30/05/2002
La bella ingenuità di un eterno scontento

Da La Repubblica (Michele Serra)

La parte dell'incazzato cronico, dell'oppositore per partito preso, è una delle più difficili proprio perchè facilissima. Si corre su un binario, basta alzare sempre i toni e attingere al ricco repertorio italiano dei "fuori dal coro", e dopo poche battute si arriva dritti alla stucchevolezza.

Ma allora come ha fatto Jack Folla, ormai un veterano dell'invettiva, a reggere la scena per anni senza diventare una macchietta dello scontento? Come si spiegano l'affetto partecipe dei fan, il piccolo culto di massa per una voce radiofonica che è diventata quasi più "materiale" di tanti volti televisivi di cartapesta?

Per capirlo, basta aver ascoltato qualche volta Jack Folla. La "tecnica" di Diego Cugia, semplicemente, non è una tecnica. Pur essendo un autore radiofonico e televisivo navigato, Cugia riversa i suoi umori e le sue opinioni in Jack senza porsi nessuno scrupolo di misura, di opportunità o di seduzione. E' un flusso di parole quasi psicanalitico, un soliloquio libero e poco calcolato (anche se scritto, e non è un dettaglio, sempre in ottimo italiano), il cui pregio fondamentale è l'ingenuità.

Ingenuità non come mancanza di spessore, ma come assenza di cinismo. Jack Folla parla di politica, di cultura, di televisione, di affetti, con il solo obiettivo di manifestare l'animo e la storia personale del suo autore. E' un'urgenza, questa, ma anche un rischio e un lusso. Chi detesta Jack Folla, non sopporta appunto l'assenza di filtri, e in fin dei conti di malizia, di questo parlatore senza argini, uno che ha deciso di occupare fino in fondo il suo pulpito e di usarlo per sputare tutti i rospi, pubblici e privati. Chi lo ama, gli riconosce proprio questo coraggio spudorato, che offre il fianco a infinite critiche: di narcisismo, di onniscienza, di petulanza.

Ex autore comico di ottima vaglia, coautore del Celentano televisivo più hard, scrittore di sceneggiati radiofonici di successo, Cugia è il tipico scrittore che ha trovato il modo di rubare finalmente i riflettori ai suoi personaggi, fino a coincidere del tutto con la sua creatura finale. Sono operazioni, queste, fatte apposta per indispettire la critica, ma se condotte con sincerità e coraggio possono spezzare ogni diaframma con il pubblico. E' quanto è accaduto a Cugia con Jack Folla, voce quasi ventriloqua di uno scrittore per conto terzi che ha infine scelto, dopo molti anni, di usare il "sè" per riuscire a dire ciò che le molte mediazioni del mondo dello spettacolo gli impedivano di dire, o gli suggerivano di non dire.

Uomo intelligente e difficile, Cugia è sempre stato un autore ingombrante, litigioso, sottoutilizzato. L'idea di autoinfliggersi l'ergastolo, e di lì liberare tutti i suoi cattivi umori è anche una cosciente parodia del ruolo dell'autore nel mondo radiotelevisivo. Spesso l'autore è uno che legge Joyce ma deve scrivere per Anna Oxa. Cugia, vendicando se stesso, ha anche vendicato molti cervelli autoriali relegati al ruolo di palinsestiti tristi.