INCONTRI INVISIBILI DEL TERZO TIPO
(Discorso d’introduzione all’Assemblea degli Invisibili. Roma, Hotel Clodio, 19-20 Settembre 2009)
Questa riunione mi ricorda un film: “Incontri ravvicinati del terzo tipo”. Ricordate? Una serie di persone che non si conoscono, da un giorno all’altro, misteriosamente, cominciano a partorire lo stesso sogno, in quel caso una strana montagna. E al risveglio la disegnano (il protagonista addirittura ricostruisce un facsimile imbastendo col fango una montagna in salotto, e viene preso per pazzo da moglie e figli). Poi alcuni di loro, magari per pura casualità, scoprono che quella montagna che gli infonde un’ebbrezza felice, esisteva davvero. I più arditi la raggiungono, anche se le autorità l’hanno circondata adducendo la scusa che il terreno è contaminato e si rischia la morte, e scoprono che è il luogo destinato agli incontri del terzo tipo con gli extraterrestri.
Le persone che sognavano la montagna erano estranee e non si erano mai guardate in faccia prima d’ora. Eppure un sentire comune, li conduce nello stesso luogo. Sono pochi e sembrano fuori di testa. E un po’ lo sono, naturalmente, come noi che siamo arrivati qui, molti da altre città, addirittura da altri paesi. Come mai? E chi è il nostro extraterrestre?
Nell’invito “Soltanto per pazzi” c’era scritto: Lasciate l’Italia di oggi al’ingresso.
Noi siamo extraterrestri per il nostro Paese così come il nostro Paese è diventato un extraterrestre per noi. Ma nelle nostre isolate camerette abbiamo sognato la stessa montagna invisibile. Siamo qui per annusarci e guardarci in faccia non necessariamente per “fare” qualcosa. Tutte le migliaia di associazioni, circoli, club, rotary, discoteche e stabilimenti balneari, fanno qualcosa. Danno premi, organizzano meeting, vanno a cena, rilasciano una dichiarazione all’Ansa o si incatenano per protesta al Colosseo. Io, momentaneo presidente di questa cosa che si chiama Movimento degli Invisibili, e della quale a ottobre eleggeremo il direttivo (il nostro è meramente provvisorio e serviva per costituirci giuridicamente in associazione) io per primo, dico, non ho altro programma che non sia il Noi. Considero un grandissimo risultato essere uscito dalla mia stanzetta per approdare in questa, fra i miei simili, lupi solitari della mia specie, stufi di ululare alla luna. Per quanto mi riguarda sarei stato pure in silenzio per due giorni ad annusarci e contemplarci quanto basta. Ma mi si dice che non sta bene. Che un presidente, per quanto scalcinato e provvisorio come me, deve tenere un discorsetto. Così in fretta e furia ieri ho messo in piedi quattro concetti e vediamo se vi corrispondono oppure no, a partire da Mike Bongiorno che ricordo con simpatia.
Quand’eravamo ragazzi, Mike Bongiorno incarnava quanto di più scontato, immutabile, convenzionale, ci offrisse la Tv. Il mio giudizio, senza alcuna malevolenza -anzi, affettuoso- non ho mai avuto bisogno di aggiornarlo: lui era rimasto identico; e pure io. Mike purtroppo è scomparso (d’altronde aveva la sua bella età) e adesso quelli della mia generazione dicono che era un pioniere, un rivoluzionario, l’uomo al quale la televisione italiana deve tutto. “Mike ha unificato l’Italia”. E Garibaldi? Garibaldi -oggi i miei coetanei la pensano così- Garibaldi era un bandito. Abbiamo perso il senso della misura. Gli aggettivi non hanno più dignità. Se Mike è un rivoluzionario o Renzo Arbore un genio, Goethe, Einstein, o Leonardo da Vinci come li chiami? Genialissimi? Generrimi? Le parole italiane non se la passano bene. Per esempio “eroe”. Un militare professionista, se muore, è un eroe. Anche se è saltato su una mina come migliaia di bambini che non c’entrano nulla con la guerra. Morti per caso. I bambini senza gambe o trucidati non sono eroi, sono “effetti collaterali”, nel più compassionevole dei commenti “piccole vittime” senza nome. Se un soldato professionista muore in missione di guerra (le missioni di pace non bombardano) secondo noi è un eroe.
Quando le parole perdono senso perde senso anche la vita. Ci perdiamo e affoghiamo in questo brodo di parole. Naturalmente provo dolore per i militari italiani vittime di un attentato a Kabul. E una profonda tristezza per le loro vedove, i piccoli orfani, che (trascorsa la commozione nazionale, che da noi dura meno di un week-end) saranno (come molti di noi del resto) abbandonati a se stessi da una patria patrigna. Ma lo stesso dolore, la medesima compassione, come puoi non provarla di fronte al triplo dei civili afghani saltati per aria, uccisi nell’identico modo? Vorrei una TV che ci raccontasse le loro vite esemplari allo stesso modo di come si celebrano quelle dei parà. Vorrei conoscere le loro vedove, i loro orfani. Ma un bambino di Kabul, i suoi giochi, i suoi sogni e speranze, saltate in aria con lui, non ha nome né storia per noi. Questa maleducazione umanitaria si chiama disuguaglianza. L’uguaglianza noi non la digeriamo, tanto che ci abbiamo fatto un partito che se ne fa un vanto di contrastarla: la Lega. Quel partito ci governa. E siamo passati da De Gasperi a Borghezio in un battito di ciglia della storia.
Ieri il Corriere della Sera ha dedicato alla “strage” dei Parà, da pagina 1 a pagina 19. Diciannove pagine. Tra parentesi “strage”, secondo il vocabolario Zingarelli, vuol dire morte violenta di un grandissimo numero di persone. Sopra strage, di superlativo non rimane che “genocidio”. Perché la chiami strage? Che cosa stai insinuando nella pubblica opinione, quale messaggio stai veicolandomi sottopelle? Primo: senza garbo alcuno, speculi col sensazionalismo. Sul sangue dei morti vendi più copie e imbastisci tre o quattro special tv infarciti di pubblicità. Secondo: stai nobilitando un’azione militare che pacifica non è e non può essere. Perché non hai occupato Kabul con la Croce Rossa o con Emergency. L’hai occupata con le armi. Ora, per qualcuno, laggiù, quello che noi chiamiamo terrorismo si chiama resistenza. La resistenza nostra è nobile, la resistenza che ci fanno gli altri è terrorismo. Come mi diceva giorni fa a Firenze Gino Strada “Non conosco un solo politico italiano che sappia realmente chi sia, come nasca, cosa pensi, perché o per cosa combatta, un talebano. Io li ho conosciuti personalmente e non sono diversi da noi. Hanno le loro teste calde che dicono coglionerie come un Calderoli e hanno esponenti più pacati e saggi. Da noi talebano è sinonimo di assassino, fanatico e terrorista”.
Penso che siamo diventati di una superficialità criminale. Che molti nostri parlamentari siano di un’ignoranza abissale. La democrazia non la esporti con le armi, ma con il dialogo. Noi, invece di sforzarci di comprendere quello che ha in testa un talebano, gli puntiamo una pistola alla tempia. E lui, che in quanto a dialogo è ignorante almeno quanto noi, ci fa saltare per aria. Dov’è lo scandalo? Quale stupore? E’ una banale scena di guerra.
Prendiamo un’altra parola questa sì davvero scandalosa: le morti bianche. Perché un operaio molto meno equipaggiato di un soldato, sottopagato, non protetto come loro dal Parlamento e dalla Nazione, e neppure da un elmetto, quando cade da un’impalcatura non appare in televisione con la stessa visibilità? Eppure questa è davvero una strage. Migliaia all’anno. Ma alla pubblica opinione viene sottaciuta. Non c’è enfasi nella comunicazione, gli aggettivi non straripano, le parole non si sfaldano. Se muore un operaio tutto è più soffuso, composto, una breve di cronaca. A nessuno scappa detto che è un eroe. Infatti non lo è, è un poverocristo. Non gli si suona la grancassa, primo perché non c’è uguaglianza. Un operaio, nella scala dei valori degli imbecilli vale 1, un soldato vale 10. Secondo perché è un poveraccio. Terzo perché ne muoiono a grappoli ogni mese e quindi fa meno notizia. E ultimo perché dai fastidio a imprenditori, sfruttatori e lobby del cemento. Quelli che votano per cacciare indietro i clandestini, ma già che ci sono li sfruttano, senza contratto, senza previdenza, in nero.
Oggi era prevista una grande manifestazione per la libertà di stampa. Ma c’è o non c’è libertà di stampa nel nostro Paese? Giorni fa, alla radio, l’ex opinionista di Repubblica e l’Espresso Gianpaolo Pansa, che oggi è fiero di scrivere per Libero (sui gusti non si discute) ha detto che ce n’è a strafottere e che è grottesco parlare di censura in questo Paese. Oggi va molto di moda dire così. Oggi è molto a la page dire “Se voi insisterete con il conflitto d’interessi o con la dittatura mediatica di Berlusconi ci fate un favore perché la gente vi voterà sempre di meno”. E allora? Se fosse la verità, sarebbe lecito tacerla altrimenti non ci votano? E’ questo l’insegnamento che date ai vostri figli?
Un altro concetto molto trendy è affermare che la maggioranza degli italiani non è affatto fessa, ma intelligentissima (ma quando mai nella storia c’è stata una maggioranza intelligentissima?) quindi vota il meglio che c’è sul mercato. Ma anche i tedeschi votarono Hitler, e noi acclamavamo Mussolini, poi l’abbiamo preso a calci e appeso a testa in giù da morto, con la stessa vigliaccheria di massa di quando girammo la testa altrove di fronte alle leggi razziali. A quanto pare la storia non insegna nulla. Io credo, senza colpevolizzare alcuno né offendere nessuno, che “la maggioranza sta”, come cantava de André. La maggioranza sta e non è originale per definizione, è branco, e segue un capobranco. Se il capobranco, come nel nostro avvilente caso, è un demiurgo, un plebiscitario, un egocentrico incurabile, lui griderà al branco: “Volete me o quei politicanti che non hanno mai lavorato un giorno in vita loro? Volete me o quei comunisti che vogliono togliervi la casa per andarci a vivere loro? Volete me, che ho costruito un impero da solo con le mie mani e che non ho certo bisogno dei vostri soldi perché sono plurimiliardario, o chi vi vuole affamare con le tasse?” Cosa volete che risponda il branco? Risponde “Muuuu”. E se ne prendi uno, lo tiri fuori dal branco, e gli dici: “Attento, guarda che hai risposto Muuu e non tuuu. Attento, la televisione più soporifera e maliziosa dell’Occidente ti sta suggestionando, ed è lui stesso che ne controlla i messaggi”, prima di tutto il tizio s’incazza perché a nessuno di noi piace esser preso per gonzo. Nel migliore dei casi risponde: “Sì, lo so anch’io che c’è qualcosa che non torna, ma con chi dovrei stare con quegli altri? Ma per carità!” E come dargli torto? Storicamente, dico, la maggioranza non cambia opinione, e tutte le maggioranze si somigliano. Prendi Pilato, uno che aveva questo gesto, questo tic come Bruno Vespa, che sembra sempre se ne lavi le mani…poi metti uno che con le parole è da 2000 anni il numero uno, Gesù Cristo, e accanto a lui metti Barabba, un ladrone. Ora, se a uno come Gesù la maggioranza preferì Barabba, quante chance può avere Franceschini?
E’ desolante che l’unico leader d’opposizione sia Patrizia D’Addario, una escort. Ed è desolante che il giornale laico d’opposizione, la Repubblica, sia costretto da mesi a parlarci di puttane borbottando come un parroco di campagna, quasi schiacciato sulle posizioni della Chiesa. Questa delle escort è una battaglia persa in partenza. Trovatemi un italiano che non vorrebbe vivere, zeppo di soldi e di televisioni, a palazzo Grazioli o a villa La Certosa, sprofondato nel lettone di Putin e con venti giovani donnine seminude che gli fanno la ola e gli cantano “menomale che Silvio c’è”. Non c’è. O è un asceta del Monte Athos o non c’è. Questo è l’italiano da Carosello, del tipo di quello che si risvegliava dall’incubo cantando “la pancia non c’è più”, Villa Certosa by night è la Bengodi immaginifica dell’italiano medio, qualcuno farà pure finta di scandalizzarsi, ma ricordiamoci che il segreto dell’urna è identico a quello delle lenzuola, quando sei lì sotto fai come ti pare. Si vota come si scopa.
Naturalmente Repubblica ha ragione. Hanno posto dieci domande al premier. Dieci domande alle quali non ha risposto, né più né meno di quando non affrontò il contradditorio con Rutelli o con Veltroni in Tv. Semplicemente perché se ne frega. Lo stesso motto di mascellone: me ne frego. Il nostro ha fatto di più: ha querelato Repubblica non perché l’avesse accusato di fatti mai avvenuti o di reati non commessi, ma perché gli aveva rivolto dieci domande. Questa è una cosa davvero incredibile. Come se i giornalisti non baciapile (quei tre o quattro rimasti) commettessero un peccato mortale a fare il loro mestiere che è, appunto, quello di porre domande. Come se avessero infranto uno dei dieci comandamenti: non nominare il nome di dio invano. Tutte le democrazie occidentali, a partire da quella americana, per la quale la libertà di stampa è un pilastro, si sono scandalizzate. Da noi accade quasi il contrario. Un vecchio giornalista proprio di Repubblica e l’Espresso, quello che oggi lavora per “Libero”, sostiene che la libertà di stampa c’è eccome e che la manifestazione indetta per oggi è ridicola.
Tanto ridicola, aggiungo, che è stata rinviata come se fosse secondaria. E perché? Per i soldati morti a Kabul. Ma che ci azzecca, come direbbe Di Pietro? Mica un funerale esclude un altro. Che c’entra una democrazia in lutto perché un presidente del consiglio si rifiuta di rispondere a dieci domande dell’opinione pubblica e querela i giornalisti, con il lutto per sei soldati morti in guerra? Li si sarebbe sicuramente ricordati a Piazza del Popolo. Ma chi è stato a rimandare la manifestazione, Berlusconi? Fini? No, la federazione della stampa. E allora davvero siamo in un bel casino, di parole, di aggettivi, di valori, di significato, di coerenza. Siamo al buio, a tentoni, in un paese illuminato a giorno dalla TV e contro illuminato dal virtuale di Internet.
Il concetto di Invisibili nasce da qui. L’ho spiegato altre volte ma preferisco ripetermi. Invisibili è l’unica opposizione possibile a questo tipo di accecante visibilità. A questa dittatura dell’apparenza. A questa politica che genera buio interiore. Uniformità d’idee. Pensiero unico. Opinioni da branco. La politica e la TV sono intrecciate e producono programmi tossici. La stessa cosa è accaduta con la finanza mondiale. Con i derivati. Con i soldi che comprano carta che scommette su altra carta, senza più alcun legame con la ricchezza effettivamente costruita. Adesso si dice: bisogna ricominciare dall’olio di gomito. Da chi fabbrica una bicicletta e la vende, dal gelataio, dall’artigiano, dal sudore della fronte. Ecco, in politica, in Italia, è la stessa cosa. Franceschini segretario del Pd è un derivato. Una bravissima persona, per carità, ma abbiamo perso il rapporto con l’idea di partenza. Ricordate “la cosa”? Da lì sono cominciati i derivati, il PDS, la Quercia, l’Ulivo, i DS, il Partito Democratico…Tutti derivati, tutti inevitabilmente tossici. Perché hanno perso il contatto con l’anima. Con il comune sentire di chi -si diceva una volta- sta a sinistra. E con i valori cardine della sinistra. Primo fra tutti l’uguaglianza. A destra è accaduta la stessa cosa. Come puoi chiamare “Popolo della Libertà” un partito che ha un leader unico che querela chi si permette di rivolgergli delle domande? O che ha nelle sue file chi vorrebbe affondare i barconi dei disperati della terra che cercano di raggiungere l’Eldorado? Se continuiamo così, con questo sfascio delle parole, non mi stupirei se i nostri bambini considerassero Fini un eroe della Resistenza.
Una volta i padri ci insegnavano che non si può stare con i piedi in due staffe. Oggi, pur di essere votati, si dicono cose di destra stando a sinistra e viceversa. Pur di avere uno straccio di visibilità si considera Vespa non un giornalista ma un politico, in sostanza un venduto, però poi si fa a gomitate pur di andare a Porta a Porta.
La maggioranza sta, non vuol dire che il branco sia imbecille. Non è un genio, ma nemmeno un imbecille. Il branco ha fiuto. E fiuta l’ipocrisia, il voltagabbana, l’opportunista. Se tu fai il Berlusconi dei poveri il branco vota il Berlusconi doc. Bisogna dimostrare di avere il coraggio di essere altro, di credere ad altro, e bisogna pagare i prezzi di essere altro. Se questo comporta avere zero visibilità e pochi simpatizzanti, pazienza. Bisogna guardare lontano e riscoprire il noi, anche se il nostro noi è piccolo. In Italia c’è questo imbarbarimento per cui, più si guarda quel canale più quel canale è democratico, più si è, più si è giusti. Stanno veicolando un concetto tirannico non democratico. La democrazia è un equilibrio fra opinioni diverse, mai uno squilibrio che schiaccia le diverse opinioni. Di fatto, in Italia, ci sono una serie impressionante di squilibri schiaccianti. E la libertà è limitata. Uno dei sistemi per limitarla io lo chiamo l’asticella. Mi spiego con un esempio di questi giorni, ma potrei farne cento, per esempio le ronde padane. Bossi lancia l’asticella lontanissimo: è l’ora d’imbracciare i fucili contro gli immigrati che stuprano le nostre donne e rubano il lavoro ai nostri padani! Interviene il premier e rassicura: Bossi è il più grande garantista che conosco, ama il tricolore e vuole semplicemente vivere in un nord più sicuro. E una parola come “ronda”, da squadraccia fascista, viene sdoganata. Cambia solo il colore della camicia: da nero a verde. Si comincia senza manganelli, poi chi vivrà vedrà. Ma l’esempio del lancio dell’asticella lo vedi plasticamente in TV. Ne cito due ultimissimi. Gli spot della prima puntata stagionale di Ballarò annunciavano una puntata su Berlusconi e i suoi scandali rosa. All’ultimo momento la puntata viene fatta slittare per la consegna a reti unificate da parte del premier delle casette ai terremotati. Scandalo! Censura! Ballarò non va più in onda! Ma no, è solo uno slittamento per non fare due programmi di approfondimento alla stessa ora. L’altro ieri Ballarò torna in onda. Ma sia come sia, non corrisponde a quei primi spot. Gli argomenti sono cambiati e di Berlusconi si parla di striscio e in altro modo. Di escort nisba. Che poi era quello che si voleva. L’obiettivo dell’asticella.
Ultimo esempio, Anno Zero. Non viene firmato il contratto a Travaglio. Scandalo, censura! Santoro insorge “Annozero è Travaglio”. Riposizionamento dell’asticella. Tutto a posto, Travaglio interverrà come ospite, per ora. Ma stiamo pensando che, democraticamente, se c’è Travaglio, in futuro, bisognerà inventare un anti-Travaglio di destra che possa ribattergli punto su punto. In realtà era questo che si voleva ottenere, un bavaglio per Travaglio. Per ottenerlo si è lanciata l’asticella molto più in là. Così come si volevano ottenere le ronde padane. Per questo si è gridato “imbracciamo i fucili”. Tutto rientra nella pseudonormalità, in questa tattica, tutto torna quasi come prima, ma con un metro di libertà in meno, e non ce ne accorgiamo, perché lo spauracchio agitato in precedenza era peggiore. La tattica dell’asticella ci sta fottendo tutti. E’ sottilissima la differenza fra una democrazia compiuta e una democrazia “come se”. A una dittatura ci si oppone. Contro i carri armati le barricate sorgono spontanee. Ma a una democrazia del “come se” fosse una vera democrazia, fai fatica. Se protesti dicono che strepiti, che sei un comunista, uno sfascista, uno che non gli va mai bene niente, un esaltato, un rompicoglioni, o semplicemente uno scemo. E il rischio è che finisci per avere dei dubbi anche tu, perché te lo dicono quasi tutti, ti isolano, in meno che non si dica ti ritrovi senza lavoro, senza amici e con i figli che ti guardano strano. “Gli invisibili –come ha scritto l’invisibile Laura- sono degli sconfitti non perché siano sfortunati ma perché non sono mai riusciti a relegare al secondo posto la propria dignità.”
Ma la storia è piena di sconfitti che, per aver avuto ragione, alla fine l’hanno vinta loro.
13 Risposte to “INCONTRI INVISIBILI DEL TERZO TIPO”
By bettina on set 21, 2009
e non so che altro dirti Diego se non continuare a ringraziarti, per il tuo impegno e la tenacia.. una sala gremita, partecipe.. vorrei si notasse cos’è stata: io ero sedut nelle ultime file e pensavo a questo guardandomi intorno mentre parlavi tu o durante tutti gli interventi, pensavo che l’aggettivo più preciso per definire questa assemblea è stato “partecipazione”.. un’assemblea lunghissima dove mai un momento c’è stato un calo di attenzione e quando a parlare era qualcuno che si era seduto nella platea c’era un continuo movimento tra le file per guardarlo..
ha ragione Caterina quando dice che bisognerebbe portare gli invisibili nelle scuole, perché questo movimento è una grandissima lezione di vita, di civiltà di politica sociale e comunitaria, un piccolo ma crescente esempio di cosa ci immaginiamo debba essere la società tutta
By Anna on set 21, 2009
Sono tra quei partecipanti all’incontro “ravvicinato del terzo tipo”, e analogia più calzante non poteva essere trovata. Sono tornata a casa con un senso di armonia, pienezza, felicità perché in quella sala (ed anche in giardino!!!) abbiamo respirato un’atmosfera che a parole non può essere descritta, che ci ha avvolti tutti, ma proprio tutti. C’era voglia di raccontarsi, di esprimere emozioni che toccavano il proprio essere, una umiltà meravigliosa a volersi mettere in gioco, la voglia di imparare l’uno dall’altro. L’aspetto che più di tutti mi è rimasto nel cuore sono i visi di tutti “noi” mentre ascoltavano in un religioso silenzio gli altri mentre parlavano: quei visi sono scolpiti nella mia mente ed è una delle immagini più belle che porto nel cuore. La commozione che ho sentito era gioia, quella gioia profonda che sa unire le persone in un comune sentire.
Prima di questo incontro avevo riflettuto molto sul nostro movimento e qualche volta, leggendo i nostri interventi e le note di Diego, mi ero chiesta se non stessimo creando qualcosa che ruota intorno alle nostre frustrazioni, alle nostre rivalse, ai nostri personalismi, sia pure ammantati di buoni propositi e grandi ideali. La risposta fino a prima dell’incontro era: non lo so. Oggi sento di poter dare una risposta diversa: l’animo che prevale in modo prepotente è quello di costruire qualcosa che vada aldilà dei soliti schemi, delle solite dinamiche, partendo dalle nostre emozioni, dal nostro vissuto.
So che tutti gli invisibili che non hanno preso parte all’incontro hanno “sete” di sapere cosa sia accaduto e già li immagino mentre attendono da noi il racconto, con lo stesso religioso ascolto che ha avvolto noi mentre eravamo in quella sala. Provo a “raccontarci”.
Quello che è emerso con forza è che quello sta più a cuore a tutti e che sentono nelle proprie corde è il concetto di “ESSERE” opposto all’apparire, all’avere. “Essere” che non è solo dire o fare qualcosa, è un modo di sentire, uno stato d’animo, vibrazione, armonia e amore infinito. E che per “essere” dobbiamo imparare a spogliarci della nostra personalità, del nostro ego, vivere momento per momento, come se quell’istante fosse il più importante della nostra vita. Che non sono le grandi imprese a cambiare il mondo, bensì i piccoli gesti di tutti i giorni: un modo di vivere, di piangere, di ridere, di lavorare, di viaggiare, di sentire, in poche parole di essere, …siamo sempre li, l’essere che si traduce in un modo di vivere.
Che desiderare e lavorare per un mondo migliore non sia solo occuparsi degli altri, dei più deboli, dei più sfortunati, bensì amare, creare, interagire con animo sereno con la vita, godere delle tante cose meravigliose che ci vengono offerte e che a volte neanche vediamo e donare quello che ognuno è in grado di donare, con animo critico prima di tutti verso se stessi ma amorevole, costruttivo e non inquisitore. Perché non solo i comportamenti più terreni, ma anche, e soprattutto, la nostra parte più trascendente supera le barriere ed arriva più lontano di quanto si possa immaginare.
Che il concetto “costruzione” è centrale e c’è voglia di affiancarlo alla parola resistenza del nostro movimento, perché, comunque, la parola resistenza da sola implicherebbe una contrapposizione, un’animosità.
E’ emersa la voglia di aprirsi, di porsi in uno stato di apertura verso tutti, per costruire, imparare, crescere insieme, consci del fatto che abbiamo tanto da imparare l’uno dall’altro.
E’ emersa la voglia di prenderci per mano e camminare, di fare del movimento un laboratorio di idee, di modi di leggere, di parlare, di vedere, di ascoltare, così forte da avere la forza di farci cambiare prospettiva e permettendoci di entrare in una nuova fase, un nuovo paradigma.
Per dirla in breve “l’essere” tradotto in piccoli fatti concreti, un modo di vivere, ma che può avvenire solo attraverso dinamiche e prospettive diverse da quelle di oggi, con distacco dai vecchi schemi.
In uno degli interventi sul quale, per mancanza di tempo, con alcuni invisibili ne abbiamo potuto parlare solo mentre eravamo a pranzo, Diego ha detto di non voler essere e di non volersi sentire un leader e che, quindi, dovremmo essere tutti noi a dare un contributo alla costruzione del nostro movimento.
Condivido pienamente questo suo pensiero ma discutendone, appunto, a pranzo con alcuni amici invisibili ci siamo chiesti se, invece, non siamo proprio noi con i nostri vecchi schemi (quelli che dovevamo lasciare all’ingresso, tanto per capirci) a volere il “leader”, il capo branco da seguire.
Credo di aver interpretato il pensiero di Diego (se invece sbaglio dimmelo) il quale non vuole nel nostro movimento il “leader”, perché sa di vecchio, quel vecchio che ha creato l’attuale contesto sociale, economico, politico portatore di ingiustizia, guerre, fame ecc. nel mondo e non ci aiuta in crescita e consapevolezza.
Penso che la figura del leader nel nostro movimento non debba esserci perché anche i leader animati dai più alti e nobili propositi, vuoi perché caricati da una responsabilità che gli viene attribuita o che si auto-attribuiscono, sono quasi meccanicamente portati al controllo di situazioni e persone, con l’inevitabile soppressione del sogno, della creatività, della leggerezza, del libero pensiero, e possono dare spazio, invece, a modi di agire di pura opportunità che man mano si traducono in opportunismo.
A questo proposito mi piace parlare di alcune mie riflessioni riguardo le dinamiche di vita di insetti sociali quali le formiche che, rispetto all’azione individuale, premiano l’azione collettiva. La scienza è sempre più interessata nella ricerca per comprendere queste dinamiche che portano ad organizzazioni altamente efficienti che si adattano al contesto ambientale, che formano società collettive e tutto questo senza aver bisogno di un leader. Esse rappresentano un modello perfetto di libera impresa che regola domanda e offerta, facendo ricorso a metodi di comunicazione per coordinare il comportamento collettivo verso il raggiungimento di obiettivi comuni di sopravvivenza e sviluppo della colonia. Si è, quindi, di fronte ad un percorso evolutivo che premia l’organizzazione collettiva rispetto all’azione individuale ed a-sociale di tantissime altre specie solitarie.
Azione collettiva che non va intesa come “l’unione fa la forza” ma come unione che diventi comunione, come unione che esprima uno spirito avvolgente. Con questo spirito anche chi è arrivato prima, il cosiddetto fondatore o ideatore, non si sentirà e non farà mai “il capo”.
Vorrei concludere questo argomento rivolgendo a tutti noi un appello ad abbandonare il principio che ad ogni organizzazione, ad ogni movimento debba far capo uno o più leader ed avere la consapevolezza che il nostro leader debba essere la corrente di pensiero che animerà il percorso.
Volutamente non ho fatto nomi di invisibili che sono intervenuti in un modo o nell’altro, perché eravamo un tutt’uno e non c’era divisione tra noi. Fare nomi mi sembreva fare un torto a tutti quelli che non sono intervenuti, ma che con la loro energia, con i loro sentimenti hanno partecipato ed hanno dato il proprio contributo come ogni altro.
Ciao a tutti.
By Giovanna Marenzi on set 21, 2009
Permeeeeesso…giornooooo, dormito bene? passavo di qua e ho pensato di lasciare un messaggio…volevo ringraziare tutti gli invisibili presenti alla 2 giorni di Roma, ma volevo anche salutare i meno fortunati (^__^) cioè gli assenti….sì perchè è s…tata un’esperienza “edificante”…gli invisibili presenti hanno fatto faville e scintille che dir si voglia…s’é acceso un bel falò di sguardi che san puntare ad un’orizzonte antico e sempre nuovo fatto di premurosa cura per l’altro, di condivisione di idee vive, di responsabilità e speranza…a mio parere l’atmosfera emanava un profumo buono…è stato come “essere a casa” solo che per arrivare beh da Bergamo ho dovuto fare un po’ di Km e di fatiche … MA Sì CHE NE Eì VALSA LA PENA!!! però c’è bisogno di tutti quindi per favore cercate di organizzarvi e di tenervi liberi per il prossimo grande evento invisibile…
E’ possibile progettare insieme una vita buona per tutti e non solo per noi stessi? Sì….
e adesso? http://www.youtube.com/watch?v=xi3K51aPngA
un abbraccio
La Marenzi
By Patrizia on set 21, 2009
19 e 20 settembre 2009, due giorni che mi resteranno nel cuore, emozioni incancellabili.
Non avevo potuto partecipare, per gravi motivi personali, alla fondazione del movimento a Olbia.
Ho conosciuto quasi tutti i ragazzi del direttivo alla riunione che abbiamo avuto a luglio.
Ma è stata la prima volta che mi sono trovata in mezzo a tanto invisili, che hanno riempito per tutti e due i giorni la sala dell’hotel Clodio, a tante bellissime persone venute apposta da tutta Italia e anche dall’estero, anche soltanto per guardarci negli occhi e riconoscerci, per annusarci (usando le parole di Diego), a tanti cuori che pulsano all’unisono dopo essersi trovati e identificati in ideali e pensieri comuni.
Ho ascoltato e “sentito” profondamente dentro di me le parole di ognuno, a partire da quelle di Diego e fino alll’ultima parola che è stata detta, in un crescendo di consapevolezza del NOI che si sta formando, e che non ho mai sentito così forte come ora.
Abbiamo iniziato a percorrere la stessa strada, uno al fianco dell’altro, facendo forza comune delle nostri sentimenti di giustizia, di verità, di democrazia, di rispetto dei valori umani.
Il 24 e 25 ottobre saremo di nuovo insieme, e spero che tanto altri di voi che si dichiarano invisibili si uniscano a noi, o anche soltanto coloro che sono curiosi di sapere, abbandonino la virtualità di un pc e si mettano in gioco in prima persona, saltino sul primo treno, aereo o auto che sia e vengano a respirare quest’aria di invisibilità che è così coinvolgente.
A presto invisibili!
By Eilan on set 21, 2009
Io c’ero e ho avuto la fortuna di sentirlo dal vivo questo discorso di Diego insieme a tanti altri Invisibili che affollavano la sala. E’ stata una bellissima esperienza, nella quale ho potuto imparare molto da persone argute e intelligenti, piene di voglia di vivere in un mondo migliore e capaci di impegnarsi per veder realizzati i loro sogni. Ho avuto l’impressione di essere tra anime affini e questo e ciò che mi ha entusiasmato maggiormente, perchè io ho 26 anni e mi rendo conto che posso imparare moltissimo da persone così. Spero quindi di trovare ancora più Invisibili alla riunione di Ottobre, soprattutto giovani, perché vale proprio la pena di ritrovarsi insieme e condividere esperienze e informazioni, lavorando ad un sogno comune. Grazie a tutti quelli che erano lì. A prestissimo.
Giulia Colafranceschi
By Francesco on set 21, 2009
Copio, incollo, spargo.
Come lo dici tu non lo sa dire nessuno, almeno di quelli che dicono la stessa cosa che dici.
Grazie.
Francesco
By Perladivongola on set 21, 2009
Mi è dispiaciuto moltissimo che sabato sia stata rinviata la manifestazione per la libertà di stampa. La situazione mi sembra troppo grave, troppo seria. Penso che i soldati morti, i civili morti, sarebbero stati onorati forse con meno sensazionalismo ma con più autenticità da mezzi d’informazione non manipolati. Questa commozione indotta su milioni di italiani davanti alla tv, in questo anticipo d’autunno, mi sembra solo un passaggio di brivido, cibo per talk show. Rumore in transito, espediente per parlare di Patria e mai di senso dello Stato. Patria è una bellissima parola, ricca di significato, di emozione, di un valore simbolico, appartiene alla nostra bocca. Se viene a mancare son drammi per generazioni, la nostalgia la rende struggente…Ma ’sta parola penso vada comunque masticata e deglutita con lentezza e forse, mai digerita in prolungata e silenziosa solitudine.
Invisibile Fede, arrivederci a ottobre
By Anna on set 23, 2009
A proposito di incontri invisibili di terzo tipo oggi ho incontrato la prima copia del Il fatto di Travaglio e Padellaro. Non sono ancora riuscita a leggere tutti gli articoli, ma da quello che vedo mi pare non deluda le mie aspettative. Felicissima di vedere firme di illustri senza guinzagli e padroni, epurati e quasi dimenticati come Massimo Fini. Tra questi alieni potrebbe rientrare a pieno titolo e non vedrei per niente male anche l’ET Diego Cugia. Dai telefono casa!
By Daniele Incosciente on set 25, 2009
Due giorni intensi,densi,giorni nei quali persone partite da tutta Italia ed anche più in là(Germania,Svizzera..) si sono incontrate,confrontate,guardate negli occhi.Bellissimi gli occhi degli invisibili come anche i loro sorrisi perchè profondi,veri,sinceri.
La sola idea che esista ancora qualcuno (siamo in crescendo e sono sicuro saremo sempre di più) disposto a mettersi in gioco,ad affrontare un lungo viaggio,magari con il proprio figlio per incontrare esseri simili,per provare di nuovo la sensazione di sentirsi a casa anche se si è circondati da persone mai viste prima,quella bellissima sensazione che solo la condivisione ed il comune sentire di valori può dare,ormai rara a provarsi nell’Italia di oggi,questa sola idea dicevo da una carica ed un entusiasmo che è difficile rendere a parole,c’è bisogno di viverlo.
Ho parlato di emozioni,di valori ma gli invisibili non sono solo questo (come se poi fosse poco..) ma sono anche impegno,voglia di fare,voglia di creare un NOI (NOI!!Che parola fantastica ed impegnativa) e molto molto di più.
Ciò che ho provato tornando a casa al termine di entrambe le serate è stato particolare.Perchè pur provando una sensazione di pienezza,tanti visi,tanti discorsi,tanti sguardi,tante parole,tante emozioni viaggiavano per la mia testa mi sentivo leggero,quella splendida sensazione di leggerezza che non è ne superficialità ne vuoto ma tutto il loro contrario ed è stato bellissimo.
Il NOI stà prendendo forma,cresce giorno dopo giorno,se ne avverte la sua enorme energia ed è stupenda la consapevolezza di ciò sapendo di esserne parte integrante.
Sarò pazzo?Forse sono soltanto un invisibile..
Grazie a tutti per non esservi scordati di essere indimenticabili.
By genny on set 25, 2009
invisibili del terzo tipo
“annozero” “farebutti” di giorni alterni -ma i festivi dove li mettiamo – be vanno a confesarssi…….
By Andrea e Paola on set 28, 2009
Ci dispiace ma proprio non siamo riusciti a fare il compito, abbiamo passato una settimana veramente “insomala”:
Ci è arrivata la macchina nuova, è veramente difficile trovare la posizione ideale al sedile
e bisogna reimparare a guidare.
E’ arrivato il giornale nuovo “Il Fatto Quotidiano”, era da quando Jack ha abbandonato L’Unità o viceversa che non compravamo un quotidiano
e bisogna reiparare a leggere.
Nonostante tutte le sere, invece di accendere la tele (grazie per questo piacevole effetto collaterale) abbiamo parlato di Sabato e Domenica o letto, non siamo riusciti ad elaborare nulla di significativo riguardo il precongresso che meritasse veramente di essere postato, così oggi, stremati da cotanto pensare, abbiamo deciso di limitarci alle nostre impressioni
Ciò che ci ha colpito maggiormente è l’atmosfera che si respirava nella sala, l’energia positiva che ci siamo scambiati, la capacità di riconoscerci ed accoglierci; se la nostra montagna partorisse anche solo il topolino di una terapia di gruppo, perchè buttarla via?
Dei temi trattati ci hanno colpito molto il “vuoto” e il “troppo”, apparentemente in contrasto, ma su cui sarebbe interessante discutere più approfonditamente e la “condizione femminile”, fantastica l’idea di far parlare gli uomini per/in favore/al posto delle donne e viceversa, peccato non esserci riusciti veramente, speriamo di riuscire a farlo al prossimo incontro.
H.S.
Paola e Andrea
P.S.
A “Il Fatto Quotidiano” manca solo Jack, che ne dite, in quanto “abbonati della prima ora” (quasi il dieci per cento dei presenti al Clodio lo eravamo prima dell’uscita del giornale), di chiedere se lo assumono?
By genny on set 29, 2009
Primo congresso degli Invisibili
24
set
2009
Autore: bettina de carli
Ai Sigg. soci del Movimento degli invisibili
OGGETTO: convocazione del congresso dei soci, a norma dell’art. 13 dello statuto.
I signori soci sono invitati a partecipare al congresso del Movimento degli invisibili, che si terra’ in Roma, Via Santa Lucia, 10 presso l’Hotel Clodio, nella sala Beatrice, in prima convocazione il giorno 23 ottobre 2009 alle ore 06.00, ed in seconda convocazione il giorno 25 ottobre 2009 alle ore 10,00 nel medesimo luogo per discutere e deliberare sul seguente
ORDINE DEL GIORNO
1. Nomina del consiglio direttivo;
2. Nomina del collegio dei probiviri
3. Varie ed eventuali.
Roma, 28 settembre 2009
IL CONSIGLIO DIRETTIVO
IL PRESIDENTE
Il Congresso dei Soci ordinario, in prima convocazione è regolarmente costituito con la presenza della maggioranza assoluta degli iscritti aventi diritto al voto; in seconda convocazione la validità prescinde dal numero dei presenti.
Considerato che difficilmente si otterrà la maggioranza assoluta in prima convocazione il giorno sabato 24 ottobre si svolgerà una riunione aperta ad interventi, discussioni e presentazioni delle candidature
Programma:
venerdì 23 ottobre 2009
ore 06,00 inizio lavori
ore 07,00 votazioni
ore 08,00 chiusura lavori
sabato 24 ottobre 2009
ore 10.00 inizio lavori
ore 20.00 cena (occorre prenotare!!)
domenica 25 ottobre 2009
ore 10.00 inizio lavori
ore 12.00 votazioni
ore 14.00 chiusura congresso
sala Beatrice e giardino dell’hotel Clodio
via Santa Lucia, 10
Roma
come raggiungere l’hotel Clodio
Sottrarsi insieme è l’unica possibilità che abbiamo per resistere a chi continua ad aggiungere. Sottrarsi al populismo. Fidarsi dei punti interrogativi di tutti non dei punti esclamativi di un leader maximo. L’invisibilità come creazione di spazi interiori di libertà da condividere. Sottrarsi al gioco delle parti. Comprendere che maggioranza e opposizione, poiché usano lo stesso schema dell’aggiungere e dell’illuminarsi reciproco e vano, hanno finito anche involontariamente per accecare la ragione dell’uomo, e non sono più interlocutori al nostro radicale e profondo bisogno di cambiamento. Dobbiamo riprendere in mano le redini del gioco da un altrove, come se fossimo già vent’anni dopo. Guardare con compassione a questi anni con gli occhi di chi, scampato alle sabbie mobili, si volge indietro e osserva la melma brulicante che lo stava risucchiando. Farsi pionieri di un nuovo stato di coscienza, perché il mondo così come ci viene rappresentato, in particolar modo dalla televisione, è al collasso e non ci rappresenta più interiormente. Anche se siamo confusi, -se ci hanno confuso senza scrupoli-, anche se non riusciamo più a raccapezzarci. Questo show-business mascherato da realtà ci ha “dopato”. Questa pseudo-realtà ci ha trasformati in cloni, senza che ce ne avvedessimo. (…)
credo che un movimento di resistenza culturale, come gli Invisibili, abbia una ragione profonda di esistere, in particolare in Italia, dove il potere mediatico ha raggiunto il culmine con una visibilità intollerabile. Davanti a questa luce falsa e accecante, bisogna farsi buio, buio fuori luce dentro, e ritrovarsi a tentoni. Per scoprire insieme tutto quello che abbiamo perduto. E piantare le nostre tende nel domani.
Diego Cugia
da “Opinioni di un invisibile”
martedì 31 marzo 2009 alle ore 1.00
P.S.
Non occorre essere iscritti per partecipare, soltanto per votare è necessario avere la tessera da più di un mese
Naturalmente nel caso la sala fosse eccessivamente gremita avranno la precedenza i soci, donne e bambini
By RiccardoP on ott 1, 2009
Mentre vi leggo, sotto la finestra del mio studio, stanno sfilando un centinaio di persone, l’ultima in ordine di tempo, delle piccole fabbriche che ha licenziato nella mia città.
Loro diverranno veramente invisibili, perchè cercare di sopravvivere al quotidiano, li renderà difficili da vedere, lo slogan non è più neppure “lavoro” ma giustamente “abbiamo il diritto di vivere”.
Non è per il senso di depressione che in questo momento ho, il motivo per cui lo scrivo, ma per la percezione netta della bolla di rabbia che si sta per rompere, e per la paura di come e chi potrà gestire questa rottura, perchè non è più il ritrovarsi per protestare anche giosamente, ora è un ritrovarsi per farsi la conta e capire se si ha ancora un valore.
Riccardo