PAM

Al di là di una polverosa commozione, che c’importa di Pam Thi Tra My? Già il nome di questa ventiseienne  è astruso per noi, come i suoi occhi a mandorla che lanciano sguardi alieni dalla foto pubblicate sui giornali. Fosse stata di specie italiana, -una ragazzina di Bergamo per dire- un po’ di polvere dal nostro cuore immobile sarebbe volata in cielo con lei. Ma Pam era solo una delle 39 vittime del Tir carico di cadaveri rinvenuti in un porto inglese. Pochi minuti prima di morire aveva scritto un sms ai genitori, come una piccola lapide: “Il mio viaggio verso una terra straniera è fallito. Sto morendo. Non riesco a respirare. Vi amo tanto. Mi dispiace, mamma”.
Suo fratello ha raccontato alla Bbc: “Aveva pagato 30 mila sterline ai trafficanti per farsi portare in Gran Bretagna. Era partita dal Vietnam il 3 ottobre, prima volando in Cina, dove è rimasta un paio di giorni, quindi da lì fino alla Francia. Ci ha chiamati ogni volta che ha raggiunto una nuova destinazione. Ci ha detto di non chiamarla, perché i trafficanti non le permettevano di ricevere telefonate”. Un biglietto da 30 mila sterline pagato per essere traghettata verso un futuro più ricco di opportunità. Sono quasi 35 mila euro. Quanti di noi italiani potrebbero permetterselo? Davvero pochi. Meditate. Spero di trasmettervi questo brivido: siamo cambogiani-italiani. Forse neppure in grado di acquistare il biglietto di quella lotteria sventurata. Abbiamo perduto una persona cara, una di famiglia, una di noi: Pam Thi Tra My. Siamo in lutto, non illudiamoci. Ci hanno recintato il cuore col filo spinato. Vogliono farci credere che gli emigranti sono mostri. Così, rinchiusi nel ghetto del cuore e gridando nelle piazze “Prima gli italiani!”, ci hanno messo la benda sugli occhi. Per non vedere che il liberismo sfrenato, il vero mostro della nostra epoca, ci sta traghettando tutti su quella piazzola inglese, parcheggiati in quel Tir di anime congelate, dove non sono morti “trentanove cinesi” ma tu, io, italiani, siriani, catalani, argentini, indiani, greci. Negli occhi di Pam c’è l’anima del mondo. Liberiamola.

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