29/04/2003

Da www.alice.it

Da autore di trasmissioni radiofoniche e televisive a scrittore di romanzi: come ci può presentare la sua evoluzione di narratore?

Come un ritorno alle origini. Da bambino non sognavo di fare il pompiere o l'astronauta, ma lo scrittore. Ho solo fatto un giro più largo, prima il giornalista, poi l'autore di romanzi sceneggiati come "Il Mercante di Fiori", poi un romanzo di denuncia, "No", infine "L'incosciente". I programmi radiofonici e televisivi sono come la borraccia per il ciclista, ti sostengono nella lunga corsa che hai intrapreso.

In questi giorni è presente su tutti i quotidiani il dibattito aperto dalle sue dichiarazioni circa la bocciatura di trasmissioni da lei ideate e già in cantiere: crede che l'opinione pubblica abbia ancora la possibilità di condizionare le scelte di un ente come la Rai?

Sì, la Rai è attenta alle opinioni del pubblico, ancora di più a quelle della stampa, e molto di più a quelle dei politici. Basterebbe invertire questi valori e avremmo una grande azienda sensibile ai desideri del pubblico, anche quelli nascosti. Credo che il dovere del servizio pubblico non sia quello di appiattirsi sui gusti e i profili più mediocri, ma riuscire a fare spettacolo insegnando qualcosa di nuovo.

Parliamo dell'ultimo romanzo in questi giorni in libreria. Luca Svevi che cosa ha in comune con i suoi personaggi precedenti?

Molto poco. Non è un "eroe", anche suo malgrado, come Jack Folla; non è alla ricerca di qualcuno o di qualcosa come i protagonisti di "Domino" o del "Mercante". Luca Svevi è un uomo che non ha più una trama. Ha smesso di sperare perchè preferisce un dolore senza sorprese. Ma nonostante sia isolato e non chieda aiuto, lo stanano e lo costringono a mettersi in luce per una notte. Una notte in cui sarà sottoposto al "Tribunale degli Altri", quel processo infinito che le persone sole si portano dietro ovunque vadano. Il guaio, per Svevi, è la scoperta che quel tribunale esiste davvero.

Quale peso ha avuto Jack Folla nella sua carriera e nella sua esperienza di uomo?

Credo che croce e delizia di ogni scrittore siano i suoi personaggi più famosi. Il successo li trasforma, i giornali riportano qualche loro sentenza che, estrapolata dal contesto, cambia completamente significato e non li riconosci più. Nella mia esperienza personale, invece, Jack ha scassinato una cassaforte: quella del mio rapporto con gli altri. L'anno scorso, al termine del programma, quando diecimila persone sono venute a Roma da tutta Italia all'ex Mattatoio di Testaccio solo per guardarsi negli occhi con quelli che avevano condiviso le emozioni e le opinioni del programma, ho capito di non essere stato solo mai.

Ha avuto in passato consapevolezza del ruolo della sua trasmissione nell'opinione pubblica?

Le trasmissioni non cambiano il modo di pensare della gente, ma possono risvegliare passioni e rabbie soffocate. Jack Folla non è mai stato un "guru" come, con un po' di superficialità, qualcuno l'ha etichettato. Avevo semplicemente notato che i giovani di oggi sembrano non avere padri o fratelli maggiori, e ho inserito Jack come interlocutore sostitutivo perchè il ruolo era vacante. Una sorta di "sparring partner", e ha funzionato. La radio è uno splendido ring.

di Grazia Casagrande