Gli invisibili non dividono, uniscono
La nascita del Movimento degli Invisibili e il suo battesimo laico a Olbia, il 30-31 maggio, sta suscitando un appassionante dibattito che a chi, come me, si impone come dovere esistenziale quotidiano, credere che con l’impegno, il rigore e la passione tutto possa essere cambiato, anche il tuo Paese, rassicura e rende molto felice. Gli invisibili sono svegli, si guardano dentro anche criticamente, e guardano lontano.
Un movimento d’opinione sbucato dal nulla il 22 febbraio, con due paginette di carta dei valori, sulle quali un uomo in disparte aveva scritto -come un promemoria o un testamento di italiano di confine- i principi civili ed etici in cui credeva nonostante e comunque andassero le cose, ha trovato corrispondenza interiore in migliaia di sorelle e fratelli italiani, e in meno di due mesi, sta vivendo una metamorfosi luminosa dal virtuale al reale.
Ho letto e apprezzato migliaia di opinioni, ne scelgo una, la più aspra e critica, che merita il massimo rispetto. Perché dividersi e indebolirsi ancora? C’era forse bisogno di un nuovo “partito” in Italia? Non bastavano il Pd e l’Italia dei Valori? O la sinistra antagonista, o i grillini? Così facendo (leggi: distinguendosi sempre, a sinistra, con snobistica spocchia) il centrodestra vincerà per anni e anni a venire.
E’ opportuno che mi spieghi subito e meglio, per evitare equivoci o adesioni affrettate al MDI e non meditate.
Gli Invisibili è un movimento spirituale e politico. Spirituale, prima che politico. Spirituale non in senso religioso, d’idealismo o utopia. Spirituale significa aver già scelto individualmente di privilegiare il benessere interiore rispetto a quello materiale. La ricerca del vero e del giusto. La soddisfazione del proprio sano desiderio di benessere materiale e di progresso umano e professionale, in armonia ma non a scapito di quello altrui, o dei valori condivisi dalla memoria storica e dalla Costituzione italiana. Il sottotitolo del Movimento -Resistenza Culturale- racchiude questo stato d’animo. La sua stessa bandiera rosso antico è piantata in questo libero stato d’animo.
Intendo forse privarmi dei miei beni per donarli alla comunità? Sono un servo di Dio? No, questo è un francescano. Un invisibile ritiene che il lecito perseguimento individuale della soddisfazione dei propri bisogni, più o meno indotti dalle multinazionali del consumo, abbia raggiunto -anche politicamente- un punto di non ritorno, un retrogusto marcio, in particolare in Italia. Producendo disperazione interiore. Sottraendo significanza, valore e potere, alla cultura, alla conoscenza, alla ricerca, ai saperi. Questi beni fondamentali dell’esperienza umana sono stati “oscurati”. La televisione e i mezzi di comunicazione di massa sono stati asserviti al consumo, punto e stop. Nel nome di un liberismo cieco, senza riguardi per chi non ha, e indisponente verso il dissenso contro chi ha troppo e gestisce troppo pubblico potere. Togliendo visibilità e mezzi di comunicazione a chi non aderisce al pensiero unico. Questo liberismo selvaggio, demagogo e populista, ha nel berlusconismo la propria punta di diamante. Un signore, proprietario di ogni ben di dio, diventa “per questo” presidente del consiglio e “grazie a questo” (il suo impero mediatico) fabbrica consenso. Questo consenso sigilla “democraticamente” il potere ottenuto, al di là di come si sia giunti a ottenerlo, e ne fabbrica inevitabilmente di nuovo, oscurando, a ogni giro di vite, “l’altro da sé”.
Opponendosi, e condividendo con propri simili una resistenza culturale, l’uomo diventa “movimento” e il proprio approccio spirituale individuale con la Storia, accorpandosi con quello di altri “fratelli”, diventa anche politico.
Questo processo interiore e collettivo in Italia non c’era mai stato, mentre dovrebbe sempre precedere la politica, e la sua carenza purtroppo si vede, anche nei partiti di opposizione. Il Movimento degli Invisibili crea solidarietà e comunione d’intenti fra migliaia di persone invisibili e senza voce restituendo loro un’appartenenza, una patria interiore, e una concreta speranza. Supera l’etichetta logora “destra” e “sinistra” fondandosi su valori universali che prescindono da questo incasellamento forzato in categorie polverose e ideologicamente vecchie. Da questa condivisione di stati d’animo può nascere -e noi faremo democraticamente di tutto perché ciò accada- una laica scuola di pensiero che privilegi il noi e il senso dello Stato –la politica come missione e servizio alla comunità- rispetto al potere egoista, edonista e dispotico dei singoli, di lobby d’affari, di sette massoniche e camorre che hanno trasversalmente generato l’attuale classe dirigente.
Cosa c’entra questo col votare Pd o Italia dei Valori? Assolutamente nulla. Si può essere invisibili e votare Pd, o Rifondazione, astenersi, o ritenersi di “destra”. Questo movimento aggiunge, non toglie. Si fa domande, non le esautora. L’invisibile è libero e lascia liberi.
Questa libertà comprende perfino quella, un domani, di candidare alle elezioni politiche una propria squadra di governo. Perché noi crediamo nelle squadre democratiche non nei “ghe pensi mi”. Sarà la riprova che saremo milioni di invisibili (altrimenti che senso avrebbe candidarsi?) e non sette-ottomila come oggi, avremo fatto una grande “scuola” e davvero tanta, ma tanta strada. Ma adesso ci siamo appena trovati. Il 30-31 maggio, in Sardegna, ci guarderemo in faccia per la prima volta, e considero francamente straordinario che già siamo in duecento pronti a fare questa prima “traversata”. Escludo dal conto i tantissimi sardi che so ci accoglieranno.
“Indebolire la sinistra” è quindi un’accusa che non sta in piedi. Ma meritava senz’altro una risposta che spero sia servita a chiarire le molte ragioni di essere Invisibili, oggi, in Italia.
Diego Cugia -detto il fuochista- per i naviganti dell’invisibile vascello.
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3 Risposte to “Gli invisibili non dividono, uniscono”
By Riccardo Brero on apr 16, 2009
Ciao fuochista,generatore di quel senso di appartenenza di cui abbiamo bisogno,anzi non generatore…….ma canalizzatore delle nostre idee,ideologie e aspirazioni e volontà di cambiare qualcosa…… in meglio si intende.
Dai fuochista!ATTIZZA questo fuoco che ci arde dentro.
Io sarò uno dei naviganti dell’invisibile vascello…..
Ma sono da solo ormai?
Invisibile va bene,ma solo….
Ciao Diego
Forza hermanos
By dillinger on giu 18, 2009
è un manifesto bellissimo. fa bene leggerlo.
la ricerca di questa identità ci fa venire in mente un articolo appena pubblicato sul ruolo della memoria e del linguaggio nei processi di cambiamento, come ad esempio potrebbe essere il tentativo di ricostruire un’identità del pd. ma è solo un esempio. dobbiamo scegliere che rapporto avere con il passato, giusto ed ingiusto, cosa tenere, cosa è superfluo, cosa cambiare, cosa inventare.
questo è il link:
http://www.dillinger.it/il-pd-alla-ricerca-dell-identita-perduta-19288.html
un saluto,
dillinger
By pieradannunzio on lug 25, 2009
ti ho visto soltanto oggi in televisione e condivido totalmente i punti del tuo movimento al quale mi associo con entusiasmo. Sono una libraia e vedo con orrore lo sfaldamento culturale e morale che sta distruggendo il nostro paese. Ho due figli splendidi che sono fuggiti all’estero per cercare uno spazio vitale e vorrei poter contribuire a rifondare un paese nel quale possano tornare a vivere serenamente e del quale tornare ad essere orgogliosa. Grazie per quello che stai facendo. Conta pure su di me. Oggi mi sento meno sola