Avevamo colpa noi

Lunedì 1 Dicembre

 Ma che colpa abbiamo noi? Era una canzone dei Rokes. Diventò un inno generazionale all’italiana. Il testo originale, americano, parlava di una tipa, tale Cheryl, che mollava il protagonista. La cantava, straziante, Bob Lind. Politica nisba. Mogol ne fece “L’Urlo” di Ginsberg de’ noantri. Anticipò la Beat Generation. I Rokes cantavano in italiano all’amatriciana: “La notte cade su di noi/ La pioggia cade su di noi/ vediamo un mondo vecchio che/ ci sta crollando addosso ormai/ Ma che colpa abbiamo noi?” Era il 1966. Avevo dieci anni, sognavo una camicia a fiori, una chitarra elettrica Eko rossa. Lelio Luttazzi presentò i Rokes nel salotto catto-matusa del sabato sera: “Studio 1”. Fu la prima performance del “mondo dei giovani”, come dicevano i presentatori dell’epoca.

         Oggi è il primo dicembre di 42 anni dopo. Non si sa perché, un uomo si sveglia al largo di Gibilterra, si fa la doccia, canta “Ma che colpa abbiamo noi?” (So che almeno uno mi capirà, Carlo Verdone. Ha fatto un film con questo titolo, dedicato all’analisi di gruppo e, come lui, ho un debole per “Hey Joe” di Jimi Hendrix, i tranquillanti Rizen, e le chitarre Fender). Dunque, quest’italiano nell’oceano, uno che come maestri ha avuto bizzarre influenze, da Mogol a Pasolini, da Little Tony al “Che”, da Marx-Engels alle gemelle Kessler, dal “Gabbiano Jonathan Livingston” a Kerouac (letti mentre Mina cantava “Se telefonando”) insomma, questo reduce, canta sotto l’acqua imitando la voce nasale del leader dei Rokes, Shel Shapiro, che gorgheggiava con la stessa inflessione con cui Alberto Sordi doppiava Oliver Hardy. Poi esce dalla doccia, si dice da sé, con la stessa voce: “Sei sempre il solito stupìdo. Arrivedorci!” Si asciuga, si rade, si guarda allo specchio. Improvvisamente, capisce. Ci ha messo mezzo secolo. Capisce quello che nessun lettore vuol sentirsi dire. “Ma che colpa abbiamo noi?” Tutte! Se ancora oggi, “la notte cade su di noi/la pioggia cade su di noi”, abbiamo colpa precisamente noi.

         Che tu o io non fossimo coinvolti nelle strage del Vajont o nelle bombe alla Banca dell’Agricoltura; se non eravamo amici di Sindona, non ci siamo smazzati la tangente Enimont. Se tu o io nulla c’entriamo con i licenziati dell’Iveco, le terribili file di milanesi ex benestanti davanti alle sedi di “Pane Quotidiano”, il tetto fatiscente che ha ucciso un ragazzo al Liceo Darwin, tutto questo, per la Storia, sarà fuffa.

         Abbiamo colpa noi, sarà ora di guardarci allo specchio, siamo generazioni colpevoli, lo è anche il più innocente, perché vive in Italia. Siamo noi che permettiamo tutto questo. Basta piangersi addosso. Indignarsi è relativo. Personalmente lo faccio da vent’anni, le cose che scrivevo nel 1988 le potrei ripubblicare qui, tali e quali, neppure ve ne accorgereste. Avevamo ragione? E chissenefrega, dovevamo rivoltarci, dovevamo cambiare, l’Italia siamo noi, la madre che ruba la carne al supermercato siamo noi, chi la denuncia? Noi. Quelli che hanno bruciato il barbone di Rimini.

         Ho fatto la doccia, stamane. Ma lo sporco non andava via. Governare non è facile, per governare con il Paese in recessione ci vorrebbero le menti migliori della nostra generazione. Abbiamo permesso che andassero al potere, tranne rare eccezioni, personalità scadenti, che inondano di compiaciuta incompetenza gli studi televisivi. A Ballarò, da Vespa, da Santoro, non vi si rizzano i capelli? Ma non ne avete basta dei guitti? La banalità, l’approssimazione, quelli che ripetono che la responsabilità di questa crisi “è di chi ha immesso nel mercato prodotti tossici”, vi accorgete che non sanno di cosa stanno parlando? Sono politici da quinta elementare, anime da contrabbando, caporalato. Chiedetegli che cosa sia esattamente un prodotto derivato o chi fosse Vasco De Gama, perché il grano costa di meno e il pane è triplicato, se il concerto numero 3 di Rachmaninov è per pianoforte o per violino, o perché due quattordicenni a settimana si suicidano. Non lo sanno, hanno occhi da carpe, portafogli da calciatori, sono stati viziati dal potere, la forbice fra noi e loro è spalancata come quella fra i sempre più ricchi e il resto del Paese. Li abbiamo eletti noi. Non tutti possono essere Benedetto Croce o Luigi Einaudi. Ma di chi è la colpa, se tutti i santi giorni, da vent’anni, l’onorevole Casini ripete che “La famiglia è la base di questo paese” e l’applaudono pure? Tu mi leggeresti, fratello, se scrivessi solo questa frase mille volte di seguito: “Uno più uno fa due?” La colpa è nostra, prendiamone coscienza. Al tempo dei Rokes, se ci avessero detto o mostrato l’Italia di oggi, saremmo inorriditi. Oggi siamo indifferenti. Il martellamento d’informazioni sta saturando i cervelli che non sono più in grado di distinguere una buona politica da un danno. Un uomo di Stato da una carpa. Come ha scritto Oliver Clerc: “Le nere proiezioni per il nostro futuro, invece di suscitare reazioni e misure preventive, non fanno altro che preparare psicologicamente la gente ad accettare condizioni di vita ancora più decadenti e drammatiche”.

         Abbiamo più colpa noi del governo, la rottura dell’unità sindacale, Casini, Al Quaeda, l’Onu, o dello svelto onorevole Lupi, new entry. Siamo noi che stiamo andando alla deriva. Non loro. Nessuno ci vieta di cambiare rotta, con uno specchio in tasca e tanto coraggio. Altrimenti a che servono le crisi? Mettiamo i piedi nella Storia. Quando la Storia ti mette i piedi in testa, non serve cantare “Ma che colpa abbiamo noi?”

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  1. 19 Risposte to “Avevamo colpa noi”

  2. By sofya on dic 3, 2008

    io non ho la colpa
    ma questo non vuol dire che sia indifferente, o che me ne posso fregare.
    e non è solo colpa, a volte si tratta di sbagli.
    e si sbaglia per paura, per certezza, per dubbio.. per tante cazzate.
    errare umanum est.
    siamo solo uomini, ci indignamo e ci esaltiamo
    siamo stufi e siamo eccitati.
    questa è la vita umana.
    ma anche compassione e disprezzo, rabbia.
    ed il continuo perpetuarsi della storia, ciclica e rituale come il ritornello di una canzone.

    http://www.youtube.com/watch?v=dUhcmv-HrP4

    (ma grazie per aver messo l’articolo sul blog: bellissimo jack)pieno e ricco di vita..

  3. By alma on dic 3, 2008

    Ciao Jack,
    che colpa abbiamo noi? Ognuno la sua, per quel che è, e per quel che sa fare.
    Mi guardo allo specchio e trovo le mie colpe, ognuno di noi ne ha.
    Ma sentirmi in colpa per ciò che è fuori dalla mia portata,dalle mie possibilità, proprio no.
    Dove sono finiti gli uomini di cultura, gli intellettuali, gli artisti. Dove sono finite le menti più illuminate che, oggi più che mai ,dovrebbero dare l’impulso alle coscienze, al cambiamento.
    Dentro ai loro blog? Non è sufficiente.
    La rete è globale, visibile a tutti, ma è divisa in troppi particolari, piccole isole, ognuno sceglie l’isola più congeniale , si rischia di perdere la visione di insieme e in ogni caso si è comunque isolati (dividi e domina). La rete è uno strumento potente ma virtuale . Non é la realtà. La realtà non può essere fatta solo di parole, di confronti . Al pensiero deve seguire l’azione.
    Mi chiedo e ti chiedo, perché gli intellettuali , gli uomini di cultura, non escono dai blogs e ci richiamano nelle piazze, obbligandoci ad uscire, gomito a gomito.
    Nelle piazze voi portereste le scintille, noi la legna. Fuoco e fiamme vere scaldano più di quelle virtuali.

  4. By mariella on dic 3, 2008

    Jack, ringrazia Diego di esistere e dagli un bacio da parte mia.

  5. By Riccardo Brero on dic 4, 2008

    Ciao,
    sono d’accordo con te alma,dove sono gli intellettuali,gli uomini di cultura?
    Sono tutti addormentati?
    O non ci sono più?

    Poverino Berlusconi,gli danno tutti addosso,a lui che sta governando con fatica,e sta facendo il bene degli italiani.
    E’ proprio un piccolo uomo falso,sempre più piccolo vista la sua “altezza morale”.

    Ciao Mariella,è tanto che non ti vedevo sul blog…che piacere!

    Grazie Sofya per il pezzo e il bel video.

    Ciao

  6. By cinzia on dic 4, 2008

    Complimenti, un articolo corretto,pulito, questo è utile più di ogni altra cosa, almeno per me.

    Vorrei che nessuno scendesse nelle piazze, vorrei che le menti illuminate non si mescolassero ai mercanti, ai guitti che fanno un palcoscenico di ogni disperazione che trattano la miseria, l’innocenza come i copioni di successo fugace.
    La Storia si sta attrezzando per un cambiamento,senza mezzi si è messa in moto scartando tutto il superfluo, dovrebbe scegliere il silenzio dei grandi pensieri, degli uomini grandi che sono spravvissuti a questo bailame di parole, opinioni, fatti e fatterelli.
    C’è un linguaggio che deve essere riportato alla luce e solo gli uomini che hanno il coraggio della solitudine, l’illuminazione dello spirito possono riaprire il varco all’umanità, il resto provoca un rumore indistinto,il caos.

    PS
    Quello che di volta in volta scrivo nelle pagine di questo blog,non ha mai avuto la pretesa di essere una verità,mi dispiaccio di non saper esprimere meglio i miei pensieri e in effetti quello che faccio è “dire” e mai e poi mai “scrivere”, non ne sono all’altezza.Purtroppo lo strumento di comunicazione non prevede che l’uso della scrittura che però in tempi moderni andrebbe opportunamente distinta in tutte le sue forme. Comunicazione, letteratura, poesia, mi sembrano oggi delle distinzioni indispensabili per non cadere nell’inganno che tutto ciò che si possa leggere possa avere il valore alto del pensiero letterario.
    Quindi mi scuso con chiunque possa aver interpretato le mie assai semplici parole come la pretesa di competenza culturale che in realtà non mi appartiene.

    Grazie.

  7. By Perladivongola on dic 4, 2008

    Il senso di colpa potrebbe essere il pungolante stato d’animo che ci spinge ad uscire, ad esserci, senza essere obbligati nè sospinti da nessuno? Semplicemente esserci, interessarci. Non è decisiva la nostra singola presenza, ma può servire a metabolizzare un contesto storico, e persino a scorgere dei pericoli. Dire che non ne abbiamo colpa è un po’ come dire che un bambino non ha colpa mai di quello che gli accade intorno, perché è piccolo ed innocente. Eppure anche un bambino ha la sua storia. Forse dovremme dirci: siamo nati, non possiamo più nasconderci!
    Saper vivere un conflitto, non nel senso di guerra ma di difficoltà, di un equilibrio da cercare, è dura, ma è il sale della democrazia, la condizione umana per vivere in libertà. Non c’è solo il coraggio a testa bassa di chi deve cambiare marcia, cambiare le cose, cambiare i risultati. Quelli che fanno così si svelano solitamemte nella loro vera identità di berlusconidisinistra. C’è anche il tempo giusto, il tempo necessario a metabolizzare, a capire, ci sono le incazzature e i pungoli e le antipatie, ma anche piccoli e grandi esempi. C’è la paura fottuta di non essere all’altezza di una situazione e il contemporaneo pensiero: avrà un secondo fine quella, che va a tutte le riunioni, redige ogni volta il verbale e la mattina dopo è già lì che spedisce email per aggiornare anche quelli che non c’erano? E a lei, madre di tre figlie piccole chi glielo fa fare di esserci sempre?? E questa signora, non ha forse già dato, sta meglio qui che a casa? E io? Io come faccio a dire quello che sento e che non so più dire? Eppure è questo il mio tempo.
    Non so se essere sospinti nelle strade e nelle piazze dalle voci e dai pensieri di chi stimiamo potrà servire. Siamo sempre lì, viene sera e non andiamo più a dormire come quando andavamo a letto stravolti ma entusiasti dopo una giornata di manifestazione.
    Che cosa ci è successo, cosa è accaduto in tutti questi anni? Eppure c’eravamo. Troppe cose non vanno. Questa crisi economica e civile, questa crisi dei sentimenti.
    So soltanto che sento il bisogno di partire ogni mattina da noi e di non lasciarci soli. Non è il momento giusto per la solitudine, il nostro specchio non ci rifletterebbe niente di entusiasmante (sì va bene, parlo per me!) mentre, per quanto faticoso potremmo sorprenderci negli occhi degli altri.

    ciao

  8. By Fabrizio on dic 4, 2008

    Questo paese non fara’ un passo avanti finche’ non si rendera’ conto che al suo interno convivono due razze ormai distinte con valori incommensurabili (cioe’ non confrontabili). Da una parte un’italia modesta, che paga piu’ o meno volentieri le tasse, si vergogna se e’ costretta a votare Mastella acc. Dall’altra parte quelli che ti lampeggiano a 2 cm dal culo, che vanno orgogliosi dei Previti e dei Ricucci, che votano il piu’ ricco, il piu’ corrotto, il piu’ potente, non perche’ aspettino dei favori da questi, ma perche’ – e questo e’ molto piu’ disperante – si identificano in loro. E’ una nuova razza, che non ha niente a che fare con con il mondo uscito dall’ultima guerra, con i suoi antenati, quelli si’ di razza con le facce da contadini, gente spazzata via ormai, la vedi solo negli straordinari filmati di RaiEdu. La loro dignita’, la loro calma, la loro serenita’ da poveracci, e’ scomparsa con loro.

    Questa seconda razza e’ ormai maggioranza.

    Ogni volta che torno avverto la perdita di quello che era l’amore per la liberta’ di questo popolo. Giorno dopo giorno, a pezzi, come calcinacci di un muro. Lo vedo negli occhi, nelle facce, nei movimenti di amici, parenti ecc. Lo sento nelle parole ascoltate sull’autobus, o dette da un professore universitario. Era il popolo piu’ raffinato del mondo, oggi e’ una accozzaglia ripugnante di esseri stravolti, nevrotici, pieni di firme sui jeans e occhiali da sole portati anche quando e’ sera e c’e’ nebbia. E sempre piu’ autoritari e servili allo stesso tempo.

  9. By Riccardo Brero on dic 4, 2008

    Ciao Diego
    che ne dici di comprarti anche tu una casa a Lugano?Non si sa mai….
    http://www.youtube.com/watch?v=jq8qUYu-T-Y

    Ciao

    a lugano ci va’ chi ha i soldi di là e non paga le tasse di qua
    io non ho i soldi nè là nè qua, e pago le tasse qua
    soprattutto non sono un quiquoqua
    d

  10. By Amelie on dic 4, 2008

    http://it.youtube.com/watch?v=f8nRAdD3Kvo
    ——————————————
    Jack

    Ho letto il tuo articolo nuovo
    Di oggi su questo ho risposto già ieri-
    Aò—-mi stai facendo girare la testa-
    Molto di più di una lavatrice
    Stò da una vita in sciopero jackkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkkk
    Caro,
    qui c’è da diventare pazzi
    persino gli amici possono diventare
    Istrionici
    E cambiare parere su di te-
    Volevo dire jack
    Perdona la mia ignoranza
    Mi stò scocciandoooooooooooooooooooooo
    Di tutto
    Meno che del tuo e mio blog
    È chiaro-
    Oggi leggevo quel giornale
    Robe trite e ritrite
    Io pensavo alla mia casa(dove lavoro)
    Da pulire tutta-
    Anni fa uno zombie
    Mi disse che schifo
    Amelie
    Io non pulirei mai
    I gabinetti degli altri.
    Io gli ho risposto
    Che non sono Lady Rose
    Né la contessa di Carini
    Neanche Lucrezia Borgia
    Rosy bindi
    Villano
    Zorro mi sono rotta di tutti
    Chi votiamo Jack?
    Siamo orfani.
    Alien?
    Ho aggiunto un postilla
    Nella mia carta d’identità
    È un po’ lunga posso?
    Dice:non sono arrivata a 47 anni
    Per leggere di palle volanti
    Poltrone
    Gogne agli omosessuali
    doppiopetti
    Ne tanto meno
    Per fare retorica
    Come diceva Sciascia
    Gli uomini sono di 2 categorie
    Anzi tre
    Ommini omminicchi
    E quaqquaraquà
    (questi vanno molto di moda)
    Buon sciopero
    Jack
    Abbiamo colpa tutti
    Se siamo cosi-
    Kiss–

  11. By roxana on dic 4, 2008

    io e’ un anno che fo altro tipo di sciopero, e se continua cosi’ proseguo a oltranza, altro chi tromba chi, poltrone letti sofa’, con o senza preservativo, che di palle giranti mi bastano le mie.
    Lo dico?
    Lo dico, a me frega niente su questo blog di Grilletti e Trabavagli, se e quando ne ne frega vo da loro, mo’ sorteggio per la lotteria di capodanno, astenersi vegeteriani, ecologisti, sfere rotanti e senzapalle.
    E piu’ che comico sempre cosmico sara’.

  12. By Riccardo Brero on dic 4, 2008

    Scusami Diego non ho resistito alla provocazione.
    Sono contento che sei così,ti seguo proprio per questo…..
    Ciao un abbraccio

  13. By alma on dic 4, 2008

    “….mentre, per quanto faticoso potremmo sorprenderci negli occhi degli altri”.

    Bello Perladivongola. Sarebbe già molto ricomincare a guardarci negli occhi.
    Incontriamo sguardi sfuggenti, ascoltiamo parole e parole di circostanza che rompono l’attimo di uno sguardo più profondo, la paura e il disagio di un’intimità.
    Stiamo in superficie, di corsa, consumiamo tutto velocemente ma sempre affamati e con un senso di vuoto.
    Affamati d’amore.
    Ciao.

  14. By roxana on dic 5, 2008

    c’e’ chi si diverte con poco, prima ti pugnala e poi t’abbraccia, o prima t’abbraccia e poi ti pugnala, cmq se volete sparare sulla croce rossa, sto qui.
    Io piu’ che fame d’amore, avrei fame di un panino alla mortadella, magari uno sfilatino, ma lo stomaco non me lo concede, l’influenza avanza, speriamo che la madonna faccia il miracolo, va.
    Forza Roma, che non centra nulla, ma mi e’ vanuta cosi’.
    p.s. l’Honda e’ all’asta…

  15. By sofya on dic 5, 2008

    non mi chiamo anna vitale
    non sono morta per un intervento chirurgico.
    non ho fatto il chirurgo, il dirigente…

    caro jack oggi ti voglio dare il mio cuore, i miei pensieri, mentre guidavo e ascoltavo bregovich, sai quelle musiche così allegre ritmiche, a me veniva da piangere. mi scansavo le buche, l’asfalto corrotto delle strade di pozzuoli. mi scansavo i pensieri buoni, con quelli così così.. e ripensavo ad un sogno fatto stanotte. te lo voglio dì.. ero in una casa un po’ vecchia impolverita e c’erano molte persone per lo piu donne, seduti a terra in circolo, qualcuno seduto su qualche sedia, e chiaramente ho distinto un uomo con gli occhi chiari, era diego cugia che con dei fogli tra le mani ci parlava, come se stessimo seguendo una lezione a scuola.
    era proprio un sogno, però molto reale, perchè tra tutte quelle persone io non ho legato con nessuno, non mi sentivo a mio agio, e me ne sono andata via.
    ci pensavo a sto sogno e tra l’asfalto e l’emozione della musica e la commozione dei pensieri io mi sono messa a piangere.
    penso spesso a quello che scrivi/ete… l’altra volta riguardo una notte all’aperto mi pare.. io l’ho sempre sognato.. il mio cuore è vicino a chi non ce la fa, a chi soffre, all’africa, al colera, contrasta fregandosene della crisi in italia.

    tuttavia regalatevi un grande natale, il natale di napoli..

    la sofferenza si scontra con la politica va in eclissi con la cronaca, e il nostro povero cuore striscia ai piedi di una ragione che lo illumini, per non farlo vivere eternamente nel buio.
    ma nel buio si è sensibili. nel buio, si ascolta la sua voce. e se è forte può arrivare a trasformarsi in gesti, in azione in amore.
    e allora dal buio del mio cuore ti regalo solo un’ombra.

    http://www.youtube.com/watch?v=IM0YFKY6TFY

  16. By Amelie on dic 5, 2008

    Cara sofya
    Mi ha molto interessato il tuo post-lo trovo intimo-mi piace molto-infondo siamo tutti ombre-
    C’è chi ha ombre colorate chi grigie chi solo riflesso-ho imparato che per vivere e capire gli altri bisogna almeno intuire sospettare la propria natura-la mia è tipo variabile come le stagioni-a volte faccio sogni a colori-una volta sognai la mia vecchia casa dove sono nata-ora non esiste più,l’hanno demolita-e nel sogno vedevo tutti i palazzi che venivano giù-una grande catastrofe tutto intorno-
    E io ero perfettamente in piedi-guardavo venire giù tutto ,tanto che -sentivo pure l’odore dei calcinacci-i sogni sono imprevedibili-a volte sogno persone che sono anni che non vedo-(pure i miei animali morti)e il giorno dopo eccoli lì-
    Davanti agli occhi-Diego non l’ho mai sognato-Diego me lo vivo-dagli scritti-pure senza la voce della radio- lo sai quando scrivo non so deve vado a parare-forse in nessun posto-però scrivo-
    E mi racconto mi sfido mi svuoto.mi lascio andare-
    Ieri ho incontrato un amica
    Le persone reali dicono tutte la stessa cosa
    C’è crisi-
    Si certo lo so-
    Perche allora dopo 10 minuti-mi vuoi assolutamente
    Far vedere il tuo telefonino nuovo?
    Di cui non me ne fotte niente-
    I sentimenti nascono e escono solo dalla scrittura
    Purtroppo c’è un vero imbarbarimento pure negli scritti-
    A volte credo che sia tornato Attila-
    Ci ha devastato la sostanza dello scritto-
    o forse sono io che mi sembra di leggere a vuoto.
    È anche un momento di vera distruzione –totale.
    Se si distrugge solo
    E non si costruisce sarà dura uscirne-
    Vorrei esserci comunque-
    Quando si incomincerà a non vedere solo ombre-
    Ma figure nitide
    Speciali.
    Un kisssss

  17. By Perladivongola on dic 5, 2008

    Lamentarci poco e provarci molto ragazuoli, o qui tracanniamo scorie e pestiamo bellezza.
    Possiamo ancora impegnarci a cercare una sensazione diversa, dispersa nella fretta e nella superficialità, nascosta forse, ma senz’altro ancora riproducibile, riproponibile. Abbiamo l’opportunità, non ce la può davvero rubare nessuno, di continuare a cercarla con coscienza, perché abbiamo il dovere di provare a vivere in modo più gradevole, almeno per aiutarci tra le onde di un mare in tempesta. Non ci sono solo fulmini e saette, ci sono anche le lame di luce, la pappa ancora non ci manca, un modo per comunicare ce l’abbiamo. Vuoi vedere che già deve bastare a dirci allo specchio: PEDALAREEEE!! (questo me lo sto dicendo da sola)
    Penso che se riuscissimo a riguadagnarci un po’ di leggerezza ci riuscirebbe di guardarci negli occhi, attenzione: anche di lasciarci guardare negli occhi. c’è così tanto, troppo, di urlato, forte, impattante, accattivante, cosa ci resta di leggero? Forse il tempo necessario per arrivare ad essere disponibili a scambiare uno sguardo, e a darlo. Se sentiamo il bisogno che non sia tutto mordi e fuggi non dobbiamo stancarci di cercare una sensazione che sia davvero nostra, e se ci stanchiamo lanciamo un sms, pardon, un sos perché vivaddio sono stati inventati anche gli amici e magari qualche volta son sòle anche quelli, o siam sòle noi, ma una copertina calda ce l’hanno di sicuro!
    ciao baci

  18. By alma on dic 6, 2008

    Giro un appello.

    Cara Giuliana,
    ogni singola adesione all’appello in difesa della Volpe a tre Zampe ha, per me, un’importanza straordinaria. Dopo il premio a Giffoni alla mia Volpe e l’immotivato buio, questi sono stati anni di incredibile isolamento e di smarrimento. Per fortuna la Volpe ha una zampa mancante, ma una pellaccia da lottatrice. Dopo 5 anni, è ancora viva e, con la vostra voce, vuole essere vista!
    In questi giorni, come forse sapete, la Volpe inaugura Giffoni Australia con una prestigiosa proiezione al Club Marconi di Sydney; festeggio con voi la sua proiezione australiana e le nuove firme che danno al mio film la chance di continuare a vivere.
    Come dice qualcuno è più difficile resistere alla fine che al principio.
    Il mio film, negletto dai suoi produttori, ha incontrato con l’appello in rete quello che dovrebbe essere il suo “pubblico”. Amanti del cinema italiano, disposti a prendere posizione per difendere quello che dovrebbe essere un diritto, poter pagare per vedere un’opera che si è già finanziata col contributo statale.
    La Rai ha acquistato i diritti di antenna del mio film, cosa si aspetta a intervenire perché venga almeno messo in onda? Risposte che intendo farmi dare da chi di dovere. Io, da parte mia, mi ritrovo ad essere l’autore di un film invisibile, ma di culto, se è vero come è vero che la Volpe anche dopo il misterioso “congelamento” continua a vincere premi, ad essere proiettata con successo in rassegne prestigiose, come la Berlinale del 2004 e poi a Los Angeles, Mosca, new York, conquista circa quarantamila ragazzi delle scuole campane, è protagonista di eventi sold-out e infine del vostro appello. Ho impastato il mio lavoro di tempo, di attese, di notti insonni e di elaborazioni progressive, ho portato i miei fantasmi a incontrarsi e fondersi con quelli di un romanzo, e poi con la vita reale di un principe dodicenne di stanza alla Sanità. Con la sua, ho portato sullo schermo la luce di Ciro Petrone, poi ammirato in “Gomorra”. E’ solo naturale che il mio film continui ad essere vivo e ad illuminare lo sguardo di chi vi assiste.
    Quello che non è invece comprensibile, né ulteriormente tollerabile, è l’ostinato silenzio dei suoi produttori. All ‘inizio, per assurdo che sembri, assistere a questo scempio di energie , di legalità e di soldi, mi era più sopportabile, preso com’ero dallo choc, dai dubbi artistici, dal dolore. Ora, col vostro consenso, fremo e scalpito, ma intorno alla Volpe vedo ancora, da parte delle istituzioni, indifferenza o, peggio ancora, imbarazzo.
    Vi chiedo, allora, in un momento così delicato, di darmi ancora una mano: se ciascuno di voi trova per la Volpe un’altra sola firma sul sito http://www.volpeatrezampe.it, forse ce la faremo a farci ascoltare dal Ministro e dalla Rai.
    E’ possibile , mettiamocela tutta, grazie
    Sandro Dionisio.

    Leggi l’articolo di Repubblica:
    http://napoli.repubblica.it/dettaglio/articolo/1555158

  19. By Mimma on dic 6, 2008

    Caro Diego,
    è davvero scomodo,fastidioso queto tuo articolo; ancora un altro esame di coscienza! “e basta! avrò pure sbagliato”, urla la mia, “ma i miei errori li ho pagati e continuo a pagarli tuttora con tassi da usuraio,da strozzino!”.
    d’altra parte sono una sopravvissuta alla superficialità,all’ignoranza,all’egoismo di di molte persone e pertanto non posso che condividere il tuo invito a un maggior senso di responsabilità,del dovere per una crescita individuale e collettiva,morale,sociale,economica; così come riconosco la necessità di non abbandonarsi al senso di vittimismo, ma di resistere strenuamente, di lottare,di imporre e proporre esempi,modelli più positivi e costruttivi.Anche se le energie sono sempre più scarse,anche se il senso di amarezza,delusione,sfiducia,avvilimento sono sempre più forti.
    Le intelligenze,le grandi menti ci sono,ci sono state,si fa fatica però a sentire o leggere i loro messaggi,le loro voci; bisognerebbe trascorrere più tempo nelle librerie,nelle biblioteche per rispolverare parole come queste:
    PREDICA
    Vivi da avventuroso come fanno i santi,le cicogne,
    vivi da prosciugato come fa l’erba nella siccità
    s’accuccia sottoterra per risorgere sotto l’acquazzone.
    Vivi da polline sprecato un milione di volte
    ai marciapiedi,ai sassi e una sola per caso nell’ovario.
    Vivi da disertore di una guerra,
    proclama i vinti non il vincitore,
    brinda all’insurrezione dei bersagli.
    Prendi a braccetto sorellina morte
    che ti avrà cercato qualche volta
    dì che l’inviti al cinema,
    che danno la tua vita;
    seduta alla tua destra,
    dille di prepararsi
    che passerai tu a prenderla,a quell’ora.
    (Erri de Luca: Solo andata)

    o per rimanere catturati da ritmi incalzanti come quello nietzchiano:
    ” Forse il mio schifo stesso mi creò l’ali e le forze presaghe di nuove sorgenti? In verità,molto alto dovetti volare per ritrovare la fonte della gioia!Scomparsa la trepida malinconia della mia primavera! Scomparsi i fiocchi di neve della mia cattiveria,nel giugno! Estate,sono diventato,e meriggio d’estate! E come un vento voglio un dì soffiare su di essi e col mio spirito spegnere il loro: lo esige il mio avvenire! In verità,un vento gagliardo è Zarathustra per tutto ciò che sta nelle bassure; e questo egli consiglia ai nemici e a chiunque sputi a destra e a manca.Badate di non sputare contro il vento!” (Ecce Homo).

    Un grazie A Roxana per l’apprezzamento della mia poesia(da una poesia al lume di candela non si può pretendere certo molta chiarezza ;) e a Sofya per lo splendido video.
    Scusate il ritardo con cui rispondo,ma non ho ancora un mio PC.
    CIAO

  20. By gavino on dic 8, 2008

    Che colpa ne ho se il cuore è uno zingaro e va?
    Il problema è che sono “fuggiti” i cervelli a troppi, come lo fermi un Casini che bacchetta il PD sulla questione morale da un partito, l’UDC, tra i più inquisiti della repubblica!? Ma ha preso lezioni da Cuffaro per caso?

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