L’INGANNO E LA SPERANZA

Un giorno chiesi a un vecchio amico, un libraio ebreo che aveva vent’anni nella notte dei cristalli e viveva in Germania: «Come mai non sei fuggito? Non vi rendevate conto delle atrocità che i nazisti stavano per farvi?» Lui rispose con due parole: «L’inganno e la speranza.» L’inganno, mi spiegò, sta nel non svelare tutto e subito. «Se Hitler avesse manifestato pubblicamente l’intenzione di deportare milioni di ebrei per gasarli nei campi di concentramento, se avesse svelato la “soluzione finale”, nessuno di noi sarebbe rimasto in casa, tantomeno in Germania, che era la nostra patria, e, forse, si sarebbe sollevato il mondo intero. L’arguzia nazista fu di procedere per giri di vite. Oggi non potete più fare questo commercio, domani dovete appuntarvi una stella, qualche giorno dopo i figli non potevano più frequentare la scuola, il mese dopo un’altra limitazione, sempre più illecita, sempre più iniqua, e a ogni minaccia progressiva, a ogni ingannevole giro di vite, si era indotti a pensare “Non oseranno altro, è impossibile”, si cade vittime, cioè, della speranza, la speranza che è insita nella natura umana. L’inganno e la speranza, appunto, la peggiore delle trappole.»
Quel mio amico non c’è più, e noi abbiamo avuto esistenze più agevolate delle loro, vite costellate di scandali e corruzioni politiche, insabbiamenti, anni di piombo, tangenti, mafie, stragi, ma imparagonabili con l’Olocausto, anche se i crimini del regime sovietico o gli eccidi nella ex Jugoslavia si sono cronologicamente fusi con i nostri più giovani destini. E ne portiamo, anche se involontariamente, la macchia.
Noi abbiamo vissuto in una molto sofferta democrazia. Da qualche tempo stiamo provando un brivido brutto. Ogni giorno che scorre siamo meno liberi. E ieri, leggendo sui giornali che il vertice delle istituzioni, la presidenza del Consiglio, ha dichiarato che i nostri magistrati sono dei “talebani”, mi sono ricordato del mio amico antico, di quel libraio ebreo, perché, per un’ennesima volta, stavo facendo il callo anche a questa scalmanata esternazione, a questo immenso danno di un premier che distrugge sistematicamente quei poteri che salvaguardano la nostra democrazia. Mi sono tornate alla mente le due parole: inganno e speranza.
Lo so bene che è una bestemmia paragonare le due epoche e me ne guardo bene. Ma la maligna arguzia di quella “strategia dei giri di vite” è proprio la stessa. Chi è scomodo, nella pubblica opinione, viene silenziato. Il Parlamento è ormai il salvacondotto dei politici inquisiti. Il Capo si sottrae alle leggi e nomina i suoi avvocati onorevoli, perché ne promulghino di nuove per salvarlo. I telegiornali hanno smarrito l’obiettività e la completezza dell’informazione. Sull’impoverimento delle famiglie italiane e su tutto quanto possa dispiacere al “manovratore” si maschera, si omette, si tacita la notizia sgradevole, si spacca il Paese in due inverosimili partiti: quello dell’Amore e quello dell’Odio.
Viviamo in un’atmosfera orwelliana, da “Fattoria degli Animali”, ma c’è molta più assuefazione che rivolta, un’indolenza atavica, un menefreghismo mediterraneo e un dissennato egocentrismo, ci stanno imbambolando fatalmente. Credo che dovremmo stare tutti molto attenti, coscienti, in guardia. La Storia non presenta mai gli stessi piatti, il male è scaltro, e puntualmente si irride chi l’annuncia liquidandolo da apocalittico e visionario. Però io lo vedo, lo vedo ogni giorno, in televisione e nelle strade, che posso farci? Per me un presidente del consiglio che considera “talebana” tutta la magistratura è un sovversivo e chi tace è un suo complice. Con la legge sulle intercettazioni il potere d’indagine dei magistrati sarà reso inoffensivo. Tutti gli italiani onesti saranno più indifesi dal dilagante strapotere dei corrotti, in politica e nella finanza, e da quello dei criminali comuni.
L’inganno è storicamente il solito: trasformare le vittime in persecutori e chiamare il giro di vite “libertà”. Per quanto riguarda le intercettazioni: definire il nostro come “uno stato di polizia”, che è esattamente il fine che s’intende conseguire. Polizia mediatica. Informazione in divisa e manganello. La speranza ormai è ridotta a un dovere: illuminare la coscienza di quanta più gente possibile, e tenere accesa la nostra. Dio solo sa quanto mi manca la testimonianza e la luce di quel mio vecchio amico libraio, l’intelligenza, l’esperienza, la sensibilità di tutti i nostri padri che sembrano scomparsi dalla faccia del Paese. Non lamentiamoci, anche in nome loro, non rassegniamoci, non andiamocene via dall’Italia. Deve fare le valigie chi la sta riducendo così. E noi dobbiamo accompagnarli alla porta prima dei prossimi giri di vite, perché ci saranno.

< Articolo precedente Prossimo articolo >
  1. 7 Risposte to “L’INGANNO E LA SPERANZA”

  2. By mariap on feb 27, 2010

    Condivido totalmente quello che hai voluto dire.
    Io non riesco a esprimere i miei pensieri ma vederli
    scritti mi fa quasi piangere.Quando,quando ci
    sveglieremo da questo incubo?

  3. By pezzi.divetro on feb 28, 2010

    Io ero tra quelli che stavano in Piazza
    del Popolo, tutta dipinta di viola:
    giovani e adulti, di splendida razza,
    cantavamo slogan a squarciagola.

    Di gente incazzata ce n’è proprio tanta,
    il popolo viola ne chiama milioni:
    il premier inventa le cifre e millanta
    dei numeri a cui credon solo i coglioni.

    Ma c’è altra gente, detta “invisibile”
    ch’è fatta d’idee, di sogni e proposte,
    riunita da Diego, uomo incredibile,
    tra scambi di fatti, domande e risposte.

    Perfino in Germania è caduto il nazismo;
    da noi qui in Italia c’è molto da fare.
    Iniziamo col mezzo più giusto che abbiamo:
    vinciamo coi numeri andando a votare!!!

  4. By Andrea e Paola on feb 28, 2010

    Un paio di quelle coincidenze che amiamo:

    Lunedì, appena tornati da Roma, abbiamo imparato l’etimologia di autore (Auctor = accrescitore), per il vocabolario: accrescitore dell’opera, ma per noi soprattutto accrescitore di chi l’opera la fruisce, grazie di come ci fai crescere. :)

    Oggi nella nostra piccola cittadina abbiamo incontrato Moni Ovadia, al bar e appena tornati a casa tu ci parli di un amico, libraio ebreo, maestro di vita. :)
    Grazie ancora delle riflessioni che ci fai fare.

    Grazie anche per aver permesso? spinto? “obbligato”? altre splendide persone come Federica, Mario e Michele a farsi autori ed accrescerci con i loro interventi splendidi. :)
    H.S.
    Paolaeandrea

    P.S.
    L’intervento di Gabriele è “cammello” pure lui come il tuo?
    Oppure siamo “dromedari informatici” noi che non riusciamo a trovarlo?
    Se fosse disponibile in rete potreste dirci dove? Grazie :)

  5. By Fabrizio on mar 4, 2010

    Io invece ho “scelto” di andarmene, perche’ ho visto la faccia degli italiani che e’ cambiata, e ho ascoltato le loro parole, cambiate anch’esse. E continuo a osservarli e ad ascoltarli ogni volta che torno. E ogni loro parola, ogni loro gesto, sono la conferma che essi appartengono ad una razza nuova, che non ha piu’ niente a che fare con il mondo che ho conosciuto da bambino.

    C’e’ chi si accontenta di scendere in piazza ad Amsterdam per il no-B day, a sventolare un fazzoletto, a sperare che un po’ di informazione su internet compia il miracolo e finire in un bar a parlare del nulla, per l’ennesima volta a dire che destra e sinistra pari sono, ecc..

    Io la vivo molto peggio.

    Ci vorranno forse intere generazioni perche’ questo deserto venga ricoperto di nuovo da dell’humus, e qualche piantina torni a crescervi. Mi dispiace, ma a quanto pare non ho tempo per aspettare quel giorno.

    Fabrizio

  6. By genny on mar 5, 2010

    Se negli spazi bianchi tra una riga e l’altra avete sentito urla di guerra indiane, ……
    ma se non fossero nati anche No non avrebbe visto la luce .
    Certie storie certi amori si tramandano solo perchè possono sempre rinascere contagiate da nuovi valori

  7. By selva on mar 18, 2010

    Concordo.
    Vivo in Germania, ne respiro la storia per passione, ovviamente documentandomi sempre di più.Le analogie mi hanno spaventata più di una volta.
    E già che siamo in area di tempi andati, mi chiedo anche se per gli immigrati in Italia e non solo, dovremo più avanti istituire un altro giorno della memoria. Pare che oggi non si voglia proprio guardare dalla parte giusta. Consiglio a chi non lo ha visto di guardare l’approfondimento (documentario?) “Come un uomo sulla terra”, nella speranza che sempre più, granello per granello, la vergogna monti a chiedere giustizia ma non solo a chiederla, accidenti, anche controllare che sia fatta!

    Un abbraccio a tutti.
    clelia
    (grazie Diego)

  8. By Francy274 on mar 20, 2010

    E’ proprio vero quanto afferma, è dal 1994 che noi italiani viaggiamo sull’onda di quella che fu la pazzia dei fascio-nazisti,
    eccezion fatta per le deportazioni non ci manca più nulla di quegli anni.
    Uno squallore senza fine, mi auguro che tutti gli Uomini coraggiosi come Lei non arriveranno mai ad arrendersi, sarebbe la fine per quest’Italia malridotta.
    Con stima.

Devi essereloggato per inserire un commento.