Invisibile ma vero

Prima di conoscere Facebook mi stava antipatico “a pelle”, come degli sconosciuti di cui avvertiamo a distanza la fatuità o l’arroganza, che ce ne fa stare alla larga a priori. Talvolta sbagliando. Negli ultimi anni, infatti, molte infallibili certezze, che mi rendevano sicuro di me, sono cadute come foglie morte. E siccome la mia solida certezza attuale è di non disporre di una sola certezza, ho compiuto un gesto surreale, controverso, mi sono avvicinato a Facebook per tastarne la fatuità e l’arroganza, o il suo contrario, perché oggi so che l’esperienza deve accompagnare (a volte smentendolo) il colpo di fulmine dell’intuito.
Mi sono ricreduto (anche questo, negli ultimi tempi, mi capita di continuo) e ho scritto decine di note, articoli, memorie, opinioni e msg personali a mille persone sconosciute, alle quali ho donato il mio lavoro, ricevendone in cambio il regalo delle loro opinioni ed emozioni. Talvolta ci siamo scambiati sciocchezze, e in una mezza dozzina di casi insulti. Da parte mia, me ne dispiaccio, e mi riprometto di non ricaderci. Infine, su Facebook abbiamo fondato un movimento di resistenza culturale, Gli Invisibili, che come un fuochista impazzito ho traghettato, con palate di energia, nel mondo reale (perché FB non lo è) rendendo l’adesione maledettamente difficile, come maledettamente difficile è la vita. Cento di diecimila iscritti virtuali, sono venuti in Sardegna, hanno attraversato il mare, si sono sobbarcati una spesa, e di fronte a un notaio siamo diventati un’identità fisica di gruppo e un “Noi” giuridico. A settembre è prevista un’assemblea, a ottobre il primo congresso degli invisibili. E tutto questo è bene. Ma quel 100 contro 10.000 deve farci riflettere tutti. L’entusiasmo che si accende e si spegne con un clic (l’entusiasmo che non si paga con la partecipazione, la responsabilità, i fatti) è il virtuale che temevo e temo più della morte. Corrisponde plasticamente ai reality show in cui trionfa un’illusione di vita, quella che in gergo da medium si chiama “larva”, un grumo nostalgico di vita di un’anima morta, che una volta appariva solo nelle sedute spiritiche, oggi sono più vivi i morti di molti di noi.
Non nascondo che il constatarlo mi ha infuso un po’ di malinconia e ho spesso pensato a chi me l’ha fatto fare. Per dirla tutta, se fossi un po’ più giovane me ne andrei di corsa, il mio paese che amavo tanto è diventato una tana di cialtroni. Stiamo ingollando di tutto, dalle leggi ad personam a menzogne colossali, un’accolita di cafoni arricchiti ha in pugno le istituzioni, non ci stupiamo più di niente, ci sentiamo fottuti, vinti, (ma questo nei casi migliori, la maggioranza, spiace dirlo, ha le larve nel cervello) e invece di confrontarci e di reagire, di fare gruppo e resistenza, abbiamo staccato la spina, quel che accade al di fuori della nostra stanza poco ci appartiene, non capiamo che la nostra Eluana Englaro interiore era viva, non come quella vera. Eravamo vivi ma abbiamo deliberatamente scelto di staccarci la spina.
Siamo stati bersagliati per anni da piccoli e grandi orrori, pubblici e personali. Non abbiamo avuto che sporadici modelli di qualche spessore. Le grandi aquile non volano più da lungo tempo sui nostri cieli. Le escort diventano sottosegretario, e sotto il sottosegretario, niente. Siamo un Paese senza vestiti e il premier è il più nudo di tutti. Chiunque, per uno straccio di pudore e di amore verso le istituzioni (e anche per orgoglio personale) si sarebbe dimesso. Questo non ci pensa nemmeno. Ma quel che fa rabbrividire è che agli italiani sta bene. Io dico che bisogna avere più paura di loro che di lui. E temere più quello che accadrà dopo di lui, di quel che accade oggi. Perché si è circondato dalla feccia, e se quella lo sostituirà, l’Italia vedrà giorni addirittura peggiori.
Vorrei che cominciassimo a lavorare per la liberazione. Anche se ci volessero decenni. Vorrei che cliccassimo tutti di meno e ci guardassimo negli occhi di più. Sogno che questo Paese, dopo aver subito una scarica di elettrochoc da scimunire un genio, trovi la tenerezza e la rabbia di rinserire la spina e dallo stato larvale tornare a quello vitale.
Il Movimento c’è, ma senza di voi sta fermo. Ciascuno è il leader degli Invisibili. Da noi nessuno comanda. Il protagonista, appunto, si chiama Noi. Non siamo abituati a questo concetto adulto. Siamo abituati a farci imbeccare. Il risultato è il latte di Stato tossico dal quale ci siamo tutti lasciati avvelenare.
Molti mi hanno scritto privatamente: perché stai zitto? Perché non scrivi più? Ne approfitto per rispondergli (in parte l’ho già fatto). Perché il virtuale mi sta stretto. Perché non me ne fotte nulla di scrivere per quattro clap-clap e un sei grande! Continuerò a farlo, (sembra che questo sia l’unico mezzo di comunicazione che ci sia rimasto) ma preferirei mille volte la radio, e un milione di volte scambiare opinioni e speranze con voi nelle catacombe o in sale carbonare. C’è un’immensa censura in questo disgraziato Paese, così strisciante e maligna che neppure i censori se ne rendono conto, ci vorranno gli storici del futuro. La verità è che noi non abbiamo ancora dato un nome a questa “cosa”. La moderna dittatura del pensiero unita al servilismo più infame. L’illusione che un martellamento di notizie significhi libertà di stampa. Se tutta la vita vi desssero da mangiare banane, esclusivamente banane, nessuno potrebbe permettersi di dire che siete affamati. Eppure lo sareste. Cosa dareste per una fragola o un pollo! Con la libertà è lo stesso. La censura c’è eccome, ma un’apparecchiatura da circo illude il pubblico di essere libero di fischiare, addirittura così libero da “partecipare”. Ma solo esibendosi sulle loro piste e nell’ambito dei loro spettacoli, stupidi e indolori. In Italia non c’è più cibo per anime, solo mangime per gonzi.
Se mi hai letto fino a qui mi permetto di dirti che ho bisogno di te, e forse tu di me. Da soli non se ne esce. Ma il primo passo devi farlo da solo. La tua mano nella nostra. Tutto il resto è un clic, e non ci porta lontano.

www.movimentodegliinvisibili.it

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  1. 18 Risposte to “Invisibile ma vero”

  2. By anna couvert on lug 26, 2009

    si va bene facebook (1) e va bene il sito degli invisibili (2) e va bene questa pagina(3).
    ma non e’ un po’ dispersivo, un po da dio che se la tira, questo voler essere uno e trino ?

    Risposta: cara Anna se tutto quel che hai da dire sul mio testo è questo commento, mi sa che te la tiri tu.

  3. By Francesco on lug 26, 2009

    Non so cosa sia facebook, lo immagino.
    Comprendo la tua amarezza nel constatare che tutto si possa accende e spegnere con un clic. Ore di lavoro, fatica, follia: la tua.
    Clic, c’è, non c’è più.
    Però ci sono invisibili che non partecipano, che non commentano, che non vengono, che aspettano che qualcosa succeda. Ci sono invisibili che con compaiono nel contatore.
    Sono certo, verrà un giorno in cui si vedranno quelli che sono più invisibili degli invisibili e serviranno le tracce che hai lasciato perché possano dire: Era proprio così.
    Hai un grande dono, sai scrivere bene e sai descrivere la realtà per quello che è, ti tocca farlo, è il compito tuo, io al massimo ti posso ricopiare, come ho già fatto, quando ascoltavo zombie in replica la sera per far leggere anche ad altri le tue parole.
    C’è sempre qualcosa oltre quello che non si vede.

    RISPOSTA D: Grazie. Parole che fanno bener. Ciao.

  4. By Flavio C on lug 27, 2009

    Una persona può essere ridotta allo spietato elenco dei suoi dati, sensibili e non? Un uomo può diventare il conto dei suoi numeri?
    La risposta di Facebook sembra essere un cordiale “sì”: io sono le informazioni che condivido e, tutti insieme, sommando i nostri numeri, siamo la comunità, il Villaggio, che Facebook amministra con diligenza.
    I nostri rapporti personali, nella loro mutevole dinamicità e complessità sono anch’essi catalogabili e numerabili, non sono che un dato tra gli altri in questa pornografia dell’informazione che svalorizza e trasforma ogni realtà effettiva.

    Conoscendo i numeri di qualcuno abbiamo l’illusione di conoscere la persona, per Facebook egli è nostro amico: qualcuno con cui condividere le molteplici attività che svolgiamo online e offline, con cui confrontare le nostre preferenze musicali/letterarie/cinematografiche (anch’esse espresse sotto forma di meri numeri).
    Agli “amici” possiamo mostrare i nostri piccoli pensieri e la quotidianità della nostra piccola vita, le nostre esperienze in innumerevoli album fotografici e magari, se vogliamo apparire audaci, mostrare le nostre piccole follie alcoliche o qualche nostra viziosa fotografia scollaticcia.

    Il personale diviene pubblico con la conseguente scomparsa di un personale reale.
    Noi diventiamo le nostre informazioni, noi diventiamo numeri.

    Come nel celebre “Prigioniero” di Patrick McGoohan abbiamo a che fare con un nuovo numero 2 (Facebook, l’amministratore) che il Villaggio oppone alla nostra integrità e dignità di persona e contro cui possiamo gridare “Non sono un numero, sono un uomo libero!” rifiutandoci di fornire l’informazione che ancora non possiede, quella che porterebbe alla scomparsa della nostra umanità in favore del numero, archiviato e catalogato nel database di un sito internet.

    Restiamo così divisi tra il desiderio di fuga ed il desiderio di conoscere il numero 1: la cosa che si cela dietro il burocrate, l’amministratore, e che desidera la spersonalizzazione dell’individuo, ben consapevole che personalità significa capacità di giudizio: politica.

  5. By anna couvert on lug 27, 2009

    scusa evidentemente non mi ero spiegata : intendevo farti riflettere sul fatto che per essere sicuri di leggere i tuoi articoli senza correre il rischio di perderne qualcuno (perche’ la tenerezza e la rabbia che ci lega a te era e rimane insaziabile ) occorre collegarsi a tre siti – nei quali peraltro spesso si ripetono gli stessi interventi.
    si corre il rischio per noi che viviamo nel mondo dei bianconigli eternamente” e’ tardi e’ tardi” con poco tempo ma tanti padroni ,di lasciar talvolta perdere il collegamento -con relativo rimorso di inadeguatezza.

  6. By Fabrizio on lug 27, 2009

    Caro Diego,

    Scrivevo poco ieri, e scrivo ancora meno oggi. Non mi viene da dire niente. Non ho partecipato agli eventi del movimento (fino ad oggi), forse perche’ non ho ancora capito dove vuoi andare. Vogliamo una ennesima elite che cerchi di parlare al popolo, e svegliarlo? Come e e da dove incominciamo? Che si fa?

    O forse perche’ non ho ancora capito che cosa e’ questa Ombra che e’ arrivata negli ultimi… 30 anni. O forse l’ho capito troppo, e ne sono pietrificato.

    Non ho intenzione di dire “bravo” a nessuno, come non riesco a rispondere a una che si firma “cucciola70″, ma cucciola de che, che hai quasi 40 anni e che dovresti stare a casa a giocare con i tuoi figli, altro che tornartene dal lavoro alle 8 di sera sul metro’, da precaria, sfruttata tutto sommato felice.

    Vorrei tanto andare in giro per l’Italia con una cinepresa, e filmare la gente, registrare le sue parole, le sue facce, i suoi gesti, per capire se c’e’ ancora qualcosa da salvare.

    Un saluto dall’Olanda, se passi di qui (o chiunque altro) fammelo sapere.

  7. By folletta on lug 27, 2009

    Mi sono iscritta a facebook esclusivamente per te e per gli invisibili. Non ho potuto partecipare ad Olbia per motivi vari, e sono rammaricata anch’io della scarsa partecipazione, anche se la comprendo. Passare dal virtuale al reale non è mai facile, e nella mia poca esperienza, quando ci si riesce, poi si rischia di disperdersi, di perdere il contatto con la realtà… Internet è facile e comoda, tutti possiamo fare click, anche se gli invisibili lo fanno in maniera diversa, più cosciente. E’ una risorsa per chi non può essere “attivo”, non può partecipare di persona, e deve rimanere, secondo me, comunque un complemento e una opportunità da sfruttare. E’ una finestra aperta su un muro cieco. Invisibile ma vero, il titolo da te scelto per il tuo post, e non poteva essere più adatto. Siamo veri anche quando siamo solo virtuali, Diego.
    Sei la nostra voce, il nostro rappresentante, e, se anche uno dei principi basilari degli invisibili è il Noi, ci sentiamo Noi quando ti leggiamo, ti ascoltiamo, perchè riesci ad esprimere quello che pensiamo e condividiamo, ma che non siamo capaci di dire.
    Una speranza ci vuole, in tutto lo schifo che ci circonda, e questa speranza si è materializzata negli Invisibili, grazie a te.
    Grazie Diego.

  8. By Amelie on lug 27, 2009

    Diego, questo è lo scritto che ho aspettato da mesi,lo scritto umano tu sai cosa intendo,
    sai che ho molto sofferto sulla faccenda face book,e ne sono scappata per l’immensa confusione
    e delusione perché è caotico,
    ho mille difetti ma mi piace dire tutto o Niente,se devo dire niente uso il click
    e mi spengo
    gli affetti sono rari e necessitano di attenzione
    molta attenzione
    sono contenta che sei tornato
    si ,perché è vietato?
    Se è Vietato fa per me.

    Sono tornata dall’Austria lunedi,non sono molti kilometri ma tanti quanto basta per vedere le differenze,
    ogni persona (ero in montagna )che incontri ti saluta ti augura buona giornata,buon pomeriggio buona notte,
    pure troppo per noi che essendo italiani ,rimaniamo ,gli sporcaccioni dell’europa,appena arrivata in albergo tutti terrorizzati ,
    il mio gruppo,per la mancanza del bidet,posto insano ma tanto utile da lavare le sconcerie umane.
    La gente è diversa, molto più gentile,sorridente,guarda noi invece sempre incavolati,e di poca resistenza,inclini a non costruire ma a demolire,quello che si vede con gli occhi può essere falso,più del vero,lo dimostrano le cifre,che ci martellano ogni giorno,il pil il pull,il faceboock,dalla quale sono scappata ,per motivi di linguaggio,a dir poco da seconda elementare?
    Forse è troppo?
    Guardiamo gli aquilani,voglio esserci a settembre,vedere con gli occhi le palazzine carcere che stanno costruendo,tanto per lavarsi…..il bidet…
    Questo è un paese demonizzato
    Dagli angeli.
    Insieme ballano la rumba sotto le note del Sole mio
    O solo mio
    Siamo indietro come i gamberi
    Facciamo un passo per farne 5 indietro
    Non sappiamo socializzare.
    Non sappiamo chi siamo.
    Ne cosa siamo.
    Io la risposta c’è l’ho.
    Ed è ..
    Bee beee….
    (quelle che ho visto in montagna)
    Vietato ai minori di 50 anni.
    :)

  9. By facocer on lug 27, 2009

    La tecnologia moderna, e in particolare quella legata alla Rete (e in essa Facebook), è portatrice di due grandi illusioni:
    1) Quella di poter allargare a dismisura il raggio delle nostre amicizie, e quindi di avere una vita più piena, e interessante.
    2) L’altra, che è quella di avere a disposizione un sapere pressoché illimitato.
    Mi coglie un certo smarrimento quando mi rendo conto del fallimento di entrambe.
    Nulla vale il contatto diretto con un amico, o una persona qualsiasi.
    In più, dobbiamo fare i conti con i limiti delle nostre forze, imposti da una fisicità terrena che può darci anche gioie, ma il più delle volte ci ingabbia: è molto facile perdersi in questo mare di informazioni, stimoli, parole, video, senza trovare un approdo.
    Difficilmente questa tecnologia si rivela in accordo con i nostri (o almeno i miei), processi cerebrali. Troppo veloce per stare al passo con il lento processo dell’apprendere faticando, del riflettere, del meditare. Del pensare.
    Troppo lenta per darci delle emozioni paragonabili a quelle sferzate di energia che il contatto umano ci dà.
    E allora, sconfortato, vorrei seguire la via indicata da H.Laborit nel suo “Elogio della fuga”, evitando di farmi travolgere dalla tempesta che questa modernità si porta appresso.
    Non rifiuto per niente i vantaggi che possiamo trarre dalla tecnologia; semplicemente provo a prenderla a piccole dosi, riservando ad altro la mia completa dedizione.
    Fondamentale è riconoscere il proprio talento. Il tuo, Diego, è la comunicazione attraverso questa inesauribile fonte dello scrivere.
    Per aiutare anche noi, nel nostro processo del pensare, fa che questa fonte non si asciughi mai.

    CIAO e un abbraccio a tutti.

    Sandro

  10. By mario.robusti on lug 27, 2009

    So di cosa parli Diego. Mi sei tornato in mente, tu, Jack, quando sono tornato in questo paese dopo sei mesi di fuga all’estero: fuggito perché convinto di avere sbagliato. Perché non protetto quando mi hanno attaccato. Perché con una via di fuga comoda e intrigante, impossibile da non imboccare.
    Ma sono tornato, Diego. E aspettavo di leggere un discorso come il tuo. Parole che mi facessero rialzare il culo dalla sedia. Ci sono Diego. Io-ci-sono.

  11. By Riccardo Brero on lug 27, 2009

    Pare proprio che qualcosa si muova……è molto bello.
    Io sono invisibile,noi siamo invisibili,sono orgoglioso di esserlo e di esserlo insieme a voi e a Diego.
    Dovremo fare ancora molta strada insieme,ci saranno dei battibecchi delle opinioni diverse,saremo in disaccordo o d’accordo……ma prima o poi ci uniremo nel nostro “noi” e condivideremo i nostri ideali.
    Sarà sicuramente un cammino lungo,ma riusciremo.
    Per questo ti ringrazio Diego,per il tuo coraggio e coerenza e per la tua “lucida pazzia”di averci spronato a fondare tutti insieme questo movimento.
    Grazie un grosso abbraccio e non abbatterti troppo

  12. By genny on lug 30, 2009

    Invisibile ma vero !

    ciao!

  13. By diego bruschi on lug 31, 2009

    in effetti è troppo facile fare click col mouse, e nello scritto che stiamo commentando c’è spiegato bene questo senso di afasia, di rassegnazione, di nulla; io credo che l’italia assomiglia moltissimo a chi la governa, per cui c’è il sensato rischio che anche dopo, quando ci sarà un dopo, non verrà un gran miglioramento; gentile diego c., non è che forse tu sei persona di nobili ed anche interessanti intendimenti, ma in fondo lontana dal come sono gran parte degli umani bipedi che infestano la penisola? e se in fondo siamo diventati così, perchè mai dovremmo poterci risollevare? certo è un’idea pessimistica, ma che si insinua nella tua bella e come sempre profonda analisi.

  14. By Amelie on lug 31, 2009

    Sai Diego Bruschi,è vero è facile fare click
    con mouse,ma ricorda che,ogni silenzio ,non vuol dire essere rassegnati,magari si sta semplicemente Valutando,la situazione,la sconfitta non è nello credersi rassegnati,ma magari di aver visto sbagliato.
    Si può recuperare tutto,
    sempre
    basta averne la voglia,
    la volontà..
    da quanto tempo non senti nominare questa parola?
    in realtà è che il nostro concetto di idea prefabbicata a doc,
    dai media ci ha portato nel buio,
    non è vero che siamo diventati cosi,
    per nostro volere ma da addestramento,dei media,
    tv,radio,e pure internet,è l’imputata numero Uno,
    non siamo stati capaci di sfruttare internet,
    nel modo giusto,
    ci siamo messi a cazzeggiare sugli amori virtuali,sulle paraculate,
    ogni persona entrava nella storia di un altro,
    senza il permesso,
    eci cucinava manicaretti..
    solo con il motivo e alibi della Libertà.
    la Libertà
    stà nel poter accettare tutto,
    e andare avanti..
    la Liberta è che quando tutti parlano della pillola del giorno dopo..
    esce una voce dal coro
    e grida…
    IO VORREI QUELLA DEL GIORNO PRIMA.
    il giorno dopo non mi interessa.
    kiss a tutti
    e scrivete..
    per fortuna non e morto nessuno
    non c’è nessun funerale.
    sI va AVANTI.
    COMUNQUE.

  15. By diego bruschi on ago 1, 2009

    vedi gentile amelie (per inciso leggo i tuoi commenti quasi con lo stesso interesse delle belle pagine che ci regala diego c.), io credo che se da un lato l’internet ci dà grandi possibilità di comunicare, da un altro lato rende questo così troppo facile, diciamo a portata di mouse, da disabituarci alla “fatica” di comunicare; essere una bella nobile voce che si innalza sulla desolazione è possibile, ma la desolazione non la cambia; addirittura questo perorare alto e innocuo fa sì che qualcuno possa dire: siete liberi, potete scrivere i vostri cahiers, di che vi lamentate? quando per un volantino ci voleva un ciclostile, e un’umida cantina, era meglio, perchè si faceva fatica a comunicare e se comunicavi, però, toccati il cuore a qualcuno; la bibbia comincia con “in principio fu la parola”, ma prima, c’era il silenzio, non il casino, il brusio assordante di adesso; comunque, amelìe, ti ringrazio per l’immeritata attenzione, forse noi non dovremmo scriver nulla, diego c., basta e avanza per avere qualche bella pagina

  16. By Amelie on ago 2, 2009

    Si certo Diego b,mettiamoci sotto naftalina ,magari,chiudiamo tutte le vie di accesso ,ancora disponibili per poco,poi ci facciamo un bel Karakiri, ci attacchiamo al tubo del gas,non avevo scritto il mio post per deporre le armi,ma semmai con l’intenzione di usarne di nuove,non certo lo spararsi nei cojones,mi sembra invece che il richiamo dell’estate abbia già fatto epidemie da coscienza,ricordo i tempi che si usava di notte appendere manifesti con secchi di colla,con scritto:sono nato libero..mi sembra sia passato un secolo,le distanze,sono lontanissime,anni luce,vedi che infondo,ad avere troppa tecnologia equivale,anche all’arrivo della noia,e quindi rifiuto,e diciamolo pure il fatidico,ecchemifrega?
    Lo sai quante palate di m….mi sono presa io?
    Eppure sono qua.
    Sto molto moltissimo meglio di prima.
    Direi quasi Nuova.
    Invece io ho trovato il post di Diego C,molto interessante,infatti comunicare è fatica,come hai scritto tu,è proprio un paese senza palle,come dice mia madre che ha 76 anni.
    È ne ha viste molte,da poter raccontare,possiamo dire che la lotta è in via d’estinzione?
    O l’estinzione ha frenato la lotta?
    Il Grande Fratello ha fatto il suo corso.
    E il percorso è ,resta nella nebbia
    Della val Padania.
    Grazie per la risposta,
    naturalmente non accetterò il tuo cosa era un consiglio?di non dover scrivere.
    Credo che come noi abbiamo avuto bisogno di D.C per anni.
    Siamo entrati e usciti dalla sua vita,
    come abbiamo voluto,giocato,non giocato,creduto,criticato,amato,odiato.
    Arriverderci si dice solo nelle comiche di Stanlio ….ecc
    Ora sia nostro DOVERE fargli vedere che non ha dato biberon
    A bambini piccoli
    Ma che queste persone siano poi diventate
    Mature?
    Adulte?
    Invisibili?
    Incredibili ma veri?
    O gonzi?
    Vi avviso sono sul rospo 113
    C’era un sacco di polvere..
    Da sparo.
    ———————-Kiss

  17. By Ermanno on ago 2, 2009

    La tua voce alla radio manca anche a me e penso anche a tante altre persone che ti hanno seguito dalla RAI a Radio24; ti prendo in parola e ti provoco: hai mai pensato di rimetterti in gioco allestendo una “Internet Radio” tutta tua, autogestita per mantenere il contatto con 100.000 Invisibili?
    Certo il PC non è il massimo per ascoltare una radio ma senza inquinanti antenne e senza censura, potresti andare di nuovo in onda.
    Pensaci fratello.
    A risentirti.

  18. By roxana on ago 2, 2009

    ti ricordi il 2 agosto di un anno fa?

  19. By Mimma on ago 3, 2009

    Caro Diego,
    mi dispiace cogliere tanta delusione nelle tue parole.Comunque io punterei su quei 100 per cominciare a porre degli obiettivi più concreti, per dar vita a qualche esempio di resistenza culturale: sponsorizzare la pubblicazione di un libro, di un’opera teatrale, di un testo musicale, di una rivista periodica, per bandire un concorso… è quello che molti aspettano,credo; la visualizzazione della direzione, della meta,che mi auguro non sia solo quella di denunciare la fatuità delle amicizie di Facebbok (colgo l’occasione per informare chi mi ha contattato che non riesco a entrare a facebook per accettare le varie amicizie, perchè qualsiasi combinazione password/nick non risulta valida!?? ).
    Se gli altri ignorano o censurano le nostre parole, l’unione delle nostre volontà, delle nostre energie, delle nostre risorse può essere la soluzione.
    Ci sono persone tra di noi, delle menti fervide, aperte, valide: perchè non pensare ad una collaborazione, a un progetto a più mani da realizzare con i fondi disponibili? perchè non creare una serie di prodotti culturali firmati dal M.d.I , ispirati ai suoi principi?
    Per quanto riguarda il mio impegno personale, salvo imprevisti, conto di esserci a Roma per ritirare la mia tessera, per incontrare e conoscere gli altri, per salutarti, per festeggiare la nostra amicizia-conoscenza ormai pluriennale e indipendente dalle sorti del Movimento.
    Ciao amico dai 100,1000,10.000, 100.000 click!

    e per favore non farmi la solita predica che non vuoi essere amato,applaudito,incensato…

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