25/02/2006

Microfoni spenti per Cugia-Jack Folla - Sospeso «Zombie», programma su Radio 24 realizzato dall’autore e conduttore sardo
«Una parte di Confindustria non gradiva il programma: forse hanno dato fastidio discorsi che evocavano gli elenchi della P2»
Pier Giorgio Pinna

«Una parte dell’imprenditoria italiana non gradiva il mio programma: forse hanno dato fastidio alcuni discorsi, compreso quello in cui ho ricordato gli elenchi della P2». Diego Cugia-Jack Folla si dice amareggiato, stanco. Ma non demorde. E, soprattutto, non ha peli sulla lingua. Ieri, dalle 14 alle 15, ha guidato l’ultima puntata di Zombie su Radio 24, proprietà della Confindustria. Al termine ha annunciato la fine delle trasmissioni imposta dall’alto con un monologo di otto minuti (riportato qui accanto, ndc). Nel suo intervento l’autore-conduttore sardo reso celebre dal personaggio dell’Uomo di Alcatraz ha sparato a zero sulla censura. E’ seguita la replica del direttore della radio, Giancarlo Santalmassi: «Meglio parlare dei problemi della gente che continuare così - ha affermato in sostanza il giornalista - Niente era più efficace né convincente. In ogni caso, la decisione è solo mia». Il programma doveva durare un anno, è andato in onda per poche settimane. «Ho le mie idee, però attendo di conoscere il vero motivo all’origine del provvedimento - spiega Cugia - Per il resto mi sento un po’ sbalestrato. E quindi non so che farò in futuro. Ma, come sempre, continuerò a lavorare». Sino a oggi il papà radiofonico di Jack Folla ha avuto un percorso fuori schema. Cinquantatré anni il prossimo 24 maggio, di famiglia nobile, marchesato sassarese dei Sant’Orsola, vanta antenati provenzali e spagnoli. Infaticabile nello scrivere romanzi e sceneggiature, vive da tempo a Roma, ma fa spesso lunghe vacanze in Sardegna. «In realtà - dice - la mia città ideale non esiste: potrebbe essere Barcellona con il Castello di Cagliari e la cattedrale di Alghero». In passato, come spiega lui stesso nella biografia su Internet, ha fatto di tutto. Dal baby-sitter in case signorili al lettore mai sazio di classici della narrativa, dallo studioso di psicoanalisi al cultore di Krya Yoga. Sino ad approdare, nel 1977, alle prime esperienze in radio. E continuare poi con la Rai: dove, nonostante trasmissioni con big come Paolo Conte e Michele Serra, in questi 30 anni è rimasto un collaboratore esterno. E sempre in questa veste ha di recente fatto il co-autore dei testi di Celentano negli ultimi show in tv, inventando fra l’altro l’adagio rock-lento diventato poi un tormentone nella vita di tutti i giorni per le continue citazioni di molti. Il 9 gennaio scorso provocatoriamente autoproclamatosi morto e fatto zombie con la nuova trasmissione, Cugia aveva scelto la frase «Contro un’Italia che sa il prezzo di tutto e il valore di niente» come sottotitolo del programma. L’affermazione riprende un aforisma, sulla figura del cinico, creato dallo scrittore inglese Oscar Wilde nell’opera «Il ventaglio di Lady Windermere». E’ stato scritto oltre un secolo fa, eppure è ancora efficace di questi tempi: anche nel caso dell’autore sardo. A suo tempo la Rai aveva censurato «Jack Folla». Ora è dunque il turno di «Zombie». Neppure «morire», in fondo, è servito. «E non riesco proprio a capire perché - sostiene Cugia - Il mio non era un programma politico, piuttosto un manifesto in versi. Chiedo, allora: chi ha paura della poesia?». Con la sua trasmissione il conduttore voleva scuotere l’Italia dalla letargia nella quale ritiene sia caduta: «Il Paese delle idee è fermo. “Zombie” poteva dare un contributo a rilanciarlo. Perciò ritengo quanto è successo una censura terrificante». E adesso? «Adesso - è la conclusione dell’ex Uomo di Alcatraz - do appuntamento a chi mi segue sul sito www.diegocugia.com. Vedrete: qualcosa inventerò».