Saluti da Gibilterra a l’Unità
Sabato 6 Dicembre
C’era una volta un paese in cui per essere sinceri bisognava recitare, per scrivere la verità servirsi di una menzogna. Uno doveva cambiare nome, voce, inventarsi di essere un assassino, mettersi a gridare alla radio o su un giornale che era un condannato a morte e fra trecentotrentatré giorni sarebbe stato giustiziato, allora poteva dire la sua, oppure niente. Così potevi essere sincero altrimenti eri matto.
Era un paese nobile e antico, diventato, da una decina d’anni, feroce e ingenuo, due caratteristiche umane che si accoppiano nelle tragedie e nelle catastrofi: l’eruzione di un vulcano, il crollo di una diga o delle tribune di uno stadio, quando per salvarsi si calpestano ferocemente donne e bambini, ma in preda al panico si fugge ingenuamente nella direzione sbagliata, il luogo dell’esplosione, la bocca del cratere, le fauci del drago.
Che cosa fosse veramente accaduto è difficile dirlo, chi dava la colpa alla tele, chi a un nano malefico o a entrambi, e chi a quelli che se la raccontavano così (ho già detto che erano tutti sia feroci che ingenui). Fatto sta che da un giorno all’altro la gente cominciò a guardarsi in cagnesco, a invidiarsi, a sparlare, a dirsi tu di qua io di là, e per qualche tempo ci si schierò sotto opposte bandiere, i Noi e i Loro, poi neanche quelle. Tutti indossarono la stessa casacchina, prodotta dalla stessa Multinazionale del Tutto Esaurito, ma su ciascuna c’era scritto Io, e per questo, con feroce ingenuità, tutti si credevano i re del mondo. Formarono partiti di re, sindacati di re, televisioni e giornali di re, lobby di re, mafie di re. Si adulavano per quanto denaro possedevano. Più dicevano banalità più si arrapavano. Se a qualcuno veniva un’idea intelligente o una parola d’oro lo mettevano al muro. I re poveri, la maggioranza del paese, non contavano una sega, facevano i sudditi, ma con la corona di cartone. Avevano un solo obiettivo: fare più soldi possibile e scalzare i re con la corona d’oro. Erano pronti a calpestare le proprie madri, mogli, bambini. Questo, da una decina d’anni, e non se ne vedeva la fine.
C’era una volta, e c’è ancora, un paese di tutti re. Un paese dove nessuno sapeva più, profondamente, che cosa significa noi. Se ci provava, gli veniva un raglio di uno o più io-io-io. Non posso dirvi come questa favola andrà a finire. Sono un re con la corona di carta extrastrong, posso permettermi di fare quello che mi pare e piace, anche tacervi, se lo sapessi, il finale. Così voi, che potete smettere di leggere, tanto lo sapete qual è il paese in cui “Ogni volta che torno” mi scrive un lettore, Andrea: “avverto la perdita di quello che era l’amore per la libertà di questo popolo. Giorno dopo giorno, a pezzi, come calcinacci di un muro. Era il popolo più raffinato del mondo, oggi un’accozzaglia di esseri stravolti, nevrotici, pieni di firme sui jeans, e occhiali da sole portati anche quando è sera o c’è nebbia. E sempre più autoritari e servili allo stesso tempo.”
La mail mi è arrivata in questo istante. Mentre scrivevo “feroci e ingenui”, Andrea precisava “autoritari e servili”. Piccole parentele spirituali, collusioni emotive, ci si capisce senza essersi letti, senza conoscersi. Nel regno della comunicazione totale facciamo così fatica a trovare dei nostri simili che siamo stati costretti ad affinare la telepatia. Perché in quel paese dei re era precipitata anche la forma più elementare di cortesia. Telefonavi e rimanevano in silenzio. Scrivevi una partecipazione o mandavi un dono, e non ti rispondevano più neanche con un modestissimo grazie. Se non eri immediatamente funzionale ai loro onnipotenti desideri o interessi privati, sparivi. Se non eri allineato a qualcosa di ben più profondo che un partito o una linea politica, allineato a uno stile affaristico di esistere, o alla guerra fratricida per qualche corona di merda, diventavi invisibile. Nessuno ti diceva niente, si era liberi -dicevano- ma i re erano intenti ad allargare le loro sfere di influenza, ed erano sempre incasinati e stanchi. A un certo punto successe l’inverosimile: chi stava elemosinando o faceva la fila all’ufficio di collocamento, quando passava un re doveva consolarlo. Era già accaduto altrove. Qualcuno, per esempio, spariva. Ma dove l’hanno portato? chiedevano al portiere. “Non lo so, niente di grave. Ma certamente quello lì avrà combinato qualcosa.” E allora nessuno poneva più domande, per non venire implicato.
Essere vivi, “anche percossi e curvi”, come scrive Evtušenko in una sfavillante poesia contro il suicidio, “è un minuto cometa codaverde, rubato al grande carro d’universo. Ferma il coltello. Ridi!”
Io rido e mi fermo, smetto di essere un racconto, come ha sempre mentito la striscia qui in alto. In realtà non sono mai stato un racconto. Tranne ora. Ho cominciato quest’ultimo pezzo dicendo: c’era una volta un paese in cui per essere sinceri bisognava recitare, per scrivere la verità servirsi di una menzogna. Ma dieci anni fa non avrei neppure immaginato che sarei dovuto finire, per scrivere un normalissimo articolo, su una piattaforma petrolifera al largo di Gibilterra. O raccontarvi di una creatura meravigliosa di nome Jemima, che in questa stanza di Roma non si sarebbe mai sognata di suonare al campanello. La verità è brutta, non ha oceani né cormorani. Credo che ormai per raccontare l’Italia senza sporcarsi bisognerebbe essere il cieco Omero o un uccello dell’aurora. Ringrazio l’Unità che mi ha pubblicato. Ringrazio te che mi hai letto e sopportato. Certe parole come certe carezze sopravvivono ai re.
(Fine)
43 Risposte to “Saluti da Gibilterra a l’Unità”
By sofya on dic 6, 2008
http://www.youtube.com/watch?v=xw_vmEOfBSI
dio risorge sempre.
signor cugia mi dispiace, ma non puoi arrenderti.
non dovresti essere nessun altro personaggio inventato, a parte nei tuoi libri…
ma perchè? un tempo ci si riuniva a leggere un libro con l’autore stesso.. ma perchè non si può cercare l’alternativa? e se ci penso un po’ a me mi pare proprio la storia ciclica di un uomo condannato.
mi dispiace tanto.
purtroppo la verità ci affligge ci sconsola, ci fa avere freddo.
.. e poi ci sono le parole.. quelle che fanno riflettere.
io ti ringrazio tanto, anche a tutte le persone in questo blog che con le parole mi hanno portato all’idea, forse all’utopia che ci possiamo ancora offrire una realtà migliore.
By roxana on dic 6, 2008
La fine, il punto, serve solo, per uno scrittore, a ricominciare un nuovo racconto.
E tu non puoi stare senza scrivere, cosi’ come mangi bevi dormi.
Non e’ la prima volta, ne’ sara’ l’ultima, in cui si riparte da zero, l’araba fenice, succede nel lavoro negli affetti nelle amicizie.
Fatto il punto, che andava fatto, dopo una congrua pausa di riflessione meditazione riposo, mentale e fisico, si riparte da un punto interrogativo, senza risposte, ma aperto a infinite possibilita’ e strade.
Basta volerle vedere.
Siamo vecchi leoni, si’ vero un po’ spelacchiati, ma avvezzi alle difficolta’, ne abbiamo passate tante e di piu’, chi non ha mai pensato di fuggire in Tibet, ma poi, vuoi l’istinto di sopravvivenza, vuoi quei pochi rari tesori che coltiviamo nel cuore, che per alcuni si chiamano figli per altri un compagno una compagna, ci tengono ancorati ad una realta’, che piacevole o meno, e’ comunque il nostro piccolo mondo di vissuto.
Ognuno di noi e’ teso, come un elastico sull’orlo di spezzarsi, e le prove, la fatica del vivere sono tante, che talvolta si vorrebbe lasciarsi andare, abbandonarsi al silenzio, allo sguardo perso nel vuoto.
Ma comunque ci si prende per mano, anche se non c’e’ nessuno, perche’ solo se prima accogli, accetti il tuo essere disperante, puoi poi offrire una mano a un disperato, e riprendere il cammino.
Ti chiameranno matto folle ti sentirai alieno, crederai alle cose belle rinnegherai le brutte, scambierai energie con quei pochi esseri che senti simili a te, e non importa da dove trasmetterai, un’isola deserta una radio via cavo.
Gli anni il tempo che passa servono a vivere alla giornata, a fare progetti a breve termine, a perdere certezze sicurezze e ad acquisire consapevolezza di quanto tutto sia labile, aleatorio.
E imparare ad apprezzare non piu’ parole ma piccoli gesti, sorrisi, carezze, rendendo importanza al significato di amicizia, amore, di fare davvero l’amore.
Tra poco e’ Natale, e’ consuetudine che agli adulti non piaccia il Natale, poiche’ la gente non sa piu’ vivere la magia del momento, o meglio, non sa piu’ rendere magico cio’ che vive.
Nessun albero presepe messa luci stelle, possono ridare cio’ che si e’ perso, l’essere bambino, ancora in grado di stupirsi, di gioire per un piccolo dono, di accoccolarsi la sera di natale con chi ami, e di sentire la magia di un tocco sui capelli, amorevole e gratuito.
Cogli l’attimo e trasforma cio’ che e’ consueto in un evento, magico per te e per chi ti sta vicino.
Si vive di momenti magici, persone e luoghi, ma il miglior trasformista della tua vita sei te stesso.
Non tanto in quello che fai o che farai, ma come la vivi, con quali emozioni, sensazioni, creativita’, nuovi stimoli.
Nessuno viene a suonarti al campanello, se non Babbo Natale o la Befana.
O il Bambinello, ma non si fanno piu’ bambini data la crisi e l’eta’, il vero miracolo, il solo possibile, e’ far rinascere il bambino in noi, liberarsi dei panni di anziani saggi, e roteare chiome al vento.
Bussa e ti sara’ aperto.
E che Nostra Signora c’aiuti.
Per ora Ti stringo forte, in attesa delle prossime liti e risate
By Amelie on dic 6, 2008
Bartali e Coppi
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Jack,mi dispiace moltissimo.
Soprattutto mi dispiace pure per noi che abbiamo smarrito la strada della libertà personale-la forza delle idee.Le senti le pecore belanti?ora si scambiano pure fiocchi di color nero tra intellettuali del cazzo,con poltrone radiotelevisive incollate,tutti aiutano tutti-quelli che non hanno bisogno d’aiuto-in italia sta nascendo una cultura di selezione-sono tutti microberlusconi-come ideologia-in fondo vendono cose: i loro io replicati all’infinito,manca la voglia di sognare jack,manca la voglia di essere veri ,la lotta,mi dispiace per tutti quelli che si sono arresi agli eventi,non sanno di essere dentro a un incubo,si rifletterà nel tempo sui giovani che intanto vanno in giro senza bandiere alla faccia loro.
Io stò con te
Ho messo i tappi
Per le pecore
Pure paraocchi
Per i partiti.
Bacio
Ti voglio bene.
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By Perladivongola on dic 6, 2008
Ti saluto Jack con i ricordi di una madre della Repubblica. Ti aspettiamo ancora, Diego
Teresa Mattei, da Donne e Costituente
Oggi, nell’ascoltare la frase molto abituale <>, provo una sensazione di fastidio, come di una cosa impropria ed ambigua. Nell’ormai lontano 1946, dopo le vicende del fascismo, della guerra, della Resistenza, dopo il primo, faticoso ed entusiasmante lavoro di organizzazione politica per una società finalmente democratica, nessuno di noi avrebbe usato tale espressione. Si poteva semmai parlare di organizzarsi e SALIRE in politica, intendendo quest’ultima non come arena specializzata e riservata ad alcuni, ma come vita e pane quotidiano di ognuno di noi per evitare di ricadere in vecchi costumi ed abitudini che avevano prodotto il parlamentarismo ed il conseguente fascismo, la dittatura e la guerra, chiudendo la partecipazione popolare alla gestione reale della cosa pubblica.
Anche un mandato parlamentare assumeva dunque un significato direi religioso di assunzione di responsabilità a cui sentivamo di dover corrispondere con tutto il meglio di noi, nel più profondo disinteresse personale. Questo sentivo salendo nei primi giorni della Costituente le scale del palazzo di Montecitorio, un po’ imbarazzata dalla curiosità della piccola folla che stazionava nella piazza, e del present’arm dei due militari di guardia al portone.
A metà della scala mi si fecero incontro due donne vestite di nero, che mi chiedevano in siciliano stretto se ero una deputata. Al mio sì una di loro mi prese la mano e la baciò piangendo. E senza indugio porgendomi uno scritto a mò di supplica, mi raccontarono in breve la loro storia. Cugine, di un paesino del trapanese, entrambe vedove di guerra, con una diecina di figli in comune, in un’unica stanza per viverci, mi chiedevano di aiutarle affrettando la loro pratica di pensione: erano alla fame. Con il coraggio della disperazione, parlare con una deputata donna, e fiduciose che quell’incontro potesse risolvere ogni loro problema… Quante di queste pratiche mi avrebbero popolato i diciotto mesi della Costituente, appesantite e rallentate da una burocrazia crudele, che né io né le due donne ancora conoscevamo! Le vedove, che non erano state ammesse all’ingresso di Montecitorio, se ne andarono benedicendomi. Ed io, percorrendo i lunghi corridoi, fermata da commessi che, data la mia età e l’aspetto dimesso stentavano a riconoscermi come <>, mi diressi attraverso il <> alla buvette, riservati entrambi ai deputati per prendere un caffè. Dai capannelli di colleghi si staccò un grosso quanto rumoroso personaggio in abito talare, tale Monsignor Barbieri, che si mescolava disinvoltamente ai parlamentari ignorando le regole che avevano escluso le povere donne. Esclamando gioviale <>, mi prese sottobraccio. Io ancora immersa nell’emozione dell’incontro al portone mi svincolai piuttosto rudemente da quella stretta confidenziale, rispondendo tagliente : <>, e nel silenzio agghiacciante di tutti i colleghi ordinai al banco il mio caffè.
Questo uno dei primi impatti che io ricordi, di una giovane ragazza che sentiva di rappresentare il nuovo delle donne, il perché e la forza di quella nostra politica rinnovatrice, di fronte alle abitudini di arrogante strapotere cortigiano di un certo mondo romano che ci aveva duramente combattuto, e che noi, nell’impeto della nostra ingenuità e freschezza, volevamo far scomparire.
Questo era il nostro <>…
By Perladivongola on dic 6, 2008
ops che figura! non so perché le frasi tra le graffe non compaiono
la frase abituale è “scendere in politica”
Teresa non viene riconosciuta come ONorevole dai commessi e attraversa il Transatlantico
la risposta che da al monsignore è: le uniche gonnelle ammesse qui dentro sono le mie, non le Sue
e alla fine dice: Questo era il nostro SALIRE IN POLITICA
uff! pazienza per la lettura scomoda, spero il messaggio arrivi lo stesso. CIao
By spadino on dic 6, 2008
..Ho tanti fratelli che non riesco a contarli, e una sorella bellissima che si chiama libertà.( Che Guevara)
Sarà un punto per andare a capo.
Sarà un punto per iniziare a ricominciare.
Sarà un punto per scrivere: c’era una volta un paese fatto di nani equilibristi e funanboli, ma non era più un paese.
Si alzava una voce sincera,forse era un assassino, o un condannato, o un latitante.
questo poco importa, era vero.
Grazie anche per questa avventura, Diego.
Io son sono un liberatore. i liberatori non esistono. i popoli si liberano da soli .( Che Guevara)
By spadino on dic 6, 2008
Per Diego
http://www.youtube.com/watch?v=99y8MPXDzWg&feature=related
By cinzia on dic 6, 2008
Sto cercando di capire,francamente mi sfugge il senso di questa parola “fine”.
Piuttosto, l’alba di un nuovo giorno, un’aurora boreale.
Ho pensato molto all’articolo di oggi, ma quello di cui ho avuto bisogno è stato di ripercorrere questa navigazione dall’inizio.
Sono entrata in questo blog,più o meno alla fine di gennaio, non conoscevo niente, nè Diego nè Jack nessuno tra coloro che scrivevano, anzi a voler essere precisa non sapevo cosa fosse un blog.
All’inizio sono stata colpita dal modo di scrivere di Diego, inusuale di questi tempi, un modo denso di sentimento autentico, provato, uno stile seducente che impediva di interrompere la lettura.Mi è piaciuto,sinceramente, anche se a volte la sua schiettezza graffiava non la pelle , ma molto più in profondità.
Sono andata avanti dei mesi, incespicando in un modo di comunicare che ancora oggi non amo,il modo virtuale. Aprendo il blog trovavo scritture sapienti e tenere e di giorno in giorno le sentivo sempre più fraterne,amate.
Quando è ricominciata l’avventura di Jack Folla, mi sono sentita sprofondare, ho avuto paura. Io non sapevo chi fosse, non avevo mai letto o ascoltato niente,era un estraneo che si frapponeva anzi che cancellava Diego e in un certo senso l’ho odiato. Parlava una lingua familiare, ma non lo conoscevo, mi infastidiva quello starsene lontano dal mondo, su di un faro, lontano, distaccato.
Non ho letto i primi mesi di articoli sull’Unità, leggevo i libri di Diego, non tutti francamente,qualcuno è introvabile.Leggevo gli interventi sul blog e non capivo perchè lentamente, giorno per giorno, le voci erano sempre di meno, molti abbandonavano e quei pochi che restavano raramente parlavano di quello che Diego-Jack scriveva sul giornale. Se da una parte c’era una specie di delirio(pardon) rispetto a Jack, per Diego solo silenzio,oppure numerosi inviti e preghiere che tornasse a scrivere(?).
Sono andata nel pallone!
Chi è Jack Folla,Diego? Forse lo è stato, ma leggendoli hanno preso strade diverse, il primo amato da una folla che si è dissolta nell’indifferenza, nella negazione di se stessa e quindi non si riconosce più nello spirito profondamente rivoluzionario di Jack, che descrive il mondo attraverso lo sguardo tenero dell’idealista; il secondo l’artista che ha sondato la profondità di se stesso, ha decodificato il suo mondo e lo descrive in modo a volte spietato, senza nascondersi nulla.
Questa storia artistica merita tanto, forse richiede un’impegno difficile da trovare nei lettori, nelle persone che ci sono vicine, ma è indubbiamente un groviglio di storie e sentimenti che riporta alla luce il compito assoluto della letteratura, il pensiero.
All’inizio la parola “fine” mi ha spaventata,poi ho girato pagina e iniziava un nuovo capitolo.
By Andrea e Paola on dic 6, 2008
Ieri volevo scriverti di regalarmi una parola luminosa (d’oro?), ne avevo proprio bisogno,
oggi vorrei ringraziarti di averne scritte una pagina intera:
grazie
arrivederci a presto
Paola
Continuo a chiamarle coincidenze (il mio hobby preferito è cacciare coincidenze), ma forse telepatia è più azzeccato; chissà forse questa volta sei riuscito a cambiarci, a farci capire cosa significa coltivare il nostro piccolo principe e al tempo stesso a vedere, almeno, il nostro piccolo despota, se non a renderlo accettabile.
Grazie fratellone,
Hasta Presto
Andrea
P.S.
Nell’edizione cispadana del giornale oggi Jack è venuto stampato ombreggiato, era voluto?
Se si, complimenti, dava l’impressione di una dissolvenza cinematografica, stupendo!
Martedì, comunque, compreremo il giornale,
per l’ultima volta, hai visto mai
Grazie ancora, arrivederci
By incarcerato on dic 7, 2008
Sai caro Diego, io invece sono straconvinto che almeno noi possiamo benissimo raccontare l’Italia senza sporcarci, e comunque io metterò la parola fine solo quando il mio corpo e la mia mente non mi permetterà più di raccontarla.
Io ci credo ancora a quella famosa frase di Neruda quando dice che potranno recidere tutti i fiori ma non arrestare la primavera.
Io la sto aspettando.
Ma attenzione! Basta con i sogni, ne siamo capaci tutti, bisogna cominciare a pretendere.
Un saluto grande testa di capra!
By sue on dic 7, 2008
Diego, ogni volta che tu scrivi “Fine” succede che… si riparte.
Un abbraccio a te, Mente, e a tutti gli albatros fratelli.
sue
By Riccardo Brero on dic 7, 2008
FINE.
http://www.youtube.com/watch?v=MI24HgwK4m0
Non è una fine…..sarà solo un nuovo inizio.
Arrivederci a presto Jack.
Ciao Diego
By gavino on dic 8, 2008
Preferisco pensare che qualche possibilità di riscrivere, di ri-scenografare il finale l’abbiamo, non sprechiamola ancora una volta, o saremo costretti al refrein ossessivo/ripetitivo di “ma che colpa abbiamo noi”, credo che l’importante sia non farsi scoraggiare dalla pochezza che c’è ovunque intorno, è dura, ma se canti ti passa….
By z10 on dic 8, 2008
L’uomo è dove è il suo cuore, non dove è il suo corpo. (Gandhi)
Ogni uomo mente, ma dategli una maschera e sarà sincero. (Oscar Wilde)
La morte distrugge un uomo, l’idea della morte lo salva. (Edward Morgan Forster)
Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro per dare l’esempio. (Jacques Prévert)
La speranza e il coraggio di pochi lasciano tracce indelebili. (Giambattista Vico)
Baci Blu e rose.
Per Voi, Jack e Diego.
http://it.youtube.com/watch?v=StohqP6TBKY
By cinzia on dic 8, 2008
Chissà se Diego è triste,se lo è anche Jack chissà se un pò lo siamo tutti, fa freddo e anche se c’è il sole, non scalda, ci vuole una favola, ciao.
http://www.youtube.com/watch?v=vL7nnf6n994
RISPOSTA: Una grande favola sta arrivando. Sta per calare sul mondo “24 Nero”. Sono a pagina 222.
By Fabrizio on dic 8, 2008
Mah, veramente quell’Andrea si chiama Fabrizio. fa il cinico, ma dentro piange per il suo paese lontano e finito.
Vabbe’, va bene lo stesso.
Ciao
By cinzia on dic 8, 2008
E non s’addormenta solo, solitario il bambino tra la stoffa del vestito, abbracciandolo, ha una favola da raccontare a se e a tutti.
Non sembrano vittorie, sembrano risvegli da sonni antichi.
E scende dal cielo come un foglio bianco preso dal vento per giocare.
By alma on dic 8, 2008
“….La verità è brutta, non ha oceani né cormorani”
Cosa sono in fondo le verità dell’umanità?Sono gli errori irrefutabili dell’umanità.
( Nietzsche)
La verità dell’umanità può essere terribile, brutta , non ha oceani o cormorani.
Ma gli oceani e i cormorani non smettono di esistere, stanno al di sopra della verità dell’umanità.
Diego tu vai oltre e facci sognare gli oceani e i cormorani.
By Emily on dic 9, 2008
Caro Jack, io c’ero il 6.4.02 e ci sono ancora e continuerò ad esserci come te, ad accendere voci in questo mondo di “schiavi travestiti da padroni” dove i sognatori sono impiccati e i carnefici gioiscono delle vittime creando altri carnefici. Gioiamo di chi,ormai,rifiuta la città per andare in campagna per odorare i profumi della terra madre, di chi offre un posto in autobus di e chi gioisce di due vecchietti che si tengono per mano considerando il loro amore un valore.Ho sempre piantato semi nella mia vita, e nonostante tutte le contraddizioni che mi porto dietro, nella mia “matura innocenza”, non ho mai pensato che ne può nascere solo erba cattiva. Una carezza mentre attraverso l’Atlantico.
By Umbro on dic 9, 2008
“A volte la migliore musica è il silenzio….”
By sofya on dic 9, 2008
si vabbè però jack folla poteva rimanere …magari depennato.. si dice così con la riga sopra? boh
ma proprio tolto?!come se non fosse esistito? vabbè lo so che non esiste, però…
si forse è meglio stare in silenzio, o meglio coltivarlo, con cura con attenzione, se ne parla pure troppo.
ok.
http://www.youtube.com/watch?v=8Kd8xp86reY
By maxmoda on dic 9, 2008
grazie diego, a presto. buona vita a te.
By ridolfo on dic 9, 2008
succede che un daniele come me, diventi Ridolfo, che cambi panni e intonazione di voce per diventare gutierrez, che modifichi la camminata per trasformarsi in muratore, scrittore, suicida, soldato, per raccontare una storia, più storie.
il pubblico ammaestrato è esigente, ha bisogno di una storia, di una favola per ascoltare la verità.
succede che Diego diventi Jack per trovare uno spazio, per poter raccontare una favola di verità.
succede anche che chi lo ascolta veramente si dimentichi di jack e riconosca le parole ed il pensiero per quelle che sono, riconoscendo diego non maschere.
noi siamo ancora qui.
con la voglia di ascoltare e leggere ancora diego.
attendiamo l’uscita del tuo nuovo lavoro e dato che siamo tanti e sparsi in tutta italia ti propongo di sfruttare noi per ospitarti di città in città nella presentazione del tuo nuovo libro.
continuiamo da qui…
IO CI STO:)
By cinzia on dic 9, 2008
Stamattina sono passata davanti ad un casinò sconsacrato (luogo di perdizione!),bellissimo, molto affascinate, mi è venuto in mente 24 Nero, ci starebbe bene,con il mare davanti.
Io non guardo molto la televisione, anzi quasi mai, ma ogni volta che ci passo davanti ci trovo Concita,mi sa che la minigonna di Toscani non ha fatto effetto, troppo lunga, va bè accorciamo,tagliamo tutto a striscioline e le appendiamo all’albero di Natale,tante striscette di carta rossa,tanti piccoli aquiloni a forma di dollari che se ne vanno in fumo in cambio di niente, neanche un racconto, un’idea di bellezza, un pò di poesia.
Bye bye!
By Tiziana on dic 9, 2008
Ciao Diego, un abbraccio!
E’ andata così, e mi sa’ che Concita ha altre idee per la testa e Jack forse le stava un po’ indigesto …
Potrei sbagliarmi, staremo a vedere l’evoluzione del giornale nei prossimi mesi e da là, capire cosa ne vuol fare di quella cinquantina di fogli che ha tra le mani …
Diego, aspetto il tuo nuovo libro, non vedo l’ora e come dice Rodolfo, noi siamo ancora qui, ti aspettiamo e sposo in pieno la sua proposta di ospitarti per la presentazione del tuo nuovo libro …
Bravo Ridolfo, davvero bella idea!!
Baci e buona vita a tutti!
By Amelie on dic 9, 2008
Ciao a tutti
so viva!!
scusate se non rispondo
non vi preoccupate:
stò togliendo la polvere
dalla libreria.
By z10 on dic 9, 2008
Qui sei atteso da sempre…
Quando vorrai.
Sorridente.
Convincente.
Positivo.
Quando vuoi.
Come ora.
:*
By Riccardo Brero on dic 9, 2008
Sono contento che ci sei!
Anch’io ho una mezza idea(sinceramente è da un pò che mi gira in testa)e se sei disponibile Diego ti farò sapere al più presto.Comunque sono d’accordo in concomitanza con la presentazione del libro.
Comunque anche un pò di silenzio è bello!
http://it.youtube.com/watch?v=QpM4ErYWuWA
ciao Albatros
By Amelie on dic 10, 2008
Ieri mettendo in ordine i libri mi è capitato Alcatraz tra le mani,ho aperto una pagina a caso
E c’era scritto-pag 216-
Bevetemi,bevetevi Bessie Smith o giulio cesare,mangiatevi una bistecca ai ferri:è fatta Pirandello.
Garibaldi,e Alessandro Magno. L’eternità è un ristorante.
Poi ho visto l’unità che stavo buttando via e ho pensato
Povero Gramsci,
ridotto a fare sconti e affini
minitanga
quando le cose perdono il valore che gli davi
diventano niente-
vuoti a perdere
come certe bottiglie
nel bidone dei vetri
si frantumano in mille pezzi-
come bombe-anche
perche mettiamo a tavola
il peggio del peggio-
che schifo pero certi piatti-
lasciano il tempo che trovano
o trovano il tempo che lasciano.
kiss
By gavino on dic 10, 2008
E se il punto di svolta stesse arrivando?
Se molti di più di ieri perderanno le loro corone di oro, d’argento, di latta e di stagnola trovandosi costretti a rendersi conto di non essere niente in questo mondo senza gli altri, perchè costretti a chiedere agli altri un aiuto, una parola, un conforto che sino a quanto hanno avuto una corona in testa che li elevasse un gradino più su non erano mai stati capaci di dare? Se questa crisi finalmente arrivasse più in alto di quegli Io Io IO ragliati presuntuosamente e costringesse chi non l’ha mai fatto a vedere gli altri con più umiltà, li costringesse a “pensare non solo a se stessi ma anche agli, non solo al presente ma anche al futuro” (L. Elia) Chi come me vive in crisi da trentanni, precario da trentanni, a “regime” da trentanni non può temere questa crisi, perchè non può perdere ciò che non possiede, ma chi possiede e possiede con egoismo, una volta che le paure saranno sopite dalla realtà dell’essere senza corona, vedrà allora che gli altri sono un patrimonio, non un fastidio, oppure ci sarà la terza ed ultima guerra totale.
By cinzia on dic 10, 2008
Scrittori, editori, mi era venuta una mezza idea di vedere chi fossero, cosa fossero questi piccoli editori, poi ho desistito. Mi sono fatta un giretto nel sito della fiera “Più libri più liberi”, poi di link in link ho trovato cose strane tipo l’Albo degli scrittori italiani ed europei d’eccellenza”, Caspita! Ma chi sono, tutti questi scrittori d’eccellenza come fanno a sapere che sono eccellenti? Semplice, devono per esempio aver vinto un paio di premi letterari oppure aver tradotto un tot di libri, ma che centra con lo scrivere bene?
Io che sono solo una lettrice tutta sta roba mi disgusta, il mio piacere consiste nel prendere un libro aprirlo e sprofondarmici dentro, e nel leggerlo penso a chi l’ha scritto come un’angelo che spolvera parole sulla carta, niente di più. E invece mi sono resa conto che anche le emozioni della letteratura sono stritolate da meccanismi perversi dai quali spesso si cerca di fuggire proprio attraverso i libri.
Allora c’è un senso nel voler rinunciare a tutta questa cagnara, rifugiarsi in un mondo piccolo,entrare in libreria scegliersi con calma un buon libro, pagarlo con soldi risparmiati sulla spesa e leggerselo in santa pace. Vietato sapere se lo scrittore sia eccellente o meno, se sia stato premiato o incensato dalla stampa, basta il libro, il lettore, lo scrittore e al diavolo tutto il resto!!
A proposito di stampa…lasciamo perdere và!
By Riccardo Brero on dic 11, 2008
Scusate ma bisogna proprio sentire parlare Berlusconi di Democrazia?
E questo mentre dice che cambierà da solo la costituzione!Bella Democrazia!
E che il PD è leninista.Ma dove,ma come,ma chi cazzo direbbe Albanese.
Non ho più parole,come è possibile ascoltare tutto questo mentre la gente ingurgita tutto,e i politici della controparte pensano solo ai propri interessi,senza dire niente oppure troppo poco,e i giornalisti parlano di queste cose come se nulla fosse.
Ma cosa abbiamo nella testa?
Forse bisogna un pò chiarire il concetto di Democrazia,che NON E’:” faccio un pò come cazzo mi pare”.
Ciao
By Amelie on dic 11, 2008
http://it.youtube.com/watch?v=G1UIfQvYhmI&feature=related
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metto un pò di musica
mi sembra ci sia troppa
tristezza
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ciao:)
By sofya on dic 11, 2008
canto di corteggiamento di un infermiere in una camera mortuaria
http://www.youtube.com/watch?v=7opqG5qsoG8
buon lavoro al boss e a tutti voi e anche ai pazzi
ps
la solitudine nooooooooooo
By cinzia on dic 11, 2008
Vero Amelie, c’è tristezza in giro ce n’è qui, sarà il tempo o i tempi.
Giusto per fare quattro chiacchere, oggi ho scovato un negozietto indiano, fra milioni di botteghe cinesi che riconosci dall’odore di plastiche e colle, ho sentito il profumo dell’incenso, quello buono che non ti chiude la gola. Sono entrata per curiosare,henna, kajal,patchuli seta colorata, mi sono persa un pò nel passato e nel presente. La padrona gentile mi ha offerto una tazza di tè e quindi ci siamo trattenute in una conversazione tra donne. Ho parlato di quanto amassi l’India e stranamente mi sono accorta che l’avevo dimenticato, un amore riposto lontano travolto da pensieri inutili e faticosi. La signora gentile mi raccontava che anche l’India non è più la stessa, la modernità l’ha trasformata, ma forse, diceva, qualcosa è ancora vivo, frammenti del passato sopravvivono:”dove c’è il rispetto della fede lì ancora puoi trovare la mia terra,antica, dove sono cresciuta, la terra che sogno, dove ho abitato con mio padre e mia madre, dove ho giocato con i miei fratelli e sorelle.Dove c’è il rispetto e il desiderio di Dio l’anima fiorisce.”.
Ho pensato a lungo a quello che mi a detto l’indiana, ai suoi modi gentili, ai sorrisi che ci siamo scambiate.
Vorrei viaggiare ancora alla ricerca di parole e gesti che non siano solo arroganza, furbizia, inganno, so che li troverò, che li ho gia trovati, in una botteguccia nascosta si può nascondere un tesoro.
http://www.youtube.com/watch?v=VCdL-UD0×3g
By cinzia on dic 11, 2008
ODDIO!
non mi ero accorta che aprendo il sito non c’è più quella musica(????)…non tutti i mali vengono per nuocere!
By Riccardo Brero on dic 11, 2008
Mettiamo noi come Italia il veto sull’ambiente?Penso che non avrebbero dovuto darci questa opportunità in Europa visto chi è il presidente del consiglio di turno.
Ma sì…… inquiniamo,sporchiamo finchè possiamo,basta lucrare sempre di più.
Questa sì che è Democrazia,distruggiamo tutto.
Siamo noi il terzo mondo,anzi peggio,visto che le possibilità per migliorarci le avremmo.
Ciao a tutti
http://it.youtube.com/watch?v=eLLGYSydUgE
By Germano costa on dic 11, 2008
già,
una vita fortunata la tua!
la vita come favola? come…
Questa è la storia di un Re, un Re buono, che governò questo sito scrivendo, tanto tanto tempo fa,di quello che alcuni non vedevano,ma percepivano,odoravano e questa, è rimane la sua leggenda.
Una leggenda che alcuni anni fa volle materializzarlai fra quelle mura ingrigite dalla storia:mura adorne di…che non erano mura ma…le mura che attoriano, ancora oggi, la via regina…Margherita: si quella di Roma,la mia Roma! Aveva la febbre il Re.dopo quei giorni,si, dopo di lui ci furono, sulla scena, nuove generazioni di filosofi, personaggi logorati dalla loro stessa misera esistenza. i restanti, vermi stiscianti, Signori e Padroni del veleno, esseri immondi, dal vile profilo, che non osarono manifestarsi durante la Sua reggenza, per paura della Sua ira continuarono ad osservarlo in silenzio. Alcuni si convertirono,altri tentarono di corromperlo ma la maggioranza lo seguì fino alla fine…Ma anche questo fa parte di questa leggenda.
Una leggenda che non è leggenda, non è passato,non è futuro,ma ….
ti detesto jak pur accorgendomi di volerti molto bene.
ma tu sai che
ti rispetto anche se non condivido la fuga.
ciao
di getto come sempre
RISPOSTA: Non so se ho capito male. Ma di quale “fuga” parli? Per le fughe rivolgersi all’Unità.
By cinzia on dic 11, 2008
Ciao Germano,
stasera mi va di esserci.
Sai non capisco bene il tuo punto di vista sulla fuga di Jack, in effetti se andiamo a rispolverale l’intera opera omnia di Jack Folla potremmo azzardarci a definirla una vera e propria Fuga, con la F maiuscola però!
Mi sembra improbabile vedere quest’ultima parte come un penoso tentativo di darsela a gambe, magari chi ha collaborato con lui ha messo in atto un vero e proprio fugone!
E’ invece azzeccato vedere tutto il percorso di Jack Folla come un lavoro di contrappunto, una linea di pensiero che si è intersecata i molteplici piani di espressione pur mantenendo un’armonia di fondo, un filo conduttore che non è mutato nel corso degli anni, ma che ha costituito un corpus letterario di rara solidità, in poche parole, la coerenza, materiale obsoleto per la maggior parte delle persone, ma di indiscusso valore e pregio.
Ti saluto Germano,
e ti appiccico una bella Fuga con i fiocchi!
http://www.youtube.com/watch?v=xKD6ayxB8qE
By Riccardo Brero on dic 11, 2008
Hai ragione Amelie,forse c’è troppa tristezza….metto un pò di musica…ma forse non è tanto allegra,ma di speranza.
Ciao ribelli
http://it.youtube.com/watch?v=izWYmCl9-10
By mariella on dic 11, 2008
Cos’è 24 nero? non l’ho capito…
Quando volessi passare da casa mia non hai che da chiederlo; ti accontenterai.
Un bacio
By Amelie on dic 11, 2008
http://it.youtube.com/watch?v=em1JbR7ZEaM
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solo jack
sà fuggire
alla sua maniera
gli altri rincorrono
a vita-
le memorie corte-
tuttalpiù vogliono essere
pure scrittori
ma per essere scrittori
bisogna essere umani
prima.
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notte-
By satya rosana on dic 16, 2008
Compro l’Unità, ma al mattino me la ritrovo sul comò ancora da leggere. Mi manchi.