La formica è una stronza

Mia madre mi ripeteva come un mantra come mi ero comportato appena nato. Mentre la levatrice mi sorreggeva per le ascelline avevo ballato sulla sua pancia e poi le avevo fatto pipì sull’ombelico. A questo punto la levatrice aveva profetizzato sulla mia futura personalità: “Sarà vino, donne e canto!” E così fu. Da bambino ridevo, cantavo, facevo le imitazioni. Mio padre, un intellettuale, era preoccupatissimo. Una volta orecchiai dietro la porta della loro camera da letto. “Ho tanta paura che questo pupo sia un cretino” disse. “Ma no, è vino donne e canto” rispose mia madre come una macchinetta. La domenica mattina mio padre mi istruiva. O mi faceva sentire un disco al grammofono di casa oppure mi leggeva qualche pagina di un libro. Il libro era una favola di La Fontane, il disco “Il mattino” di Grieg. Sempre quelli. Una specie di condizionamento come con i cani. Al termine, se ero stato attento, invece del biscottino mi dava cento lire. Inesorabilmente io scendevo al bar “da Gianni” e mi compravo due coni da 50. Mio padre andava da mia madre e diceva “Non c’è niente da fare, è un cretino”. E lei ripeteva come un mantra “Vino, donne e canto”. Stamattina ho finalmente trovato il bandolo di tutta la mia personalità. E ho scoperto il mio assassino. Tutta la colpa è stata di quella stronza della formica. Perché mio padre, che per tutta la vita fu perseguitato dall’idea della sciagura economica e di finire sul lastrico, e che mi ha trasmesso come una malattia ereditaria l’identica angoscia, condizionato dal “Vino, donne e canto” di mia madre (condizionata a sua volta da quella delinquente della levatrice) tutte le sante domeniche mi leggeva, come un contro-mantra, la favola “La cicala e la formica”. Al termine, come per “La corrazzata Potëmkin”, aveva luogo un dibattito. Il dibattito consisteva in un suo monologo (avendo io dai tre agli otto anni) in cui mi ribadiva le grandi qualità della formica, che era “saggia”, che era “economa”, che era stata “lungimirante” e che, infine, si era fatta pure una bella risata alla faccia della cicala. Io annuivo poco convinto. Allora lui si precipitava da mia madre e sussurrava solenne “Temo che sia un cretino”. E lei “Ma te l’ho detto mille volte, è vino, donne e canto!”.

Dicevo che stamattina sono finalmente venuto a capo di tutta la faccenda. Avevo sognato di elemosinare un cono gelato davanti al bar “da Gianni”. Per commuovere i passanti cantavo “Il mattino” di Grieg. Ma tutti passavano oltre ridendo. Perché nevicava. E io gli gridavo dietro “Ma che ti ridi? Uno non può smaniare un cono cioccolato panna e fragola anche se nevica?” Ma le coppiette e gli anziani scuotevano la testa e si dicevano “E’ vino, donne e canto. Non gli date nulla”. A questo punto ho avuto la sacra intuizione di rileggermi quella dannata favola. Non l’avevo mai più fatto, perché a forza di sentirmela ripetere da papà mi veniva un rigurgito al solo sentire “cicala”, “formica”, o “La Fontaine”.

Ed è stato tutto chiaro. Tanto per cominciare la cicala è un eroe. Suona e canta gratis per tutti. E’ simpatica, ti fa ridere, si dona alla vita completamente. Ha capito che “del doman non c’è certezza” e si spara su due piedi tutto quel che ha. Poi, quando viene il brutto tempo, fa la cosa più naturale del mondo: bussa alla porta degli amici (è chiaro che la cicala sia cristiana e abbia letto i Vangeli “Bussa e ti sarà aperto”). Manco per niente. Quella cozza della formica, non solo non le fa metter neanche una zampa in casa, al calduccio, ma gli ride pure dietro! Allora la cicala, con la massima dignità e il suo mesto violino in pugno, se ne va sotto la neve senza aggiungere mezza parola. Neppure un gesto di vittimismo o un sacrosanto vaffa. Nulla. L’eroe puro! Ma è chiaro che un bambino parteggi per la cicala, cosa volete che faccia? Il tifo per quella secchiona della formica? Già, ma un adulto? Ci ho riflettuto su a lungo, bevendomi tre o quattro caffè e canticchiando “Il cuore è uno zingaro” di Nada. Ora, è a tutti evidente che se uno fa come la formica non ha problemi né col sole né se nevichi. Quella cornuta c’ha come minimo i BOT sotto la mattonella ma pure un conto cifrato in Svizzera. “Di’, non ti farebbero comodo?” mi sono spietatamente chiesto. E ho tratto un gran sospirone. Ma il cuore è uno zingaro e ho finito col dar ragione al bimbo che fui. “La cicala è molto più figa della formica, non ci piove. Sarai pure un cretino, ma la formica è, è stata, e sarà per sempre una fottutissima stronza”. Amen.

(Per tutti coloro che non si ricordassero la spocchiosissima favoletta, la riporto qui di seguito)

LA CICALA E LA FORMICA

L’estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava. Venne il freddo e la cicala imprevidente, si trovò senza un rifugio e senza cibo.

Si ricordò che la formica per tutta l’estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra. Andò a bussare alla porta della formica.

La formica si fece sulla porta reggendo una vecchia lampada ad olio.

- Cosa vuoi? – chiese con aria infastidita.

- Ho freddo, ho fame….- balbettò la cicala. Dietro di lei si vedeva la campagna innevata. Anche il cappello della cicala ed il violino erano pieni di neve.

- Ma davvero? – brontolò la formica – lo ho lavorato tutta l’estate per accumulare il cibo per l’inverno. Tu che cosa hai fatto in quelle giornate di sole?

- Io ho cantato!

- Hai cantato? – Bene… adesso balla!

La formica richiuse la porta e tornò al calduccio della sua casetta, mentre la cicala, con il cappello ed il violino coperti di neve, si allontanava, ad ali basse, nella campagna.

  1. 6 Risposte to “La formica è una stronza”

  2. By pezzi.divetro on ago 22, 2010

    :-)
    L’ho sempre pensato anch’io che la formica fosse una stronza!
    Povera cicala, è la sorte degli artisti: allietano il mondo e poi viene rinfacciata loro la poca lungimiranza…

  3. By Ballodasola on ago 25, 2010

    Grazie, Diego, per avermi riconciliata con l’immagine della cicala – e con la parte di me che è “cicala”.

  4. By Kameo on ago 31, 2010

    E noi formiche che si fa?
    :-(

  5. By Autumn on set 1, 2010

    mmmmmm….
    Temo che non avendo esperienza nè di canto nè di disco dancing possiamo al massimo giocare a fare i mecenati…

  6. By Andrea e Paola on set 3, 2010

    Ciao cicale e formiche
    Io (Andrea) sono figlio di una splendida cicala e di una meravigliosa formica, che con un po’ di fortuna e molta pazienza son riusciti a stare insieme quasi mezzo secolo, temperandosi a vicenda.
    Personalmente ritengo di essere una via di mezzo, non so se una formala o una cicica, ma difficilmente esagero in un senso o nell’altro, comunque non chiuderei mai la porta in faccia ad una cicala che mi ha allietato per tutta una stagione.
    Alle cicale che mi ammorbano (grandi fratelli, isole varie, x factor, san remo, fiction, infottainment, ecc.) però non so se aprirei! :)
    H.S.
    Andrea

    P.S.
    Il dubbio amletico se sia opportuno o meno pubblicare per Mondadori per chi si oppone a B. e soci, per i frequentatori di questo sito ormai sembra il boomerang del signor Robinson, però il fatto che ce lo siamo posti con un decennio di anticipo rispetto ai candidi che si interrogano ora sui giornali mi inorgoglisce anche se non siamo riusciti a risolverlo; ma quanto siamo avanti? :)

    P.P.S.
    La prossima settimana rinnoverò l’abbonamento a Il Fatto Quotidiano, posso chiedere se riescono trovare lo spazio e le risorse per affidare una rubrica, magari settimanale, a Jack? Mi manca!

  7. By Francy on feb 13, 2011

    Questa storiella non mi piace molto, benché voglia semplicemente sottolineare che nella vita è meglio farsi saggi ed agire con una certa oculatezza…
    La formichina operosa e un po’ saputella però davvero non mi va giù, né poteva piacere alla bimba attenta e un tantino insofferente (specie verso regole e schemi “preconfezionati”) che sono stata, fino ad esasperare mamma al punto da scovare una versione “alternativa” della favoletta, quella che prediligo raccontare a mio figlio ora che sono mamma e che ti invio:

    “La cicala aveva passato tutta l’estate a cantare. Le formiche, invece, avevano lavorato e, quando infine arrivò l’inverno, le loro dispense erano piene.
    Caddero le foglie dagli alberi, soffiò la tramontana ed il terreno si coprì di neve.
    Allora la cicala bussò dalle formiche e chiese cibo e riparo.
    «Vattene via, pigrona» dissero le formiche «staremo a vedere adesso se continuerai a cantare».
    Molto triste, la cicala tornò sui suoi passi e di lì a poco morì.
    Passava da quelle parti uno scrittore di fiabe, vide il corpo della cicala e pensò fra sé e sé che aveva trovato un tema per una bella storia.
    Poi arrivò il buon Dio e portò il corpicino nella sua casa celeste «Una bella canzone vale bene mille dispense piene» disse.
    E ancora oggi le persone che hanno un udito molto fine possono di tanto in tanto sentire, insieme alla voce degli angeli, la canzone di una cicala….”

    PS.. sei grande!

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