Riconoscersi

Scorticarsi le mani dagli applausi per ogni alzata di voce del caudillo di turno. Scorticarsi le mani per l’anti-caudillo di turno. Scattare in piedi con espressione solenne a ogni trito luogo comune. Sapersi tanto deboli, ambigui, insicuri, senza valori né memoria storica, che per tacitare il senso di colpa della propria insignificanza, inettitudine e ignoranza, si ha assoluto bisogno di inchinarsi a un padre forte, determinato e possibilmente ricco. Toccarlo come un superstizioso tocca la schiena di un gobbo. Emendare i vizi peggiori degli italiani ed elevarli a sistema politico.  Trepidare d’orgoglio soltanto perché sei montato sul carro dei vincitori. O perché lo protesti. Ritenersi un democratico perché il popolo ti ha votato. (Anche Hitler fu votato dal popolo. E il popolo che a piazza Venezia si esaltava all’enfasi retorica del Duce è lo stesso popolo che l’impiccò per i piedi a Piazzale Loreto. Pensarla tutti allo stesso modo è stata sempre una parentesi infausta della Storia e non ha mai voluto dire Democrazia). Non limitarsi a dire sì. Non limitarsi a dire No.
 
Credere che basti dire “l’Italia siamo noi” per bruciare l’Italia come la intendono gli altri, ovvero il Paese di tutti. Non farsi domande. Contarsi di continuo e gongolare della propria forza numerica, come se essere uno in più degli altri equivalga a essere più giusti. Essere stati ferventi socialisti e allearsi con An. Essere stati ferventi fascisti e allearsi con i leghisti. Essere stati ferventi secessionisti e allearsi con la fiamma tricolore. Essere stati fiamma tricolore e allearsi con l’uomo più ricco d’Italia. Essere dei voltagabbana. Aver preso la tessera della P2 per piegare l’Italia della Costituzione con un colpo di Stato, e come se nulla fosse considerarsi padri nobili della “nuova” democrazia italiana. Non vergognarsi mai. Non dubitare mai. Ritenere di avere sempre diritto. Chiudere un occhio “all’italiana” a chi evade le tasse. Credere a uno Stato di polizia e, contemporaneamente, sentire i magistrati come nemici. Credere che chi non la pensa come te sia un comunista. Ritenere che chi legge molti libri o molti giornali sia un perdigiorno. Che chi non possiede beni materiali è un fallito. Non riuscire mai, neanche una volta che è una, ad ammettere pubblicamente “Mi ero sbagliato. Vi chiedo perdono”. Continuare a elencare i propri meriti come un disco rotto. Rimuovere le promesse non mantenute. Mentire, a se stessi e pubblicamente, e smentirsi e mentire di nuovo: essere bugiardi dentro.
 
Possedere il 75 per cento dei mezzi di comunicazione di massa del Paese -direttamente o indirettamente- e protestare che nessuno ti pubblichi, che tutti ti travisino, che hai la stampa e le televisioni contro. Essere un “chiagne e fotte”. Non chinare la testa neppure di fronte al grido di dolore dei deboli, degli oppressi, di chi non ha voce. Utilizzare, per la tua smania di potere, le vite drammatiche degli altri, facendoli sperare che solo grazie a te potranno risolvere i loro problemi di sussistenza, di malattia, di anzianità. Truccarsi e apparire come non si è. Isolare chi ti critica davvero, accogliere nel tuo seno soltanto qualche pecorella smarrita con l’unico scopo di far credere che sei libero e che lasci liberi gli altri, mentre così non è. Dire sempre Io e Mio, mai Noi, (il Noi anche opposto al me, il Noi degli altri) e non saper mai fare un passo indietro. Ritenere che chi è bravo debba per forza assomigliare a te, desiderare i tuoi desideri, condividere gli stessi vizi, aspirare ai medesimi beni materiali, puntare al potere come tu l’intendi. Altrimenti è un pazzo o non vale niente. Ma fra costoro, qui e là, a caso, sceglierne un paio e additarli come esempio di diversità ammirevole (così nessuno potrà scoprire il tuo egocentrismo spietato).
 
Se nessuna di queste parole ti appartiene. Se a ciascuna di queste affermazioni ti sei detto “Io no”.  Se negli ultimi vent’anni tutto questo -e molto altro ancora- ti ha ferito, umiliato, ti ha fatto ritenere di essere “fuori posto”, ti ha isolato e ti ha impedito di condividere i valori che ti avevano trasmesso i tuoi padri e quelli che hai amato nei libri, nelle canzoni, nella Storia come l’hai vissuta: sei un invisibile. Sii fiero di esserlo. Sei parte di un noi che ti accoglie dopo una lunga e solitaria traversata nel deserto. Non sei affatto un numero, tu sei un nome e una storia. Nessuno ti giudicherà, questo spetta solo a te. Non sei rosso, né verde, né nero. E non sei un qualunquista. Se sei arrivato fin qui, significa che hai camminato con le tue gambe, hai ragionato con la tua testa, e non ti sei fatto abbindolare. Mi hai pensato come io ho pensato a te. Hai chiesto il mio aiuto come io chiedevo il tuo. Hai a cuore non solo te stesso ma gli altri e il tuo paese.
 
Non è retorica, sei fatto così, noi siamo fatti così. Invisibili all’esterno, illuminati dentro, ci riconosciamo nel buio. Ci siamo considerati estinti mille volte, per questo siamo vivi. Non cerchiamo potere personale, resistiamo a chi vuol mettere le idee in gabbia. Resistiamo a chi ci induce al letargo. Resistiamo al pensiero unico e soprattutto a chi, dai palchi del pensiero unico, grida “Abbasso il pensiero unico”. Perché abbiamo visto anche questo e non sappiamo più se ridere o piangere. Saremo uno o due? Due è il nostro numero ideale. Saremo due o due milioni? E’ indifferente. Ogni persona in più è una coscienza allargata, una mente più adulta, maggiore esperienza e un cuore più grande. Non abbiamo alcun bisogno di apparire per dimostrare che esistiamo, non vogliamo essere intervistati, etichettati, censiti, siamo antichi e sempre nuovi perché ci passiamo il testimone con la cultura e la conoscenza,  per questo, quando decideremo di spuntare dal buio, ci vedranno e si sorprenderanno. Sandor Marai, uno straordinario  scrittore perseguitato dal nazismo come dal comunismo, morto in solitudine e in miseria, scrisse: «La fedeltà assoluta alla propria natura, al proprio destino e alle proprie inclinazioni, ha un prezzo altissimo.»
 
Aderire agli Invisibili è semplicemente questo: condividere i propri valori, le proprie inclinazioni, il proprio destino, con persone che -qualunque sia la strada che hanno percorso da sole in questi anni- sono giunte fino a qui. Io mi riconosco in te e nelle tue idee, se puoi, tu fa lo stesso. Condivideremo i nostri valori, pagheremo insieme il prezzo della nostra memoria, delle nostre speranze e del nostro destino.
 
www.movimentodegliinvisibili.it
 
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  1. 8 Risposte to “Riconoscersi”

  2. By Riccardo Brero on mar 29, 2009

    E adesso devo scrivere di qui o di là?
    O di sù,mah…..
    Ciao Diego con affetto
    Riccardo

  3. By Anna on mar 29, 2009

    uaohh!!!
    http://www.movimentodegliinvisibili.it
    ora vedo se tra pw e cavoli vari riesco ad iscrivermi da casa :-(

  4. By roxana on mar 29, 2009

    ahahah riccardo
    basta riconoscersi, cmq :)

  5. By Francesco on mar 29, 2009

    Mamma mia !
    Domani convoglierò sul forum aziendale
    (Circa 20.000 dipendenti)quest’aria fresca.
    L’ho già fatto al tempo di Zombie quando la sera riascoltavo la trasmissione e trascrivevo quello che dicevi, in particolare ricordo di aver trascritto integralmente “il Prodino”. Qualcuno mi disse che le tue, Diego, sono ovvietà. Io confido in coloro che non replicano e leggono solamente.
    Ciao.
    Francesco

  6. By alma on mar 29, 2009

    plin, plin, vecchio blog,
    ho un pò di nostalgia…
    quella che ti prende quando sfogli l’ultima pagina di un libro che hai amato e che ti ha cambiato. Un libro che terrò sul mio sul mio comodino “virtuale”.
    Ora l’inizio di un nuovo libro, il frutto di questo primo seme.
    Con affetto.

  7. By marcolino on mar 29, 2009

    Sai Diego,ho appena finito di sentire il discorso di berlusca alla tv,c eravamo io e mio padre e ci siamo fatti tante di quelle risate più divertente di zellig.Ok Diego hai ragione ora mi riprendo,lo so che a forza di sottovalutare i pagliacci poi si finisce male,ma pensa senza il lui quate isate in meno,certo ci sarebbe un Italia migliore ma si vede che x il momento la maggior parte degli italiani a tanta voglia di ride ride ridere….

  8. By satya rosana on mar 29, 2009

    Grazie, mi riconosco negli Invisibili.
    Viviamo in una società che inquina e distrugge e poi fonda associazioni contro l’inquinamento e la distruzione.
    E insegna a scuola questi “valori”.
    Perché? Per la reputazione e il potere.
    La ripugnanza mi fa vomitare un vomito assai poco invisibile.
    Satya (Fabio Rosana)

    PS: Spero in un altro incontro oltre a quello in Sardegna.

  9. By giugliano salvatore on mar 31, 2009

    TRUCCARSI E APPARIRE COME NON SI è.QUESTA TE LA POTEVI RISPARMIARE,PERCHè LO SANNO TUTTI,NON è UN MISTERO.FACCIA DI SE STESSO QUELLO CHE VUOLE.SI STIRI,SI ALZI,SI COLORI,SI INFOLTISCA,A ME PERSONALMENTE NON MI IMPORTA UN FICO,MA FACCIA QUALCOSA PER L’ITALIA.

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