23/02/2006

Fazio multato, Jack Folla sospeso
Vittime della par condicio Il conduttore di "Che tempo che fa" e l'autore di "Zombie" su Radio 24
Maria Grazia Bruzzone

ROMA - Un punito e forse un altro epurato. Vittime della par condicio, edizione 2006. Il primo è Fabio Fazio che, secondo l'Autorità Garante presieduta da Corrado Calabrò, ha violato le norme stabilite nel 2003 dalla commissione parlamentare di Vigilanza, che vietano di norma la presenza di politici nei programmi di intrattenimento, quale sarebbe «Che tempo che fa». Il secondo è Diego Cugia, l'autore scomodo (già esiliato dalla Rai) e la voce dello «Zombie» che dai microfoni di Radio 24, la radio di Confindustria, giocando liberamente con le vicende italiane grazie appunto al suo particolare status di «morto che parla», nelle ultime settimane di libertà se ne sarebbe prese un po' troppe. Dedicando il suo programma una volta agli iscritti alla loggia P2 di Licio Gelli - il cui archivio era appena stato donato - in testa Berlusconi, a seguire Fabrizio Cicchitto, poi il ministro Martino...; un'altra alle leggi ad personam, come quella sull'inappellabilità. Così che, per quanto il suo programma arrivi alla Radio «chiavi in mano», il direttore Giancarlo Santalmassi ha deciso di sospenderlo. Cugia vorrebbe annunciarlo domani in trasmissione. II caso Fazio era in qualche modo già esploso quando, qualche tempo fa, era entrato nel mirino dell'Authority, che aveva chiesto chiarimenti a RaiTre. Il direttore Ruffini aveva replicato che il programma era un talk show, non un varietà. Ma le sue controdeduzioni non hanno evidentemente convinto il Comitato Servizi e prodotti. Né il Consiglio che ieri si è pronunciato a maggioranza (a favore i commissari di centrodestra più il presidente Calabrò) e ha «invitato» la Rai ad. «attivare le misure disciplinari del caso». Secondo l'Autorità, nel ciclo di trasmissioni dal 4 novembre scorso al 5 febbraio 2006, l'abituale presenza di esponenti politici si sarebbe intensificata nell'approssimarsi della campagna elettorale, senza motivazioni particolari rispetto ai temi trattati. Di qui «la forte connotazione politica» del programma, «l'indebita introduzione di spazi di approfondimento politico non rispettosi, in più, dei principi di parità». «Continuo a ritenere di non aver violato alcun atto di indirizzo ma di aver contribuito a far nascere un bel programma, di qualità, aperto e intelligente, libero e pluralista», ribatte Ruffini. Convinto che «la presenza di politici in un talk show sia cosa diversa da quella di politici nei programmi di intrattenimento». Il talk show infatti «per sua natura si occupa di temi culturali, civili, politici». In più, i politici sono stati in tutto 10 su 64 ospiti, 5 di un Polo 5 dell'altro, tutti invitati a parlare di temi di cui erano competenti in spazi a loro dedicati. Vedi Fini e Tremoliti su politica estera ed economica, Fassino su Unipol o Cofferati sulla politica sociale a Bologna. Ergo, «Non si capisce in base a quale interpretazione il documento della Vigilanza dovrebbe impedire alla tv pubblica di invitare un politico a esprimere liberamente il suo pensiero». In ogni caso «faremo valere le nostre ragioni», conclude Ruffini, lasciando capire l'intenzione di fare ricorso. Più spinosa la questione di Zombie alias Diego Cugia, autore radiofonico dal "77, Jack Folla per Radiorai e poi nei suoi libri, consigliere di amministrazione della Siae, romanziere, autore tv per Celentano. Peraltro nel suo gioco radiofonico, tra un'evocazione di Elvis Presley o di Edith Piaf e Freddy Mercury, aveva preso di mira anche Prodi alludendo alla vendita dell'Alfa Romeo, e i ds sull'Unipol o su Telekom Serbia, invocando dagli ascoltatori «notizie certe». Non è bastato, sotto elezioni. Cugia, già messo sull'avviso, voleva essere lui stesso a dare la notizia della sospensione del suo programma domani in diretta. Chissà se potrà ancora andare in onda.