1993-2009: sedici anni di lanci. Dalle monetine a Craxi alle scarpe contro Bush
Sono passati sedici anni da quella sera in cui Bettino Craxi fu “lapidato” a monetine. Era il 30 Aprile del 1993 quando una folla rabbiosa invase Largo Febo, alle spalle di piazza Navona, assediando l’Hotel Raphael, residenza romana di Craxi. Il segretario del PSI, pochi mesi prima, aveva pubblicamente minimizzato lo scandalo delle tangenti con una menzogna clamorosa. Mario Chiesa, il direttore del Pio Albergo Trivulzio, era stato colto “col sorcio in bocca” come si dice a Roma, ossia con la mazzetta ancora calda. E Bettino, centellinando le parole fra ridondanti pause, com’era solito, da sgargiante tacchino politico, disse: «Non è altro che un ladruncolo isolato all’interno del partito socialista italiano.» Magari fosse stato vero. All’Italia sarebbero stati risparmiati questi anni così tristi e grevi. Il pool di “Mani Pulite” scoprì conti miliardari nelle banche estere, intestati a prestanome dello stesso Craxi e del partito, e agli italiani fu fornita la prova che la classe politica era marcia, la corruzione endemica e trasversale, compresa quella del partito comunista che pure, parzialmente -più per astuzia, forse, che per merito- si salvò dalla decapitazione generale dei partiti, quella che avrebbe dato la stura alla nascita di “Forza Italia” e alle precipitose metamorfosi dello stesso Pci.
Quella sera ero lì, a Largo Febo. Avevo partecipato a un comizio di protesta contro il voto parlamentare in favore di Craxi, e assistetti con amarezza a quell’infame lancio di monetine, sia pure meritato. I dimostranti sventolavano fogli da 50 e 100 mila lire, e quando Bettino apparve sulla soglia del Raphael, cantarono sulle note di Guantanamera “Vuoi pure queste? Bettino vuoi pure queste?” Craxi si rifugiò nella Lancia Thema blindata, sotto un diluvio di insulti e monete, qualcuno lo sentì gridare «Lanciatori di rubli!» poiché detestava quel moralismo comunista che aveva messo la sordina ai fiumi di rubli occulti con cui Mosca aveva finanziato il Pci. Tutto era oscenamente italiano. L’aggressore che fa la vittima perché fra le sue vittime c’è chi è più aggressore di lui. E il popolo vittima che lo lincia, ma non può fare a meno dei suoi eroi, altrimenti si sentirebbe orfano. Il nostro è un paese di eterni bambini che uccidono i padri per finire nelle fauci di padri peggiori.
Apprezzai il discorso di “correo”, anche se tardivo, di Craxi in Parlamento. Quell’ammissione di responsabilità -sia pure un bel po’ autogiustificatoria- con la chiamata in causa di tutti i partiti, rimbalzò su un muro di gomma e in un silenzio sepolcrale, da impuniti. Con “l’esilio” a Hammamet, Craxi si sottrasse alla magistratura ma anche a quella folla scalmanata. Mi sembra assai risibile chi lo considera un eroe, ma ancora più temerario e patetico chi lo giudica l’esempio peggiore della casta politica italiana. Nel bene e nel male, piaccia o non piaccia, Craxi era uno statista. Oggi siamo ridotti a rimpiangere quella parola.
Non mi risulta che sia finito in carcere chi, quella sera a Largo Febo, lanciò sassi e monetine contro un uomo di Stato. Ma ieri, sedici anni dopo, Muntazar al-Zaidi, giornalista irakeno, è stato condannato a tre anni di carcere per aver lanciato le scarpe a Bush. E non l’ha neppure preso. Mannaggia. Tutti hanno visto, su Youtube, la guizzante capacità di schivare le scarpate dell’ex presidente americano. In onore dell’ardito lanciatore, a Tikrit era stata eretta (e subito smantellata) una grande scultura a forma di scarpa. Stamattina, apprendendo la notizia della pesantissima condanna (sia pure mitigata: Muntazar ha rischiato 15 anni di carcere) mi sono ricordato del lancio di monetine al Raphael, che non mi piacque affatto come qualsiasi linciaggio. Mi sono chiesto: “Se fossi stato un irakeno, e avessi assistito a una conferenza stampa di Bush, con quella sua espressione dalla quale l’intelligenza non ha mai fatto capolino una sola volta nella vita, e l’avessi visto dichiarare sorridente e soddisfatto che erano stati ottenuti ottimi risultati in Irak…dopo un milione di irakeni morti ammazzati…dopo che si è scoperto che noi irakeni non avevamo affatto armi nucleari…be’, forse gli avrei tirato non solo le scarpe ma pure i calzini.”
Voglio dire che fra il lancio di monetine a Craxi e quello delle scarpe a Bush passa la stessa differenza che c’è fra un milione di euro di tangenti in Svizzera e un milione di morti ammazzati. La reazione del potere, sedici anni dopo, è stata infinitamente più ingiusta, il mondo è peggiorato. Il collega Muntazar al-Zaidi ha certamente sbagliato (se tutti i presenti alla conferenza stampa avessero tirato le loro scarpe, il presidente Usa sarebbe morto lapidato sul colpo, o soffocato dall’afrore di piedi) ma i giudici hanno commesso un’ingiustizia ancora più grave, emanando una sentenza politica per compiacere gli Usa. Bush ha liquidato i tre anni di carcere al suo “scarparo” dichiarando che erano “affari interni” dell’Irak. Mi auguro che il nuovo presidente Obama si comporti diversamente dal predecessore, e metta in moto le armi della diplomazia americana perché la sentenza venga ribaltata in corte d’appello e il lanciatore di scarpe sia rimesso in libertà.
Quella sera ero lì, a Largo Febo. Avevo partecipato a un comizio di protesta contro il voto parlamentare in favore di Craxi, e assistetti con amarezza a quell’infame lancio di monetine, sia pure meritato. I dimostranti sventolavano fogli da 50 e 100 mila lire, e quando Bettino apparve sulla soglia del Raphael, cantarono sulle note di Guantanamera “Vuoi pure queste? Bettino vuoi pure queste?” Craxi si rifugiò nella Lancia Thema blindata, sotto un diluvio di insulti e monete, qualcuno lo sentì gridare «Lanciatori di rubli!» poiché detestava quel moralismo comunista che aveva messo la sordina ai fiumi di rubli occulti con cui Mosca aveva finanziato il Pci. Tutto era oscenamente italiano. L’aggressore che fa la vittima perché fra le sue vittime c’è chi è più aggressore di lui. E il popolo vittima che lo lincia, ma non può fare a meno dei suoi eroi, altrimenti si sentirebbe orfano. Il nostro è un paese di eterni bambini che uccidono i padri per finire nelle fauci di padri peggiori.
Apprezzai il discorso di “correo”, anche se tardivo, di Craxi in Parlamento. Quell’ammissione di responsabilità -sia pure un bel po’ autogiustificatoria- con la chiamata in causa di tutti i partiti, rimbalzò su un muro di gomma e in un silenzio sepolcrale, da impuniti. Con “l’esilio” a Hammamet, Craxi si sottrasse alla magistratura ma anche a quella folla scalmanata. Mi sembra assai risibile chi lo considera un eroe, ma ancora più temerario e patetico chi lo giudica l’esempio peggiore della casta politica italiana. Nel bene e nel male, piaccia o non piaccia, Craxi era uno statista. Oggi siamo ridotti a rimpiangere quella parola.
Non mi risulta che sia finito in carcere chi, quella sera a Largo Febo, lanciò sassi e monetine contro un uomo di Stato. Ma ieri, sedici anni dopo, Muntazar al-Zaidi, giornalista irakeno, è stato condannato a tre anni di carcere per aver lanciato le scarpe a Bush. E non l’ha neppure preso. Mannaggia. Tutti hanno visto, su Youtube, la guizzante capacità di schivare le scarpate dell’ex presidente americano. In onore dell’ardito lanciatore, a Tikrit era stata eretta (e subito smantellata) una grande scultura a forma di scarpa. Stamattina, apprendendo la notizia della pesantissima condanna (sia pure mitigata: Muntazar ha rischiato 15 anni di carcere) mi sono ricordato del lancio di monetine al Raphael, che non mi piacque affatto come qualsiasi linciaggio. Mi sono chiesto: “Se fossi stato un irakeno, e avessi assistito a una conferenza stampa di Bush, con quella sua espressione dalla quale l’intelligenza non ha mai fatto capolino una sola volta nella vita, e l’avessi visto dichiarare sorridente e soddisfatto che erano stati ottenuti ottimi risultati in Irak…dopo un milione di irakeni morti ammazzati…dopo che si è scoperto che noi irakeni non avevamo affatto armi nucleari…be’, forse gli avrei tirato non solo le scarpe ma pure i calzini.”
Voglio dire che fra il lancio di monetine a Craxi e quello delle scarpe a Bush passa la stessa differenza che c’è fra un milione di euro di tangenti in Svizzera e un milione di morti ammazzati. La reazione del potere, sedici anni dopo, è stata infinitamente più ingiusta, il mondo è peggiorato. Il collega Muntazar al-Zaidi ha certamente sbagliato (se tutti i presenti alla conferenza stampa avessero tirato le loro scarpe, il presidente Usa sarebbe morto lapidato sul colpo, o soffocato dall’afrore di piedi) ma i giudici hanno commesso un’ingiustizia ancora più grave, emanando una sentenza politica per compiacere gli Usa. Bush ha liquidato i tre anni di carcere al suo “scarparo” dichiarando che erano “affari interni” dell’Irak. Mi auguro che il nuovo presidente Obama si comporti diversamente dal predecessore, e metta in moto le armi della diplomazia americana perché la sentenza venga ribaltata in corte d’appello e il lanciatore di scarpe sia rimesso in libertà.
13 Risposte to “1993-2009: sedici anni di lanci. Dalle monetine a Craxi alle scarpe contro Bush”
By spadino on mar 13, 2009
Di fatti, non doveva lanciargli le scarpe.
Era meglio se gli avesse vettato contro il nano.
Di certo avrebbe goduto di asilo politico in Italia…
By Tiziana on mar 13, 2009
Riflessione bella ed interessante come sempre Diego.
Però non condivido le tue parole su craxi: il suo discorso in Parlamento era una difesa fondamentalmente a sè stesso, alla sua persona e alle sue attività, e, in secondo luogo pure a quella casta politica di cui faceva parte, è vero tutti si sono girati dall’altra parte o hanno fatto finta di far qualcos’altro quanto sono stati tirati in ballo, però non mi è sembrato certo un gran discorso, preludio solo della sua fuga ad Hamamed …
E poi, per favore, non mi venir a parlare di craxi come un gran statitista! Solo un piccolo esempio: gran parte del debito pubblico che oggi ci ritroviamo, lo dobbiamo proprio a quel intendere la politica, al quel spendere e spandere a mani aperte, senza programmazione e senza guardare al futuro delle generazioni future!
E per ultimo, da non dimenticare, craxi non è andato in esilio ma è scappato all’estero dopo una condanna!
Quindi un LATITANTE!
risposta: dove hai letto che ho scritto GRAN statista? ho semplicemente detto che era uno statista, nel bene e nel male e che statista è una parola desaparecida, oggi. Secondo: perché ho messo la parola esilio fra virgolette? Perché era quello che sosteneva Craxi, ma esilio non era.
By liliana on mar 13, 2009
La prima reazione al video, è stata:”ha fatto bene”, è stato un gesto di rabbia nel vedere la persone che minimizzava la guerra con i relativi morti. Tra l’altro la battuta del “presidente” mi ha ricordato di un certo “premier”!!! Siamo governati da personaggi che credono che il mondo faccia parte di un grande show. Non so come Craxi avrebbe reagito, ma certo la sua faccia truce in quei giorni era molto eloquente.
Comunque, trovo che la pena sia stata eccessiva, bastava una multa, giusto per evitare altri episodi del genere, ma tre anni sono tanti, per un eccesso zelo di rabbia.
Speriamo che, come dici tu, si rimetti in sesto la diplomazia americana per mitigare certe ingiustizie.
Ciao a tutti
By Umbro on mar 13, 2009
Statista non è quello che dice che tirando due scarpe si hanno più probabilità che tirandone una sola? Ahhh no, quello è statistico…:)
Ogni tanto mi faccio vivo per dire una cavolata e poi risparisco, ma vi leggo sempre.
Buon tutto, a tutti!
By Amelie on mar 13, 2009
Il calzolaio di Arcore.
Se guardo indietro negli avvenimenti,trascorsi,sembra che sia passato un abisso,tra un semplice lancio alle monetine,più ironico,che quello delle scarpe,per la circostanza,diversa,direi che mentre Bush dichiarava l’indichiarabile,e tutti sono stati a ascoltarlo,tirare le scarpe ,come gesto,è molto importante per quei popoli,equivale a un tiro di bomba,(anche perche le scarpe le hanno in pochi)solo che non si salta,è anche vero che le bombe le hanno sganciate gli americani,tra una democrazia inesportabile e una reliquia di regime agli sgoccioli,mi ricordo quel giorno benissimo,quando Craxi sgammava tra la folla inferocita,le cento lire,oggetto di culto ormai,ne ho trovata qualcuna nel salvadanaio,scampata al terremoto Euro,erano belle,facevano unione molto di più dell’euro,di Craxi ho un ricordo sfumato tra la gotta e le palme,non credo sia stato un grande,perche un grande non sarebbe scappato in relax ,tra le ville e il sole,sarebbe rimasto a perire con il partito che non c’è.,e che ha preso la rotta del calzolaio di Arcore,con tanto di prole e affini,mi sembra che anche la figlia tra un saldalo alla sabbia del padre,povero,martire abbia deciso che il Socialismo lo fanno i libertari,e che la bandiera in fondo è solo un pezzo di stoffa colorata,poi se tu chiami un partito foza italia il gioco è fatto,visto che a tutti piace giocare,e non perdere.
La stessa violenza che si vede tra una partita di calcio,e un reality.
Ormai abbiamo stomaci che digeriscono vecchi…scarponi.
Kiss.
By Perladivongola on mar 13, 2009
Ciao,
scusate se cambio argomento. Questa sotto è una lettera indirizzata a Corrado Augias su Repubblica di oggi, e parla di un modo per diventare invisibili davvero.
IL RISCHIO CHE I NEONATI DIVENTINO INVISIBILI
“Da ex-dirigente dell’Ufficio Anagrafe segnalo lo spaventoso rischio contenuto nelle “Disposizioni in materia di sicurezza”, attualmente all’esame della Camera, il quale stabilisce che se un cittadino straniero vuole registrare la nascita di un figlio è obbligato a esibire il permesso di soggiorno.
Da due secoli i registri di Stato Civile sono la fotografia della situazione demografica “vera”. Ora si vorrebe trasformare gli Ufficiali di Stato Civile in inquisitori. Una norma di questo genere violerebbe il Patto di New York del 1966 (ratificato nel 1977)che riconosce ad ogni minore il diritto ad essere registrato immediatamente dopo la nascita, e anche la Convenzione Onu sui diritti del fanciullo che obbliga a preservare l’identità e il nome dei bambini.
Per non parlare, infine, della nostra Costituzione che all’art. 31 protegge l’infanzia, e l’art. 22 vieta di togliere a una persona la capacità giuridica.
Dei neonati scomparirebbero dalle statistiche, diventerebbero invisibili. E’ probabile che molte donne sprovviste di permesso di soggiorno rinuncino a recarsi in ospedale per il parto: con tutti i rischi che ciò comporta. Può un paese civile non avere un quadro certo della propria situazione demografica?” Fiora Luzzatto
ma dove vivono questi “legislatori”???
By Anna on mar 14, 2009
Poco fa ho digitato su google “gruppo gli invisibili diego cugia facebook” volevo vedere chi ne parla e come ed ho trovato interessante leggere cosa ne pensa chi è “fuori” dal movimento.
.
Ebbene, a parte la segnalazione su alcuni blog, anche di amici che ritrovo quì, ho trovato un forum dove un partecipante segnalava l’iniziativa dicendo “ne so pochissimo: che ne pensate?” aggiungendo “vedo un manifesto, una carta, che posso anche condividere ma rimane sempre la solita storia: dopo un pò o viene messa a tacere, o non decolla mai, o decolla e diventa corrotta, o comunque viene inglobata nelle meccaniche di potere e a me questo non piace”.
Un secondo partecipante risponde “Non mi aspetto rivoluzioni, non credo proprio ce ne saranno mai, almeno in Italia. L’unico lato positivo che vedo in questi fenomeni internettiani di pseudo protesta e attivismo civile è l’aggregazione, il primo passo per formarsi una coscienza è spegnere la tv e riconfrontarsi col mondo, mettere in dubbio alcune posizioni, assumerne consapevolmente altre, l’isolamento è la prima cosa da combattere per rendersi conto della follia allargata che ci circonda e contrastarla. Ma speranza di combinare qualcosa concretamente ora e qui, no. Un plauso a Cugia sperando non cada anche lui nel populismo gratuito e inutile di altri autori e interpreti a cui tutto sommato questo schifo di situazione fa anche piuttosto comodo”.
Questi interrogativi, sono sicura, che se li è posti Diego e molti di noi.
E’ da quando che è stato lanciato il manifesto che mi chiedo in quale modo questo movimento possa mantenere vivo l’entusiasmo iniziale, espandersi e diventare qualcosa di concreto. Continuo a scacciare dalle mente il pensiero che, aldilà di tutte le nostre buone intenzioni, il movimento possa rientrare nel novero dei piccoli partitini dello zero virgola zero zero qualcosa.
Di sicuro il movimento, per riuscire, dovrà avere la forza di attrarre persone che sono in sintonia con il manifesto, ma soprattutto dovrà essere in grado di creare le condizioni perché vengano “attratte” persone che, per sfiducia, stanchezza ecc, sono lontane da entusiasmi e volontà per partecipare alla creazione di una coscienza critica e creativa. Fondamentalmente sono una persona pratica che, però, non vuole rinunciare a sperare ed aspirare ad un mondo diverso, sono quella che può definirsi una persona con la testa fra le nuvole ed i piedi ben piantati a terra. Non ho risposte, ma vorrei discutere con voi su alcune idee che in questi giorni mi frullano per la testa.
Come diceva il partecipante del forum che ho citato sopra, internet è un buon volano per diffondere, per sensibilizzare coscienze, ma non basta, bisognerà metterci altro. Ma come? Penso che sarà indispensabile che le persone più motivate ed anche le più disponibili in termine di tempo si adoperino per costituire “fisicamente” dei gruppi sul territorio. Creando associazioni che abbiano un filo conduttore e forse proprio il “marchio” del movimento degli invisibili che però (ed ecco i miei piedi ben ancorati a terra) oltre a voler sensibilizzare le coscienze attuino iniziative concrete, nel senso più materialistico della parola. Cose concrete che coinvolgano anche e soprattutto le persone che non abbiano motivazioni filosofiche, sociologiche o idealistiche, avere, quindi, la capacità di creare una coscienza, un modo di vivere, di agire partendo dalle cose concrete.
Ad esempio qualche giorno fa in questo forum avevo lanciato un sasso nello stagno, parlando delle iniziative arcipelago scec che si stanno diffondendo anche in Italia.
Oppure mi piace pensare ad altre iniziative del tipo del movimento “Transition Towns” partito da una idea del professore inglese Rob Hopkins. Praticamente iniziative che trasformino la materia in anima
A noi la palla … e scusatemi se sono stata un po’ logorroica.
By roxana on mar 14, 2009
concordo anna, e aggiungo che il movimento vince se porta – attrae – i giovani, perche’ come e’ giusto che sia sono loro il vero fulcro – leva – moto del cambiamento.
Altrimenti si rischia di fare un deja vu nostalgico dei nostri anni giovanili, col mondo in testa – immaginato – fermo a quegli anni, e che non e’ detto che sia il mondo che vogliono – immaginano – loro.
Io posso metterci la memoria storica, ma l’energia devo trarla dai giovani, perche’ il futuro e’ il loro, cosi’ come la creativita’.
Anzi, ormai mi dovrei piu’ preoccupare di costruirmi un’isola per il mio di futuro, e quello di tanti miei coetanei, senza zattera e salvagente.
By gavino on mar 15, 2009
sono convinto del contrario, credo che questi movimenti nascenti non avranno storia se continueranno ad essere di soli giovani, o di pensionati o ballerine e hostess, la società comprende tutti cosi come il futuro deve appartenere a tutti e deve essere il migliore per tutti, se gli studenti manifestassero insieme agli operai, alle hostess e controllori, alle femministe e ai disocupati, agli impiegati e ai precari, immaginate che movimento sarebbe e che paura metterebbe al nano e ai suoi disdiscepoli.
Il bello di internet è questo, i gap e le divisoni generazionali sono baipassate automaticamente e ti capita di trovarti d’accordo con una sedicenne ed in completo disaccordo con un tuo coetaneo…
By Anna on mar 15, 2009
Non mi pare che Roxana abbia detto che il movimento debba essere solo di giovani, ma che debba avere la capacità di attrarli, d’altra parte il futuro è più il loro che il nostro e dovranno cominciare ad imparare a costruirselo. Concordo con te Roxana, ma per l’isola ti tocca aspettare ancora un pò, temo
By roxana on mar 15, 2009
gavino, il bello di internet e’ quello che dici tu, il male di internet e’ che poi quando ti trovi de visus siamo minimo cinquantenni, il che per una storia d’amore ci puo’ pure stare, ma per un movimento no
Anna, da giovane ero di quelli tutto e subito, ora non e’ che ho cambiato idea, ma mi adeguo e la saggezza degli anni mi ha portato la virtu’ – quasi – della pazienza
RISPOSTA DIEGO: Vorrà dire che invece di un “movimento giovanile” faremo un movimento senile! Un movimento ad andamento lento!
By Anna on mar 15, 2009
Mi dissocio: lo voglio Rock
By manuel barone on mar 17, 2009
Craxi ha rubato tantissimi soldi,e’ risaputo,
e sotto il suo governo il debito pubblico e’
lievitato enormemente (come sotto il governo
Andreotti) pero’ concordo con te, Diego, che
Craxi aveva una caratura politica superiore a
quella di tantissimi parlamentari odierni.
Certo, il fatto che abbia fatto anche delle
cose positive non cancella quelle negative,
che sono piu’ numerose e anche mastodontiche.
il discorso che fece in parlamento a me non piacque, perche’ lui insinuo’ negli italiani
il dubbio che tutti i politici avessero intascato miliardi di tangenti e avessero
compiuto gli stessi reati. “tutti colpevoli,
nessun colpevole” “lui ha grassato miliardi,ma l’han fatto tutti”, questi pensieri danzavano la rumba nelle teste degli
italiani, ed era quello che Craxi voleva
ottenere con la sua chiamata di correo, ma non era cosi’: c’erano sicuramente dei politici innocenti, a quei tempi, o con colpe meno gravi delle sue. in piu’ bisogna considerare che lui non si e’ poi consegnato
alla giustizia, dopo quel “grandioso” discorso, ma ha fatto di tutto per sfuggirgli. se non fosse andato ad Hammamet
l’avrebbero linciato? forse si, e sarebbe stata una vergogna. anche perche’ lui non
era un despota sanguinario (per me il tirannicidio in quel caso e’ lecito) ma era
“solo” un ladro. ciao a tutti