LA GUERRA DEI "NO"

13/04/01. Diego Cugia, autore della trasmissione radio-televisiva Alcatraz, ci parla del suo nuovo romanzo dal titolo emblematico No


Diego Cugia, dopo il contrastato successo di Alcatraz, torna a parlare di ingiustizie con un nuovo, audace romanzo dal titolo No. La storia è quella di Speranza, eroina dei nostri giorni processata in real audio per i suoi troppi "no". Sospesa fra la vita e la morte, Speranza alimenta il successo di un reality show che usa la pena capitale per intrattenere i telespettatori dell'anno 2017.

Perchè ha così a cuore il tema della pena di morte?
Perché è l'aberrazione della "libertà divinizzata", lo Stato che uccide in nome dell'"uguaglianza", l'occhio per occhio, la legge delle bestie.

Qual è il suo ideale, il suo sogno per l'Italia del 2017?
Che non sia diventata una verdura liofilizzata del minestrone globale. Che non sia europea solo per una fusione tra banche. Che ritrovi l'unità faticosamente conquistata, e faccia luce sui tanti scandali e segreti che l'hanno abbruttita, reggendone il peso, ma anche sapendosi proiettare nella competizione globale con la leggerezza di chi sa di poter contare sulla forza dei secoli, su un'intelligenza millenaria, sul DNA mondiale dell'arte.

Nel romanzo mostra l'Italia come un paese di xenofobi. Come ci siamo arrivati?
Fa parte della rimozione generale in atto. Ricordate Renato Carosone di Tu vo' fa' l'americano? Noi siamo stati profondo blues, un Paese Nero. Gli extracomunitari che vengono in Italia, siamo sempre noi che nell'altro secolo andavamo in America con le valigie di cartone. Questo vizio da arricchiti di considerarli "diversi" o "fuori casta" è preistoria. Il problema della clandestinità e della violenza non va confuso mai con questo assunto: gli altri, di qualsiasi razza, religione, ceto e credo politico, siamo noi se fossimo nati altrove.

In un'intervista ha detto: "Sì ad un'Italia in cui si smetta di parlare solo di soldi e di successo, e si ritorni finalmente a parlare della nostra storia". Quali sono i maggiori esponenti del sì in Italia?
Alcuni grandi vecchi. Alcuni sedicenni. E un esercito invisibile di persone che oggi si sentono isolate, desuete, fuori della storia. Uomini che non appaiono, che sembrano messi fuori gioco dai loro valori, che resistono. Quelli che sono rimasti svegli, mentre noi dormivamo. Speriamo che lo siano ancora, quando torneremo indietro a cercarli, perché avremo smarrito il sentiero.

Lei afferma: "La parola share nasconde una parolaccia che si chiama consenso". Gli spettatori sono vittime o artefici dei contenuti televisivi?
Inventare programmi migliori, battersi perché vengano trasmessi, e guardarli, altrimenti è inutile. Se in molti volessimo sul serio una televisione diversa, come per ogni altra cosa da conquistare nella vita, ne parleremmo da mattina a sera, nei bar, nelle piazze, nelle case. Un giorno, facendo zapping, ci imbatteremmo nel programma sognato. Non è utopia, è idealismo della concretezza.

Cosa salverebbe dell'Italia di oggi?
L'ingenuità di credere ancora che un padre ci possa salvare. Nonostante la storia. È il pifferaio magico di turno che non salverei. Ma l'ingenuità m'incanta. Tutta quella gente in fila indiana con gli zufoli e i tamburelli, mi mette allegria. Poi ti accorgi che il pifferaio li sta portando dritti nel burrone. E allora non sorridi più.

Barbara Monti

Diego Cugia
No
Bompiani editore, 2001, lire 26.000