Favoletta del mattino

Questa crisi è spaventosa e meravigliosa. Navigavamo su un piroscafo immenso e illuminato. Neppure un passeggero che si trovasse d’accordo con l’altro riguardo alla rotta. Però era entusiasmante viaggiare. Ogni tanto un mozzo gridava «Uomo a mare!» Si trattava di gente straniera, miserabili in assoluto; allora qualche anziano, un paio di missionari, una bambina, si sporgevano dai parapetti con un’occhiata compassionevole. Ma il piroscafo non poteva fermarsi, non avevamo tempo, il futuro ci attende e le ricerche costano. Dal piroscafo caddero giù i più poveri, gli onesti, i puri, in una progressione impressionante: 10, 100, 1000 al giorno. Qualcuno disse: «E’ inevitabile.» Un giorno il capitano suggerì pacatamente al mozzo di piantarla con quel monotono “Uomo a mare!”. «Ci sfasci i timpani ogni minuto e poi lo sanno tutti che esistono i vincitori e i vinti». Marinai e passeggeri si azzuffarono, e si litigò per settimane come in patria. Ma nel piroscafo Italia, una sera, si presentò bellobello un architetto con un progetto di due soli punti. Il primo: ripristinare le classi e riassegnare le cabine solo e esclusivamente secondo rigidi criteri di mercato. Nessun valore umano, che non fosse smerciabile, avrebbe più dato diritto a qualcuno di veleggiare con gli altri. Per converso, chi aveva soldi e potere avrebbe sempre ottenuto la cabina di “primissima”. «Anche un serial killer?» chiese un incauto. La risposta fu che i serial killer erano un’invenzione dei magistrati per giustificarsi lo stipendio. Di sera in sera, l’architetto incantò e sedusse quasi tutti, perché quando diceva “mercato” sorrideva con i denti d’oro a raggiera e si vedeva chiaramente che a lui le cose andavano benone. E tutti vollero assomigliargli. In men che non si dica, i magistrati che viaggiavano in prima furono trasferiti in terza. I poeti, filosofi e scultori della terza, precipitarono in ottava (tranne un paio con i conti in Svizzera). Dalle stive e dalle topaie furono fatti salire in prima e seconda classe parecchi mafiosi, gli aderenti a certe logge, ex golpisti, molti loschi figuri dei servizi segreti deviati, e chiunque si scorticasse le mani alla sola vista dell’architetto. Il suo secondo e ultimo punto, fu semplice e incantevole: la musica su tutti i ponti, tranne quello di comando, doveva essere alzata al massimo per tenere alto l’umore dei passeggeri. Intanto, sui megaschermi delle sale riunioni, incessanti, scorrevano le immagini sublimi della terra che presto il piroscafo avrebbe raggiunto, lì dove ciascuno avrebbe ritrovato il suo paradiso perduto: denari e denari, giovani e giovanette discinti e disponibili, imprese e avventure, stipendi da capogiro, bonus e condoni tombali, pensioni d’oro, libertà assoluta e sfrenata felicità, “alla faccia dei pezzenti che si buttano a mare”. Qualcuno, giù in fondo, obiettò: «Ne siamo sicuri? Ma lei, poi, chi è? Inoltre è proprio certo che quei disperati si gettino a mare per scelta?» L’architetto schioccò il pollice e l’indice. Si precipitò da lui a quattro zampe un chitarrista napoletano. E sulle note di una rumbetta, l’architetto cantò a squarciagola: “L’italiano” di Toto Cutugno con qualche strofa variata da lui, perché, disse, io sono geniale. “Con l’autoradio in mano”, per esempio, divenne “con i miliardi in mano”, ma faceva sempre rigorosamente rima con “sono un italiano”. Il viaggio andò avanti così per qualche anno, e devo ammettere che se non altro si stava sempre più larghi, perfino nelle stive non si vedeva che qualche ombra denutrita, depressi recidivi, poeti impazziti, brava gente fallita e emarginata, insomma: “gentaglia”. Un bel giorno qualcuno gridò “Terra!”. Ma quando s’intravide, nella bruma, una specie di rozzo stivalaccio con due isolotti a mo’ di pantofole piantati in mezzo al mare, e un cartellino striminzito che faceva pena con su scritto “Sicilia” e un po’ più su a sinistra “Sardegna” e niente case sopra ma solo un immenso supermarket di cemento armato, e non alberi o gioie, ma una porcilaia a cielo aperto con un fumo nero e acre che veniva su da certe pozze fangose e ribollenti come latrine infernali, tutti si comprese che questa non era che una brutta parodia del luogo nativo. Ma era tardi per tornare indietro, e di carburante non ne era rimasta una goccia. In molti dissero “Dovevamo ammutinarci prima”. Ma anche per la rivolta era  tardi. In quella, dal piroscafo si sollevò una saracinesca segreta. E un lungo motoscafo nero con a bordo l’architetto, il chitarrista, e una mezza dozzina di scagnozzi di lusso, con un’audace virata, prese il mare aperto tornandosene felice da dove, anni prima, si era partiti tutti insieme.
Ci avevano deportato. E non ce n’eravamo accorti.
 
  1. 11 Risposte to “Favoletta del mattino”

  2. By Umbro on feb 20, 2009

    Cazzo, non so nuotare!!!!

  3. By Riccardo Brero on feb 20, 2009

    Ciao Diego come al solito il racconto è bellissimo.
    continuo ad essere arrabbiato perchè vedo che ormai tutti cercano di scusare berlusconi per qualunque vaccata dice.Capisco che non lo si deve attaccare solo su questo,ma quando è troppo è troppo.
    E’un uomo senza anima.

    Politkoskaja:nessun colpevole!D’altronde Putin è un amicone di berlusconi.

    Ciao a tutti da un omuncolo ipocrita

  4. By z10 on feb 20, 2009

    E ora Diego, dopo averti letto, cosa preferisci, pianto o riso????

    Non so cosa fare, davvero….. E non solo dopo averti letto, mi chiedo da giorni, mesi, che ne sarà di noi Italiani… non li capisco più… si sono fatti comprare… ammorbare tanto da dire solo si… è mobbyng(?) anche questo… e per chi dice no?? Quanta ancora forza e coraggio per andare avanti e continuare a credere?????

    Una parodia giusta alla tua favoletta? I 3 porcellini e il lupo cattivo, indovina in cosa credevano chi costruiva le prime due casette, e in cosa credeva l’ultimo?? E soprattutto, prova ad indovinare chi era il lupo cattivo???? Un pò basso, megalomane, con i tacchi e i riporti… ma furbo, e con un sorriso da iena ridens???

    HAI INDOVINATO! Cosa vinci? Un abbraccio, sperando ti dia ancora e sempre la forza di Credere ancora, e anche in chi, come te, non si arrende….

    NO!

    emi

  5. By roxana on feb 20, 2009

    ao’ se ve serve na boa…
    in senso rettile eh ;)

  6. By manuel barone on feb 20, 2009

    bell’articolo, Diego, che diverte ma anche inquieta. si presta anche a piu’ interpretazioni. Io comunque se andassi all’
    estero per vacanza o lavoro, mi porterei una
    T-shirt recante la scritta “non ho votato Berlusconi e nessun partito della sua coalizione” specialmente in Argentina o in
    Romania. riporto una frase coniata da un
    letterato di cui non ricordo il nome ma che
    e’ sicuramente un gran figo ” CDL – ora si
    chiama PDL- : associazione nata allo scopo
    di depenalizzare i reati ascrivibili ai
    suoi componenti ” impareggiabile !!!

  7. By Anna on feb 20, 2009

    Voglio credere che prima di arrivare alla fine della storia possiamo essere diventati abbastanza consapevoli da evitare la deportazione. L’uomo può cambiare soltanto attraverso la consapevolezza ed ognuno di noi deve fare la propria parte per se e per gli altri. Per millenni tutte le situazioni si sono risolte attraverso prevaricazioni, conflitti a livello personale, familiare ed interplanetario. E’ questo il momento di cambiare la rotta: questa fase così profondamente involutiva la dobbiamo contrastare con la forza e le vibrazioni dell’amore. E’ arrivato il momento dell’Essere e dobbiamo contrastare il buio aiutando a far risvegliare chi si sta lasciando trascinare nel tunnel. Tutti quelli che intraprenderanno questo cammino si daranno forza a vicenda perché la forza dell’amore si autoalimenterà e diventerà dirompente. Se ci crediamo ed iniziamo ad agire otterremo risultati insperati e sarà … la luce. Saranno sempre di meno quelli che si arrenderanno all’oscurità e, sbigottiti, sentiranno di vivere in un mondo a loro estraneo e piano piano si estingueranno. Abbandoniamoci a questo nuovo universo che è dentro di noi, con la certezza di esserne parte in modo da dare una svolta al modo di vivere su questa povera Terra.
    Siamo in un momento in cui ciò che succede in una parte del mondo si conosce anche dall’altra ed è una circostanza che dobbiamo volgere a nostro favore: l’agire positivo si rafforzerà e crescerà sempre di più. E questo non è solo grazie ad internet o ai mezzi d’informazione, ma anche perché l’essere vivente ha dentro di se “codici vibranti” che superano le barriere della parola, della vista, dell’udito. A chi è scettico voglio raccontare questa.
    E’ stato studiato dagli etologi per decenni il comportamento della scimmia Macaca Fuscata, attraverso l’osservazione di una colonia che viveva sull’isola di Koshima. Nel 1952 fu dato alle scimmie un cibo nuovo: furono gettate sulla sabbia delle patate dolci. Le scimmie si avvicinarono al nuovo cibo, ma non lo mangiavano perché non lo conoscevano. Ad un certo punto una giovane femmina di diciotto mesi portò le patate verso il torrente lavandole prima di mangiarle. Fu lei ad insegnare alla propria madre il trucco ed ai suoi compagni di gioco che, a loro volta, lo insegnarono ai genitori. Alcuni anni dopo tutte le giovani scimmie lavavano le patate. Non solo, ma accadde qualcosa di eccezionale, il comportamento aveva superato le barriere naturali ed era apparso spontaneamente in colonie su altre isole le cui scimmie non avevano avuto contatti con quelle della prima colonia.
    Il fenomeno è straordinario perché ci dice che l’azione di un singolo individuo ha una potenzialità ben più vasta di quella che comunemente siamo portati a ritenere: adottando un comportamento possiamo, per sincronicità, portare cambiamenti all’intero pianeta.
    E’ praticamente la teorica di Bell e della meccanica quantistica. Bell ha dimostrato che se due particelle che provengono da una fonte comune viaggiano alla velocità della luce in direzione opposta ed alla prima si impone una modifica dell’orientamento, si scopre che anche la seconda particella subisce la stessa modifica. Come è possibile che una particella alteri lo stato dell’altra quando una comunicazione tra le due è impossibile?
    Scusatemi se mi sono dilungata troppo. Ciao a tutti.

  8. By Mimma on feb 20, 2009

    “non ce ne eravamo accorti” perchè siamo andati alla ricerca disperata di spazi di silenzio,di buona musica,della bellezza di un albero fiorito,di una giornata di sole,di un sorriso, di un saluto affettuoso e vero, di una poesia,per disintossicarci dai veleni che ci circondano e ci inondano corpi e anima,per rimanere in contatto con noi stessi, con i nostri desideri,con le nostre emozioni,per credere ancoa in noi stessi,nella nostra storia,nella sua unicità,nel nostro finale, per conquistarci, se pur faticosamente,ancora un altro PERFECT DAY che ci faccia approdare in un lungo abbraccio,in uno sguardo accogliente,in un bacio travolgente e sognante.

    E QUESTA ERA LA MIA FAVOLETTA DELLA BUONA NOTTE :)

    http://www.youtube.com/watch?v=WCxy-IOV6UU

  9. By Amelie on feb 20, 2009

    http://www.youtube.com/watch?v=GYw_VJyRI8U&feature=related
    —————————————

  10. By roxana on feb 21, 2009

    insomma, state dicendo tutti la stessa cosa, ovvero che fare all’amore produce energia :)

  11. By manuel barone on feb 21, 2009

    per Mimma: mi sono riconosciuto nella tua “spiegazione” alla nostra “disattenzione”
    mentre ci stanno deportando (tocco ferro
    sperando che rimanga un termine metaforico)
    ti do cinque stelle!
    Per Anna: innanzitutto complimenti perche’
    scrivi davvero molto bene, in secondo luogo
    hai espresso idee che condivido in pieno, la svolta puo’ arrivare solo da noi, ormai l’abbiam capito che non saranno certo i governi a salvarci,anche se alcuni, pochi,
    agiscono pensando all’umanita’ e al pianeta
    seppur con dei margini di miglioramento
    -penso alla Svezia, alla Danimarca, forse
    anche all’Ecuador- dobbiamo essere noi persone comuni a cambiare il nostro modo di
    vivere, per esempio se in Occidente il 90% delle persone comprasse mobili costruiti con legno FSC che arriva da foreste europee a bassa biodiversita’ gestite in modo sostenibile, es. 1000 alberi tagliati
    compensati da 1000 alberi piantati,le multinazionali e le aziende del legno disoneste smetterebbero di deforestare l’Asia,l’Africa
    e l’Amazzonia perche’ il “legno sporco” non
    avrebbe piu’ un mercato mentre
    ora le compagnie del legname continuano a
    tagliare a raso le foreste primarie con un
    altissimo tasso di biodiversita’ vegetale e
    animale – che secondo molti accordi
    e trattati internazionali sono un bene dell’umanita’ e come tali non andavano toccate- per costruire mobili, battiscopa ecc. che finiscono nelle case di persone
    inconsapevoli. Questo e’ solo un problema,
    pero’ importantissimo, che possiamo risolvere
    diffondendo la conoscenza, a partire dai nostri vicini di casa. In fin dei conti, per
    proseguire nell’ ottica (ottima) di Anna una
    delle piu’ grandi rivoluzioni della storia
    e’ nata grazie a UNA donna di colore che per
    prima ha rifiutato di cedere il suo posto
    sull’autobus a un bianco.
    Ciao a tutti

  12. By mariella on feb 21, 2009

    Grazie, mi piacciono le favole a lieto fine. Anche la tua lo è, perchè se alla fine con il suo motoscafo nero se ne andrà da qualsiasi altra parte nel mondo, noi potremo ricostruire sulle macerie di quell’enorme supermarket puzzolente e riprovare a sentire la vita

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