06/04/2007

Se Jack Folla ha il volto di Funari.
Cugia parla di «Apocalypse Show», il varietà che riporta alla ribalta Rai il presentatore pluricensurato. Come lui
L’autore di origini sassaresi racconta come nasce il programma che andrà in onda dal 28 aprile il sabato in prima serata.
PAOLO MERLINI

In comune hanno il bollino nero della censura su alcuni programmi. Funari, il fenomeno televisivo nato più di vent’anni fa con «A bocca aperta», che da programma per massaie era diventato in poco tempo il talk show dove tutti, leader politici in testa, dovevano andare, non torna in Rai dal 1996. Ma non è che dall’altra parte del duopolio sia visto meglio. Pochi mesi fa è naufragato il progetto di una «Commedia divina» (un po’ ambizioso, in effetti) per le reti Mediaset. A giugno è stata registrata la puntata zero ma si è deciso di mettere da parte l’idea. Nel frattempo ha continuato ad apparire sul circuito di Odeon tv e in interviste e comparsate sulle reti nazionali, dalle «Iene» al «Senso della vita» di Bonolis.
Diego Cugia in Rai invece c’è tornato con il «Rockpolitik» di Celentano nel 2005, ma pochi anni prima da viale Mazzini se ne era andato sbattendo la porta per le pressioni su «Alcatraz», il programma radiofonico dove il suo alter ego Jack Folla non risparmiava nessuno, dirigenti Rai compresi. Ora tornano, insieme, dal 28 aprile in un varietà di cinque puntate. Funari come protagonista in scena, Cugia come autore. Su Raiuno al sabato in prima serata: davvero uno strano destino per due censurati eccellenti.

- Il programma si chiama «Apocalypse Show», e anche nel logo visto nel trailer il richiamo al film di Francis Coppola è palese. Vedremo dunque Funari aggirarsi morituro come il comandante Kurtz, magari con in sottofondo «The End» dei Doors? Di recente il presentatore ha confessato pubblicamente che gli resta poco da vivere...

«Beh, più che a Kurtz ho pensato a un Noé dell’apocalisse che viviamo di questi tempi. Ma non finirà come Kurtz-Marlon Brando, anche se certo bene non sta: ha avuto un’operazione a cuore aperto, ha cinque bypass. Noi però lo faremo ballare, gli faremo ricircolare il sangue alla grande».

- Diceva dell’apocalisse.
«È l’apocalisse di cui ci parlano i telegiornali tutte le sere. Anche se non la chiamiamo così, sembra che non ci accorgiamo di un tempo che sta inesorabilmente scadendo. E noi cercheremo di raccontarlo: un apocalisse globale, che va dai filmini su YouTube all’Amazzonia, dal bullismo alle Torri Gemelle. Questi temi sono di solito oscurati nei varietà, noi proveremo a recuperarli in un grande show del sabato sera, come abbiamo fatto con Celentano e Morandi, nello stile della Ballandi Entertainment, quindi con grandi ospiti italiani e internazionali, inseriti in un contesto in cui la parola chiave è una sola. Urgenza».

- Sono i temi di Jack Folla. I suoi temi da sempre.

«Sono temi universali, ma sono anche quelli con cui mi sono confrontato spesso nella mia vita di autore. Naturalmente qui cerco anche di ricucire le fila di un varietà che si è spezzato nel tempo televisivo. Per esempio, mi piace l’idea di Funari che canta Brassens o prova un balletto. Lo farà a modo suo, magari danzando con il bastone. Ha presente quando Marcello Marchesi faceva il Signore di mezza età? Diciamo che questa può essere stata un’ispirazione».

- Com’è nato il rapporto con Funari?

«Non c’eravamo mai incontrati sino al 20 gennaio scorso. Sono andato a trovarlo a Milano dopo che mi era venuta l’idea dello show. Ho pensato a lui perché avevo bisogno di un grande comunicatore. Uno che conclude la sua carriera diventando una specie di leggenda della tv. Se ce la facciamo, ovviamente».

- Un elemento che vi accomuna è la censura.

«Beh, è divertente che uno che stato censurato come me riporti dopo undici anni di esilio Funari a Raiuno».

- Ha timore che possa riaccadere, magari proprio per questo show? Nel riserbo generale, quello che si sa è che lei avrà come sempre carta bianca.

«Il timore c’è sempre. Ma se censura sarà, ci saranno le inevitabili conseguenze. Il direttore Del Noce ha il diritto di leggere i copioni prima della messa in onda, visto che è il responsabile dela rete, ma anche l’autore ha quello di togliere la firma o andarsene se si sente censurato».

- Potrebbe accadere come a «Rockpolitik» di Celentano, dove Del Noce prudentemente si autosospese prima della messa in onda.

«Sono circostanze diverse. Allora lo fece perché i copioni non gli venivano fatti vedere, ora ne avrà l’opportunità. Ripeto, esercita un diritto che io non contesto a priori».

- Lei era tra gli autori della «Commedia divina» che Mediaset ha cancellato?

«No, non era un mio programma. E nello show non ci saranno le persone che avrebbero dovuto affiancarlo, ma ciò non toglie che alcuni di loro possano essere tra gli ospiti».

- Enrico Lucci delle «Iene» per esempio? In più servizi con lui Funari fece cose incredibili: si abbassò i calzoni, si tolse la dentiera... Glielo permetterà anche lei?

«No. Guardi, io penso a un paradosso, a un Funari elegante, che poi lui in realtà è proprio così. Un antico signore. Su questo abbiamo trovato un accordo, sono sicuro che ci sorprenderà ancora una volta apparendo in modo diverso da come eravamo abituati. Più bastone e bombetta e meno mortadella».

- Insomma, un Funari politicamente corretto.

«Al contrario, sarà politicamente scorrettissimo per quanto riguarda i grandi temi. Quanto alla politichetta nostra, francamente è così insignificante che non vale neanche la pena parlarne».

- Ai primissimi tempi di «A bocca aperta», negli anni Ottanta, Funari fu massacrato dai critici, che vedevano in lui l’emblema di quel trash televisivo che gradualmente ci ha sommerso. Poi è avvenuto un lento sdoganamento, sinistra compresa dov’era più criticato. Lei è di sinistra?

«Sì. Ma diciamo che sono un anarchico libertario. Come Gianfranco Funari».