23/10/2005

Adriano è un uomo libero ha mostrato che il re è nudo.
Diego Cugia, uno degli autori di Rockpolitik: la Rai mi aveva epurato, lui mi ha dato fiducia.
Carlo Moretti

Ci voleva Adriano Celentano per sdoganare Jack Folla. Dopo tre anni e mezzo trascorsi forzatamente lontano dalla Rai, Diego Cugia è stato chiamato tra gli autori di "Rock-politik" proprio da Celentano, con il quale aveva già lavorato per "Francamente me ne infischio". Cugia è unautore di successo, i suoi 25 anni a RadioRai sono costellati di grandi numeri, gli ascolti di "Il mercante di fiori", "Domino", "Mocambo bar" scritta con Paolo Conte e "Jack Folla-Alcatraz", trasmissione per cui Cugia, lo disse l'allora vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, avrebbe «meritato la galera». «Non fosse stato per Adriano io oggi starei ancora a casa. Magari a scrivere i miei libri, ma fuori dal circuito mediatico. Per questo lo ringrazierò sempre, perchè è lui e non la Rai ad avermi richiamato».
Dopo tanti successi, l'ostracismo Rai. Perchè?
«Finito Jack Folla, nel Settembre 2002 avrei dovuto ricominciare a lavorare a un nuovo programma per Radio 2. Ma nonostante le tante proposte al direttore Valzania non siamo mai arrivati a una conclusione. In un'ultima lettera, davvero triste, mi rinfacciava tutte le cose per le quali le mie trasmissioni avevano avuto successo: la mia irriverenza, l'autonomia, il detestare le play-list. "Non si capisce perchè tu debba lavorare solo nelle mie radio". In quel periodo Radio2 faceva una media di cinque milioni di ascolti al giorno. Oggi ne fanno quattro. Evidentemente in radio i direttori possono fare a meno degli ascolti».
Le propongo un gioco: provi a spiegare a un extraterrestre quanto è accaduto l'altra sera a "Rock-politik".
«E' successo che un grande artista, che invecchiando diventa sempre più un puer eternus, un piccolo principe luminoso, è riuscito con la ferocia che solo la poesia può avere, a indicare che il re era nudo e a mostrare a dodici milioni di persone il misfatto che era stato occultato, l'edito bulgaro di Berlusconi».
Parlando di programma politico a senso unico, cioè a sinistra.
«Stupidaggini. Questo paese, invaso dai mediocri e dai voltagabbana, non tollera gli uomini liberi. Adriano lo è, cambia la trasmissione mentre la fa, i monologhi sono suoi, il dialogo con Depardieu l'ha improvvisato in diretta. Noi autori lavoriamo in grande sintonia come degli artigiani».
E' soddisfatto del risultato della prima puntata?
«In certi punti lo vorrei più rock e meno lento, ma poi penso che anche la lentezza, se libera, è rock. La gente premia anche "L'isola dei famosi", ma lì non trova l'anima. Celentano ce l'ha da vendere. In fondo le sue non sono trasmissioni ma comunioni, nel senso cristiano del termine».