08/06/2002
Contro un mondo di plastica
«La Sardegna della mia infanzia se la sono divorata i vip»
Da La Nuova Sardegna

di Fiorentino Pironti

Non lasciatevi ingannare dal Jack Folla dissacrante, da quello che non ha niente perdere e quindi dice tutto quello che gli salta in testa e fa tutto quello che ha voglia di fare: Diego Cugia è un'altra cosa, ha modi gentili, è un timido (ma non di quella specie che diventa aggressiva), trasuda amore. Il nostro incontro è cominciato così:
- Sei nato a Sassari?
«No, purtroppo».
Come purtroppo? Sassari è piena di ragazzi che si sentono addosso una cappa oppressiva, che quasi non respirano perchè è corto il respiro della città, e c'è qualcuno che rimpiange di non esserci nato? Non è che Diego Cugia soffre di quella sindrome tipica dell'emigrato che ricorda soltanto le cose belle del borgo natio?
No, siamo di nuovo fuori strada. Sentite.
- Credi che la nostra terra possa vivere di turismo?
«Non sono un economista, mi chiedi una risposta molto complicata. Posso dire però che 30 anni fa Alghero aveva un turismo elegante, di alta qualità, pur senza quella massa inqualificabile composta dai sedicenti vip. Quelli che invece sono finiti in quel mondo di plastica che è la Costa Smeralda. Me le ricordo le spiagge della Gallura, che raggiungevo con una moto da cross. Che spettacolo!».
Ecco la nostalgia, c'è ed emerge nitida, ma l'analisi da «non economista» mica è da buttar via. Quantomeno fornisce qualche elemento di riflessione sulle scelte (o non scelte, a piacere) di tre generazioni di politici sardi. E' evidente che Diego Cugia si è fatto prendere dal sentimento, ma c'è sempre Jack Folla in agguato: «Alla fine, mi sento straniero in patria».
Un fenomeno straordinario? Manco per sogno. Pensiamoci un attimo: quanti di noi si sentono stranieri in Sardegna pur vivendoci e pur non avendo la rabbia di Jack Folla?
Dopo una giornata trascorsa con lui a parlare di tutto, si scopre che la straordinarietà di Diego Cugia consiste in una caratteristica per molti versi banale: ha semplicemente il coraggio di dire quello che tu hai sempre pensato ma non sei mai riuscito a tirar fuori.
E non è tutto merito di Jack Folla.