31/07/2003

Torna JACK FOLLA. Su l'Unità. Lo intervistiamo.

di Stefano Corradino

Il 1 agosto torna Jack Folla. La voce e le immagini lasceranno il posto ad una rubrica su l'Unità. Di cosa discuterà l'uomo rinchiuso nel braccio della morte con i suoi nuovi lettori?
Riprenderà un lungo dialogo interrotto, parlando di tutto senza fare il "tuttologo", categoria tristemente nota di intellettuali che intervengono su tutto senza dire niente. Jack comunica in modo autentico, e questa è la più fresca notizia di cui è portatore. Non ha etichette, non deve coprire nessuno. E' uno di noi quando non scriviamo sui giornali. Lo è "pubblicamente". Ti rendi conto della notizia?

Dalla radio alla televisione. Poi di nuovo in radio. Un percorso non privo di ostacoli, passato per la censura, lo spostamento di fascia oraria, la sospensione, l'ostracismo... Perchè? Jack Folla è stato scomodo? Ha toccato temi "tabù"? E' stato politically uncorrect?
Un uomo vero in Italia è inevitabilmente "politically uncorrect". Sarà naif, sarà retorica, ma dopo aver letto migliaia di libri e milioni di giornali, te lo ripeto, e ti ribadisco che è uno scoop: Jack è autentico e senza filtri. C'è della guasconeria, dell'adolescenziale, dell'improvvisato, in ciò che dice? Sicuro. Ma come puoi comunicare in modo autentico con la gente se non ti esponi al grottesco e al ridicolo? Se non t'improvvisi, non ci provi, non ti butti, non rischi? Attento però, non è incoscienza, è futuro. Un giorno il pubblico pretenderà solo giornalisti e personaggi che comunichino dandosi completamente. Ed io ritengo giusto che sia così. Non ha importanza che nel nostro mestiere sputiamo sangue. Siamo e saremo comunque e sempre vincitori settimanali del superenalotto. Lavoriamo con le notizie e con la creatività, con la fantasia e con la vita degli altri. Scriviamo. Ci pagano per questo, ti rendi conto? Ogni mattina, quando mi sveglio, penso a chi ripara il manto autostradale sotto il sole di ferragosto. Non sentirai mai Jack Folla fare il martire, mai. Anche se in Rai non lo fanno rientrare neanche se l'accompagna Paolo VI. Il pluralismo, con Berlusconi, è alla frutta. Vero. Ma non dimentichiamoci mai che i nostri datori di lavoro sono il cervello, il cuore, e la trasparenza, che è la porta aperta sulla poesia. Quando ci censurano ci fanno un favore incommensurabile. Scriviamo meglio e facciamo più male. Dico sul serio, so che è irritante, ma è vero.

Il problema era Jack Folla o Diego Cugia al quale è stata negata anche una nuova trasmissione che aveva preparato per la Rai e che poi l'azienda non ha mai deciso di realizzare? Cugia è un altro desaparecido forzato, allontanato dalla Rai perchè "non in linea con la nuova linea" di Viale Mazzini?
Cugia è un rompicoglioni e se li rompe a D'Alema, D'Alema si incazza tale e quale. Però D'Alema è un politico, e questi no. Non sanno nemmeno di cosa stiamo parlando. Fanno errori da bestie da terza elementare, come direbbe Jack. Prendi la Rai. Solo un bambino poteva ridurla così, essendo proprietario della concorrenza e presidente del consiglio. A me Berlusconi fa tenerezza per questi sbagli psichici. Non mi capacito di come l'opposizione possa dargli tutta questa importanza. Uno che si fa aggiungere i capelli da Rossella, alzare i tacchi, spostare le telecamere, uno di Arcore che sente il bisogno di cambiare fioriere e mobili di Palazzo Chigi e di farlo sapere, uno che regala gioielli alle mogli dei collaboratori, uno che fa quelle facce in posa accanto ai potenti veri della terra, dovrebbe indulgere a distacco e compassione, perché mai a indignazione e rabbia? La rabbia me l'infondono i mariti di quelle povere mogli ingioiellate dal Capo, l'indignazione me la danno gli scherani, gli untuosi pennivendoli, i vezzeggiatori. Lo scoramento me lo danno gli italiani. Con tutto il rispetto, chi vota Berlusconi non sa leggere. Ma questa è la democrazia. E' il suo infame bello.

Com'è cambiata l'informazione in questi ultimi anni? E che condizionamento ha esercitato la politica sull'autonomia dell'informazione?
L'informazione è sempre meno autonoma. Ma continuo a dire che giornalisti e autori sono più realisti del re. Il nostro dovere di operatori del settore è di osare. La verità è osare. Lo scandalo Watergate, in quest'Italia, non avrebbe avuto, o quasi, giornalisti e direttori in grado sia di scriverlo che di pubblicarlo. Prima di accusare i politici io partirei con un'autocritica feroce. Un giornalista non deve essere un eroe, non è scritto nel contratto, certo. Ma da questo a non tentare, ogni santo giorno, il proprio piccolo blitz in nome del pluralismo, ce ne corre. Come fai ad accettare di fare il velinaro? Tutti abbiamo figli. Appunto. Cosa gli racconteremo? Che pensavamo a assicurargli i pokemon? Ci crocefiggeranno.

Jack Folla, in tv, ma soprattutto in radio ha rappresentato un punto di riferimento soprattutto per le giovani generazioni, con la sua critica sferzante contro il potere e l'ingiustizia. Adesso torna a parlare ai giovani (e non solo). Come giudichi le giovani generazioni? Ci sono solo i telefonini e le belle macchine nella testa dei giovani di oggi o c'è ancora la speranza per un "sussulto di coscienza critica"?
I giovani sono molto più avanti di quanto noi lontanamente immaginiamo. Ma si sono assuefatti al nostro mondo. Li abbiamo drogati. Hanno un disperato bisogno di esempi alti. Le parole non bastano più. Se tu attacchi, per esempio, il modo di fare TV di Vespa, ma poi se vai al governo lo lasci lì, e se stai all'opposizione non ti perdi un'ospitata (la visibilità, sì, certo…) beh per un giovane tu sei uguale agli altri. Puoi dire quello che vuoi. Non ti crederà mai. Sbagliato o no, è così.

Alcatraz ci ha accompagnati in un viaggio bellissimo e al tempo stesso triste nell'isola di Cuba, descrivendoci i luoghi più suggestivi e facendo parlare i suoi protagonisti, gente con una straordinaria dignità umana. Cosa è oggi Cuba per Jack Folla e qual è il suo destino, tra embargo, volontà di "omologazione" occidentale ai suoi modelli e libertà di espressione negate dal suo leader maximo?
Cuba è una nostalgia. Ma se ti chiedi di che, entri in crisi. Cosa rimane? Un popolo fiero e nobile, sinuoso e disponibile, simpatico e disperato. Grandi scrittori, grandi musicisti, e bambini meravigliosi. Laggiù ho visto i poveri felici. Ma ho il sospetto che Che Guevara, se fosse vivo oggi, sarebbe il primo oppositore di Fidel. Cuba è un amore, grande, e i grandi amori non si discutono. Spero solo che il suo futuro amante non sia l'America di Bush. Ci vorrebbe l'Europa che non siamo ancora riusciti neanche a immaginare, per restituire ai cubani autonomia e libertà.

La rubrica di Jack Folla su "l'Unità" - tutti i lunedì - mercoledì - venerdì