Il bloc-notes smarrito

Voler bene è come fare ginnastica, costa fatica ma devi, senza discutere. Naturalmente cadrai molte volte, rinuncerai per dei periodi, t’infiacchirai la psiche come quando si smette di andare in palestra o praticare qualunque sport, ma sempre lì dovrai tornare, non si sfugge: voler bene è come respirare. Puoi non riuscirci mai, scoprirlo a trenta o novant’anni, ma devi provarci. E chi ce l’ha ordinato, il dottore? No, però è l’unica cura, e non si sa perché.
 
Il bene, a differenza dell’esercizio fisico che è comunque rivolto al nostro benessere, sembra un atteggiamento insensato, perché per “voler bene” intendo non amare tua moglie o il tuo cane, ma sforzarsi di individuare e amare proprio le qualità di chi non ci interessa, ci annoia, ci disgusta, di chi riteniamo non abbia alcuna qualità, di chi non ci dà niente, o meglio ancora di chi consideriamo un nostro avversario, una persona inaffidabile, un nemico. Il cristianesimo non c’entra, nel senso che non v’è niente di religioso e di trascendentale in questo esercizio della testa e del cuore apparentemente assurdo, che può sembrarci persino ipocrita e diabolico: perché mai dovrei “fingere” di amare chi mi odia o chi mi sta sulle scatole? Non c’è risposta, bisogna fare “come se” quest’essere umano fosse l’uomo o la donna della nostra vita, applicarci senza attenderci nulla in cambio, e solo in tal senso questo dovere di voler bene a fondo perduto è  “metafisico”. Ma lo è pure indossare una cosa buffa che si chiama giacca o bere in un affare di vetro denominato bicchiere; anche guidare una macchina è “metafisico”, a meno che non se ne conoscano i più infinitesimali meccanismi e si sia in grado di riprodurla dalle tappezzerie ai circuiti elettronici, da soli e dal nulla, in garage.
 
Chi scrive, sia chiaro, ne sa meno di tutti voi sull’argomento, e in fatto di voler bene è un apprendista, come dire un dilettante assoluto. Ma qualche giorno fa mi è capitato tra le mani un bloc-notes abbandonato da un estraneo su un autobus, un modesto e sconosciuto signore che voleva a tutti i costi voler bene al mondo, e ne ho cavato -come spero pure voi- una piccola guida e un sollievo.
 
Questo signore (come capita a tantissimi esseri umani, in ogni epoca e sotto tutte le latitudini) un bel giorno si sentì perduto. Sarà capitato anche a voi: gli va tutto male. O almeno così gli sembra. Vuoi la salute, vuoi gli affetti, o i soldi che scarseggiano, il lavoro, o gli eventi che la sua epoca gli propina, o un’ingiustizia amministrativa che lo getta sul lastrico, un figlio che muore, qualunque di queste cose o tutte insieme, (non svelo le sue per questioni di privacy) insomma, quest’essere umano palpita infelicità da tutti i pori e, internamente il dolore funge da cassa da risonanza, mentre, esternamente, fa fuggire il prossimo perché il dolore altrui è sempre disturbante e quel che è più feroce, di scarso interesse. Ma la vita quest’è, e lo sappiamo tutti. Come farebbe ciascuno di noi, il signore che dimenticò il suo bloc-notes sull’autobus, tenta con ogni mezzo e in tutti i modi di ribaltare il negativo in positivo. Disgrazie gliene sono capitate altre volte e con volontà, perseveranza, sforzi di ogni genere e l’aiuto di qualche mano santa, pare che si sia sempre rimesso in carreggiata. Stavolta però il gioco non gli riesce, da mago è diventato un involontario stregone che si affattura da sé,  il male ha creato un vortice potentissimo che lo risucchia sempre più in basso, e a chi tenta di sostenerlo con luoghi comuni come “chiusa una porta si apre un portone” a lui scappa voglia di mordergli la mano. Diventa irascibile, intrattabile, e se potesse si eviterebbe da solo. Nulla nel suo quartiere gli è caro, il cielo della sua città gli appare come le ali nere di una manta che nuota in oceani ostili, gli rubano la macchina, gli vengono gli orecchioni a 40 anni, a farla breve l’uomo dell’autobus si sente bello che finito e si diletta con pensieri di autodistruzione e di morte. In realtà, egli attende. Per quanto faccia, attende. Attende col beccuccio aperto, nel suo nido insanguinato, come un vecchio passerotto. Perché vi è in lui un bambino potentissimo e terribile che non accetta di essere orfano, e ancora ne chiede giustizia all’universo. E’ lui lo stregone. Lui, il piccolo, che attende che ritornino i genitori con il cibo, anche se l’adulto di fuori sa che ciò è impossibile, ma il cibo degli adulti non è che una bella notizia inaspettata, la mano di un amico, un’offerta di lavoro, una seducente e bella signora che s’interessi a lui, la vincita di una lotteria. Questa fiducia, quotidianamente sfiduciata, quest’attesa disattesa minuto dopo minuto, lo devasta e lo sfianca.  E dato che non accade proprio un bel niente, (e questo, tutto sommato, in realtà per lui un bene) costui prende coscienza che non è vero affatto che dopo una caduta, in un modo o nell’altro, ci si rialza, ma che esistono precipizi senza fine. Terre senza dio. Destini senza un perché. Giorni e anni senza riscatto alcuno. Era ora.
E’ in questo preciso momento, infatti, che il signore dell’autobus diventa interessante. Perché fa un gesto assurdo, ha un comportamento insolito, un guizzo repentino e deviante, ma in positivo, stavolta. Un mattino, dunque, esce di casa, e nonostante si senta il cuore listato a lutto e la voglia di ridere di un becchino, si sofferma, tutto sorridente, a parlare col portiere del suo stabile. Si preoccupa vivacemente delle condizioni del custode, che ultimamente aveva un poco di bronchite. E suo figlio, poi, ha riparato la macchina dopo l’incidente? La signora si appassiona sempre ai libri gialli o anche lei si è rassegnata alla Tv? Quindi, fatti due passi, si trova di fronte alla cassiera del bar sempre così sguaiata e indolente, che non gli ha mai rivolto uno sguardo in dieci anni, rovinandogli migliaia di cappuccini, guastandogli puntualmente ogni inizio di giornata, e impone al suo inedito “Come sta, stamattina, signora?” una sottolineatura di interesse partecipe, autentico, per quanto frutto d’indicibili sforzi. Cosa vuoi che gliene sbatta, all’uomo dell’autobus, dei presunti guai di un’antipatica cassiera con tutti i problemi che lo scuotono dentro come un tornado una palma sul lungomare? Lui s’impone di affascinarsene, come se la signora fosse Moby Dik di Melville o l’ultimo film di Al Pacino, o addirittura il giorno della nascita del suo primo figlio. Ma lei, con una sbuffata, gli sbatte lo scontrino sul bancone biascicando qualcosa d’incomprensibile. Di conseguenza, l’uomo dell’autobus si ripromette di far meglio il mattino dopo, invece di cambiare bar come faremmo tutti, quindi entra in cartoleria, e dopo aver intrattenuto il cartolaio sul frizzante finale di campionato (un uomo che lo urta, perché parla solo di calcio, e lui il calcio lo detesta) compra un bloc-notes e appunta, per l’indomani: Ricordati assolutamente di fare un complimento alla cassiera, sembra così triste e disfatta! E leggi con più attenzione la pagina sportiva per poter intrigare il cartolaio, domattina, con qualche novità sulla formazione con cui la Roma scenderà in campo domenica.
Poco a poco, giorno dopo giorno, mese dopo mese, l’uomo dell’autobus cominciò a sentirsi un pochino meglio, era parte di una leggera ma solida rete di affetti di quartiere, e nonostante precipitasse di tanto in tanto nello sconforto per i propri affari, i casi altrui e quelli del mondo finirono col diventargli più familiari dei vetusti propri, tanto da dimenticarsi il bloc-notes sull’autobus, perché ormai ne poteva fare a meno, gli veniva spontaneo preoccuparsi dei dolori degli altri e, per quanto gli era possibile, lenirli. E la cosa meravigliosa è che questo gli riusciva davvero (anche se era un segreto che conosceva solo lui) e avvenivano, intorno, rinascite inaspettate e miglioramenti di umori, i negozi incrementavano i loro affari, e persino i vigili chiudevano l’occhio su certe multe.
Non so e non saprò mai se quel signore abbia poi trovato pace, o un lavoro, un hobby per distrarsi, una nuova rete di amicizie o un colpo di fortuna, ma tutto sommato so bene che egli converrebbe con me: la cosa non avrebbe -come nessuno di noi, di per se stesso ha, isolato dal contesto- una fatidica importanza. Mi piace pensare, invece, che quell’ex smarrito signore vaghi oggi in autobus da un punto all’altro della nostra città, con un sorriso autentico per tutti, una parola mirata per ciascuno, e tutto ciò che di nero, di buio e di orribile l’abbia fatto tremare un tempo, sia riuscito a trasformarlo in piccoli grani d’oro, in mille minuziose attenzioni e in una grande conchiglia d’ascolto, e il suo “dovere di amare” sia ormai puro piacere di dare vita alla vita.
 
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  1. 29 Risposte to “Il bloc-notes smarrito”

  2. By rom on mag 7, 2008

    ta voje BBBBBBBBEN’ ASSAJE :o *

  3. By Riccardo Brero on mag 7, 2008

    Tu Diego hai tutti i giorni in mano i nostri blog-notes anche se non sono smarriti sono volutamente persi nella rete.
    Voglio pensare che diano una speranza in più di amare il prossimo,il vicino, il compagno,il fratello in modo completamente laico.
    ciao vi amo tutti

  4. By incarcerato on mag 7, 2008

    Bellissimo quello che hai scritto! Non riesco ad aggiungere nulla, è di una religiosità laica
    questo tuo insegnamento.

  5. By Amelie on mag 7, 2008

    Bello Diego.
    leggere i Diari credo sia una delle cose più belle sia come lettura,perchè nei Diari,non si bleffa in assoluto,si dice il vero,e si spera che nessuno li legga mai.Da ragazzina avevo il Diario con il lucchetto,scrivevo scrivevo,convinta che fosse un mondo tutto mio.Invece un giorno ci ho trovato la scritta di mia sorella:
    sei sempre la solita,ma ti voglio bene.
    da quel giorno il mio Diario è alla luce del sole,perche c’è l’ho ancora..:-)
    e rileggersi a volte è incredibile.
    e come se parlassi a un altra te.
    che poi sei tu
    ma doppia.
    comunque fare del bene fà bene
    meglio di qualunque medicina-
    a volte stiamo male perche pensiamo troppo
    a noi,e poco agli altri.
    Kiss
    —————————–

  6. By Capitano on mag 7, 2008

    Fratello carissimo, un passo alla volta.

  7. By manuel barone on mag 8, 2008

    Splendido, Diego! sei uno dei miei migliori amici, leggere questo pezzo mi ha infuso
    serenita’ e buonumore. Grazie di cuore
    una carezza

  8. By Riccardo Brero on mag 8, 2008

    Ciao Diego,
    io non ho mai avuto un diario e non sono uno che scrive lettere nè molti sms.Questo è il primo spazio dopo i miei primi quarant’anni dove scrivo veramente quello che penso.Nella pausa quando posso come ora scrivo anche se in questo momento non ho molto da dire.
    volevo solo dire questo.
    ciao Diego un bacio a Mariella e un saluto a Rolando e a tutti gli hermanos
    Grazie

  9. By Luchello on mag 8, 2008

    Ciao Diego,
    leggo questo tuo post, appena tornato da pausa pranzo con un amico che stà attraversando un periodo nero; ma abbiamo ascoltato in piazza mercanti a Milano un bravissimo pianista di 12 anni forse, Luca Torriani, che ha incantato la scena con Chopin.abbiamo sorriso, Dome ed io, nonostante i guai, il caldo e la vita che corre, e noi a domandarci cosa cacchio ci facciamo qui, a lavorare nella Finanza, nel centro, a Milano e non siamo da qualche parte a inseguire un sogno forse stupido.Ma Chopin ha per un attimo interrotto il tutto.E poi, camminando verso San Babila, parlavamo Dome ed io; io mi sento inquietamente sereno, lavoro dopotutto e son soddisfatto di me, o meglio di come sto affrontando la vita, con meno seghe mentali e una sana e forse sfrontata dosa di ottimismo.Ma Dome deve fare il passo: buttarsi, e uscirne.Contratto a tempo indeterminato, dove vado senza….bhe io sono interinale, e vivo sereno.Vivo cona la mia fidanzata ed un cane, interinale anche lui (io sono il suodatore di lavoro, cioè giocare e riempirmi di baci quando torno a casa) e cerchiamo,con tutti i problemi e le fatiche, di sorrider lo stesso.E tu ora mi hai regalato un bel sorriso e un’altra bella dose di pace; anche a Dome, a cui ho mandato il tuo pezzo.Quindi grazie, da me, Dome e Chopin.E a tutti voi ragazzi, e a Riccardo, che scrive con la grazia di un bimbo che si accosta al mondo.
    Luca

  10. By ridolfo on mag 8, 2008

    ok, grazie.
    approfitto di tutto quello che avete scritto
    e ritempro la mia anima.
    sono preso, come tra le fauci di una tigre, dai problemi banalmente seri della mia vita. eri sera dopo una giornata pessima ho invitato a casa un’amico, davide, uno di quelli con cui si litiga davvero quando serve
    e a cui non riesci comunque a stare lontano.
    l’ho chiamato per fare due chiacchere, parlare di musica, delle nostre stupidaggini e delle nostre passioni.
    l’ho fatto perchè avevo bisogno di sentire vicino qualcuno che mi vuole bene, per ricaricarmi e alla fine quello che più aveva bisogno di parlare di essere ascoltato era proprio lui. mi ha ringraziato della serata, dell’ascolto, della musica e delle chiacchere
    e anche se non ho minimamente parlato dei miei problemi, oggi mi sento più vicino a lui, a chi mi circonda e a me.
    e siccome non credo alle coincidenze, quello che avete scritto qui oggi, non a caso e perfetto.
    io ci sono, so che voi ci siete.
    ridolfo

  11. By Rulando on mag 8, 2008

    Ciao Riccà!

    Comunque, non per pedanteria, ma sono Rulando non Rolando ;)

  12. By roxana on mag 8, 2008

    uhm non so se fungo piu’ da cassiera indisponente o da conchiglia d’ascolto,,,

  13. By capricciola on mag 8, 2008

    Pensare (o comprendere? L’importante è
    comunque l’effetto) che niente ci è ed è
    dovuto, è la pietra filosofale che tutti
    possiamo avere. Elargisce granelli d’oro
    sia a chi
    pensa di dover
    volere bene, e intanto vuole bene, sia a
    chi pensa che gli spetta ricevere, e
    intanto riceve, sempre e comunque qualcosa.
    A me una compaesana ha appena strappato un
    sorriso raccontandomi che stà con il suo attuale moroso perchè gli ippopotami hanno le zanne ;) (galeotta fu una scommessa).
    Infondo siamo tutti pietra filosofale e pepita d’oro. E grazie a chi ci aiuta a trasformarci.

    Oggi mi son sentita pietra, ora mi sento anche un pò filosofale ;)

    Ciao a tutti

  14. By Albe on mag 8, 2008

    Ho scritto tre commenti lunghi e retorici che ogni volta ho cestinato.Non voglio allagare il blog di parole.La sintesi dei tre è un’immenso GRAZIE a “JAck” e a Diego per le parole che trovo su questo blog.
    Perchè sono libere e gratuite e ti colpiscono e disorientano come un gesto di gentilezza inaspettato .Tradurre pensieri in parole così belle e libere costa tempo
    ed energie e colpisce che siano sempre lì puntualmente senza nessuna richiesta che non sia la lettura. E’ davvero un gesto rivoluzionario perchè sfida le regole che fanno girare il mondo. Lo stesso blog è un grande gesto d’affetto.
    Un giorno mi sdebiterò con voi “due”.
    Grazie buon Diego (con rispetto) per tutto.

  15. By Amelie on mag 8, 2008

    Albe
    allaga ,allaga,noi siamo come nuotatori che vanno contro corrente,abbiamo tutti un bloc notes dimenticato da qualche parte.:-)
    Diego,ho crisi d’astinenza oggi,
    ho fatto un fioretto ma domani,
    MI SCATENO::::::::::!!
    notte:-)

  16. By Riccardo Brero on mag 9, 2008

    Anch’io ieri come Ridolfo mi sono fatto la mia sana discussione con un amico che la pensa diversamente da me,e come Lucchello mi sono ricaricato con gli amici,un paio di arrampicate e una cena semplice all’aria aperta sotto la falesia nella natura.
    Mi sono rimesso in pace col mondo e col mio essere e stamattina si riparte…..
    Ciao a tutti… vi sento..

    Ciao Rulando
    ciao Lucchello grazie e tanta serenità a te la tua compagna e al tuo simpatico dipendente
    Ciao Diego

  17. By mariella on mag 9, 2008

    si era preparata aquell’incontro con grande cura. Aveva indossato la biancheria di pizzo nero e l’abito blu che, diceva, la rendeva più magra. I capelli erano sciolti sulle spalle e il trucco al viso leggero, che desse l’idea acqua e sapone.
    Durante il viaggio in treno che la portava nella grande città non era riuscita a leggere come di solito faceva, perchè le parole nelle pagine le si ingarbugliavano davanti agli occhi e risultavano senza significato. L’eccitazione per l’attesa di quell’incontro le toglieva concentrazione, era assorta non avrebbe saputo dire a cosa pensava, solo un grande irriducibile sorriso si era stampato sul suo volto, che quasi non riusciva a controllare.
    Era radiosa, stava per realizzare un sogno che accarezzava da tempo.
    Ora, che mancavano pochi minuti all’incontro, si rese conto di avere il respiro affannoso e un’agitazione che non avrebbe giovato all’occasione. Decise, pur correndo il rischio di arrivare in ritardo, di praticare dieci minuti di respirazione yoga per calmarsi. E costringendosi a uscire dalla sua frenesia mentale, si sedette e cominciò a respirare nel pranayama.
    Giunse il momento di andare.
    “Il Sole d’Oro”, la pizzeria dove si sarebbero incontrati era a pochi metri da casa della zia, dove aveva lasciato il suo scarno bagaglio.
    Si diede un’ultima occhiata allo specchio, intimorita e serena, uscì.
    Mentre si avvicinava all’insegna del locale, intravide la sagoma dell’uomo che la aspettava che era già lì in attesa.
    Non potè impedire che un tuffo al cuore per un attimo le togliesse il respiro. Si fece coraggio e continuò a camminare.

    …continua…

    Ho scritto di getto senza rileggere.

  18. By mariella on mag 9, 2008

  19. By mariella on mag 9, 2008

    Quando furono uno di fronte all’altra vicini da poter sentire il reciproco imbarazzo, lui disse:”Sono qui perchè non volevo deludere la tua richiesta, ma sai penso che queste cose non funzionano mai”
    Lei, con il cuore che batteva forte da farle credere che si sentisse all’esterno, ma sfoderando il sorriso più dolce che aveva rispose: “Non anticipiamo il futuro. Viviamo al rallentatore questo piccolo spazio. Tu sei tu, unico, nessun altro è come te, ed io lo stesso. Viviamo la scoperta di noi con curiosità. Prendiamoci il poco tempo che abbiamo per costruire un ricordo da tenere dentro”. Lui sorrise senza aggiungere nulla, lei invece citando una frase già sentita disse: “Il resto verrà da solo”

    … continua… forse

  20. By cesare on mag 10, 2008

    ventaccio di scirocco primaverile
    spesso le mie attese sono per il prossimo viaggio
    mi piace cambiare il mezzo dello spostamento
    rompere le abitudini
    una volta viaggiare di giorno
    un’altra di notte
    l’unico modo di esistere è relazionarsi
    alle volte sei deluso
    ma la magia di un nuovo incontro
    ti ripaga sempre comunque vada

  21. By cinzia on mag 10, 2008

    Non conosco felicità più grande di regalare un sorriso a chi non se l’aspetta più, a chi crede di affogare nel vuoto della sofferenza.
    Volo attraverso le tue parole, la tua scrittura; molte volte perdo il filo dei pensieri e ascolto, ascolto la musica che c’è tra le virgole e i punti, nelle pause e nei respiri.
    Ho imparato l’infinita gioia di non capire, di non sapere, per gustare fino in fondo il sentire, i sogni, i sentimenti.
    In questi giorni in cui non potevo usare il computer, per il trasloco della linea, ho iniziato a leggere un tuo libro, Zomberos.
    Non l’ho scelto io, si è fatto scegliere , e quando l’ho iniziato ho subito pensato che fosse in un certo senso come leggere i testi del blog, poi sentivo che stavo sbagliando, quello che leggo oggi è più denso, intriso di poesia,è diverso è un volo che ha trovato un punto dove planare.
    Sempre grazie.

  22. By Riccardo Brero on mag 10, 2008

    Ciao Mariella
    se non sbaglio è Banana Yoshimoto.
    ciao ancora un bacio
    Riccardo
    ciao

  23. By Amelie on mag 10, 2008

    Stasera sono una tazzina da caffè.
    ————————————–
    Diego,oggi sono stata in giro in città,devo dirti c’è grande movimento,fra una settimana arriva il Papa,,hanno gia tagliato più di 149 alberi,(dicono perchè erano malati)non ci credo Diego,è perchè devono fare le tribune lo spazio è poco..non c’è l’ho con il Papa non me ne può fregare di meno.Pensavo pero a come gli eventi possono cambiare le cose,un cosa da sempre abbandonata improvvisamente diventa importante,(non credo che il papa abbia il tempo di contare gli alberi durante i suoi sermoni).Insieme a mio marito abbiamo incontrato un sacco di persone,coetanee,chi si è buttato,sui tatuaggi del corpo,chi sul bere,insomma come disse qualcuno:credo Lucio Dalla ,essere strani è normale,è essere normali che è difficile.Appunto la normalità:
    genitori che non hanno orari,e poi pretendono che i figli li abbiano,non è un controsenso?Non è normale dire a un figlio non devi drogarti se poi tu bevi ad ogni ora..ti pare?
    Le regole quelle dannate regole:che non vuol dire essere dei Santi,ma delle persone con una dignità esistono ancora?
    Ho dei dubbi Diego su tutto:lo sai che scherzo sempre,però sono arrivata a casa,inversa.Non credo nelle divise,però forse un pò di servizio di leva,farebbe bene,no?Come usava una volta .Che dici?Siamo tutti allo sbaraglio di nulla.Il tesoretto è sparito!!é una notizia?LO sapevo già io..lo chiedevano a me.lo sapevo—Marcelletti il chirurgo mi domandavo stasera:è meglio essere un CoronaF.che gioca sul giocabile e quindi meno imputabile,o un chirurgo che cura i bambini per soldi?
    Domande:sempre domande.
    Mai risposte
    come sempre
    —————–
    kiss grazie del tuo spazio—

  24. By mariella on mag 11, 2008

    Caro Riccardo,
    Forse la citazione è anche di Banana Yoshimoto, io l’ho presa dal film “Vi presento Joe Black”. Sono appassionata di cinema, anche se purtroppo frequento poco le sale cinematografiche. Compro una grande quantità di films dopo averli visti a noleggio,tutti rigorosamente originali, perchè ho la presunzione di credere di finanziare questa forma d’arte che adoro.
    Certo dai films traggo una forma di “amicizia” surreale. Molti dei personaggi immaginari mi lasciano dentro tracce indelebili, mi sembra di averli conosciuti, mi aiutano ad affrontare le difficoltà, mi affiancano nel lavoro quotidiano e mi indicano la strada giusta. Mi consolano e mi sorreggono. Sono i miei amici muti nello scaffale, sempre pronti a darmi una mano.
    Con i miei libri e con la musica che fa da sottofondo alle mie giornate.
    Ti saluto con affetto.

  25. By Riccardo Brero on mag 12, 2008

    Scusa per l’errore sono andato a memoria e mi sembrava un pezzo di Banana.
    Anch’io amo il cinema e non ci vado quasi mai!Guardo i film che passano su sky anche perchè nelle sale di Alessandria sembra che i bei film vengano censurati oppure li tengono per un periodo limitato.Vanno solo film di cassetta e commedie similvanzina.
    Bella la tua scelta di “finanziare”il cinema bisogna ricordarsi che per fare i bei film ci vogliono anche soldi.

    Spero che i personaggi tuoi amici ti sorreggano sempre e spero che anche io e gli altri Hermanos ti aiutino ad affrontare tutte le difficoltà che si incontrano durante le gionate di lavoro e non solo.
    Ciao domani partirò per un viaggio di due settimane.Sarà dura non leggere e scrivere per questo tempo però ci sono gli internet point anche se sono un pò imbranato con il computer.
    Cia0 ancora, ti saluto un bacio e ti auguro tanta serenità
    ciao atutti a presto

  26. By nadin on mag 12, 2008

    FINALMENTE della forza vitale buona. Energia che ama ed è quella che può cambiare il nostro percorso di vita.
    Volevo sottolineare che nella città di Genova non sono stati tagliati gli alberi ma bensì potati, e se hanno colto l’occasione per l’arrivo del Papa ben venga perchè molti alberi ne avevano bisogno. Quando fanno delle cose buone facciamogliele fare.
    Un saluto a tutti
    nadin

  27. By Amelie on mag 12, 2008

    Lo sapevo che mi rispondevi,
    giuro..hai difeso il tuo Papa?
    stai meglio?
    bene.
    sò benissimo cosa è una potatura
    da un taglio netto del tronco.
    Come al solito non mi hai capito.
    Non era un discorso rivolto al Papa
    ma a come un evento,possa cambiare
    le cose(in questo caso il bene pubblico inteso come giardini e foreste)
    da sempre dimenticato.
    tutto qui,
    te la prendi sempre se ti toccano il Papa,
    si può avere idee diverse
    o no?
    sono ancora dell’aldiquà
    per fortuna.
    ————————
    Ps)vatti a vedere il giornale di Genova
    poi vedi se non sono stati tagliati.
    Amen e così sia.

  28. By Amelie on mag 12, 2008

    Arriva il Papa, alberi rasi al suolo ….In segreto hanno compiuto questo scempio di alberi che fornivano ossigeno e ombra in una zona trafficata della città: davvero una brutta decisione. Neppure per il G8 si erano tagliati alberi per la sicurezza… anzi per abbellire erano state aggiunte delle piante dove non esistevano. Si può pensare che questo grave fatto sia una misura che entra nei dispositivi primari di sicurezza per la visita del Papa? Il questore Salvatore Pesenti aveva nei giorni scorsi parlato di misure speciali anche alla luce di cortei, ma arrivare a questo tipo di decisione irrispettosa della natura, del paesaggio urbanistico ed in spregio alle elementari norme del buon governo, informando i cittadini di queste decisioni non ricordo di averle mai viste. Andiamo di male in peggio. Se Papa Benedetto XVI viene a parlarci di rispetto della vita, questa è una lezione che va in senso opposto….leggi tutto su

    Ho mille difetti
    ma non sono una bugiarda.
    Scusa Diego
    ————————–

  29. By selva on mag 15, 2008

    Magari prima o poi trovo anche qualcosa di sensato da scrivere, per ora ti leggo chè a tratti mi smarrisci e mi fa bene.
    Ciao Diego, ciao a tutti.

    clelia

  30. By sasi84 on mag 15, 2008

    Ciao Jack…. mi fa piacere vedere che altre persone usano lo stesso stratagemma che uso io da tanto tempo e in modo automatico, per sentirmi meglio e dare un senso SENSATO alla mia vita: donare un sorriso al prossimo, una parola gentile, un gesto inaspettato. Fa stare bene te e il prossimo e come concludi tu ” “dovere di amare” sia ormai puro piacere di dare vita alla vita.”
    Un immenso abbraccio hermano

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