Disavventure di un ateo in clinica
Charles-Louis Philippe
(Roma, 11 Febbraio 2009)
Sono stato ricoverato tre giorni nella graziosa clinica Nostra Signora di Qualche Sacra Cosa, spesato per l’ospitalità dalla benemerita assicurazione che ha la scarogna di aver scommesso su di me. Un piccolo ma dolente malanno mi restituisce in casa zoppicante, dove mi ha accolto, altrettanto claudicante, la mia cagnona reduce da una clinica veterinaria, e così per i prossimi giorni andremo al parco come due Bibì e Bibò ubriachi, l’uomo tendente a sinistra, la cagna a destra, ma ineffabilmente uniti dal guinzaglio e dalla sorte.
Disponevo di una bella camera al quarto piano, con vista su un quartiere signorile di Roma, sono stato operato da un valente e simpatico chirurgo, e dopo un paio d’ore trascorse in quegli anestetici dormiveglia in cui giochi a dadi mentalmente con te stesso fissando le bende e chiedendoti se la mummia sei davvero tu, mi sono acceso la prima sigaretta, districandomi fra i fili tentacolari delle flebo.
Non appena il soffice fumo azurrino ha dipinto l’estranea stanza di un denso, domestico spessore, la prima suora ha fatto irruzione nella stanza. «Lei è pazzo» ha commentato semplicemente. «Sì» ho convenuto con candore. Ma ho allontanato di scatto la sigaretta temendo me la sgraffignasse. «È appena uscito dalla sala operatoria!» ha infatti replicato come tentando d’acchiappare una farfalla. «Lo stavo, per l’appunto, festeggiando» ho spiegato gentile, ma aspirando voluttuosamente, poi mi sono rovesciato su un fianco per soffiare il fumo fuori dalla porta-finestra che avevo lasciato spalancata prima dell’intervento, dove le tende danzavano oblique come ballerine di boogie-woogie sotto la gelida e sferzante pioggia trasversale.
«E non ha paura di morire?» ha colpito basso la suora ammiccando alla sigaretta, rinunziando a sottrarmela perché aveva inteso che avrei lottato allo stremo fino a rovesciare le due flebo per terra. «Sì ma il fumo mi piace altrettanto da morire, e fra le due morti, quella profumata d’incenso e quella di tabacco, preferisco quest’ultima.»
«Contento lei» ha capitolato.
«Sì. Avrei un po’ di fame.»
«Non può mangiare per l’anestesia.»
«Ma io ho fame.»
«Chiedo al professore se posso portarle la minestrina.»
«Come state a vino rosso?»
Stava uscendo con quel placido ritmo ondulatorio che hanno gli oceani notturni e le suore. Si è rivoltata e mi ha guardato come, nell’Ottocento, i viaggiatori di una diligenza in sosta gettavano un’occhiata allo scemo del villaggio seduto sui gradini polverosi della chiesa. Le ho fatto cenno che stavo scherzando, se n’è andata, ho infilato la mano nel cassettino del comò a rotelle ove avevo sotterrato i miei averi, fra i quali una boccetta di rum cubano mignon, e le ho dato una leccatina. In quel preciso momento hanno fatto irruzione due personaggi medievali: un prete di quelli che ritenevo estinti, con una tonaca da vedova nera fino ai piedi, e una suorellina di colore con le gengive rosso cardinale impresse sul sorriso sdentato e il manto grigio. Quest’ultima era filippina e imbracciava un cesto carico di rosari sgargianti.
«Vade retro!» ho esclamato facendo l’occhiolino per non risultare polemico.
Di scatto si sono voltati perché avevano capito “dietro” e pensavano di avere Nosferatu alle spalle. Rasserenati, sono avanzati inesorabilmente fino al letto, tanto che ho temuto mi si adagiassero addosso con le loro mante.
«Oggi è la giornata del malato!» hanno gongolato in coro. «Siamo venuti a regalarle un bel rosario! Scelga pure!» E il prete ha rimestato in quelle perline colorate al pari di Cristoforo Colombo al cospetto del primo indio americano.
«No grazie, sono ateo, arrivederci.»
Sulle loro bocche si è disegnata una identica “O”, si sono tinti di un bel rosso vermiglio, sembravano due pesci di roccia con la cresta acuminata e gonfi di spavento e stupore. Poi la sorellina ha detto: «Ooo poverino! Ma puoi prenderlo uguale, sai? Anche se sei ateo!» E don Scorfano Rosso si è accavallato: «In fondo sei nostro fratello anche tu!»
«Ma certo, certo, siamo tutti fratelli» ha acconsentito lei dopo un pizzico di titubanza.
Ho replicato che, senz’ombra di dubbio eravamo tutti figli di madre terra. Ma la suora ha alzato un dito: «E della Santa Madre!»
«E del Padre Nostro!» ha rincarato la dose l’anguillone. E mi ha messo i rosari sotto il naso facendoli saltare nel cesto di vimini come altrettanti serpentelli, a invogliarmi.
«Vi ho detto che sono ateo» ho rifiutato, girandomi dall’altra parte.
«Non esistono gli atei, in fondo al cuore siete tutti credenti» ha dichiarato la suora con un sorriso sdentato.
«Non sia così triste. Oggi è la festa del malato! Su caro, li prenda, festeggi, poverino!» ha insistito lui.
Mi sono tirato a sedere nel letto:
«Qui ci sono malati terminali, la mia operazione era una fesseria e io sono solo ateo!»
«Solo?» Si sono guardati esterrefatti, poi hanno convenuto che ero un superficialotto di borgata e all’unisono hanno ripetuto: «Ma no, sei nostro fratello pure tu, sai?»
Ho suonato il campanello. La caposala si è affacciata nella stanza tutta raggiante per aver visto i colleghi a convertirmi.
«Me li toglie dal letto per favore?»
Con un cenno imperativo li ha invitati a sgombrare. Quando i due sono scivolati via mogi come ballerine alle quali non è riuscita la spaccata, la caposala mi ha rivolto una smorfia: «Mica la mangiavano, sa?»
Le ho sorriso: «A proposito: quella minestrina?»
«Il suo medico curante non ci ha lasciato detto nulla. Lei è a digiuno.» Ha sbattuto la porta.
Erano le ventuno e lo stomaco mi ribolliva. Ho inviato un sms al chirurgo: “Mi scusi, sono la 409, qui le kapo’ non mi fanno mangiare, ma io sono ateo e ho fame!”
Dopo qualche istante il cellulare ha sfrigolato la risposta: “Fatto! Buon appetito e buonanotte. Pregherò per lei…”
Trascorsa una mezzoretta, la caposala ha fatto irruzione con un carrellino di mogio puré e una minestrina stinta. Stavo consolandomi del magro pasto con una appetitosa sigaretta e la suora mi ha ribeccato: «Ancora? Lei ci fa suonare l’allarme antincendi!» Ha rigovernato il carrellino, stava per sospingerlo fuori, invece l’ha appoggiato alla porta lasciandola spalancata che veniva un freddo boia, ed è ritornata sui suoi passi con l’aria rappacificata, il sorriso indulgente, le mani giunte. «E allora come se le spiega lei tutte le guarigioni miracolose che avvengono ogni giorno nel mondo?» Mi ha fatto tenerezza, evidentemente era da un’ora che stava prolungandosi nella testa la conversazione di prima con me. Le ho chiesto come si chiamava.
«Suor Margherita.»
«Che bel nome primaverile» ho commentato spegnendo la sigaretta in segno di tregua. «Io non credo agli spiriti, Margherita, ma una volta ho partecipato a una seduta spiritica ed è stato spaventoso, cara, inspiegabilmente spaventoso. Un tavolo tondo di noce massiccio si sollevava da terra con una tale violenza che noi dodici commensali con le mani intrecciate dovemmo alzarci dalle sedie per continuare a tenere le mani sul piano.»
La suora ha riso scuotendo la testa e la gorgiera vibrava come un collo di tacchino per i sussulti della pappagorgia.
«Tu ridi Margherita, ma io ti giuro sui miei figli che è vero. E poi che ridi? Sto dicendo la tua stessa cosa. Solo che tu gli eventi inspiegabili li chiami miracoli e li attribuisci a Dio. Io li ammiro, con stupore gioioso o con orrore, come in questo caso, ma non mi azzardo a dire che il tavolo si sollevò per opera del demonio, semplicemente perché demonio è una parola senza senso», stavo per aggiungere “come Dio”, ma l’ho taciuto per non scandalizzarla o mortificarla.
«Voi atei avete paura del giudizio universale» ha dichiarato la caposala. «Quando basterebbe solo confessarvi ogni tanto, perché il Signore è buono e ci perdona.»
«No siete voi ad essere terrorizzati dalla morte, per questo vi consolate con Dio. Dio è un antipanico.»
Ha sorriso pietosa con la certezza matematica dei credenti per i quali dire “Signore” equivale a uno più uno fa due, e non c’è verso, e tutti gli altri son Venerdì di Robinson Crusoe.
Mi ero già scocciato, le ho detto che il purè era buono, tanto per cambiare discorso. Ma lei ha insistito: «No, siete voi che avete paura dell’inferno.»
«Margherita, nel cuore ateo si aprono crepacci più abissali di quelli dell’inferno» ho replicato. «Credimi, ci vuole un amore gigantesco per la vita, per l’assurdità intrinseca della vita e l’implacabilità di sorella morte, -come la chiama San Francesco-, un amore ateo, duro, una feroce tenerezza anche per lei che ci uccide senza un perché, per reggere l’urto invincibile della disperazione.»
«Per questo è venuto nostro Signore.»
«Sei testarda come un mulo» le ho sorriso. Ha arrossito vezzosamente alla mia grezza affermazione. Nessun degente mai gliel’avrebbe detto con tanta baldanzosa schiettezza, anche per timore di vedersi ridotto il puré dell’indomani. E ho visto la sua femminilità spuntare dalla tonaca come un pulcino invecchiato da un guscio secolare. Quasi eccitata per un complimento, mi ha preso una mano fra le sue: «Stanotte pregherò per te. Chissà che Dio non faccia il miracolo e in questo luogo di dolore tu ritrovi la tua fede!» Così dicendo si è alzata e se n’è andata.
«La porta!» ho gridato in mezzo alla corrente. Mi sono acceso una sigaretta. «La porta!» ho gridato più forte. È tornata indietro trafelata, tirandosi via il carrello: «E fuma, fuma! Ma non hai paura di morire?» Avevo una mano sotto le lenzuola. Le dita si sono mosse di scatto verso i sacri lidi come aragoste in marcia sugli abissi.
Alle sette servivano la colazione. Non ero riuscito a chiudere occhio a causa della gamba urlante e mi ero letto un centinaio di lettere di Thomas Mann. Ogni tanto dicevo a voce alta “Che belle cose!”, perché i grandi scrittori, i grandissimi, li apprezzi per come scrivono la lista della spesa. Mi era rimasta impressa una citazione che Mann fa di un collega francese: “Le malattie sono le vacanze dei poveri” era proprio vero. Invece di fare la solita vittima, mi stavo godendo quell’immeritato viaggio gratuito nella stanza di una clinica, servito e riverito; inoltre, grazie ai progressi della medicina, disponevo di una bella flebo di antidolorifico che mi consolava non solo dal piccolo dolore ma mi ingioiellava tutti i pensieri, ornandoli di sfrenata gaiezza, infine, se per disgrazia avessi avuto un malanno ben peggiore del piccolo mio, mi ero convinto che ci sarebbe stato sempre, in qualche angolo di mondo, qualcuno ancora più sofferente di me, in una progressione pressoché infinita, per cui c’è comunque da essere grati di non essere quello sventurato, accendersi un’altra sigaretta, leggersi un altro po’ di Mann, attendere il caffè e farsi un bel sorriso.
Ho sentito la voce della caposala roteare nei corridoi sul cigolare del carrello delle colazioni. Mi sono fatto trovare a braccia spalancate, mento al soffitto, come i grandi isterici dell’Ottocento o i mistici in estasi.
«Buongiorno Diego!» ha esclamato squillante suor Margherita. Con la coda dell’occhio l’ho vista impressionarsi. Ha mollato il carrellino a ridosso della dannata porta spalancata in un vortice torrentizio di gelide correnti e si è precipitata al letto: «Che hai ti senti male? Diego? Diego!»
Mi sono rivolto lentamente a lei come l’indemoniata de L’Esorcista.
«Sto parlando con Santa Caterina” le ho sussurrato. E sono tornato a rivolgermi al soffitto. Ha avuto un moto di stizza e ha stretto i pugnetti con le braccia rigide come le mie, ma rivolte al pavimento.
«Scherza coi fanti ma lascia stare i santi» ha bofonchiato proverbiale, sbattendomi il vassoietto cromato sul comodino, tanto che un po’ di latte bollente mi è schizzato sulla guancia.
«La porta!» ho urlato. Queste suore non hanno il senso della privacy. Il mondo là fuori era già formicolante di visitatori e io non accetto che un parente altrui in visita mi sbirci a letto, indifeso e in mutande come un verme.
Dopo un’ora la mia stanza era già invasa di fumo, da bosco in fiamme. Il chirurgo si è fatto largo in quella nebbia. Come ho già detto è un tipo simpatico nonostante non sia un tabagista, e si è limitato a un accettabile: «Non potrebbe ridurre?» Poi si è messo ad armeggiare con puntuti attrezzi. Ne ho cavato tre o quattro strilli da mandare in visibilio tutti quelli che mi odiano. «Mi chiamano mani di fata» ha minimizzato. Ho pensato che più di una fata mi sembravano gusci taglienti di una cozza ma mi sono guardato bene dal confidarglielo, almeno finché non ha benedetto d’acqua ossigenata e sigillato il pacchetto di dolori con garza pulita e cerotti. Allora ho commentato che un orco sarebbe stato più lieve. Ha sorriso e mi ha confidato che tutte le suore del quarto piano erano in fermento per convertirmi. «E le dia un po’ di soddisfazione!» ha ammiccato. Credevo di potermene andare ma era sopraggiunta un poco di febbre così mi ha esortato a restarmene tranquillo in clinica fino alla medicazione finale dell’indomani. «E si faccia due passi in corridoio!»
A pranzo mi hanno portato ancora puré e una mela cotta raggrinzita e triste come una zitella a una festa da ballo liscio. Così mi sono alzato per andare a rubare qualcosa dai carrelli degli altri, posteggiati lungo il corridoio. Con le tasche della vestaglia gonfie di crakers e marmellate da lillipuziani stavo per rifugiarmi nella 409 come uno scassinatore di banche quando una lama di luce dalla vetrata in fondo al corridoio mi ha offerto una nuova visione del quarto piano. Era del tutto simile alla clinica che avevo descritto nel mio ultimo romanzo del quale sto correggendo le bozze: lo stesso linoleum, i quadri con le vedute di Roma alle pareti, tranne la statua della Vergine contro la vetrata. Mi sono quindi ricordato che ero stato ricoverato in questa clinica, anni addietro, per un’altra piccola operazione, e forse il mio inconscio l’aveva ritratta palmo a palmo credendo d’inventarsi una clinica fantastica nuova di zecca. Ma allora dov’era la statua turchese della Madonna? In un altro piano? Con questa modesta curiosità mi sono imbattuto in Suor Margherita.
Sovrappensiero le ho chiesto: «Sorella, sai dirmi se a un altro piano c’è una statua della Sacra Vergine?»
Si è illuminata di commozione con gli occhi scintillanti, e nonostante stia sdrucciolando verso la sessantina, le sue guance si sono stese come la pelle di una pesca. «Ma certo, certo che c’è. È all’ultimo! E proprio davanti alla vetrata!» ha esclamato indicandomi la parete di vetro nuda del quarto. Mi ha scortato sino all’ascensore trattandomi come una reliqua, ma io stavo benissimo, la gamba già non mi faceva più male e camminavo speditamente sollevando di un palmo le pantofole perché detesto tutti quelli che le strusciano, e nel nostro Paese non si sente altro, a parte il fruscio solenne del mare e quello osceno delle carte dei burocrati.
«Allora stanotte è andata bene?» ha sussurrato come un passerotto.
Improvvisamente ho capito l’equivoco. E ho annuito solenne. Le ante dell’ascensore si sono richiuse sulla sua espressione assorta. Stava chiedendosi se la prendevo in giro.
La statua di Nostra Signora di qualche sacra cosa era proprio identica a quella che mi ero inventata. Era posta su un piedistallo di marmo bianco, contornata da piante, vasi di fiori e con gli ex-voto appesi alle pareti. Mentre mi avvicinavo ho visto, di sottecchi, la suora che era venuta a spiarmi salendo dalle scale antincendio.
Mi sono messo proprio sotto i piedi nudi della Madonna, rimirandola per quant’era alta e avvolta da una spessa mantellina color cielo tropicale, tale e quale a quella del mio romanzo. Intanto sentivo dei passi di topo alle mie spalle.
Allora (poiché mi è sembrata una cosa carina e le cose carine per gli altri vanno fatte sempre) mi sono segnato e ho finto di pregare. Quando mi sono segnato nuovamente e mi sono voltato, lei era lì, a un palmo da me, con il viso immacolato e ringiovanito. La mia “conversione” aveva prodotto un miracolo e le sue guance rattrappite sembravano uscite da un lifting. Mi sono accostato e le ho dato un bacetto sulle guance. Era così contenta che mi si è stretto il cuore.
Ieri, quando sono uscito dalla clinica impugnando la mia ventiquattrore, mentre montavo sul taxi, ho visto agitarsi qualcosa come ali di rondine bianca. Era lei, la caposala, sul balcone della mia 409, al quarto, che agitava un fazzoletto in cenno di addio. Ho aperto e chiuso la mano a scatti come fanno ciao i bambini. In fondo costa così poco, a un ateo, donare un brivido d’eternità a un credente.
33 Risposte to “Disavventure di un ateo in clinica”
By numb on feb 12, 2009
Magari, caro Diego, quella suora era semplicemente contenta per te. Perchè magari ti eri concesso il beneficio di un dubbio, un ragionevole dubbio. Perchè a quanto ne so, essere cristiani significa anche cercare di convertire le persone non per soddisfazione personale ma per dare loro la possibilità di salvarsi. Senza obbligare nessuno, dal momento che il loro Dio in primis lascia le persone libere di non salvarsi. E questa suorina, da quanto hai scritto, non mi è proprio sembrata OBBLIGARTI, attentare alla tua libertà.
Pensaci, poniti un dubbio. Io, da ateo, me lo sono posto. Forse non arriverò mai a una certezza. Chi lo sa.
By anto on feb 12, 2009
I “convertitori”, occasionali o di professione, non sono mai miti e arrendevoli. Anzi… Li abbiamo visti ampiamente in azione, nei giorni passati. E, se si parlerà ancora di testamento biologico, ne vederemo e sentiremo delle belle nei prossimi giorni. Questa gente è, o crede di essere, posseduta dall’assoluto e ti rovescia addosso le sue certezze, che tu lo voglia o no. Se li conosci li eviti……
By ridolfo on feb 12, 2009
ciao diego,
felice di leggerti (il tuo piccolo racconto di vita è un capolavoro)e di saperti in ripresa.
spero per te che in clinica la tv e la radio non ci fossero o relegate in quella saletta d’attesa in fondo al corridoio almeno a distanza impegnativa per la tua gamba.
in questi giorni di overdose mediatica sul caso eluana mi sono aspettato più volte apparire uno dei tanti cronisti davanti alla telecamera con indosso la giacca sgargiante dell’ ancorman di NO a raccontarci la morte in diretta.
sulla scia degli omini, vedo un’evoluzione (o involuzione) della nostra specie: io li chiamo “ominidi paolini”. esseri sub-umani la cui unica attività sembra essere il passeggiare, cellulare incollato all’orecchio, dietro ad ogni giornalista illuminato da una telecamera per le dirette tv.
studiosi sembrano aver già tracciato una sorta di linguaggio che sembra fornito di poche frasi dette in modo concitato: “hei mi vedi?! mi vedi?!” e ancora “accendi la tv, mi vedi?! mi vedi?! oppure “ciao!! mi vedi?!”.
come tutte le evoluzioni ci sono mutazioni genetiche: un movimento continuo della mano o delle mani a fare ciao ciao, sembra in modo incontrollato o quasi inconscio. altra mutazione è la flessibilità del collo: si nota infatti che quando l’operatore impietosito dallo spettacolo di questi esseri, stringe con dolcezza l’inquadratura sul giornalista passando da un primo piano ad una ripresa in cui gli si possono contare i punti neri, questi “ominidi paolini” allungano il collo di sbieco, in alto,a destra o sinistra per poter continuare a fare ciao ciao dandogli un senso.
sembra che tra le prime proposte fatte per arginarne la diffusione si stia prendendo in considerazione la soppressione di marco frittella, che il sottoscritto ammira almeno per la saldezza di nervi dimostrata…
By cinzia on feb 12, 2009
Bentornato, allora, Diegone!
sono rimasta di stucco, tu, in clinica impigliato nelle flebo? Meno male che ora è tutto a posto.
Però sai quando sei assente, come in questo caso, cioè proprio non ci sei, si sente. Non chiedere come , ma c’è un’aria nel blog che fa capire che qualcosa non funziona, ci si deve arrivare con l’istinto altrimenti neanche te ne accorgi,si percepisce un silenzio innaturale,e quando scrivi sembra che le parole non arrivino da nessuna parte.
Poi ritorni e le parole si riattaccano al filo lunghissimo che arriva fino a te. E’ incredibile quanto siano abili e perfette le anime!
Poi tu che vedi la statua della Madonna, poi l’altra, nel tuo romanzo e l’altra ancora al piano superiore avvolta nel manto azzurro, che rincorse che fa il caso, gioca sai,e a volte si diverte mettendo a soqquadro centinaia di piccoli pensieri e immagini così da renderci bambini stupiti difronte alla girandola della vita, e come i bambini carini e delicati davanti all’azzurro del cielo abbassano gli occhi furbetti e si fanno il segno della Croce.
Da come ti si legge sembra che tu abbia fatto un viaggio, eh si magari una vacanza dei poveri, ma sempre una vacanza, che porta ricordi, luoghi, sensazioni.
Non credo, permettimi, che questa volta c’entri la tua bravura di scrittore, non hai abbellito la realtà, credo che sia stata, la realtà ad abbellire te.
Ti sembrerà strano, ma dentro le tue parole c’è una felicità, una lietezza che non avevo mai sentito, sembra tutto più semplice, pulito ,azzurro.Merito dell’anestesia? Chissà Diegone,sono contenta che tutto sia andato per il meglio, che ti stia ristabilendo, mi fa piacere che anche Sara la dolce stia bene, così potete passeggiare insieme con uno di quei guinzagli che fa tanto bene avere, perchè non costringono, ma legano.
Un abbraccio a te e una coccola a Sara (tu che fumi, bevi e rubi merendine all’ospedale le coccole proprio non te le meriti!!).
By mariella on feb 12, 2009
Meraviglioso! L’ho già scritto tante altre volte ma non posso fare a meno di ripetere che mi meraviglia sempre il tuo pensiero, e mi consola, e mi riappacifica con le storture della vita.
Sono fortunata ad avere la possibiità di leggerti, e di condividere tanta parte di quello che dici.
Per quanto riguarda il non poter dire “io non sapevo” io credo che una rivoluzione stia strisciando sotterranea e stia cercando il vulcano giusto per uscire. La nostra classe politica da tempo sta dando dimostrazione ampia di quanto abbietta sia, e consapevoli di questo fanno quadrato per difendere il loro privilegio.
Il Partito Democratico non ha la forza di ribaltare l’andamento di deriva, non ha il linguaggio nè i mezzi giusti; hanno persino perso la grinta…
ma nessuno potrà togliere la speranza.
By lucalain on feb 12, 2009
Ciao Diego.
mi hai ricordato un episodio della mia vita, anzi due ora che mi sovvengono…io sono ateo, non sono battezzato e sono orgoglioso che i miei genitori abbiano optato per questa scelta.Qualche anno fà, ero a casa e stavo sistemando, eravamo nel periodo natalizio, e quel giorno passava il prete per la benedizione, ma non me lo sono ricordato.allorchè, mentre nello stereo girava ”Circus”, un album dei Rolling Stones, partono le note di Simpathy for the devil….e suona il campanello.Apro la porta e mentre Mick dallo stereo canta la luciferina canzone, gli occhi del prete mi guardano come fossi Lucifero in persona….io comincio a sorridere per la straordinaria coincidenza.Il prete però non si perde d’animo e fà per entrare in casa, ma io lo stoppo, dicendogli che in casa siamo atei e che la benedizione non avrebbe senso, e sarebbe una perdita di tempo per entrambi.Il prete allora mi chiede il motivo del mio ateismo, e gli spiego che ho troppo rispetto per madre natura da non attribuirle ogni merito di questa meravigliosa e crudele vita.Lo invito comunque a prendere un caffè, a sedersi, e parlare per una volta da uomo, e non da prelato.Parliamo per due ore, su tutto, anche sulla religione e sulla fede (la sua)…e mentre è andato via, ho visto un uomo sereno e felice.Hai ragione Diego, ci vuole poco per un ateo a donare una speranza ad un credente.La seconda situazione invece è poco piacevole, so solo che le persone che ancora credono che sia il demonio l’artefice di malattie degenerative come la sclerosi sia sintomo di una ignoranza davvero frustrante…
un abbraccio a todos
By Amelie on feb 12, 2009
Diego,hai scritto un pezzo fantastico!!non mi stancherò mai di dirti,che le parole circolano in te,sono la tua carta d’identità.
a dopo devo rileggerti almeno 2 o trecento volte:)
che pezzo–
un misto di sacro e profano
con tanto di menu fisso.
kisssssssssssss:)
By roxana on feb 12, 2009
uhm
vai in ospedale e non dici nulla?
Pentiti figliolo!
cmq un racconto frizzante ed esilarante, complimenti, pari in piena forma
By folletta on feb 12, 2009
sono inc… con te, Diego. Ho appena finito di scrivere un pezzo contro il fumo e.. leggo che hai fumato in ospedale? Leggerti è sempre un piacere, ma in questo caso non lo è stato… Non metti giudizio, vero? Fumare fa male non solo a te stesso, ma anche a chi ti è vicino! Povera Sara…
Risposta: Sara fuma cigarillos per cani Dona Flor
By Amelie on feb 12, 2009
Diego,questo scritto tuo,mi ha dimostrato le tue qualità,che devo dire m’imprigionano sempre,in senso buono,ci vedo un loro di quasi vissuto,non si capisce se è un fatto vero o inventato,non voglio saperlo,dico solo che è fantastico,ripeto,parte piano piano poi s’invola,a tutti è capitato di fare felice,persone solo per il gusto di farlo,io per esempio da non credente faccio felice mamma se nel portafoglio metto una immaginina sacra della
Madonna della Guarda,(è come la canottiera della salute,per chi la usa ancora,) la potrettrice dei Genovesi.
stà su un monte,ci si vai in gita,si entra in questa chiesa mausoleo,e ti trovi migliaia centinaia di fotografie di persone salvate,morte anche, dalla Madonna,di secoli fa…..chi è stato salvato da una malattia lascia trecce di capelli,come dono,dipinti,vestiti,credo che dipenda tutto dalla casualità,tutto,quello che ci succede,
anni fa invece andai a La Verna un monastero dove ha vissuto dicono S.francesco un bellissimo posto,e li veramente ho avuto sensazioni strane,come di un occhio che mi guardava sempre,non sapevo chi fosse non certo S.francesco,nei momenti più fragili,e tristi si ci aggrappa a qualcuno,i santi servono a farci santi,per anche un solo minuto,io no credo più a nessuno,solo al fatto che siamo di passaggio,tutti,allo stesso modo,eppure quel giorno sul Monte della Madonna della Guardia,tra i boschi ho visto una figura femminile che camminava tra gli alberi,vestita di bianco,capelli neri,sciolti,non era decifrabile molto,mi pareva mi avesse tagliato la strada ,davanti alla macchina che stavo giudando,non l’ho mai dimenticata….credo sia solo suggestione che i posti in cui siamo ci danno.un kiss a domani
devo scrivere del tuo post
notte
e lasciateci fumareeeeeeeee!!:)
By numb on feb 13, 2009
per anto
“I “convertitori”, occasionali o di professione, non sono mai miti e arrendevoli. Anzi… Li abbiamo visti ampiamente in azione, nei giorni passati.” Parole tue.
Ma io mi chiedo se Beppino Englaro, qualora (e non glielo auguro) avesse, in un barlume di ritrovata lucidità, un ripensamento, un dubbio. Se ad un certo punto si ritroverà soffocato dall’angoscia per quella scelta compassionevole che ha perseguito per 17 lunghi anni, denigrato dagli integralisti religiosi ma anche da chi ha approfittato del suo immenso dolore per portare avanti una battaglia tutta ideologica e contraria alla nostra natura di esseri umani (nel senso di animali razionali, come ci insegna Aristotele, che certo non credeva in Dio). Mi chiedo: in quel momento Beppino Englaro troverà sostegno presso quelli che hanno approfittato di lui per portare avanti la LORO battaglia o presso quelle due suore misericordine che per 15 lunghissimi anni hanno semplicemente CURATO Eluana, si sono semplicemente PRESE CURA di lei? E smettiamola per favore di dire che Eluana non era più bella come nelle foto mostrate dal padre, come fosse una questione estetica, come se la sua vita valesse meno di quella di una top model.
By alma on feb 13, 2009
… anche la suorina .. è una donna.
Diego secondo me potrebbe essere un abile manipolatore. (scusa Diego con benevolenza, gli scrittori sono buoni psicologi, pescatori di anime).
Sa quali corde toccare. Se Diego anzichè maschio fosse stato femmina, la suorina non sarebbe stata così “accogliente”.
Diego ha toccato corde “sensibili”.
Convertire chi appare un pò diabolico e misterioso è affascinante, strega, e se il diabolico mostra lampi di tenerezza e attenzione risveglia la nostra femminilità, risveglia il mito della Grande Madre protettrice e salvatrice, la suorina si innamora (platonicamente), come una donna.
Mi ha fatto tenerezza la suorina che saluta al balcone.
Se Diego fosse stato Don Giovanni, l’avrebbe senz’altro sedotta.
Il racconto mi è piaciuto molto.
By Riccardo Brero on feb 14, 2009
……un amore ateo,duro,una feroce tenerezza anche per lei che ci uccide senza un perchè,per reggere l’urto invincibile della disperazione.
Bellissimo,il tuo pezzo……come al solito!
Ciao e……..
Forza Soru e forza Sardegna!
By rompizucca on feb 14, 2009
Come un romanzo e come un film mi vedevo le scene,specialmente quando mandi sms al chirurgo,pensa che io ho avuto un operazione a dicembre e non so nemmeno il nome di chi mi ha operato,forse è la differenza tra un semplice paziente e un privilegiato.Se vorrai ti racconto la mia di avventura in un ospedale di provincia a carico della cassa mutua.(credo che tu sia andato in clinica priv)se ci sono ancora le suorine che bazzicano.salu
By roxana on feb 14, 2009
e’ vero che chi apparentemente puo’ scegliere appare come un privilegiato, ma e’ altrettanto vero che secondo la professione, se non sei dipendente e libero professionista ti tuteli in qualche modo, anche con assicurazioni private, che ti garantiscono non solo l’assistenza ma anche una sorta di diaria, perche’ chi e’ lavoratore autonomo, se non lavora, anche per cause di forza maggiore, non mangia.
By cinzia on feb 14, 2009
Ho impiegato un paio di giorni per elaborare questo tuo lunghissimo scritto.
Bellissimo, forse il migliore di quelli che ho letto fin’ora, sicuramente il tuo stile ha ancora una volta dato prova di leggerezza ed eleganza,ma quello che mi ha colpito credo che in questo caso non sia stata la scrittura, ma il tema, complesso come non mai.
Ho trascorso questi due ultimi giorni pensando a ciò che avevi scritto, la tua posizione rispetto alla fede in Dio, all’essere ateo o credente,mi sono fatta tante di quelle domande, ho vagato intorno a pensieri che pensavo aver perduto per sempre; devo quindi ancora una volta ringraziarti per aver inconsapevolmente fatto riaffiorare tutti i dubbi, le perplessità riguardo alla mia, per sempre incerta capacità di credere o a volte l’impossibilità di chiudere definitivamente l’argomento definendomi atea.
Sono tornata in un luogo che per molto tempo ha rappresentato per me un punto di riferimento, un monastero benedettino. Sono tornata a cercare un’amica, una compagna di lavoro e di viaggio.
Una suora, mia coetanea, con la quale ho studiato, lavorato mesi interi,in silenzio il più delle volte, oppure intrattenendoci in conversazioni quasi esclusivamente inerenti alla pittura, all’arte. Non abbiamo mai parlato di Dio, della sua scelta così forte rispetto alla fede,non abbiamo mai avuto la necessità di dichiarare gli intenti che ci avevano spinte ad essere lì in quel momento, insieme, a lavorare materie sacre, spiritualità, necessità di qualcosa in più.
Ho imparato e condiviso un rispetto che per sempre resterà come un diamante incastonato nella mia coscienza, è come se in quei momenti ci fosse la consapevolezza che a certe cose non si possono dare parole, che l’amore non si dovesse spiegare, bastava viverlo ognuno a modo suo, bastava lasciarlo scorrere nelle mani che posavano foglie sottili di lamina d’oro, che poi quell’amore sarebbe passato tra i riflessi dei colori e avrebbe raggiunto un luogo dentro di noi che poteva ospitarlo e custodirlo per sempre.
Ricorderò per sempre i sorrisi,la gaiezza di giornate trascorse nella libertà di legare il proprio cuore a qualcuno senza chiedere, senza cercare di dare di sé un’immagine preordinata,corretta.
Non so oggi se la mia suorina, m’avesse parlato di Dio, se m’avesse per caso chiesto d’essere credente, d’avere la stessa fede che le aveva fatto lasciare il mondo per essere sola in compagnia di chi amava più di chiunque altro, so solamente che se Dio esiste deve avere sguardo limpido di quei giorni senza perché.
Oggi sono tornata al monastero, ho chiesto di lei, ma stava lavorando in campagna a raccogliere le olive, l’ho immaginata allora, con le mani intorpidite dal freddo, sorridere nello stesso identico modo di quando con un ineguagliabile raffinatezza rifiniva il volto di un angelo.
Sarà un miracolo, chissà, credere nell’amore che nulla promette, che non dà certezze, sarà forse un coraggio che non ho,ma che non posso smettere di cercare.
Un abbraccio.
By Amelie on feb 14, 2009
L’avventura del fumo.
Non ho capito che c’entri il fatto di farsi curare in clinica,privata,o pubblica,anche qui vale lo stesso concetto ,ognuno deve fare quello che crede più giusto,adeguato alla sua persona,come SCELTA!!!!
Visto che è un paese dove non si può più scegliere nulla,lasciateci almeno fumare,specialmente nei momenti di difficoltà,vivo metà della mia giornata insieme a non fumatori,dove lavoro mai entrò una sigaretta,i mariti sono costretti a fumare sui balconi,pure d’inverno,in miseri portaceneri,la cenere và a finire nei vasi dei fiori,devo dire che lo sappiamo che non fa bene,abbiamo pure pacchetti con tanto di scritta Il fumo uccide..gigante.
L’imbecillità invece non uccide nessuno,si sa,questo mondo stà esplodendo,in tutti i suoi lati,estremi,e vabbè prendiamocela con i fumatori,rediamiamoli,dai peccati mortali,portiamoli sulla retta via……se mi invita a casa un non fumatore,gli invento mille scuse,per non andare,non mi piace stare sulle spine,vedere annusare le case,piene di spine elettriche al profumo del gelsomino,industriale,fa peggio che fumare uno pacchetto tutto di un fiato,una bella bocca accesa di 20 sigarette..oddio,che terrore!!!i polmoni sono miei e ci faccio quello che dico io,insomma gente,questo buonismo all’acqua marcia,non mi piace,mia mamma ha smesso di fumare perche gli è intervenuta l’asma,un mio zio ha fumato fino a 75 anni,è ancora vivo,ognuno è costruttore di quello che vuole essere,da grande,siamo sicuri che sotto le scelte sbagliate ci siano uomini giusti,e sotto le guste uomini sbagliati?pure a me è capitato di dovermi rifugiare in un gabinetto per fumare una sigaretta ,come dio comanda,libera,perche pure questa è una libertà,la libertà di decidere.
Fate le campagne contro le droghe mentali,che sono più dure da smantellare,per esempio,i giovani si riempono di alcoolici per potersi divertire,noi con una sigaretta ci sentiamo meno soli.
Questo non è un inno al fumo ,ma credo che si paghi già abbastanza da soli,questa scelta,con tutti i pro e contro…è anche una questione di gusto.
A me piacciono i stessi sigari di Sara la cana,(alla menta però,fa meno male):).Poi preferisco una camera piena di fumatori-
Che di imbecilli-
In fumo.
Kissssssssssssssssssssssssss
Vamos
Fffffffffffffffff fffffffffffffffffffffffffff ffffffffffffffffffffffffff
By una on feb 15, 2009
Dopo lo strazio di questi giorni, credo non sia stato facile nemmeno per te che vivi di questo, ripendere a scrivere.E’stato tutto troppo crudele, troppo scoraggiante e profondamente ipocrita.
Il dolore infinito di una famiglia meritava tutta la nostra pietà e compassione, meritava rispetto e silenzio, non questo osceno scontro politico e ideologico. Mai mi sono sentita così avvilita e inutile per qualsiasi cosa.
Leggerti, non so dirti perchè, mi ha fatto star meglio. E’ un bel posto questo blog, una casa piena di sentimenti e attenzioni, una meraviglia uscire dal virtuale ed entrare nel reale: ecco il candore e le certezze, confortate dalla fede, di suor Margherita da una parte, ecco, dall’altra parte, la consapevolezza di Diego di non possedere la Verità e la tenerezza del suo cuore grande e generoso, che va incontro all’altro, e non è inganno, ma capacità di voler bene.
Caro Diego, mi commuove troppo la frase di Charles-Louis Philippe, mi fa male sapere che una persona debba approfittare di una malattia per sentire che qualcuno si occupi di lei, non si può essere così soli…
Non riesco a salutarti con il cuore leggero
By Mimma on feb 15, 2009
BENTORNATO A CASA,DIEGO
Un abbraccio a te e una carezza a Sara o
Un abbraccio a Sara e una carezza a te, come preferisci.
Caro Diego, sarai ateo, come dici tu, ma che la legge della morale alberghi in te è altrettanto innegabile,permeando e illuminando il tuo pensare e il tuo agire a tal punto da renderti un modello di saggezza,correttezza,coerenza, e mi spingo ancora oltre, da non aver bisogno anarchicamente di ulteriori leggi,terrene o divine. Profondo conoscitore dell’animo umano sai coglierne ogni debolezza,ogni vanità,implacabile e compassionevole come un Dio. Per questo mi è sempre sembrato naturale aprirmi con te, confessarti cose molto intime e personali, sicura di essere capita, compresa, oggi come sempre.
Ti racconto un episodio della mia vita:
Un giorno di due anni fa ,l’anno più terribile della mia vita,ero molto amareggiata, mi sentivo sola, stanca, sfinita dalle continue vessazioni psicologiche a cui cercavo da mesi strenuamente di resistere. Sono entrata in una piccola chiesa, mi sono seduta nel silenzio dei banchi, senza neanche più la forza di chiedere qualcosa, di pregare, finchè non so come, da quale altezza o da quale profondità dell’anima, chiara e forte, improvvisa come una rivelazione si è fatta strada in me questa convinzione: il bene è più forte del male; l’ho sentito più volte risuonare dentro e fuori di me,come se qualcuno volesse inciderlo in modo indelebile;
l’effetto è stato rasserenante, miracoloso oserei dire, spegnendo in me ogni desiderio di vendetta, appagandomi come nessun sostegno psicologico o nessun processo penale avrebbero potuto fare, permettendomi ancora oggi di sopportare altri soprusi, altre angherie.Altrimenti credo, sarei crollata,sarei impazzita o sarei diventata una criminale, facendo in tal modo solo la volontà dei malfattori,dei promotori della maleficenza,dei geni del male.
IL BENE E’ PIU’ FORTE DEL MALE :e credo che è grazie a questo Bene che tu oggi sei a a casa,tra i tuoi affetti, caro Diego,ed è grazie a questo Bene se io sono ancora qui oggi a parlare con te.
Rimettiti presto.
ciao.
By roxana on feb 15, 2009
amen
By cinzia on feb 15, 2009
A SARA:
http://www.youtube.com/watch?v=57tK6aQS_H0
By freddie freeloader on feb 15, 2009
Dato che avevo iniziato, qualche tempo fa, ad inserire suggerimenti musicali, interrompendomi però quasi subito (la mia filosofia, per chi mi ha letto, l’ho già esposta: la bella musica è un grande mezzo di resistenza contro la volgarità che impera), voglio proseguire, magari ripetendomi: cercate, ad ogni costo, il primo volume di Maurizio Baglini Plays Bach/Busoni. Veramente straordinario. Baglini è un grandissimo giovane pianista in Italia poco conosciuto ma amatissimo in Francia ed in Giappone (dove la musica classica ha ancora un seguito).
E’ vergognoso il fatto che in Italia la musica sia così negletta: ribelliamoci!!
By sofya on feb 16, 2009
amelie allora perkè non diciamo lo stesso dell’alcol.. o della cocaina, dell’ecstasy che ne so delle droghe in generale!?
ma come fai a non dire che il fumo fa male.. oh io ripreso di nuovo e non è che sia contenta o fiera di aver ripreso..
ma che significa dare degli imbecilli a chi ti dice di non fumare???!! è vero che tu puoi fare quello ke vuoi dei tuoi polmoni..
ma sai dell’essere ateo o quello che vuoi non mi ha infastidito come la sigaretta che uno si accende dopo un intervento, seppur stupido che sia.. perchè mi sembra “”irrispettoso”"(?) verso se stessi, ma poi.. ognuno è libero di fumare o non fumare dove gli pare..
a me non piace la cocciutaggine in generale
in quanto fumatrice ti dico e sono consapevole che la sigaretta equivale ad una droga.. altro che dire imbecilli
eppoi ti voglio chiedere un’altra cosa ma tu perchè hai cominciato a fumare?
per avere un senso di libertà? perchè la sigaretta rende fighi? ti rende speciale?
cioè io mi sento assurda, con una sigaretta in mano a dire a te ke il fumo nuoce gravemente il cervello agli ottusi come te e come me che continuano a farlo..
ogni fumatore desidera smettere, quelli che non lo ammettono esaltano il fumo come una virtù. sono scelte.
ma scelte che sfumano
e mi da fastidio tremendamente entrare in un luogo che puzza di fumo! anche se io me ne fumo 10 al giorno.
noi siamo gli appestati che nessuno ci vuole.
By Riccardo Brero on feb 16, 2009
PAURA….il sentimento che aleggia per l’Italia è la paura…tutti hanno paura di qualcuno o di qualcosa.
Paura degli stupri,della violenza gratutita paura degli stranieri,……paura di se stessi,paura di noi stessi e di quello che abbiamo creato.
NON è un problema di sicurezza non lo si può ridurre a questo…. è un roblema di cultura e mancanza di sicurezze di ideali e di morale.
NON servirà militarizzare i parchi e le città….bisogna investire in umanità!
Calderoli dice castrazione per i cattivi…..parla forse di se stesso?
http://www.youtube.com/watch?v=kx8xiRllre0
Ciao Diego e ciao a tutti
By cinzia on feb 16, 2009
Ciao Freddie!
accanto al taccuino dei libri consigliati nel blog, ho rispolverato quello della musica.
Mi fa sempre molto piacere potermi evolvere in tal senso, ascoltare nuovi interpreti, almeno per me, rappresenta una grande possibilità di apertura e di conoscenza della musica e del mondo.
Molti artisti italiani di grande valore sono da sempre apprezzati all’estero, come d’altra parte scienziati, medici e tutta una serie di menti eccellenti che nel nostro amato Paese non trovano nè spazio nelle istituzioni, nè apprezzamento da parte del pubblico e della società.
Forse è questo il punto, gli italiani sono oggi in grado di valutare apprezzare o semplicemente amare il lavoro intellettuale?
Mi sembra che da sempre risultiamo essere gli ultimi di ogni lista che riguardi la lettura, la passione per lo studio delle arti in genere. Leggevo, non senza amarezza, che le nostre università compaiono tra i duecentesimi posti nelle classifiche mondiali per la qualità dello studio e dell’organizzazione. E allora come possiamo rammaricarci che la Musica non sia nel nostro Paese un’arte praticata ed apprezzata? Mi sono sempre chiesta perchè i nostri ragazzi dovessero studiare materie tipo applicazioni tecniche o religione piuttosto che un’oretta settimanale di solfeggio che gli aprirebbe la possibilità di avvicinarsi in modo semplice ad un strumento.
Nelle mie opinioni , non ho ancora imparato l’arte della diplomazia, ho la filosofia del kamikaze e quindi per non smentirmi anche questa volta , mi devo mostrare per ciò che sono e dire che il nostro è ahimè un popolo ignorante, che ama la sua ignoranza,la coltiva con una perizia ed attenzione che lascia il mondo incredulo. Si, Freddie, perchè a ben guardare il nostro patrimonio culturale è immenso, ricco variegato. Non c’è arte in cui meravigliosi artisti non abbiano trasmesso valori ed opere ineguagliabili che hanno arricchito l’umanità tutta.
Ma ogni arte richiede, dedizione, amore, civiltà e al momento, tutto questo nella nostra Bell’Italia langue. La trasmissione del patrimonio culturale è a mio parere affidata al coraggio di pochi che con testada abnegazione continuano a pensare che in un libro in un quadro o nell’esecuzione di un brano di Bach ci sia l’essenza del nostro Paese, della nostra cultura, e soprattutto dell’essere umano.
Parleremo di musica, se vuoi, lo faremo se Diego ce ne darà la possibilità,ciao.
By Amelie on feb 16, 2009
Sofya cara,era un post ironico…condito di fumo e ironia,infatti ho scritto che non è un inno al fumo.era solo per spiegare che siamo tutti schiavi di qualcosa,ho pure smesso di fumare tre volte, so cosa vuol dire,farlo dal giorno alla notte,imbecilli non sono quelli che ti dicono di smettere,ma quelli che si ostinano a farti capire che stai sbagliando,perche è una scelta,tutto qui.Hai mai conosciuto della gente tipo i salutisti?i mantra-logici,zen-obofici,
quelli che se per caso sanno che hai una piccola patologia,ti trovano tutte le soluzioni possibili e immaginabili,mangia questo mangia quello….,sono quelli gli imbecilli,
guarda che quelli che smettono sono peggio di quelli che non hanno mai fumato,il mio medico era un fumatore incallito,molte volte andavo da lui e ci fumavamo una sigaretta insieme,ora ha smesso perche ha avuto 2 infarti,però mi dice sempre che gli manca la sigaretta,è un medico mica Dio.
Mia sorella anni fà,si era intrippata con Herbalife,una società di prodotti naturali,americana,aveva coinvolto tutta la famiglia ,meno me:)viveva di barrette,capsule,tisane,però non fumava,a me mandava in pappa il cervello,stare con lei non parlava d’altro,gli hanno fregato un pò di milioni in lire,ora ha capito,che la malattia serve,non bisogna essere perfetti,e
che tutti abbiamo un margine di errore,la malattia appunto.Ho appena visto Litte tony che fà pubblicità al Danacol per il colesterolo,non so se non imbecilli questi,chiedo venia…
——————————-kiss
però un pò d’ironia–dai..
non mi sento appestata
per nulla
mi sento a posto.
By sofya on feb 16, 2009
non posso che darti
un bacio affumicato
:*=”"
By roxana on feb 16, 2009
d’altronde basta frequentarsi tra simili no?
fumatori con fumatori
e non fumatori con non fumatori
il mondo e’ bello perche’ e’ vario
e te gusta quel che te gusta
amen
By freddie freeloader on feb 16, 2009
il problema non è il solfeggio o insegnare a suonare il piffero come fanno da un po’ di tempo a questa parte. Credo che sarebbe meglio insegnare un po’ di storia della musica e far ascoltare qualcosa. Poi, probabilmente ci sarà qualcuno che si renderà conto che non c’è solo giggi d’alessio o il ciuffone allevi dalle insipide melodie.
magari, qualcuno deciderà di dedicare un po’ della sua vita alla musica. col piffero non si va da nessuna parte.
By cinzia on feb 16, 2009
Ciao Freddie, mi dispiace che tu abbia usato la parola piffero, in realtà è un flauto dolce (non suona meglio?).Ogni stumento ha una sua profonda dignità d’esistere e suonare un flauto dolce piuttosto che un Bosendorfer Gran Piano non fa nessuna differenza, è musica in ogni caso. Per quanto riguarda il solfeggio insegnato nelle scuole, mi pare ancora qualcosa di molto molto lontano, se per solfeggio s’intendende la lettura della musica nelle sette chiavi alla quale andrebbe ovviamente aggiunta la preparazione teorica che differisce dalla lettura, ma che consiste nella filosofia più pura dell’arte musicale.
Per quanto riguarda le distinzioni dei generi musicali io personalmente mi astengo dal fare classifiche riguardo alla prevalenza dell’uno o dell’altro genere, la classica migliore del pop? Non credo che sia molto decisivo, piuttosto sarebbe illuminate capire cosa c’è nell’una e nell’altra. Le fazioni dei classicisti contro i modernisti mi sembrano francamente superate. La musica classica contiene strutture di intensità superiore, ma spesso nella musica moderna ci si imbatte in intuizioni ed effetti che mai e poi mai si potrebbero trovare in un opera classica. Ma insomma te lo immagini il mondo senza il jazz, o senza lo splendore e l’unicità della musica napoletana dei primi del novecento? A me piace pensare che nella musica ci sia la libertà, mi piace un mondo dove chiunque possa scegliersi di emozionarsi per quello che vuole e come vuole.
Giovanni Allevi,per esempio, ha portato milioni di giovani a sentire concerti di piano solo, erano almeno due secoli che non accadeva, a me non sembra pochissimo, mi piace riconoscere il lavoro e l’impegno di chiunque si esprima con una forma d’arte che non permette approssimazione e superficialità. Il gusto personale non può essere , a mio avviso giudicato, quello che invece si potrebbe fare è fornire strumenti culturali che possano permettere a ognuno di avvicinarsi alla musica che ritiene essere a suo avviso “bella”.
La cultura musicale nel nostro paese è molto indietro rispetto al resto del mondo, come del resto è indietro nell’arte della pittura, nella sensibilità rispetto alla poesia e milioni di altre cose. La nostra società che vorticosamente si è trasformata da contadina ad industriale ha fagocitato valori artistici e umani in modo vorticoso, però Freddie continuare a costruire delle élites intellettuali mi sembra poco costruttivo. Personalmente apprezzo la moltitudine dei linguaggi, in ogni ambito, anzi mi sembra questa una delle poche note positive dela nostra epoca, il punto sarebbe trasmettere la capacità di interpretarli e poi a ciascuno il suo!
Un abbraccio.
By roxana on feb 17, 2009
ecco
s’e’ persa pure l’isola
che dire?
taca banda
By rom on feb 17, 2009
……..non vi leggo da più di un mese (ma provvederò presto)
Diego è anche su Facebook e io sono andata “a rota” come il/la peggiore dei tossici.
Venite a dare uno sguardo……..anche a questo link:
http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=51224848284
By manuel barone on feb 18, 2009
Diego, un pezzo splendido, tra i piu’ belli
che hai scritto. pero’ anche tu, vai in ospedale e non ci dici nulla…comunque sono
felicissimo che ora stai bene, quando ho letto che non era nulla di grave mi sono
rassicurato. hai ragione, costa poco regalare
un po’ di felicita’ ai credenti, ma in generale a tutti. Io pero’ ti leggo e ti seguo da tanti anni e non credo che tu sia ateo, non c’e’ nulla di male ad essere atei
ma io penso che a modo tuo (come tutti noi)
sei credente. La suora e’ simpatica, penso che ci siano preti, suore e frati che hanno
dei valori e che sono persone piacevoli,certo non tutti, gli integralisti cattolici e buona parte delle alte sfere del vaticano (anche li’ ci saranno delle lodevoli eccezioni) non mi piacciono, dicono di amare la vita (specialmente quando ormai
e’ finita o deve ancora cominciare) ma avversano la distribuzione su vasta scala dei preservativi in Africa che potrebbero
arginare la diffusione dell’aids e di tante
malattie. Saluto tutti i frequentatori di
questo splendido blog. Ciao Diego, grazie
ancora e abbraccia forte Sara da parte mia.