Sabato 26 Aprile
Da qualche parte ho letto che se un liberal americano si azzarda a chiedergli conto di Berlusconi, Giuliano Ferrara risponde con un sibilante: “Schwarzenegger”, come se un’anomalia giustificasse l’altra. A “Matrix” il candidato sindaco Alemanno sventola un manifesto di tale “Tarzan”, candidato di parte avversa, che si impegna ad occupare le case abusivamente, allora Rutelli estrae al volo da una pingue cartellina di sporcizie altrui il volantino di un candidato della destra che si diletta nell’occupare caseggiati comunali. Al Vaffaday liberatorio di ieri, Beppe Grillo prende la stampa a polpettate farcite di “pennivendoli di regime” e “servi”. Non è che un grillo finito, gli risponde un merlo (scusate la stupidera ma siamo tutti un po’esauriti). Mi riferisco, ovviamente, al Francesco Merlo di “Repubblica” che, a nome della categoria, l’esorta a rispolverare la sua strumentazione di “ghigni e pernacchie”, poiché è ormai “un comico in crisi” e rimproverandone il “narcisismo” gli impartisce una lezioncina di pluralismo dell’informazione. E se non gli stanno bene i pennivendoli, Grillo si faccia un giornale suo.
Nel cielo d’Italia volano stracci. È uno spettacolo tra il patetico e l’imbarazzante, l’unica certezza è che in questo Paese ci sono più cadaveri che armadi.
Stamattina ho anche letto che Maria Fida Moro intende espatriare perché non si riconosce più in quest’Italia insincera, in questo Paese Senza Verità. Alla domanda “Dove?” la figlia dello statista offre risposte vaghe, ne ho tratto la percezione di un Non Luogo, quasi un vago ma allarmante proposito suicida. Naturalmente saranno state mie cupe traveggole e l’appassionata primogenita di Moro, reduce da un’eclettica vita politica che l’ha portata ad attraversare tutto lo scibile parlamentare, da rifondazione al movimento sociale italiano, starà facendo i bagagli per i Mari del Sud. Perché no? Ce lo stiamo chiedendo in molti, anche se spesso il vagheggiato esodo si riduce a una fantasticheria infantile bicolore. Il rosa, innocuo, si può riassumere in “Sai che ti dico? Vado a vivere a Bahia”. Il nero è il suo mortifero contraltare: “Me ne vado e basta”. Quest’ultima è una soluzione che non risolve il quesito, anche se l’esistenza ti insidia con il più nefasto dei quiz e non azzecchi neppure una risposta. “Ma perché capitano tutte a me?” è pur sempre una domanda meravigliosamente curiosa, che merita la pena di essere vissuta fino all’ultimo satanico “perché sì.” Almeno questo è quello che ho programmato per me. Se la vita continuerà a propormi le sue smorfie orrende non mi priverò del piacere di fargli la mia ultima linguaccia.
Per quanto riguarda le fantasie migratorie meno estreme, invece, non è tanto decisivo appurare se si realizzino davvero geograficamente, quanto il perché insorgano psicologicamente in questi giorni e in parecchi italiani. Credo che il nostro onirico desiderio di fuga, di “ricominciare da capo e all’altro capo del mondo”, scaturisca da una sensazione d’inadeguatezza, da un sentirci disarmati, quasi goffi, un po’ imbalsamati come quella povera farsa di un Padre Pio dal volto liftato col silicone (“Perché cercate tra i morti colui che è vivo?” sta scritto nel Vangelo di Luca) in un Paese in cui poco o nulla sembra più corrisponderci, né i falsi martiri né i finti miracoli. C’è anche un sano desiderio di spensieratezza, perché è davvero arduo intercettare un lembo d’azzurro in questo cielo coperto di stracci. Così ci si percepisce, non tanto soli, quanto “isolati”. Fra solitudine e isolamento corre una perniciosa differenza. Perché la solitudine, persino quella subìta e non cercata, ci offre sempre qualche ritaglio delizioso e non poche libertà entusiasmanti. L’isolamento, mai. Se sfoga, sfoga nella paranoia, nel sentirsi perseguitati e in mille altre pessime sciocchezze. Non è un caso se la “cella d’isolamento” costituisce un’aggravante della prigionia, e il fare “terra bruciata” intorno a un dissidente la più subdola delle censure, perché se apparentemente ti lascia libero di parlare (c’è il microfono, c’è l’auditorium, la tua conferenza è annunciata) sono sparite tutte le sedie e gli amplificatori sono guasti.
L’isolamento delle minoranze, a me sembra questo il cancro del malessere, che va parecchio oltre la scomparsa dell’intera ala sinistra del Parlamento, perché ha radici ben più profonde di un presunto orfanismo ideologico e politico. La sua matrice è squisitamente esistenziale. Sto parlando di italiani che non si riconoscono negli altri italiani, non gli è rimasto neanche un frammentino di specchio, e men che meno si sentono parte di quell’ “italianità” che aromatizza della stessa uniforme essenza non solo i programmi televisivi e le riviste, ma anche le chiacchiere dei quattro amici al bar. Quel profumo che emanavano i maccheroni di Alberto Sordi, in cui tutti si poteva annusare aria di casa, sembra sostituito da un veleno. E a familiarizzare con le vipere non ce la si fa, a meno che non si sia serpenti o pazzi. È da questo genere di sensazioni che scaturisce l’isolamento e, con esso, uno spasmodico e realisticamente poco praticabile desiderio di fuga.
Ci sono altre considerazioni che non andrebbero trascurate. Due per tutte. Fra gli italiani “invisibili” ai quali mi riferisco, parecchi, negli anni scorsi, parteggiavano “contro” Berlusconi. Al di là delle simpatie o antipatie che il presidente del consiglio possa attirare su di sé, vi era una discriminante netta, quel “conflitto d’interessi” che non dovrebbe consentire (si noti l’ormai tremulo condizionale) a un capo di governo di possedere tre network televisivi e di controllare politicamente gli altri tre. La considerazione è questa, dispiace dirla ma credo sia incontrovertibile: ci si è arresi. O meglio: della fermezza inflessibile di ieri non resta che un miagolio di sottofondo. Sarà per averlo letto o ripetuto mille volte, sarà per aver dovuto prendere coscienza che gli italiani se ne infischiano, sarà perché la stessa opposizione (quand’era maggioranza) ha calcolato più pagante soprassedere ed eludere il conflitto d’interessi piuttosto che assumersi la responsabilità di scioglierlo elevando Berlusconi a martire, sarà perché alla fine della fiera ci si sente vox clamans in deserto, per l’appunto, isolati, ma ormai anche ai suoi irriducibili avversari è passata la voglia di dire “A”.
E qui si apre la seconda considerazione, di tipo -per così dire- “psichiatrico”. In ogni isolato, per lucido che sia, si annida un tarlo. Questo tarlo è l’arma più subdola delle dittature, ma può essere riprodotto anche in una classe elementare, quando un bambino viene isolato dagli altri bambini, perché è più povero, perché ha un altro colore, perché è “strano”, o perché non prega lo stesso dio di tutti. Questo tarlo, nel primo stadio, ha la sembiante di un grillo giudizioso. Incomincia col chiedersi “Dove io ho sbagliato?” e questo, come ogni proposito autocritico, è un gesto savio. Noi commettiamo sempre e comunque nuovi errori, anche con le migliori intenzioni, e spupazzarseli è più maturo di lanciarli nel cassonetto. Tuttavia se l’isolamento persiste, e il conflitto non si risolve anzi peggiora, succede un fatto strano: il tarlo finisce col convincerti che chi ti aggredisce ha ragione, il “mostro” devi essere proprio tu. Se tutti dicono che la luna è verde, non può essere gialla come l’ho sempre vista io. Quindi se, per esempio, Enzo Biagi non andò più in onda dopo “l’editto bulgaro” la colpa era del suo conflitto d’interesse, quello di Biagi (che infatti accettò una liquidazione) non certo di chi gli ha pubblicamente interdetto (verba manent, altro che volant) di mandare in onda il suo democratico dissenso.
Biagi ormai è morto e non credo proprio che questo tarlo gli abbia inoculato il dubbio di essere lui, non il presidente del consiglio, in conflitto d’interessi. Era di una generazione che ha fatto la guerra, disponeva di un forte antidoto, la propria cultura, e godeva di un ampio consenso popolare. Ma in molte menti della mia generazione scorgo i primi vacillamenti, indotti dal dannato tarlo che è sempre appostato a quei crocicchi in cui, per un motivo o per l’altro, crollano le nostre certezze. Io non nego che un “romano ladrone” non possa convertirsi in gita a Ponte di Legno, purificarsi nel Po, e diventare leghista dal giorno alla notte, ci mancherebbe. Né contraddico Flaiano sul costume di un popolo abituato secolarmente a correre in soccorso del vincitore. Mi sembra però di aver visto anche un piccolo tarlo, ma spaventevole assai, perché trasforma gli uomini in schiavi. E come molti fumatori pentiti diventano incalliti proibizionisti, così molte menti critiche isolate, sottoposte al lavorìo del tarlo, con un “oplà” da Nureyev, saltano sul carro del pensiero maggioritario, esclamano uno stupefacente “Io l’avevo detto!” e per recuperare il terreno perduto diventano più realiste del Re.
Per il tarlo, in verità, il gioco di prestigio è piuttosto semplice. Proviamo a immaginare che, per esempio, l’Etna da stanotte cominci a eruttare un fiume di lava. Voi vi trovate, maledizione, in un camping proprio sotto il vulcano dove avevate deciso di trascorrere questo week-end. Afferrate moglie e bambini, saltate in macchina e schizzate in direzione opposta, com’è ovvio. Ma qui accade un fatto nuovo, strano. Tutti i campeggiatori, a piedi, in macchina, e sui pattini, si riversano in direzione contraria, verso il fiume di lava, mentre i primi lapilli già incendiano una roulotte solitaria, alle pendici dell’Etna. “Papà, stai sbagliando, ti supplico! Guarda gli altri! Gira!”. È un bambino, si capisce, non sa quel che dice ed è in preda al panico. E tu acceleri in direzione contraria. Ma è tua moglie che adesso ti dice: “Ha ragione il piccolo. Ci saranno state indicazioni in tal senso di gente esperta, che sa come vanno le cose”. Le dici sei pazza furiosa, ma lei insiste: “No, il pazzo sei tu e vuoi ucciderci tutti. Cosa vai verso l’acqua, cosa ti allontani, se tutti per salvarsi corrono verso il fuoco?”
Grossomodo il tarlo ha lo stesso potere persuasivo, al di là di ogni ragionevole evidenza. Ma c’è di più. L’isolamento brucia. Hai un vulcano dentro.
Mantenere diritte le spalle, quando la moda è un’inspiegabile andatura ingobbita, non solo suscita una grande ilarità fra i gobbi, ma finisce col rendere mortificato chi sta in piedi piuttosto di chi sta a quattro zampe. Inoltre questi vanno per di qua e tu, bello diritto (ma chi si crede d’essere?) vai per di là. Così ripieghi in un cantuccio, sotto i vigili occhietti del tarlo, annidatosi proprio lì, a quell’incrocio, e il primo dubbio che ti insinua è: ti ci sei messo tu, qui, di tua volontà o ti hanno riposto loro in questo cantuccio, e non te ne sei neanche accorto? Scemo, scemo… Ma questa, come molte altre, saranno solo pacifiche e autocritiche riflessioni, il peggio verrà quando, con uno specchietto, di nascosto, accucciato fra i rovi, proverai a vedere che effetto fai con la gobba, una gobba piccola piccola, così per gioco, tanto per. La messa in prova della gobba dominante provocherà tre reazioni alternative. La prima l’abbiamo vista: a quattro zampe e più veloce del vento corri in soccorso del vincitore. La seconda, ancora peggiore: fai una strage. La terza: reggi. Ti rifai per un’ennesima volta l’esame di coscienza. Ti ripeti che nonostante tu non sia né Budda né Zoroastro hai la ragionevole certezza che dai vulcani in eruzione è meglio girare alla larga e che se accetti la prima volta di camminare a quattro zampe, il giorno che volessi ricrederti, e assumessi la posizione eretta, è assai probabile che qualunque kapò di qualunque potere te ne farebbe passare la voglia con una mazzata sulla schiena. Reggere quindi. Ma non basta. Devi anche tentare di uscire dall’isolamento, con tutte le tue ferite aperte comprese quelle che non cicatrizzano mai, contattare i tuoi simili, trovare un non gobbo come te, almeno uno, e ricominciare insieme a vivere in posizione verticale, costi quel che costi. Altrimenti, e questo è fatale, il tarlo finirà col persuaderti che sei tu l’unica rotella guasta di un meccanismo impeccabile, gobbo giusto quel tanto che si era reso necessario ad armonizzare il disegno di un mondo più gobbo per tutti.
Ricevo tante e-mail, ogni giorno, di lettori soprattutto giovani, che stanno perdendo smalto, si sentono smarriti, delusi, vinti, e lo sanno; e quelli che si sentono più in forma, sono agguerriti ma abbaiano al vento, e anche loro lo sanno. Ciascuno, a suo modo, è un isolato. Un consapevole invisibile, un fuori dal coro, un dissonante, compresi quelli che pur stando nel coro, stonano, che è tipicamente italiano. Tutti inesorabilmente sfiduciati e più o meno isolati, al punto da rivolgersi perfino a me, che sulla faccenda ne so meno di loro. Ma una e-mail è già un bel passo avanti, la grazia della comunicazione che ricaccia quel tarlo di un passo indietro. È una grazia laica, il miracolo del te e del me non più “isolato” né invisibile, che si trasforma in un soli-insieme, virtualmente certo, ma anche il tarlo lo è, lo sono i “gobbi”, l’Etna, Berlusconi, la Sinistra, tutto ci appare deformato e virtuale, tutto è minacciosamente svolazzante, sembriamo sottoposti alle malìe di un apprendista stregone, tanto per sdrammatizzare come il Topolino di “Fantasia” di Walt Disney. Poi c’è la realtà, il qui e ora, la fame in India e al Cairo, il riso razionato persino nei supermarket americani, ci sono le parole vere, che pesano e uniscono, per chi ha deciso che così sia. Ci sei tu, sconosciuto e invisibile, che mi scrivi “Ho bisogno di te”, e a questo punto non sei più virtuale, sei un grido. Che mi risveglia, mi strappa dall’isolamento, mi fa digitare: “Anch’io ho bisogno di te. Mi hai letto, hai risposto. Ma cosa voglio di più?” Adesso sì mi è più facile reggere, mandare al diavolo il tarlo, decidere che il mio Sudamerica è qui, nonostante tutto. Non più ricominciare da zero, ricominciare da noi.
32 Risposte to “Sabato 26 Aprile”
By roxana on apr 26, 2008
Noi chi?
By rom on apr 26, 2008
By mariella on apr 26, 2008
Caro Diego,
Stasera mi costringo a mandare una risposta al tuo diario. Tante volte ho scritto e poi regolarmente cancellato tutto, perchè mi sembrava essere sempre inadeguato alla profondità del tuo pensare.
Stasera spero di superare questo senso di inferiorità che troppe volte mi ha impedito di parlare.
Evochi un tarlo che intaccherebbe tutte le coscienze come una malattia infettiva, ti convinci che il lato peggiore dell’uomo è quello che sta pregnando la nostra intera società trasformando ogni essere in un verme strisciante pronto a saltare sul carro del vincitore e consumarsi la lingua in salamelecchi. Pensi che tutto sia perduto e anche tu dovrai perderti col tutto.
Ma perchè? Perchè pensi questo?
Possibile tu (rivolto a tutti coloro leggono) non abbia vicino un amico sincero, una persona onesta, qualcuno che la propria dignità difenda a qualsiasi costo?
Se questo vi accade è certamente perchè non guardate bene, non cercate a fondo, non conoscete abbastanza uomini e donne che ogni giorno lottano per non farsi sommergere dal mare di stracci sporchi che volano.
La maggior parte è da terza elementare, la maggior parte è gretta, avida, sprecona, ama il superfluo e la televisione. La maggior parte degli italiani non riesce a vedere il respiro del mondo, non vuole sapere che l’acqua finirà e le risorse alimentari si esauriranno, non vuole conoscere la via della solidarietà che è l’unica vera risorsa possibile.
Ma, accidenti, la minor parte non è così. La minor parte è silenziosa perchè “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”.
Non arrendiamoci. Non permettiamo che la mediocrità diffusa ci corrompa. Sappiamo difendere una corretta condotta di vita. Prepariamoci a rinunciare all’agiatezza alla quale siamo abituati. La ricompensa è nell’animo semplice.
Tantissimi anni fa ho letto “Un uomo” di O. Fallaci e ricordo che Alekos diceva che se vuoi eliminare un tiranno devi obbligarti a non sapere niente di lui perchè anche la minima informazione sul suo conto potrebbe farti tremare la mano e sbagliare il colpo. Se lo conosci, il tuo nemico potrebbe apparirti fragile. (Sia chiaro a tutti ch’io sono per la nonviolenza assoluta come Ghandi e il Dalai Lama).
Ai nostri giorni la quantità sproporzionata di informazioni tendenziose ci fa credere di sapere tutto e influenza pesantemente le scelte degli immaturi. Quella maggior parte di italiani da terza elementare cresceranno solo quando una catastrofe li travolgerà, però tutti gli altri che hanno il senso della vita, questo senso devono difenderlo, costi quel che costi.
By Amelie on apr 27, 2008
Ha ragione Diego
vai a leggerti quanti post ha Grillo sul suo forum ,su un articolo stupido e retorico,e antico,e tarlato ha 1950 post……di risposta questo vuol dire che questo popolo ha bisogno di un capo mandria.Siamo forse pecore?Quelle stesse cose li,le diceva Diego ,anni fà—molto prima di tanti,non voglio fare l’avvocato del diavolo e neanche dell’angelo..è un paese che segue i tarli,
e se ne vanta..Meglio Topolino versione stregone almeno è sano..
notte–
By martina on apr 27, 2008
È vero Diego abbiamo bisogno di ripartire da noi e far salire alla gola e dare voce a cose oscure che sentiamo muoverci dentro, pensieri che stentiamo a mettere al sole. Ricominciare dal pensiero e dalla ragione che significa indagine e convinta ricerca. Bello il ricordo di Biagi.
Ripartire da noi significa dar voce a quei pensieri e scambiarseli perchè crescano idee e azioni di vita, invece che lasciarsi sopraffare da quella nausea che ci sta prendendo la gola. Per quanto mi riguarda i miei pensieri sembrano essersi rintanati e le parole si ingarbugliano, si accalcano, incespicano sulla tastiera. Forse sto ricorrendo alla mia antica difesa di chiudermi al mondo quando il mondo appare lontano. Forse tutto questo ha un comune denominatore che si chiama smarrimento.
Perché ci si perde? Perché la strada ad un certo punto non è più rischiarata da un qualche lumicino? Perché forse abbiamo creduto che su quella strada per stare insieme agli altri avremmo dovuto lasciare in ombra una parte di noi. Lo abbiamo fatto magari così, senza esserne davvero convinti, ma non è stata una scelta vincente.
Abbiamo bisogno di ricominciare da noi, dalle nostre passioni civili, dal nostro lavoro, dall’umile impegno quotidiano, ma insieme, solamente insieme crescerà la nostra consapevolezza di donne e di uomini. Incominciare da noi per capire le differenze, per fare la differenza ed anche ricordare chi la differenza l’ha conquistata a caro prezzo e a noi l’ha regalata. Riconnettere lembi della nostra memoria sfilacciata, nostro sfilacciato Io.
Bah! sono filamenti di pensieri scoperti nell’angolo dopo aver letto le tue disincantate parole.
By rom on apr 27, 2008
Sono felice di sentire che sei sempre pronto a fare la linguaccia ad eventuali “orrende smorfie della vita” e a fare l’eterno “salmone”;o)
conosco bene la solitudine, così come l’isolamento… : un animale a 2 teste, quella dell’autoisolamento (perché proprio “NON ce la si fa”, come dici tu, ad integrarsi ma nemmeno ad avere contatti né con le vipere né coi vermi) che racchiude in sé anche una specie di emarginazione che inevitabilmente e Volentieri si “subisce”, sia quella odiosa dell’Emarginazione (assai Evidente) che NON a caso i media fanno subire agl’invisibili come noi relegandoci in microspazi dei loro palinsesti, facendoci godere di RADO con una trasmissione intelligente e interessante (Blob; Passepartout; Report; i Simpson…) e relegando un bel film (quando c’è) minimo in 3° serata se non alle 3 del mattino, ma “Incredibile ma vero”(colta;o) citazione dalla settimana enigmistica)FAVORENDO e ARRUFFIANANDOSI invece le MOLTITUDINI di “teste” vuote che SBAVANO davanti ai “reality”, ai quiz, ai “tronisti”(so io su quale “trono” li farei sedere:un water lercio) e soprattutto SBAVANO davanti al sangue(!!!!!!!!)fino ad aver voglia di farci la “scarpetta” attraverso dozzine di trasmissioni oltre che di modi…persino i telegiornali seguono la scia di sangue, con le parole e con le zummate sulle macchie di MORTE su un marciapiede o su un giocattolo malconcio -unico “superstite”- di un tragico incidente stradale….ma restando MUTI sull’orologio incessante (l’avidità e il potere non dimenticano MAI di caricarlo)che senza tregua ogni manciata secondi segna la MORTE di un bimbo nel mondo……..(8)
SEMPRE, ma Soprattutto nei momenti di Paura, la voglia di condivisione si tramuta in BISOGNO di grandi braccia che ci avvolgano……..e se le troviamo, finalmente anziché nasconderci nei meandri più intimi dei sogni, diveniamo noi stessi utero immaginario del nostro SOGNO più GRANDE e più BELLO; basta un cenno d’intesa, un sorriso, una carezza a farci riaprire la sgarrubata soffitta dei Desideri e a far tornare fiammanti anche quelli più scassati, non solo quelli impolverati.
sì, ricominciamo da tutti noi invisibili e muti per troppi occhi e orecchie….ci vorrebbe una RADIO con la nostra musica, la nostra voce: la TUA voce, non basta un blog.
@rruffatamente rom
By Riccardo Brero on apr 27, 2008
Sarà sicuramente la situazione italiana sarà che da poco ho cominciato ad usare il computer(l’ho sempre rifiutato) ma anch’io dopo tanti anni di silenzio sono riuscito a sconfiggere la mia timidezza e paura di non essere all’altezza e ho cominciato ascriverti.Grazie per questo spazio,per questa “grazia laica”.Ora mi sento meno isolato ora sono un “solo insieme”.
ciao Diego,ciao a tutti gli hermanos
By Zee on apr 27, 2008
Di pifferai magici ce ne sono stati tanti.
E tanti sono stati i topi affabulati
da quel suono allucinogeno
che li ha condotti sull’orlo del dirupo.
Ora la storiella si ripete,
si ripete con altri suoni e altri pifferai,
ma noi siamo sempre gli stessi topi.
Sono i vicoli ciechi
che ci costringono a sciamare
verso l’oblio di visioni surreali.
Io resto nel mio vicolo cieco,
con il piccone tra le mani
colpo su colpo batto contro il muro
che mi chiude la strada che ho scelto.
Ascolto le risa di chi mi guarda scavare,
ma non mi importa
se la mia libertà sta al di là del muro.
Ho scelto poche parole e i calli alle mani.
Grazie
Zee
By Germano costa on apr 27, 2008
Siamo nella stagione delle frivole distensioni.
Ogni guerra, ogni solitudine,ogni delusione è ricordo; nelle vite gridate e precipitose vi è solo il pacato narrare delle memorie.
Esaminiamo attentamente le motivazioni:
devi ammettere che il futuro, che abbiamo dato alla nuova generazione, anzi hanno dato i politici che anch’io in un passato non lontano votai è simile al supplizio di Tantalo.
Quello che turba la mia anima non è tanto che ci sia Berlusconi alla guida dell’Italia, poi ti ho dato in passato il mio misero puntodi vista, ma che il centro sinistra, a cui in un lontano passato ero legato, non comprenda ancora perché ha perso le elezioni.
Rutelli, persona, che stimo ma che non amo, non sa fare altro che defecare bombe che continuano a dividere la popolazione Romana che tradizionalmente è di centro sinistra.
Non si conquista il cuore della gente con quel tipo di esternazioni che ho letto, in questi ultimi giorni, sui giornali..
DivideEt impera… devi ammettere che nessuna stella brilla all’orizzonte…
In questo momento penso ad un autore che lessi tempo fa Geoff Dench
Scienziato di mente brillante e , da un mio punto di vista contestabilissimo, superiore il quale affermava che il gruppo, che costituisce la società civile, ruota intorno all’apparenza, l’individualità, e per questo non ha più vie di fuga .
Hanno voluto fortemente costruire ,i politici sia di destra che di sinistra in questi ultimi quaranta anni, il gruppo in base ad uno status sociale, senza badare troppo alla soggettività di chi lo costituiva. Per questo motivo c’è il bisogno di evadere,di andare via di…essere il primo della classe a spese degli ultimi…non c’è un primo se non c’è un secondo ed un terzo ; dunque il terzo ha la stessa importanza del primo e per la teoria del gruppo, da me riformulata, il potere non è tanto nel primo ma nel secondo nel terzo, anzi nell’ultimo…
Riguardo la solitudine bhe, per chi come me che fin da bambino l’ha avuta come compagna non credo sia tanto un problema. Credo che il dramma ,che il popolo Italiano sta vivendo, sia di non riuscire a vedere un futuro. La solitudine l’ha cercata, volutamente egoisticamente, adottando l’esclusione, la discriminazione proprio per non dover rinunciare in prima persona ad un po’ di Potere che poi non è potere ma, se ci pensi bene Diego, è dolore.
Lo sò bene che..ma nulla ti separerà dai tuoi dubbi giacchè la precisione e il futuro dell’Italia e del mondo è da tempo in forse.
Bye bye
di getto come sempre C.G
By roxana on apr 27, 2008
quasi invidio chi ancora crede nelle mail, nel potere di Internet come luogo e spazio per uscire dalla solitudine e isolamento.
Sara’ che la conosco e uso da anni, ma non e’ un rifugio, la tana nella quale autoincensarsi e leccarsi reciprocamente ferite, casomai e’ un ponte verso il mondo, non oltre il mondo.
Non esiste altro mondo che non sia quello fatto da persone reali, in carne e ossa coi loro odori profumi e fetori; non esiste un universo di piante animali astri virtuali.
Non esistono altri pronomi in rete che Io.
E con quell’Io si va a dormire alla sera, come dopo ogni buona lettura, da cui non ci si aspetta che i personaggi escano dalle pagine del libro, ma ci si accontenta al massimo di sognarne la trama.
By Amelie on apr 27, 2008
Scusa Roxi
non credo sia proprio così,nel senso,che ogni scelta è indivuduale non si puo generalizzare tutto, tu magari usi internet da tempo,c’è gente nuova che si affaccia solo adesso, anche qui in questo blog,e che mi sembra sbagliato farli già credere di perdere tempo.Tutto serve anche qui dipende da cosa si cerca,se cerchi caos,vai in chat,se cerchi amicizia vai nei forum,comunque deve sempre esserci un collante,un qualcosa che unisce anche i nuovi. quando scrive gente nuova sono contenta,mi piace leggere di persone più giovani,che non hanno
il peso degli anni hanno la leggerezza dei giovani,e anche la paura un po dei giovani.Noi non siamo solo corpi,siamo quello che produciamo,anche nello scritto.
Una lettera può salvare una vita,molto di piu
di un galleggiante,un saluto anche qui in internet,ha il sapore di un legame,non ho detto amore classico,intendo.Tante cose si perdono poi resta solo quello che conta,e il resto svanisce.E comunque serve tutto..non sono i libri che devono uscire dalle pagine,ma noi che dobbiamo entrarci dentro.
e comunque sognare costa fatica,se non sogni un cellulare-o una barca.
non è una critica Roxi
davvero
non mi permetterei mai,
giuro
è il pessimismo
che mi dispiace
questo senso di arresa
un kiss grande grande
Grazie per gli auguri:-)
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By pippicalzelunghe3957 on apr 28, 2008
la schiuma verde che cola dalle labbra strette della vanità e dell’invidia cieca di qualche naufrago disperso da se stesso scompare completamente tra un sorriso e la schiuma magica delle tue emozioni cangianti: le tue parole come vascelli di cristallo guidati dal tenero fantasma di Running Star(scommetterei un rene che ti ricordi di lui…Run alias “Cristal Ship” in onore dei Doors) danzano sulle onde dei pochi che le cavalcano e ci si sdraiano per goderne le lenitive carezze.
lo sai gigante? bisognerebbe che tutti noi “fuori dal coro” facessimo “assoli” in grande armonia per avere davvero il privilegio d’essere soli insieme.
“Il cancro del malessere delle minoranze”, come lo chiami tu,
a me sembra una metastasi.
Lontana dal “centro di lancio” che l’ha “sparata”, e cioè il totale capovolgimento etico capitanato dal culto del denaro inteso come mezzo per raggiungere il vero fulcro della negazione dell’essere:il potere.
ma questa mia idea non muta l’essenza dei nostri pensieri che è identica, infatti anche tu dici che le matrici sono lontanissime e a carattere esistenziale.
By roxana on apr 28, 2008
Amelie, realismo
Vedi io adoro Roma, cosi’ come mi piace Internet, cosi’ come ho amato un uomo o amo i miei cuccioli.
Ma non condivido alcun feticcio o rito consolatorio che possa suggerire ‘compatimento’ o ‘autolesionismo’.
Certo sarebbe semplice facile raccontare e raccontarsi che con Internet ci si sente meno soli e che ti salva dal mondo, dai cattivi, dal male.
Ma lo ‘sperarci’ fa si’ che poi una notte di sesso ti appaia come principe azzurro un nano.
E invece e’ proprio un nano, coi suoi difetti e virtu’, pregi e spregi.
D’altronde se ami una persona, un’idea, ne accetti lati umani nobili e piu’ ignobili talvolta selvatici e selvaggi come e’ la natura, l’istinto, l’animalita’.
E’ la differenza che passa tra un salotto borghese e un’alcova.
Ho appena scritto qualcosa su Roma, a elezioni appena concluse.
Comunque vada, non credo che amero’ di meno Roma o i romani.
Ma penso che il concetto si possa estendere a qualsivoglia luogo e spazio del mondo, virtuale o reale.
By MaxWeb on apr 28, 2008
…una felice scoperta, aver rintracciato il tuo blog (si può chiamare così?) tra le maglie della rete.
Mi mancava, Alcatraz, un muro oltre il quale si può vedere il cielo.
E l’opportunità di stabilire con le tue parole un rapposrto diverso, partecipativo, mi rende allegro. Mi sembra una magia, anche se ormai dovrei essere abituato alle occasioni che la rete offre.
Ho letto per primo questo tuo post, affilato, pieno di riflessioni e spunti. Mi è piaciuto soprattutto il finale: ricominciare da noi. Un pensiero che oggi mi perseguita. Quasi un segno.
Un saluto.
M.
By Amelie on apr 28, 2008
Ma Roxi
ho precisato non volevo offendere,nessuno, resto della mia idea,mi sembra che tanti la pensano cosi,poi il realismo mi si addice molto,sono sposata da 18 anni quasi,e il mio principe azzurro,prima era stato un rospo.
quindi la trasformazione è gia avvenuta a suo tempo..
kiss
kiss
crack..
By katja on apr 28, 2008
La riflessione che suggerisci sulle condizioni dell’umanità mostra poche luci e molte ombre. Sviluppo tecnologico sempre più inquinante, malessere sociale e degrado relazionale non si fermano. Bombardamenti mass mediatici insultano l’anima e trasmettono un sentimentalismo privo di valori. I più confondono sentimenti con sentimentalismo. Non si desidera il sentimento. Mancano i linguaggi. Si scavalcano gli affetti con la strategia dell’usa e getta. Si raggelano le relazioni. Scarseggiano i filtri educativi. Ci ingozziamo di spazzatura psicologica. Ci sono tre domande a cui non si vuole rispondere: “Che valore ha la vita? Perché vivo? Chi sono?” Dare una risposta significa smettere di rimanere nell’ambiguità, spiazzare il nostro infantilismo, prendere la vita totalmente nelle nostre mani e avere il coraggio di diventare imprenditori del nostro destino.
Non ha senso desertificare la propria storia. Anche quando sembra che il mondo vada in frantumi, occorre sempre ricordarsi di essere una persona sorprendente: un uomo/donna forte che sa badare a se stesso. Un uccello non ha bisogno di prendere lezioni per imparare a costruire il nido, né deve frequentare corsi di volo per imparare a spostarsi nel cielo. Tutti gli animali possiedono l’istinto alla vita, ma gli uomini hanno qualcosa in più: l’immaginazione creativa, la grande sorgente dell’attività umana, la forza che va sempre nella direzione giusta, la guida che conduce sempre a un solo scopo: vivere.
By incarcerato on apr 29, 2008
E allora se il tuo sudamerica è qui, aiutaci a combattere l’indifferenza, aiutaci a risvegliare la coscienza di tanti ragazzi come nel passato sei riuscito a fare! Sappiamo benissimo che il blog, internet, è un ottimo mezzo ma arriva a poche persone. Ma come è andata con il direttore di rai tre? Ci sarà il tuo grande ritorno?
By paura on apr 29, 2008
By paura on apr 29, 2008
si capisce che è una “D”?
By roxana on apr 30, 2008
Diego?
Vabbe’ che s’e’ persa Roma
ma dove stai?
By Riccardo Brero on apr 30, 2008
Ieri 29 aprile per lavoro mi sono fermato a mangiare fuori casa.A volte mi capita.Mi è toccato guardare Studio aperto di italia 1.E’ veramente scandaloso il massimo della disinformazione.Ciao a tutti
By anna2930 on mag 1, 2008
ormai in giro sono rimasti più cadaveri che armadi, è vero. mi fa sempre piacere leggerti perché trovo di frequente, nelle tue parole, una forma analoga al mio sentire: per un momento i cadaveri stanno sottovento, il fetore dà una tregua. molti e molte tra coloro che qui intervengono manifestano un senso di sollievo nel riconoscersi: gente con analoghe insofferenze e sofferenze, persone che amano nutrire un sogno e perfino, a volte, condividerlo. una breccia nel muro dell’isolamento: fin qui tutto bene.
dove non mi sento più bene è quando leggo gli inviti a farti guru, a metterti in politica, a dettare un verbo che giustamente non ci sarà. sempre di un capobranco dobbiamo aver bisogno? non lo troveremo, per fortuna, nella schiera degli artisti: non di quelli veri, almeno. a ciascuno la propria ricerca. delegarla è una contraddizione in termini.
By appanicatamente on mag 2, 2008
Respira….non stare più in apnea:
per te scrivere è respirare e se riempi i tuoi polmoni di primavera
anche i nostri se ne riempiranno e soffieranno come flauti magici musica per le orecchie attente del tuo cuore e del tuo umore…
senza le tue parole a tanti o almeno a qualcuno manca il fiato oltre alle voglie….e poi continuando a stare in apnea il fiato dovrebbe mancare anche a te…
By senzapretesalcuna on mag 2, 2008
“L ‘inferno dei viventi è già qui.
L’inferno che abitiamo tutti i giorni,l’inferno che formiamo stando insieme.
Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti:accettare l’inferno e farne parte,fino al punto di non vederlo più.
Il secondo è rischioso e ed esige attenzione ed apprendimento continui:
saper riconoscere chi e cosa in mezzo all’inferno non è inferno e farlo durare e dargli spazio.”
italo calvino
in aggiunta questo video.
http://www.youtube.com/watch?v=mq65OuvP8Us&eurl=http://blog.libero.it/maanche/?nocache=1209685051
By paura on mag 3, 2008
DIEEEGOOOOOOO….
By roxana on mag 3, 2008
secondo me Alemanno se l’e’ bello che magnato
By rom on mag 3, 2008
e dai, nun te isolà
*
By Uno on mag 3, 2008
Qualcuno dice che internet è solo virtuale. Quindi non esistono i rapporti se non nella misura in cui ci si rende disponibili al momento-monitor o alla chattata precoce, eiaculazione di pensieri non-pensieri che generano, secondo qualcuno, illusioni, masturbazioni, seghe mentali. Persone fantoccio si sostituiscono alla gente vera che si incontra, fisicamente, tutti i giorni.
Ma non è sempre così. Ci sono delle vite che continuano, pur non avendo la possibilità di incontrarsi: oggi. Domani tutto sarà possibile. E se quando ci si incontrerà si vedrà un volto diverso dall’aspettativa…che importanza ha?
E se quando ti rivedrò tu avrai qualche ruga in più sul volto e i miei occhi saranno più tristi…che importanza ha?
Passiamo la vita a domandare agli altri di essere diversi da quello che sono, senza renderci conto che proprio l’essere se’ stessi rende gli esseri umani unici e irripetibili; critichiamo negli altri quelli che sono i nostri difetti peggiori, che non vediamo perchè presi dal nostro Ego, gigantesco, prevaricante e urticante. Un’attività della quale non ci si stanca mai.
Preferisco le persone che navigano nei loro infiniti Io: prima o poi si incontrano con uno dei miei.
A volte fai così tanto silenzio che mi scuoti e quasi rabbrividisco nonostante i 25 gradi.
Però non mi chiedo più il perché.
By Amelie on mag 3, 2008
Ringrazio Dio,non lo faccio mai,solo in casi estremi,e so che è sbagliato,(ma credo solo in Gesu)..di aver generato nella mente di qualcuno,questo mostro e sette teste che è internet,ma se non ci fosse?saremmo tutti già morti da tempo,rinsecchiti sulle poltrone del salotto,guardando la tv..l’altra sera ho avuto la conferma con Sgarbi:la tv non si può guardare,usa un linguaggio,da (non mi viene la parola):-)
non crea niente,mette la paura di vivere.
Meglio qui ,in circolo,come i ceppi antivirali…siamo tutti soli.
Ma in compagnia.
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By il catetere allegro on mag 4, 2008
ding dong?
c’e’ nessuno?
Diego, sei in casa?
guarda, amico, che non puoi fare cosi’. ci fai preoccupare.
guarda che siamo in tanti ridotti come te. io non cammino
nemmeno piu’. striscio per casa come un bradipo, farfuglio,
emetto rantoli e sibili, impreco, bestemmio, maledico tutto e
tutti. poi in trattoria scopro che una buona carbonara puo’
essere terapeutica. terapia sintomatica, vabbe’, ma almeno fermo
lo stomaco, sottosopra da diversi giorni.
e’ andata cosi’. e’ andata. forse era inevitabile che andasse cosi’.
e’ che siamo nati in paese bellisssimo e sventurato. un paradiso
abitato da diavoli. forse e’ sempre stato cosi’.
ma ora devi tornare a parlare. mica perche’ ci serva un leader o un guru
(un altro? no, basta, grazie!), ma siamo in tanti ad aver bisogno delle
parole e del cuore di un caro e vecchio amico.
dai, hermano, su la testa.
a presto.
By Riccardo Brero on mag 4, 2008
Ma come si fa a sostenere uno come Calderoli?
Gli dimostrano pure solidarietà!
Abitiamo proprio in un paese allo sbando.
Posso ancora capire Alemanno Sindaco di Roma Ma Calderoli Ministro no!
Secondo me se la sinistra per vincere deve parlare la lingua del popolo forse è meglio che non vinca.Scusate sono riflessioni della domenica mattina.
Ciao a tutti,hasta siempre hermanos