Caro amico ti scrivo
Ciao Lucio, uno dei miei primissimi lavori alla radio fu intervistarti con altri giornalisti per una settimana di seguito a “Voi e io”, una delle più storiche trasmissioni di Radio 1. Tu eri il mattatore della settimana. Io avevo poco più di vent’anni, ero chiuso in un ospedale militare e scavalcavo il muro, o approfittavo di una distrazione delle sentinelle, rischiando la galera, pur di non perdermi questo lavoro e soprattutto Te. Ero timidissimo e balbettavo un po’. I colleghi più grandi di me, che parlavano a braccio, quand’era il mio turno mi guardavano con un po’ di commiserazione. Le mie domande per te le leggevo e non finivano mai. L’unico divertito eri tu, e un giorno dicesti alla radio che le mie non erano domande ma raccontini e mi facesti pubblicamente i complimenti. Oggi so che fu per tenerezza, ma mi aiutasti a essere più sicuro di me. A improvvisare. Una mattina scappai dal Celio all’alba. Arrivai in via Asiago e vidi la roulotte dove dormivi tu, grande capo zingaro. Salii negli studi deserti per preparare i miei “raccontini”. Sentii una musica bellissima e te che cantavi “Milano che banche che cambi…Milano gambe aperte…Milano che ride e si diverte”. Stavi creando una nuova canzone, e ti spiai, nell’ombra, mentre la inventavi al pianoforte. Poi mi sentii ladro e mi feci avanti. Ti confessai che ero dietro le tue spalle, immobile, incantato, da 10 minuti. E tu, luminoso e gioviale, me la facesti sentire per la prima volta. Provo ancora l’orgoglio, la dolcezza, la bellezza di quel momento. E tante volte, qui in questa camera, da solo, l’ho riascoltata su youtube. Mi ricordo quando, all’uscita dalla Rai, salisti sulla mia moto e facemmo un giro per Roma. Non ci siamo più visti per trent’anni. Ma che piacere è stato, qualche anno fa, quand’ero autore di “Non facciamoci prendere dal panico” con Gianni Morandi, chiacchierare con te e De Gregori che fece un autografo per mio figlio “…leva calcistica del 93”. Tutte le tue canzoni, Lucio, soprattutto -per me- il “33 giri” di Com’è profondo il mare, sono pezzi di storia d’Italia, e “Caro amico ti scrivo” l’alba di un Paese assediato che non riconosciamo più, da allora. Eri l’antidoto da spruzzare sui mediocri, sui viscidi, sugli ipocriti, sui leccaculo. Lo spray solare da spruzzare su questa notte italiana. C’era tanto dolore nei tuoi larghi sorrisi, un dolore che non si contagiava, perché avevi un’incommensurabile umanità. Ho scritto queste poche cose di getto così come sei morto tu. Non sopporto bellurie in un momento tanto triste. Ti rispetto tanto e ti voglio tanto bene. Grazie delle canzoni meravigliose che hanno scandito la nostra giovinezza insegnandoci molto, perché i tuoi testi erano spettacolari. Anna e Marco, per esempio. Sono fiero di averti conosciuto, anche se per così poche ore. Grazie che dopo 30 anni da quelle ore, sembrava trascorso un minuto, e ti ricordavi perfettamente di me. Sei venuto dalla luce, sei tornato alla madre. Ciao, Lucio.
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3 Risposte to “Caro amico ti scrivo”
By spadino on mar 4, 2012
Ciao Lucio
Le tue canzoni sono la colonna sonora di una parte della mia gioventù.
E ancora prima con la canzone “Il cielo” sei entrato nella mia casa ,da una radio, mentre io ero poco piu che bambino.
E ora te ne sei andato in qualche parte di quel Cielo….
piccolo grande uomo, ti abbraccio arrivederci
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Il cielo,
la terra finisce e là comincia il cielo
Lo sguardo,
ed anche stasera fa pensare a te
Il cielo,
vicino e lontano vedo sempre il cielo
Ricordo,
lo stesso colore in fondo agli occhi tuoi
Si può volare oltre le nuvole,
ma sempre in alto lo vedrai
Il cielo,
si perde il pensiero quando guardo il cielo
ed ecco
ritorna il ricordo dolce che ho di te
Si può volare fra le stelle
ma sempre in alto troverai
la terra finisce e la cominciali cielo
oh cielo
perché non la fai tornare insieme a me
By Emmegi on mar 30, 2012
…..che dolcezza,che bellezza e tenerezza la sua lettera a Lucio.
Grazie per averla condivisa con noi.
By luisagiov on mag 8, 2012
Che bello ritrovarti… tanto tempo fa hai toccato le mie corde piu’ nascoste e mi hai portato a Bologna e a Roma… non ero sola!
) Perche’ ci siamo persi?