01/04/2004

Il ritorno del profeta Jack Folla.

Roberto Carnero



Quando tra l'agosto e il novembre dello scorso anno l'Unità prese a pubblicare gli interventi di Jack Folla (alias Diego Cugia), il nostro giornale acquistò nuovi lettori. Molti giovani e giovanissimi, sopratutto, anche se non mancavano le persone più avanti con gli anni, una delle quali scrisse una lettera lamendandosi, simpaticamente, che lui, sempre stato di destra ma appassionato dell'ex detenuto di Alcatraz, era costretto a comprare il quotidiano della sinistra. Ora quegli articoli riprendono vita in un volume, dal titolo Jack Folla, Lettere dal silenzio (pagine 252, euro 15,00), pubblicato da Mondadori (ma l'autore mette le mani avanti: "Pubblico con la Mondadori perché distribuisce i miei libri ovunque, perché se pubblica i testi del Subcomandante Marcos può pubblicare anche me, e perché è la più grande casa editrice italiana, lo era prima di Berlusconi e lo sarà anche dopo").

Probabilmente proprio la viscerale insofferenza per Berlusconi, per la sua politica vuota, per la sua consistenza di plastica, per i suoi truccheti da piazzista, per lo scandalo di un conflitto di interessi mai risolto, è quello che ha spinto Cugia-Folla a percorrere un tratto di strada con l'Unità, per l'analogo impegno in una campagna senza compromessi in una battaglia civile fatta di quotidiana denuncia e indignazione. Su questo giornale aveva trovato ospitalità dopo che Alcatraz, il programma in onda su Radiodue e per un certo periodo anche in tv sa Raidue, era stato cancellato dai palinsesti. La prima edizione, quella del 1998, era stata prolungata oltre il previsto, per altri tre anni, visto l'enorme successo di pubblico. Nella primavera del 2002 era stato lo stesso Cugia ad annunciare che avrebbe smesso ed il suo addio si era trasformato in un grande happening all'ex mattatoio di Roma, dove erano confluite 10mila persone da tutta Italia. Da tempo tirava aria di censura e di ostracismo nei suoi confronti da parte dei vertici Rai, imboccati a dovere da certi politici suscettibili che non amano la satira (anche se lui precisava che di satira non si trattava, visto che c'era proprio poco da ridere...). Cugia oggi ce lo conferma, lanciando, nell'introduzione del libro, una stoccata all'indirizzo di Viale Mazzini:"Nessuna azienda sana di mente può permettersi di gettare alle ortiche autori e tecnici di un fenomeno di comunicazione che ha toccato in modo indelebile il cuore del pubblico. La Rai l'ha fatto.". Folla-Cugia, insomma, dava fastidio, anche se non si può certo dire che sia un "pericoloso comunista". Non è neanche persona schierata a sinistra. Alle critiche rivolte a questo centro-destra, corrispondono quelle indirizzate al centro-sinistra, a scelte politiche giudicate salomoniche o troppo tiepide, a una dirigenza ritenuta incapace, a differenza di Berlusconi, di parlare alla gente. Per questa sua distanza dalla politica, il personaggio di Cugia è anche stato giudicato qualunquista. A molti Jack Folla non sta affatto simpatico. Non piace quel suo tono profetico e un pò retorico, la supponenza saccente di chi crede sempre di stare dalla parte della verità. Eppure quello di Jack Folla è un fenomeno che ha calamitato la simpatia di schiere di fan, un movimento trasversale fatto di giovani, studenti, casalinghe, operai, professionisti, preti e quant'altro. Conosco Luca, un ragazzo di vent'anni che studia lettere all'Università Statale di Milano, il quale mi ha confessato: "Quando ho cominciato ad ascoltare Jack Folla, la mia vita ha preso un'altra direzione". Luca non è uno sprovveduto, tutt'altro: legge molto, scrive su alcune riviste universitarie e su un periodico locale, è politicamente avveduto. Ma mi conferma: "Folla, con le sue parole al tempo stesso dolci e aggressive, è stato in grado di trasmettermi emozionifortissime. Mi ha fatto scoprire libri e dischi che non conoscevo, mi ha aperto gli occhi su molte cose". Forse il destino di Folla-Cugia è proprio questo: rappresentare una sorta di fratello maggiore per molte persone che si sentono orfane della politica e dei valori su cui una società democratica, quale la nostra non è, doverbbe essere fondata. Anche questo suo ultimo libro contiene tutto ciò, un antidoto ai mali del presente di cui forse possiamo giovarci soltanto a condizione dell'oltranzismo e dell'intransigenza che lui sa ancora coltivare. Oltre a una profezia, già fatta e qui confermata. E cioè che il prossimo 25 aprile sarà la data di una nuova liberazione, che coinciderà con la caduta del governo Berlusconi. Si sa che chi si proclama profeta spesso è un pazzo o un visionario. Ma questa volta speriamo di no.