tutto il cucuzzaro perché ha le spalle coperte e perché siamo - checché lui ne dica - in democrazia. Ma un giovane flessibilizzato, un metalmeccanico in cassa integrazione, un dirigente sfanculato a cinquant'anni non hanno questa stessa possibilità. Tu parli perché sei una elite, la crema di tutte le elite di questo paese scimunito. Ma non dai vera voce ai diseredati. I tuoi sono "vaffa" fini a se stessi. Ti sfoghi in piazza, gridi, poi torni a casa e stai peggio di prima.


Questa mattina ci è arrivata una lettera da un giovane di Genova di 25 anni. “Ho fatto causa per un licenziamento ingiusto”, ci scrive Giovanni. “Un processo durato anni e io intanto senza lavoro anche perché uno che fa causa non lo prendono facilmente perché è un attaccabrighe. E mentre di illudo di poter essere in futuro reintegrato a tempo indeterminato scopro che mi daranno giusto un indennizzo. Forse neanche quello. Che cazzo di speranza posso avere nel futuro?"

Eccoti uno spunto caro Jack per le tue prossime riflessioni. Nell'attesa, speriamo, di riascoltarti anche in tv…

corradino@articolo21.info