20/05/2003

La colpa di essere veri
«L’incosciente», il nuovo romanzo di Diego Cugia

Da Il Tirreno

Chi è quell’estraneo a se stessi che siamo noi? E cosa spinge un cinquantenne come Luca Svevi, il protagonista de «L’incosciente» il nuovo romanzo di Diego Cugia, a cedere al destino di una notte e guardare negli occhi quelle verità segrete che ci riguardano e si pensa non ci appartengano? Forse è solo l’incoscienza. La solitudine e l’incoscienza di un assicuratore dimessosi dalle Totali, consapevole dell’impossibilità di assicurare al mondo facili certezze. Perchè è vero che le risposte che gli anni trascorsi ci restituiscono, prima o poi, sono infinite, o almeno tante quante le persone che nel corso di una vita ci hanno conosciuto, o soltanto sfiorato in una fortuita circostanza. Per Luca Svevi le risposte sono quelle delle 1957 persone convocate a sua insaputa in un’antica torre protesa sul mare di Nettuno, il Castello di Torre Astura, «guanto di sfida emerso dal mare», teatro della fuga e del tradimento a Corradino di Svevia. Torre Astura diventa così l’aula di un processo drammatico e paradossale e si trasforma in un luogo di extra-territorialità che può rendere legittima, per una notte almeno, l’esecuzione di una sentenza, quella del «tribunale degli altri».
Ma di cosa è accusato Luca Svevi? La sua è un’esistenza segnata dall’amarezza di un tradimento coniugale, dal disincanto, dagli amori perduti per un banale equivoco, e persino dalla delusa illusione che la vita vera è troppo distante dalle letture della giovinezza. La sua apparente non colpevolezza, che non invoca alcuna presunzione d’innocenza, induce il lettore ad amare il protagonista fin dalle prime pagine. Dal suo lasciarsi rivedere vivere nascono la magia e la profondità del romanzo. Il castello di accuse eretto nella notte del cinquantesimo compleanno di Luca Svevi è un processo che porta in aula, oltre che un uomo solo, l’inconsapevole ambiguità dell’esistenza. È un processo alle intenzioni, alle occasioni mancate, alla parola non detta. Luca Svevi deve difendersi dal se stesso che è per ciascuno dei suoi accusatori.
Il delicato e complesso intreccio tra il sè e il mondo, riesce ad illuminarsi e ad esprimersi nella levità di un romanzo che si legge d’un fiato. La notte di Luca Svevi è raccontata con una continua intermittenza di ironia e drammaticità. Nell’aula del processo hanno la stessa severa risonanza e provocano lo stesso sconcerto o la stessa rassegnata indifferenza, la testimonianza del giapponese Sukoda o della francese Veranne. Il primo accusa Svevi di essere finito sulla foto ricordo del suo viaggio di nozze a Roma, irrimediabilmente e inopportunamente immortalato tra i due sposi e il Colosseo. La deposizione di Veranne, «la ragazza dalla bandana azzurra», dà invece musica alle corde più sensibili dei rimpianti amorosi e di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Ma c’è un riscatto in tutto ciò, e un geniale e sorprendente colpo di scena finale che restituisce nuova vita a quella disillusione, e una fondamentale certezza: l’incoscienza di sè.

DIEGO CUGIA «L’incosciente», Mondadori, pp. 177 € 15