24/03/2005

SENTITO JACK FOLLA: "Il doppio cadavere più che un romanzo"

Erika Pontini

PERUGIA — Un incontro casuale in un hotel sull’autostrada alle porte di Firenze tra Diego Cugia (nella foto grande), il «padre» del radiofonico Jack Folla, e Francesca Spagnoli (nella foto piccola), la vedova di Francesco Narducci. Il medico perugino su cui incombe il sospetto di aver preso parte alla «cupola» che ordinava i duplici delitti del «mostro».
Ne è nato un libro «Un amore all’inferno», romanzo-verità su cui vogliono fare luce anche i carabinieri di Perugia che indagano sul delitto Narducci e sui contatti tra il medico e i personaggi rimasti coinvolti nell’inchiesta fiorentina sui mandanti degli omicidi.
Ieri mattina Diego Cugia è stato sentito dagli investigatori del pubblico ministero Giuliano Mignini come persona informata sui fatti. I carabinieri erano interessati ad alcuni capitoli del libro, all’incontro con la vedova, alla presenza di due funzionari degli Interni nell’albergo, teatro del faccia a faccia, di cui si parla nelle pagine del libro.
Chi erano quegli uomini?
«Un amore all’inferno è un romanzo dove sono evidenziate le parti letterarie e quelle storiche. Bisogna tenere presente che possono essere usati espedienti letterari ma non posso dirle se la presenza dei due funzionari rientri in questo ambito».
Ma lei ha mai ricevuto minacce dopo la pubblicazione del libro? «No. E spero di non riceverne».
Cosa si aspetta dall’inchiesta Narducci-mostro?
«Speriamo che abbia un esito, un processo sia per quanto riguarda la vicenda legata al Trasimeno (dove scomparve nell’85 Narducci) sia per quanto riguarda il coinvolgimento del medico nella storia del mostro. Penso però che la verità più profonda, quella più oscura non si saprà mai. Mi auguro però che i magistrati riescano a tirare fuori degli aspetti di verità. Che riappacifichino almeno il ricordo di quelle povere vittime. Il mio è un auspicio ma credo che almeno a questo si possa arrivare».
Nel suo libro parla di Narducci come di un presunto «mostro perbene». Cosa intende?
«E’ un paradosso ma calzante. Non credo che fosse un serial killer, piuttosto che si fosse avvicinato a quel giro pericoloso di Firenze, forse all’inizio con troppa spavalderia, e poi ne sia rimasto intrappolato. Ma queste sono solo le supposizione di uno scrittore».
E per quanto riguarda la vicenda dei duplici delitti?
«E’ la storia di babele d’Italia. E’ una storia che racchiude emblematicamente la parte più scura del nostro paese. E per quanto riguarda la vicenda Narducci se fosse provato il doppio cadavere, sarebbe stato un espediente ridondante perfino per un romanzo gotico. Se sarà confermato potrebbe farcene parlare ancora per secoli».
L’incontro con Francesca Spagnoli. Che idea si è fatto?
«La vita l’ha messa alla prova in maniera molto dura. E’ una donna alla quale è stato deviato il destino e che dopo vent’anni non può neanche rimpiangere serenamente un marito perduto».