L'Avvenire 13 maggio 1999

INTERVISTA Parla Diego Cugia, inventore del programma di RadioDue amato dai ragazzi

«ALCATRAZ? Una terapia»
 

Gigio Rancilio

Dunque, ieri pomeriggio, Jack Folla, il disc jockey rinchiuso ad Alcatraz, è scappato di prigione a poche ore dalla sua esecuzione (era condannato a morte). Per sette mesi, con il suo linguaggio a volte fin troppo crudo, è stato l'idolo di migliaia di ragazzi, pronti a sintonizzarsi ogni pomeriggio(o a tarda sera, per la replica) sulle frequenze di Rai Radiodue per ascoltarlo. Un successo, quel lo di Folla (interpretato da Roberto Pedicini, già doppiatore di Mozart in Amadeus, Christopher Lambert in Nirvanana e Bruce Willis) che ha triplicato gli ascolti di Radiodue in quella fascia oraria. A creare questo personaggio e il relativo programma è stato Diego Cugia, da anni autore radiofonico per la Rai
Cugia, perché ha inventato tutto questo? Per dimostrare di essere bravo come Orson Welles, il quale, via radio fece credere agli Americani di essere stati invasi dai marzani?
"Non volevo dimostrare nulla, ma solo parlare ai ragazzi, perché ero convinto che non sapessero nulla di certa musica, certi libri e certi riferimenti".
Ma di fatto il suo fratello maggiore è diventato per molti una sorta di santone?
"Macchè santone. Li ha solo aiutati a svegliarsi. Ecco: in questo senso Alcatraz è stata una bel la radioterapia".
Già ma da oggi questi ragazzi dovranno camminare con le loro gambe senza essere più dipendenti da quello che dice o pensa Jack Folla.
"Intanto non è detto che Jack Folla non ce la faccia a liberarsi del tutto e non ricominci a parlare da qualche parte. E poi credo che la loro dipendenza da Jack non sia una dipendenza "tossica", ma nonostante tutto positiva: grazie a lui abbiamo riacceso i sogni di tanti. E poi il fine, come si dice, giustifica i mezzi".
Giustifica anche quell'ondata di volgarità che spesso ha fatto capolino nelle puntate?
"Nessuna ondata di volgarità, ma solo l'uso del linguaggio di oggi. Che può piacere o meno, ma esiste".
D'accordo, ma spesso il suo Jack Folla ne ha abusato. Possibile che per fare presa sui ragazzi occorrano ancora questi trucchi?
"Lo ammetto, soprattutto all'inizio, il linguaggio forte mi è servito come un trucco per fare colpo sui ragazzi. Ma se Jack Folla ha avuto successo è anche perché era vero, persino nel linguaggio".
Così vero che tanti gli hanno creduto in maniera fin troppo esagerata?
"Proprio pensando ai più suggestionabili non ho fatto morire Jack Folla come invece avevo previsto. Non volevo che qualcuno decidesse di seguirlo, suicidandosi".
E che dire ai suoi ascoltatori idealisti del fatto che Jack Folla è diventato grazie ad un compact disc e ad un libro anche un business?
"Che il vero business sarebbe stato accettare la proposta di fare magliette e gadget di Alcatraz".
Perché avete anticipato la fine del programma di un mese?
"Perché avevo paura che Jack cominciasse a ripetersi. Non a caso, appena abbiamo anticipato la sua esecuzione l'interesse per lui si è ravvivato".
Dopo quest'esperienza, che opinione si è fatto dei ragazzi?
"Che sono molto meglio di come un cinico quarantenne come me credeva. E infatti farò ancora qualcosa per loro. Forse con Jack. Magari mettendo insieme radio, tv e Internet".
Oggi, intanto, alle 14.15, al posto di Jack Folla su Radiodue ci sarà Diego Cugia. "Risponderò alle telefonate degli ascoltatori. Mentre domani manderemo in onda solo musica inframezzata dai messaggi lasciati sulla segreteria telefonica dagli ascoltatori".