14/09/2005

L'ultimo mostro
Serena Faganello

Francesco Narducci ha avuto forse una doppia vita, certamente un doppio cadavere. Disperso nel Trasimeno il pomeriggio dell' 8 ottobre 1985. Ritrovato dai pescatori in una rete da pesca il 9 ottobre 1985, « con le mani e i piedi legati dietro la schiena dalla stessa corda che gli cingeva il collo, in modo che se avesse allungato le gambe si sarebbe strozzato » . Incaprettato come in « un suicidio alla siciliana » e svanito nel nulla. Ripescato dai Carabinieri alle 7.30 di domenica 13 ottobre 1985 in località Arginone, atteso sul pontile da padre, fratello, due amici intimi, indirizzati dalla profezia di un veggente, e da Trio, questore di Perugia, fuori giurisdizione e immemore dell'accaduto. Riconosciuto solo dal ristretto capannello, frettolosamente dichiarato morto per asfissia da annegamento, ispezionato solo dalla dottoressa dell'Usl del lago, mai esaminato dal medico legale, mai sottoposto ad autopsia. Il corpo Ë gonfio e violaceo, la facies negroide, la corporatura tozza e robusta. Eppure Francesco Narducci, giovanissimo gastroenterologo dell'ospedale perugino, brillante accademico, studioso di livello internazionale, consorte di Francesca Spagnoli, Ë « magro, alto, distinto, gli occhi azzurro torbido, di un'avvenenza quasi indisponente, fragile, di porcellana » . Dopo le esequie, tra le famiglie Narducci e Spagnoli, ricche, potenti, influenti e massoniche, cala una « lastra di ghiaccio » e inizia una silente guerra tra Montecchi e Capuleti che coinvolge la Perugia bene e alimenta le malelingue. Ma se Francesca ha la dolce ingenuità di Giulietta, con l'inesperienza della sposa adolescenziale e il sogno di un amore romantico, Francesco non ha nulla della passionalità acerba di Romeo: tombeur de femmes, maestro nell'arte del protagonismo, brillante, determinato, amato e idolatrato. La nomea del defunto professionista comincia a vacillare sotto i colpi delle accuse degli inquirenti: assiduo frequentatore di orge e inquietanti festini, interessato a esperimenti di mummificazione, seguace di un'organizzazione massonico esoterica, custode di feticci sessuali femminili. Dopo la sua morte cessano, nei dintorni di Firenze, gli efferati omicidi di giovani coppie di amanti, spesso mutilati da macabre escissioni chirurgiche. Si apre un nuovo filone d'indagini: il dottor Narducci ha il physique du rÙle perfetto per essere il presunto mandante dei delitti del Mostro di Firenze. Le contraddizioni di un uomo e le ombre di una vita di coppia vengono sorprendentemente illuminate dall'infallibile fiuto del giornalista Diego Cugia, abituato a dubitare, a setacciare archivi, a incrociare testimonianze e capace d'intrecciare ricerche e supposizioni in un'incredibile notte da tregenda, trascorsa « alla zingaresca » vagabondando tra i luoghi dei feroci delitti con Francesca Spagnoli, incontrata, come solo nella casualità della realtà Ë possibile, in un hotel sull'autostrada alle porte di Firenze. Quel dialogo serrato, nato dalla spontaneità di due estranei, Ë divenuto romanzo vigoroso e febbrile, « Un amore all'inferno » ( Mondadori, pp. 139, 14 euro), denso e accattivante come un noir, liscio e scorrevole come una prosa hemingwayna, capace di sviscerare l'anima di una vedova incredula, arroccata nella difesa del proprio amore e assetata di chiarezza, facendo emergere, con la maestria di Poirot e la tenacia di Maigret, le pieghe oscure di un matrimonio apparentemente perfetto. Tra coup de thèatre‚ degni della suspense pirandelliana, Cugia insinua l'intollerabile sospetto di un torbido love affair Narducci forse omosessuale latente o uomo impotente, sposatosi per copertura, segretamente drogato, perfettamente bifronte, certamente geniale, nel bene e nel male e di uno scellerato patto massonico per salvare l'onore famigliare. E ripercorre, come un segugio, uno dei pi ? fitti misteri italiani, al pari di Ustica e della Moby Prince, costruito a forza di depistaggi, insabbiamenti, logge massoniche, ricatti, ritorsioni, ritrattazioni, vendette, prove svanite, suicidi, omicidi, vittime collaterali, bocche cucite.