Lunedì 5 Maggio
Quando tutti, ma proprio tutti, smisero di avere memoria e non ricordavano neppure di aver mai avuto un ricordo vita natural durante, quando -dunque- non si pensava che al presente e a farsi largo a gomitate, e non c’erano neanche più cadaveri di mamme da calpestare, Piero, che era stato povero in canna fino a quel preciso momento, (anche perché non aveva mai smesso di ricordarsi ogni più irrisorio fatterello pubblico e privato), quindi era a tutti inviso, al regime in primo luogo che lo teneva d’occhio, decise che era giunto il momento della propria riscossa. Stava passando il suo maledetto treno, e non poteva certo permettersi il lusso di perderlo, perché aveva due figli da mantenere e in famiglia ormai ci si strappava una crosta di parmigiano dalle mani. Con quattro assi e quattro chiodi si fabbricò un rudimentale banchetto, dipinse di rosso un foglio di compensato e ci vergò sopra, con un pennarello verde, la pubblicità “1 ricordo=1 euro” e, alla riga sotto: “10 ricordi in sconto a 5 euro”. Caricatosi sulle spalle il suo negozietto improvvisato, tutto sudato e pericolante, si liberò una mano per agguantare la maniglia della porta d’ingresso, ma più lesta di un cerbiatto fu sua moglie che s’infilò come un foglio di carta velina fra lui, la porta e il grande affare della sua vita. “Piero, no!” ella gridò con le braccia a croce, sbarrandogli l’uscita. Lui non si scompose, sibilò: “Spostati. Il peso della memoria mi è insopportabile. Io me la vendo.” “Amore no! Quei ricordi erano il nostro unico tesoretto!” protestò quella flebilmente, “Vado a impegnarmi le lenzuola, eh? Così tiriamo avanti un altro po’.” Ma il marito era irremovibile e la signora Pelotti-Relli dovette sfilarsi da quella schiacciasassi di testardo come un foglio accartocciatosi in una rugginosa macchina da scrivere. “Gliela venderemo cara, tesoro, vedrai!” le promise il marito. Detto fatto, Piero Pelotti si piazzò sotto casa, a Roma, in via delle Coppelle, proprio in perpendicolare all’effigie della Madonna con bambino, all’angolo con via Maddalena, augurandosi che i poliziotti di quartiere non lo beccassero in flagranza di smercio clandestino di pubblica memoria.
Sulle prime, per miracolo, i passanti non gli prestarono attenzione. Poi un bambino un poco obeso, che leccava un gigantesco cono mentre, con l’altra mano, intrecciava le dita del nonno, domandò a quest’ultimo con voce squillante: “Che cos’è un ricordo, nonno?” Questi, come risposta, gli mollò un ceffone che, invece d’infrangersi sulla guancia infantile, schiccherò l’enorme cono di crema di coniglio e sugo di lepre, un gelato così detto “alla cacciatora” che andava molto fra i bambini grassi della Nuova Epoca, e una polpetta di sugna color topo con due dita di panna volò sul marciapiede di fronte e s’impresse con un”sguash!” sul doppiopetto di un ministro che, coi suoi tre gorilla, se ne stava andando a far compere coi soldi dello Stato. “Porcaccia zozza!” s’imbelvì il ministro, e nonno e nipote si videro accerchiati dai gorilla con mitra a tracolla e occhiali neri. “La colpa è sua!”si giustificò il nonno, e anche il bimbo grasso indicò, col suo braccio fatto a anelli di carne rosa, il banchetto di ricordi clandestini.
Il ministro, che non era affatto scemo, si rasserenò in un bel sorriso vendicativo ed estratto il pingue portafoglio ne cavò un euro che piazzò sul banchetto con una manata. “Dammi un ricordo”, ordinò al tremante Pelotti. “Muoviti!”. Quello, con aria conciliante, ma tutto tremante e sudato, tentò di restituirgli la moneta, accompagnando il gesto con un “Ma no, ma no…si faceva per scherzare.” Ora però i gorilla puntavano le armi sul banchetto e da uno dei mitra partì una raffica che triturò una zampa del baracchino, che si mise a sghimbescio sul marciapiede come la lingua appesa di un cane che ha molto corso.
“L’ho comprato e lo pretendo. Fuori questo ricordo” ordinò l’onorevole. "Sto aspettando.”
“Di che epoca ne abbisogna?” balbettò il mercante di memoria.
“Dammene uno di 50 anni fa. 2008 se so ancora far di conto.”
“Dunque, anche lei ricorda un po’ di matematica?” fece infausta ironia il Pelotti.
Il ministro non gradì e con un’altra manata sul banco e un’altra raffica di un gorilla, questa volta sull’effigie della Madonna, intimò il suo ricordo da 1 euro, mentre il bambinello di gesso si disintegrò in mille frammenti sulla testa e le spalle del venditore. Pelotti guardò su, alla finestra. Sua moglie piangeva e scrollava la testa. Le lesse il labiale: “Lo sapevo, lo sapevo…”. Deglutì, rifletté mentre l’altro degustava la sua paura e misurava il suo eventuale ardimento di mercante, e proprio quando il ministro disse ai gorilla e al nonno e al piccolo obeso: “Che vi dicevo? E’ un impostore. Non ha uno straccio di ricordo, perché di ricordi non ce n’è in un Paese che guarda solo al futuro”, il Pelotti, presa una boccata di coraggio, esclamò: “Nel 2008, esattamente in Aprile, la Sinistra scomparve dal Parlamento.”
In Via delle Coppelle, fattasi improvvisamente silenziosa, si udì solo la voce squillante del bambino che chiamò il nonno: “Che cos’era la sinistra?”
Poi una raffica troncò in due il corpo del mercante di ricordi e un’altra ne fece rotolare il busto in una piccola fogna a cielo aperto, mentre un’ultima, infine, polverizzò il banchetto e spezzò in due il cartellone rosso della artigianale pubblicità. Un gorilla saltò a pié pari sulla striscia verde: “1 ricordo= 1 euro”, fino a infangarla e a renderla illeggibile.
Il ministro diede un buffetto al piccolo obeso: “La sinistra è quella mano con cui tenevi il gelato e adesso il nonno te ne comprerà un altro. Paga l’Italia.” E il bambino disse “Ippiié!”, tipica esclamazione infantile di quei tempi, “Ippiié! Ippiié!” mentre il ministro e i suoi lanzichenecchi montavano sulla limousine Google Sport che schiacciò quanto restava del Pelotti-Relli, una testa con un cervello testardo e ribelle, ma quel che è peggio, assolutamente nocivo per il benessere della comunità.
7 Risposte to “Lunedì 5 Maggio”
By Riccardo Brero on mag 5, 2008
Grazie Diego per aver parlato della memoria.Non ne parla più nessuno!E’diventata scomoda per tutti.Eppure una volta si diceva:conoscere la storia per capire il presente e progettare il futuro.
Che presente!E quale futuro?
Il tuo racconto mi ha fatto ricordare la canzone di Guccini “il vecchio e il bambino”.
…..mi piaccion le fiabe raccontamene altre….
ippiiè
Ciao Diego e un saluto a tutti gli hermanos
By ridolfo on mag 5, 2008
ciao diego,
questo sembra scritto oggi, o cinquant’anni
addietro se lo leggesse il Pelotti…
dimostrazione chiara che non abbiamo ne ricordi me memoria:
«Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri… Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo».
Tratto da De la démocratie en Amerique di Alexis De Tocqueville, 1840.
ridolfo
By Beppone on mag 5, 2008
Non sembra tanto un racconto di fantasia….
By gobborugginoso on mag 5, 2008
Semplicemente geniale!
By roxana on mag 5, 2008
bello, mi e’ piaciuto
By @nto on mag 5, 2008
E sulla tomba di Piero ci fu, per alcuni giorni, un foglio dove v’era scritto pressapoco così “Era un solitario fantasma che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udita. Ma per tutto il tempo impiegato a proclamarla, in un qualche misterioso modo la continuità non sarebbe stata interrotta. Non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità d’uomo.”
Preso spunto da 1984 di Orwell, anzi da Wikiquote: temevo di quietare la fiamma emotiva sorta da questa lettura ravanando tra le pagine dell’opera del grande scrittore in cerca di qualcosa di più adatto..
By Luchello on mag 6, 2008
non ricordo tale situazione…è mai avvenuto un omicidio di Stato?Hanno mai ucciso chi voleva ricordare ad altri baci e conversazioni?Non ricordo…ma il gelato a volte era buono, anche se un po’ indigesto.Grazie Diego e grazie a tutti coloro che han perso la vita per ricordarci la verità.