26/03/2005

L'amore e i misteri del mostro di Firenze
Silvana Mazzocchi

Una notte di pioggia, un albergo appena fuori dall’autostrada e un incontro casuale.
Una donna misteriosa e intrigante che ha conosciuto lo sperdimento e il dolore; e un uomo che sa ascoltare la voce del cuore che arriva dal precipizio in cui cade chi scopre di non aver conosciuto davvero neanche chi ha molto amato.
Una storia vera e diabolica raccontata come fosse un romanzo tessuto di inconfessabili fantasie. La protagonista di Un’amore all’inferno di Diego Cugia è Francesca, tanto tempo prima sposa per poco di un giovane medico scomparso improvvisamente nel lago Trasimeno.
Suicidio, omicidio o incidente; il mistero della sua fine s’ intreccia con le rivelazioni che per anni accompagnano l’infinita e buia vicenda del “mostro di Firenze”. Un primo processo che ha punito soltanto i “compagni di merende”, ma che ha lasciato fuori i mandanti, coloro che sono sospettati di essere al vertice di una diabolica setta e di aver ordinato i delitti del “mostro”.
Sullo sfondo le ombre che avvolgono l’ex marito di Francesca, il medico, il borghese affermato, bellissimo e fragile. Un nuovo processo sembra alle porte e Francesca, coinvolta nelle indagini e travolta dai dubbi sul passato, incontra lo scrittore, il giornalista che va controcorrente, indagatore, e a suo modo protettivo. La donna racconta, si confronta.
In un dialogo a due appena interrotto dalla presenza fastidiosa di uno scontato “portiere di notte”. Ne esce un mosaico ricomposto con notizie e dati reali, ma anche con semplici supposizioni.
I luoghi sono quelli dove la cronaca ha scandito per oltre quindici anni i delitto del “mostro”. In una rete di sette sataniche, di violenze e di depistaggi. Diego Cugia, l’inventore di Jack Folla non si smentisce.
Scrive un racconto che evoca con forza straordinaria le ambiguità di una vicenda reale e crudele. Vale per il libro la citazione che offre a Francesca quando dice «Dostoevskij, ne i I Demoni ha scritto una definizione perfetta della verità:”Amico mio, la verità autentica è sempre inverosimile” »