09/01/2006

RADIO/LA PROVOCAZIONE «Così vedrò l’Italia e i suoi problemi con un distacco altrimenti impossibile»
Torna Cugia, uno «Zombie» a Radio 24

Alessio Conca

Dopo quasi tre anni di lontananza dai microfoni, torna in radio Diego Cugia. E lo fa con Zombie, da oggi in onda su Radio 24, tutti i giorni dalle 14 alle 15 (replica dalle 22 alle 23).
Giornalista, scrittore, autore dall’inconfondibile stile sarcastico, per venticinque anni Cugia è stato mente e penna di Radio Rai con trasmissioni e personaggi di successo: da Mocambo Bar (scritta a quattro mani insieme a Paolo Conte), a Jack Folla-Alcatraz. E lungo è anche il suo sodalizio con Adriano Celentano, che ha affiancato come autore in tante avventure, da Francamente me ne infischio fino al recente e discusso Rockpolitik. Insomma, il ritorno di Cugia-Zombie, più in ossa che in carne, si annuncia scoppiettante.
Almeno a giudicare dalle clip, che da giorni vanno in onda sull’emittente del Sole 24 Ore.
Senza però prendersi troppo sul serio, con il sorriso sulle labbra e con la voglia di lasciare qualche volta spazio e microfono anche a defunti veri, ma vivi più che mai: come Edith Piaf o Elvis Presley.

Allora Cugia, per cominciare, qualche anticipazione sul nuovo programma...
Le rispondo - anticipa il giornalista a La Provincia - con il metodo spiritico della "scrittura automatica", in quanto Diego Cugia, come lei sa, è morto... Zombie infatti è il primo programma al mondo in diretta dall’aldilà. Ci sono defunti che non fanno niente e defunti che lavorano: io sono fra questi ultimi.
Immagino che l’Aldilà sia un punto di osservazione particolarmente adatto per guardare l’Italia di oggi...
Direi di sì. Io mi sono proclamato "morto" proprio per vedere le cose con un distacco altrimenti impossibile.
E troveremo lo spirito irriverente del vecchio Jack Folla-Alcatraz, oppure sarà un programma tutto diverso?
Questa volta troverete direttamente l’autore e non il personaggio. La voce di Roberto Pedicini, il doppiatore di Jack, era una vera cannonata, la mia in confronto sembra una mitraglietta da campo del 1915-18, ma non ho più voglia di mediazioni, io sono quello che dico.
Lei è stato autore di «Rockpolitik» di Celentano. Lontano dalle polemiche, le va di fare un bilancio della trasmissione: rock o lenta? Libera o di parte?
Guardi, credo molto più libera di qualsiasi tipo di show passi sui nostri schermi, ma naturalmente molto meno libera di come dovrebbe essere la televisione in un Paese di parte. Perché, se tu decidi di dare voce solo al pensiero unico, è lo Stato ad essere di parte, non questo o quel programma. Rockpolitik, come ha detto Adriano, è stato un soffio d’aria pura.
Oltre a «Zombie», sta lavorando ad altri progetti? Televisione, libri, o ancora radio?
No, solo Zombie. Per l’eternità.