Manu Chao “clandestino” per il regime conservatore messicano

Parecchi anni fa ho conosciuto Manu Chao a casa di Adriano Celentano. Per un anno, Jack Folla da “Alcatraz” aveva trasmesso ogni giorno la sua “Clandestino”. Ricordo che feci ascoltare ad Adriano anche “Desaparecido” e lui -che ha un intuito formidabile- al trentesimo secondo d’ascolto decise “Invitiamolo”. Il programma al quale con gli altri autori stavamo lavorando era “Francamente me ne infischio” e Manu Chao si presentò nello sgargiante giardino di Adriano in una giornata di luce. Raccontò che “24.000 baci” era stato il suo mito. Chi è grande davvero non ha mai etichette. Manu, il menestrello dei desaparecidos, si era formato anche sulla canzone sanremese in cui saprai “perché l’amore vuole all’istante mille baci/ mille carezze vuole all’ora.” Fu un cortocircuito di follie e di estro la “Prisencolin…” (il primo rap italiano) eseguita da Adriano e Manu in duetto, uno dei momenti più spettacolari e moderni della Rai degli ultimi trent’anni.
Manu, di origini spagnole, è nato e vissuto nelle “banlieue” di Parigi. Ha fondato il gruppo “Mano negra” poi è tornato a esibirsi da solo, con musicisti sempre nuovi, non smarrendo mai la sua anima global, coltivata suonando nei baretti delle Ramblas di Barcellona, dove si è trasferito.
Ieri, Manu Chao è stato costretto ad annullare il concerto in programma a Guadalajara, in Messico. Nel corso di una conferenza stampa, infatti, il Re dei clandestini aveva mostrato una lettera di solidarietà per Ignacio Valle, uno dei leader della rivolta di Atenco, oggi detenuto.
Nel maggio 2006, a San Salvador Atenco, si svolse una manifestazione di giovani contrari alla costruzione di un nuovo aeroporto. La polizia ebbe una reazione da G8 di Genova. Alexis Benhumea (un Carlo Giuliani messicano) fu assassinato dai poliziotti con un proiettile alla nuca, più di duecento manifestanti furono arrestati (molte ragazze stuprate dai militari) e diversi rappresentanti di movimenti antagonisti messicani sono, da allora, scomparsi nel nulla. Manu Chao ha definito tutto questo “una specie di terrorismo di Stato”. Ma la legge del Messico (art.33 della Costituzione messicana) proibisce agli stranieri di esprimere giudizi sulla politica nazionale.
Adesso, come per una profezia autoavverante, Manu Chao rischia di diventare clandestino davvero per il regime conservatore del Messico.
Amo questo artista con la mente e con il cuore. Non sempre fa capolavori, ma quei due o tre rimarranno nella memoria nella storia mondiale della musica. La libertà nel pianeta, ultimamente, sta incedendo con il passo del gambero. È un pessimo ritmo, e questa crisi economica che sta devastando i più deboli, temo darà il destro, ai regimi militari ma anche alle democrazie occidentali, di stringere con un giro di vite le libertà individuali. Per sentire come batte il cuore nero del mondo c’è bisogno di affacciarsi su notizie come queste. E mantenere alta la ragione della diffidenza per tutti i “caudillos” della Terra.
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  1. 5 Risposte to “Manu Chao “clandestino” per il regime conservatore messicano”

  2. By roxana on mar 28, 2009

    io lo conobbi ad un concerto – e in conferenza – in quel di Piacenza, nel giorno del mio compleanno.
    Un bellissimo dono.
    E Marcos lo ama :)

  3. By Perladivongola on mar 28, 2009

    non so cosa aggiungere, come commentare, rimango muta a pensare alla campagna elettorale di giugno, al sindaco per cui adesso “lavoro”. Non ne volevo mezza della lista e della visibilità, della gente che viene a chiederti conto. Ma in un momento in cui ho sentito la forza del gruppo mi sono messa nella lotta. Nella lotta, sì, in aiuto a chi segretamente aveva perso le parole. Non gli saltavano più fuori, ma penso fosse solo stanco perché si perdevano nel vento. Anche nella microscopicità della nostra realtà tortellinesca, forse le parole si erano addormentate, e non punzecchiavano più. Intristite non saltavano per farsi acchiappare. E se si mettessero a zompare fuori dalla carta invece? Se anche una sola persona si soffermasse un secondo di più? Che cosa potrebbe succedere? Mi fa una paura del diavolo, e mi attrae spaventosamente. Ci sono dentro fino al collo, ma quando Mario mi ha detto che il volantino per la manifestazione della CGIL del 4 aprile è perfetto, ho sentito la voglia di saltare. Sono libera di lottare, libera di dimostrare qualcosa a me stessa e agli altri, libera di comunicare, libera di mettere in pratica quello che mi piace fare. Libera.
    Libera di avere paura, di scambiare un volantino per la mia rivoluzione interiore. Libera di riallacciare i fili della storia come so e come posso. Libera di proporre. Libera di sbagliare perché qualcuno alle spalle ce l’ho che non mi lascia cadere. Libera di scegliere di aiutare un amico a realizzare un progetto fecondo di idee, sapendo che come assessore saprà creare generatori di energia per la Resistenza culturale. Libera di farmi partigiana. Libera di sentire che non è il momento per restare troppo sola con me stessa….e le altre due, tre…me.
    ciao

  4. By spadino on mar 28, 2009

    Caro Diego.
    Mi spiace per Manu Chao.
    Destino identico?
    non lo so.
    Ma quanti di noi, io compreso, ci sentiamo clandestini in questo paese?
    art.33 della Costituzione messicana) proibisce agli stranieri di esprimere giudizi sulla politica nazionale.
    pervedo che a breve un articolo della costituzione del nano, dove sarà proibito agli Italiani esprimere giudizi sulla politica nazionale….

  5. By Riccardo Brero on mar 29, 2009

    ciao a tutti per chi non lo sapesse il sito degli invisibili è aperto!
    Ciao Diego

  6. By marcolino on mar 29, 2009

    Ti ricordi diego jack,quando eri clandestino a cuba,penso che in questo momento vorresti allontanarti il più possibile da roma e dall Italia e ritornare clandestino in qualche meravigliosa isola a bere,fumare e guardare qualche bella donna da vicino mentre l Italia guardarla sempre da più distante.Ah se decidi di andartene fammi sapere vengo con te.(two clandestini better che one)

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