29/04/2007

È la fine del mondo l’Apocalypse di Funari

Alessandra Comazzi

ROMA - Allegria di naufraghi. Allegria colorata di naufraghi felici. Capitanati da Gianfranco Funari, re degli zingari, 75 anni, tornato alla Rai dopo 11. Seduto su una poltrona-trono, barba bianca, cappello e bastone, occhialini rossi, abito gessato, profetizza l'apocalisse. «Sabato 26 maggio ci sarà la fine del mondo, lo dice la televisione. Che famo in queste settimane? Famo quello che ci pare». In diretta dallo studio 15 di Cinecittà, Del Noce e De Andreis comunque in prima fila («ma a lei diretto' nun la bacio», dice Funari), va in onda Apocalypse Show, il programmone di Diego Cugia prodotto da Raiuno e da Ballandi, regista Cesare Gigli. E diavolo di una Raiuno: sembra sempre lì, più morta che viva (ideativamente parlando), ed eccola realizzare uno spettacolo del sabato sera degno dei grandi varietà tv di tradizione, e però rivisitato con ritmi e stile contemporaneo. Si immagina dunque che, aspettando la fine del mondo, si ripassino le tragedie che ci hanno perduto, ma anche le cose belle da ricordare, quelle da portare nell'arca della salvezza. A cominciare dal twist, per continuare con i Beatles, con i pezzi di Dalla accompagnati da immagini, per l'appunto, apocalittiche.
E' uno spettacolo, questo, fatto non soltanto di canzoni (molto bella pure la sigla ballata, con l'orchestra diretta da Savino Cesario), ma pure di cose terribili come l'acqua che manca e l'inquinamento e il pianeta da salvare. Funari, che non è desueto a trattare temi forti e importanti, li tratta. Mentre l'enorme orologio che fa da fondale scandisce il conto alla rovescia. Alle profezie escatologiche, si alterna la presenza in scena di Fabio De Luigi, che dopo tanta Gialappa's è stato finalmente ritenuto pronto per il grande salto nel varietà di Raiuno. E pronto era, perché è bravo e svecchia un po' 'sto mestiere di conduttore (lo bilancia Funari, d'altronde). Accanto a lui Esther Ortega, la bella spagnola tanto spiritosa e sicura di sé da presentare vestita.
E insomma uno spettacolone. Contaminato, certo, ma seriamente contaminato. Allegro, anche, nonostante la fine del mondo. La mano di Cugia si sente, i monologhi non possono non ricordare quelli di Celentano, o di Morandi: stesso autore, stessa produzione. Cugia d'altronde è l'uomo di Alcatraz, ai tempi del programma radiofonico smuoveva letteralmente le masse. E la minaccia Funari? Niente politica come da promessa, siamo in par condicio, non sono mica matti. Niente parolacce, molto controllo. Però l'uomo (sempre in scena) ha parlato dell'Italia, «paese che non ha più idee, e della mediocrità sovrana. Non seguite il branco, disperdetevi come i granelli di polvere». Beh, perché no?